lunedì 24 settembre 2018

Vino e disciplinari di produzione, il Comitato Vini approva l’imbottigliamento in zona per il Soave

Approvata l’importante modifica del disciplinare di produzione che vede il Soave DOC imbottigliato solo nella provincia di Verona. Sinergia strategica tra Consorzio, Ministero e Regione Veneto.





Il Comitato Nazionale vini DOP e IGP da poco insediatosi presso il MIPAAFT ha lavorato duramente queste settimane per chiudere diverse istanze in sospeso. Uno dei dossier più importanti era quello del Soave, che aveva chiesto l’imbottigliamento in zona, in adeguamento alle altre denominazioni d’origine italiane.

ll Consorzio, in sinergia con la Regione Veneto e gli Uffici ministeriali, ha preparato in questi mesi tutta la documentazione da far pervenire al comitato presieduto da Michele Zanardo per accelerare i tempi di una modifica strategica per il futuro della denominazione scaligera e ieri è arrivata la conferma che la modifica sarà operativa dal 2019.

Come cambiano le regole?   
   
Con questa modifica il Soave e il Soave Classico potranno essere imbottigliati solo nella provincia di Verona e nei comuni di Montebello Vicentino e Gambellara in provincia di Vicenza. Rimangono i diritti acquisiti di chi già confeziona il Soave al di fuori di quest’area, che dovrà comunque chiedere una deroga al Ministero delle Politiche Agricole. Questa misura, accanto a quella già introdotta nel 2015 della fascetta di Stato, è funzionale alla tutela della tracciabilità del prodotto che viene immesso nel mercato.

«Devo ringraziare chi ha operato in questi mesi verso questa modifica – dice Sandro Gini, presidente del Consorzio – gli uffici ministeriali e quelli regionali che con grande disponibilità e attenzione hanno seguito l’iter e guidato il Consorzio verso questo passo di maturità e responsabilità. Attendiamo ora la chiusura dell’altra modifica, quella delle unità geografiche aggiuntive che pone l’accento su questo periodo di importanti cambiamenti per la denominazione finalizzati alla qualità del prodotto.»

Buono... non lo conoscevo, a Roma presentati i vini di territorio da vitigno autoctono. Ecco una mia selezione

L’associazione Go Wine riprende l'attività a Roma, dopo la pausa estiva, con l’ormai tradizionale appuntamento di fine estate dedicato ai vitigni autoctoni italiani. Con il progetto “Buono… non lo conoscevo!” l' associazione mira a favorire la conoscenza e l’acquisto di vini legati a specifici territori, non sempre agevolmente reperibili dal consumatore.



Negli eleganti saloni del Savoy Hotel di Ludovisi di Roma erano presenti i vini di molte regioni d’Italia, alcuni presentati direttamente dai produttori, altri da attenti e competenti sommelier. Una selezione di etichette che si conferma sempre interessante e sfiziosa.

di Francesco Cerini

L'iniziativa ha messo in scena nomi come Barbarossa, Bellone, Bombino Bianco, Bombino Nero, Cannonau, Cococciola, Erbaluce, Malvasia Istriana, Malvasia Puntinata del Lazio, Montepulciano, Nero di Troia, Pallagrello Bianco, Pallagrello rosso, Pelaverga, Pigato, Pignola valtellinese, Pugnitello, Ribolla Gialla,  Ruchè,  Tintilia, Verdea, Verdicchio, Vermentino, Violone, Zibibbo. Un susseguirsi di vitigni decisamente poco noti, ma assolutamente di gran pregio a conferma di quanto le varietà autoctone possano raccontare al meglio l'Italia enoica partendo proprio dal territorio di origine.

Molte le “chicche” della serata: l’anteprima del verdicchio 2017 di Benforti Valori, il Cannonau di Murales, le varie Espressioni di Collio della Tenuta Stella, il Sagrantino Passito di Colle Ciocco, e la grande carrellata dell’Associazione Vite in Riviera, con una selezione di vini di 25 aziende del Ponente Ligure  (anzi 26 che una se n’è aggiunta ad insaputa anche del rappresentante dell’associazione).

Sicuramente il “buono non lo conoscevo” della serata è stato il Pugnitello nella sua versione base e riserva dell’azienda bioagricola Poggiolella.

Il Pugnitello, vitigno autoctono della Maremma Toscana, iscritto nel registro nazionale delle varietà della vite nel 2002 su richiesta della università di Firenze,  anche grazie alla caparbietà e all’amore di una coppia che, “fuggita” dalla città sta riversando tutte le proprie energie per la diffusione di questo vitigno, sta raggiungendo ottimi risultati fornendo un vino denso e corposo, elegante e finemente tannico, che si inserisce bene tra i giganti di questo lembo di territorio.

Insomma un ennesimo bel viaggio a cura di GoWine tra le diverse espressioni del nostro territorio.

giovedì 20 settembre 2018

Cori di Nero Buono. L’Arte e la Musica nel Lazio delle Meraviglie, al via il progetto con protagonista il vitigno autoctono locale

Il progetto che vede protagonista il vitigno autoctono locale è stato presentato dall’ente lepino alla Regione Lazio in risposta al bando per l’ottenimento dei contributi per la realizzazione di eventi, feste, manifestazioni e iniziative turistico – culturali.




In risposta al bando “Lazio delle Meraviglie”, il Comune di Cori (LT) ha presentato alla Regione Lazio il progetto inerente la manifestazione “Cori di Nero Buono”, che ha come protagonista l’antico vitigno autoctono coltivato quasi esclusivamente nel suo territorio, di cui ne rappresenta l’identità vinicola, recuperato e rilanciato dalle tre cantine coresi che lo trasformano in vini rossi di qualità certificata dai marchi DOC e IGT.

Nella proposta redatta dall’Assessorato all’Agricoltura dell’ente lepino insieme allo Sportello Unico per le Attività Agricole, l’iniziativa – sostenibile, perché aderente alla campagna Plastic Free – dovrebbe svolgersi il 6 e 7 Ottobre. Con la partecipazione di altri operatori locali, la kermesse enologica arriverebbe a coinvolgere anche gli altri prodotti tipici e il patrimonio culturale della Città d’Arte.

L’idea è sviluppare percorsi di visita, anche guidata, a partire da tre epicentri di degustazione - piazza del Tempio d’Ercole, sagrato della Chiesa di Santa Maria della Pietà, chiostro del Complesso Monumentale di Sant’Oliva. La due giorni prevede poi un convegno con esperti del settore e un concerto finale. Probabile cornice le esibizioni dell’arte del maneggiar l’insegna, le musiche e i balli rinascimentali, la polifonia sacra e profana.

“L’evento si inserisce in un disegno più ampio dell’attuale Amministrazione comunale, finalizzato a rafforzare, tutelare e valorizzare il processo di apertura e fruizione turistica fidelizzata del paese – spiegano il Sindaco Mauro De Lillis e l’Assessore Simonetta Imperia – tutto ciò a partire dalle nostre risorse agroalimentari, da mettere a sistema e integrare sia con le altre eccellenze nostrane che con le diverse istituzioni e i territori limitrofi.”

Primitivo di Manduria, amato dalla generazione X: cresce il Docg dolce naturale e il Riserva Dop

Il Primitivo di Manduria è la doc pugliese che rientra nella Top five dei vini più esportati ed amata soprattutto dalla generazione X (37 – 57 anni). Secondo i dati effettivi 2017 aumenta anche il Dop. In totale quasi 13 milioni di litri per 17 milioni di bottiglie.


Cresce il Primitivo di Manduria e cresce in tutte le sue varianti: Primitivo di Manduria Dop, Primitivo di Manduria Riserva Dop e Primitivo di Manduria dolce naturale Docg. 



Quasi 13 milioni di litri che equivalgono a poco più di 17 milioni di bottiglie, di cui il 70% prende la via dell’esportazione, per circa 100 milioni di euro di valore stimato (consumo interno di circa 30 milioni di euro ed estero di circa 70 milioni euro). Un aumento del 13.87% rispetto al 2016 che conferma ancora una volta il primato della grande doc nei maggiori mercati del mondo.

Sono questi i numeri effettivi dell’anno 2017 per Primitivo di Manduria. In particolare il Dop rappresenta il 91.2% dell’intero imbottigliato, il Riserva l’8.1% ed il dolce naturale Docg lo 0.7%. 

La novità riguarda l’incremento per il Docg (primo Docg in Puglia) e per il Riserva.

Nel 2017 sono stati imbottigliati circa 95 mila litri di Docg equivalenti a circa 127 mila bottiglie con un incremento del 33.45% rispetto all’anno precedente.

Nel comparto Primitivo di Manduria Riserva Dop si è registrata una crescita settoriale del 24.27% rispetto al 2016 per un totale di poco più di un milione di litri equivalenti a quasi un milione e mezzo di bottiglie. Dati che avvalorano il processo di “premiumizzazione” del Primitivo di Manduria, cioè i consumatori tendono a preferire bottiglie più costose percepite come di maggiore qualità.

Cresce anche il Primitivo di Manduria Dop del 12.90% per un totale di quasi 12 milioni di litri pari a circa  16 milioni di bottiglie. 

“Il Primitivo di Manduria non è più una novità, ma una colonna portante del comparto enoico non solo pugliese ma anche italiano. – afferma soddisfatto Roberto Erario, presidente del Consorzio di tutela del Primitivo di Manduria - E’ un vino che non conosce crisi, soprattutto all’estero con un exploit importante su tutti i mercati”.

“Abbiamo conquistato nuovi soci, – continua Erario - il Consorzio attualmente vanta 46 aziende che vinificano ed imbottigliano e oltre 900 soci viticoltori. Si stanno rivelando fondamentali i progetti di promozione e comunicazione per far conoscere all’estero i nostri vini ed il territorio che li esprime. Tra poco partirà per esempio la macchina del grande progetto Primitivo Taste Experience - Il Primitivo di Manduria nei calici cinesi e americaniideato da noi che consiste in attività di incoming e in partecipazione a fiere estere.  Una bella scommessa sulla nostra identità che oggi rappresenta sempre più un elemento distintivo del brand Puglia. Il nostro è un territorio ricco, florido e in crescita e vorrei ringraziare tutte le aziende, sia le grandi che le piccole, che con sacrificio e passione producono questa meravigliosa doc”. 

Ma chi beve il Primitivo di Manduria?

Il Primitivo di Manduria è la doc pugliese che rientra nella Top five dei vini più esportati con volume d’affari intorno 100 milioni di euro, amata soprattutto dalla generazione X (37 – 57 anni). Presente in tutto il mondo.

Il consumatore finale del Primitivo di Manduria in generale è un uomo in carriera, colto e raffinato che ama consumare il vino pugliese ispirandosi dai comportamenti del “lusso”. Lo beve durante una cena di lavoro importante, per festeggiare un anniversario o durante una proposta di matrimonio. Normalmente lo sceglie per la perfetta armonia tra il corpo e il sapore.

Il 46% dei consumatori è donna. Si stima che quasi la metà del fatturato ottenuto dalla vendita del prodotto in Italia e all’estero sia dato proprio dal mercato femminile. Lo sceglie per il suo bouquet inconfondibile: ricco, complesso, ampio e fruttato, con note di macchia mediterranea.

I sensi sono esacerbati e molto sensibili al minimo effluvio e il palato femminile scopre finezze che quello degli uomini ignora. Le donne bevono poco ma bene, meno quantità ma più qualità quindi scelgono il Primitivo di Manduria. 

Vino&Mercati, fino al 2020 Italia tra i paesi d’origine con maggior tasso di crescita di vendite

Pubblicata indagine internazionale sul mercato vinicolo condotta dal Gruppo Sopexa. L’Italia, secondo lo studio, è tra i paesi d’origine le cui vendite progrediranno di più nei prossimi due anni.




Sopexa, agenzia specializzata nel Food & Drink a livello internazionale, presenta i risultati del Wine Trade Monitor 2018, lo studio internazionale dedicato ai vini che delinea le prospettive future e che quest’anno include per la prima volta i vini frizzanti.

Il metodo Sopexa è esclusivo: interrogare gli operatori locali, veri intermediari tra i brand e i consumatori, per raccogliere le loro percezioni e così comprendere e anticipare i trend che si profilano per i prossimi due anni.

Nel 2018, il Wine Trade Monitor si concentra su sei paesi chiave: Belgio, Stati Uniti, Canada, Cina, Hong Kong e Giappone. Un totale di 781 professionisti (importatori, agenti, grossisti, distributori e pure player dell’E-commerce), di cui il 77% rappresentato da decisori chiave (AD, Sales Managers, Buyers), hanno risposto alla nostra indagine online.

Di seguito le principali conclusioni dello studio:

Referenziamento: quali vini troviamo in quali paesi?

* I vini francesi restano imprescindibili per 9 professionisti interrogati su 10. Seguono i vini italiani (76%) e spagnoli (71%). Parallelamente, acquistano importanza alcuni competitor, indicati dal 45 al 56% degli operatori, guidati da Cile, Australia e Stati Uniti.

Evoluzione delle vendite

I vini italiani guadagnano terreno e l’Italia viene indicata dal 41% degli operatori tra i Paesi d’origine le cui vendite progrediranno maggiormente da oggi al 2020.

Ciononostante, per un operatore su due, nel 2017 e per i prossimi due anni, la Francia mantiene ancora il suo vantaggio in particolare negli Stati Uniti, Hong-Kong e Belgio. L’indagine mostra però anche una relativa fragilità dei vini francesi sui mercati cinesi e canadesi dove saranno sempre più messi in difficoltà dai vini italiani.

È in Canada che questi ultimi ottengono infatti il miglior risultato: il 56% degli operatori gli attribuisce un posto nella top 3 delle origini che incrementeranno maggiormente. I vini italiani, secondo quanto indicato dal 42% degli intervistati, guadagnano in termini di visibilità anche in Cina dove fanno la loro entrata tra i tre migliori aumenti di vendite previste da oggi al 2020.

Immagine & reputazione dei vini in base alla loro origine

* In generale, e per il 64% dei partecipanti all’indagine, è ancora l’origine Francia che riporta la migliore performance, distanziandosi nettamente dai suoi concorrenti.

Si rileva però una perdita di valore dell’immagine francese in Cina e in Canada.

* La Spagna e il Cile si distinguono per quanto riguarda i parametri de «l’attrattività dei prezzi» e de «i vini per tutti i giorni», davanti all’Italia che, invece, sembra riportare buoni risultati nell’ambito «innovazione».

Evoluzione dei formati & packagings

* I paesi asiatici restano particolarmente legati al vino in bottiglia e il 66% degli operatori asiatici prevede la più alta crescita per i formati mezza bottiglia e altri piccoli formati.

* Formati alternativi aumenteranno in Nord America: più del 40% punta sul Bag in Box e sulle lattine.

* Ben accolte nei Paesi asiatici, i packaging e le etichette smart non convincono l’America del Nord

Il 75 % dei professionisti giapponesi intervistati e il 54% dei cinesi indicano che sono una risorsa per rassicurare il consumatore iperconnesso sull’autenticità e la tracciabilità del prodotto.

Le categorie vincitrici

* I vini bio per la prima volta sono nella top 3 delle categorie più promettenti per oltre il 35% degli operatori (escluse Cina e Hong Kong)!

* «La denominazione regionale» fa vendere e resta globalmente il criterio di valorizzazione maggiore previsto da oggi al 2020.

* La categoria Rosé continua a crescere in Nord America per più di un professionista americano su 4 e più di un canadese su 2.

Regioni: la gamma delle performance future

* 4 regioni francesi leader per il vino rosso: Bordeaux, Languedoc, Côtes du Rhône e Borgogna

* I vini bianchi di Marlborough (Nuova Zelanda) si impongono ovunque, eccetto in Belgio, nella top 2 dei più promettenti, ma la Loira ha conquistato gli americani

* Ottimi risultati per i vini rosé della Provenza e della Corsica che il 63% degli operatori indica nella top 3 delle vendite future dei rosé!

* Prosecco e Cava sono i vini frizzanti più attesi su tutti i mercati

Dinamica dei vitigni

Se la classifica dei 4 vitigni classici rimane stabile (Cabernet Sauvignon, Chardonnay, Pinot Nero, Merlot), il successo dello Chenin Blanc negli Stati Uniti potrebbe essere l’elemento di punta di una nuova tendenza da monitorare.

giovedì 13 settembre 2018

Brunello di Montalcino, Col d'Orcia nuovo membro dell'Istituto Grandi Marchi

Col d'Orcia, storica azienda tra le più rappresentative del territorio di produzione del Brunello di Montalcino, entra nell’Istituto del Vino Italiano di Qualità - Grandi Marchi. 


Col d’Orcia entra a far parte dell’Istituto Grandi Marchi a rappresentare una denominazione ed un territorio, il Brunello di Montalcino, tra le più conosciute, apprezzate e rappresentative dell’enologia italiana sui mercati internazionali. 


Col d’Orcia ha iniziato a produrre il Brunello di Montalcino oltre 100 anni fa e, a partire dal 1973, la famiglia Marone Cinzano ha contribuito allo sviluppo e al successo di Montalcino e del suo Brunello in tutto il mondo. La tenuta si estende per oltre 520 ettari di cui 140 sono vitati e 108 destinati alla produzione di Brunello. Dal 1992 Col d’Orcia è presieduta dal Conte Francesco Marone Cinzano il quale, in continuità con la grande attenzione all’ambiente naturale che ha sempre caratterizzato l’azienda, ha guidato e supervisionato una graduale conversione di tutta l’azienda all’agricoltura biodinamica avviando il processo di certificazione organica che costituisce un aspetto molto importante e distintivo del proprio metodo di coltivazione.

Nel corso degli anni, inoltre, Col d’Orcia ha collezionato più di 50.000 bottiglie di vecchie annate di Brunello di Montalcino, attentamente conservate e perfettamente custodite che rappresentano un tesoro unico e inestimabile.

Piero Mastroberardino, Presidente dell’Istituto Grandi Marchi dice " Sono lieto di poter annunciare, a nome di tutti gli amici soci dell'Istituto Grandi Marchi, l'ingresso di un'altra famiglia di grande prestigio nella nostra compagine. Ci unisce all'amico Francesco Marone Cinzano e alla sua azienda l'affinità di vedute sulla viticoltura di pregio e sulla sua espressione in chiave territoriale, sulla rilevanza dei valori familiari in quanto catalizzatori di processi virtuosi di sviluppo dei nostri territori a custodia dei legami con le antiche e possenti radici culturali. Sono certo che tale innesto sarà foriero di ulteriori opportunità di crescita del nostro sodalizio, che si fa da sempre portatore di un messaggio di valore delle produzioni viticole, a beneficio dell'intero movimento del vino italiano di pregio."

Da parte sua il Conte Francesco Marone Cinzano dichiara “siamo felici ed onorati di far parte di questo gruppo prestigioso, con l’intenzione di poter contribuire alla continua crescita e diffusione dei vini italiani nel mondo”.

Col d’Orcia subentra alla Società Agricola Greppo - Biondi Santi che, in seguito ai nuovi assetti societari, ha deciso di lasciare l’Istituto nei mesi scorsi.

Istituto del Vino Italiano di Qualità Grandi Marchi: Alois Lageder, Argiolas, Ca’ del Bosco, Michele Chiarlo, Carpenè Malvolti, Col d’Orcia, Donnafugata, Ambrogio e Giovanni Folonari Tenute, Gaja, Jermann, Lungarotti, Masi, Marchesi Antinori, Mastroberardino, Pio Cesare, Rivera, Tasca D’Almerita, Tenuta San Guido, Umani Ronchi.

Tutela e promozione delle indicazioni geografiche: Federdoc aderisce ad oriGIn

Nuove sfide per le indicazioni geografiche a livello mondiale, Federdoc (Confederazione Nazionale dei Consorzi volontari per la tutela delle denominazioni dei vini italiani) aderisce a oriGIn. 




Federdoc entra a far parte di oriGIn, la coalizione mondiale delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche. oriGIn, che conta tra i suoi soci 600 associazioni da 50 paesi, è un attore di primo livello sulla scena internazionale nel campo della tutela e della promozione delle indicazioni geografiche.

La scelta di Federdoc avviene in una fase cruciale per il settore, sia a livello europeo che internazionale. Da un lato, infatti, l’Unione europea (UE) è impegnata nel negoziato di accordi bilaterali con mercati strategici per i vini italiani a denominazione, come il Mercosur, l’Australia e la Nuova Zelanda, e nella riforma della Politica Agricola Comune (PAC). Dall’altro, a livello mondiale, numerose sfide attendono le denominazioni di origine e le indicazioni geografiche, come il dibattito sullo sviluppo sostenibile, i rischi concreti di un ritorno di politiche protezionistiche e la protezione su Internet.

“Federdoc continua nel suo impegno internazionale a difesa delle Denominazioni d’Origine italiane - ha commentato Riccardo Ricci Curbastro, Presidente di Federdoc - e dopo aver fondato EFOW, European Federation of Origin Wines, con la quale continua la stretta e preziosa collaborazione, allarga ora il proprio orizzonte con l’ambizione di portare la propria esperienza su consorzi dei produttori, i sistemi di certificazione e la sostenibilità a confronto con le esperienze mondiali in continua crescita. Anche in quest’ambito crediamo che Federdoc possa essere un fattore di crescita”.

“Siamo entusiasti di questa nuova adesione - ha aggiunto il Presidente di oriGIn, Claude Vermot-Desroches -. La presenza di un’associazione prestigiosa come Federdoc rafforza la voce di oriGIn presso le istituzioni regionali e internazionali come l’UE, l’Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale (OMPI) e l’ICANN, le cui decisioni hanno un impatto importante sul futuro delle indicazioni geografiche. Arricchisce, inoltre, il dibattito e lo scambio di esperienze all’interno della nostra rete mondiale”.

“Il tema della sostenibilità, declinata nelle componenti economica, sociale e ambientale e dei relativi adeguamenti che questa impone a tutti gli attori economici, rappresenta una sfida cruciale per i prossimi decenni. L’esperienza di Federdoc - ha concluso il Direttore di oriGIn, Massimo Vittori - in questo settore è sicuramente uno stimolo per oriGIn a continuare il percorso intrapreso in questo campo, volto a sensibilizzare gli operatori del settore delle indicazioni geografiche sull’urgenza di non farsi trovare impreparati rispetto alle sfide della sostenibilità”.

martedì 11 settembre 2018

VENDEMMIA 2018: L’ITALIA SI CONFERMA PRIMO PRODUTTORE AL MONDO

L’Osservatorio del Vino ha presentato le previsioni vendemmiali 2018.



“Una buona vendemmia che permetterà al settore vitivinicolo italiano di riprendersi dopo un anno difficile. La produzione è stimata in 49 milioni di ettolitri, con un incremento del 15% rispetto ai 42,5 milioni dello scorso anno, che riavvicina l’Italia alle medie pre-2017. Una crescita produttiva rilevante che delinea un quadro nel complesso positivo seppur con qualche criticità, in particolare al Sud, influenzato da un’estate segnata dalla piovosità consistente che ha messo in difficoltà i produttori di alcune regioni. La viticoltura italiana, in larga parte, ha saputo affrontare questo bizzarro andamento stagionale con attenzione, tempestività e professionalità, consentendo al nostro Paese di confermare anche quest’anno la propria leadership produttiva a livello mondiale”.

Con queste parole Ernesto Abbona, presidente di Unione Italiana Vini, è intervenuto durante la conferenza stampa di presentazione delle previsioni vendemmiali, elaborati da Unione Italiana Vini e Ismea per l’Osservatorio del Vino, organizzata presso il Mipaaft, alla presenza di Gian Marco Centinaio (Ministro delle Politiche Agricole Alimentari Forestali e del Turismo), Raffaele Borriello (direttore generale di ISMEA), Fabio Del Bravo (dirigente ISMEA) e Ignacio Sanchez Recarte (segretario generale del Comité Européen des Entreprises Vins). Ha moderato l’incontro Paolo Castelletti, segretario generale di Unione Italiana Vini.

“L’attuale quadro della vendemmia 2018 presenta una tendenza produttiva che fa ben sperare per l’intero comparto del vino. - ha dichiarato Gian Marco Centinaio, Ministro delle Politiche Agricole Alimentari Forestali e del Turismo - Per poter sfruttare tutte le potenzialità del mercato occorre incentivare la crescita del settore investendo su ricerca, innovazione e puntando sulla semplificazione per rendere le nostre aziende sempre più competitive sui mercati internazionali. Il vino è un prodotto con un forte appeal a livello internazionale, ambasciatore del Made in Italy nel mondo, veicolo e simbolo dell’ideale di qualità e unicità dei prodotti italiani. Proprio per questo, il Mipaaft ha sbloccato il bando per la promozione Ocm Vino e ha costituito il Comitato nazionale vini Dop e Igp. Vogliamo costruire una nuova strategia di settore, perché per andare sui mercati internazionali la promozione è fondamentale. La strada è lunga - ha concluso - e la vera sfida del prossimo futuro sarà quella di creare e far proprio il differenziale positivo di valore legato alla distintività del vino italiano, investendo sulla differenziazione dell'offerta e sulla qualità, due elementi che rendono uniche le nostre realtà vitivinicole”.

“L’incremento produttivo della campagna in corso è un’importante notizia per le cantine italiane e consentirà di recuperare gli effetti negativi derivati dalla forte riduzione registrata nel 2017, soprattutto sul fronte delle esportazioni – ha dichiarato Raffaele Borriello, direttore generale dell’ISMEA. La minore disponibilità di prodotto dell’anno passato, associata ad un aumento consistente dei prezzi, ha determinato infatti nei primi 5 mesi del 2018 una riduzione del 10% dei volumi di vino esportati in tutto il mondo. Di rilievo il calo di prodotto italiano importato dalla Germania e dal Regno Unito e la conferma, a meno di clamorose sorprese, del sorpasso da parte della Francia nel mercato statunitense. Riteniamo comunque che l’incremento di produzione del 2018 avrà un effetto positivo sulla ripresa delle esportazioni italiane nei mercati internazionali, con la prospettiva di superare la soglia dei 6 miliardi di euro a fine anno”.

“A livello europeo – ha aggiunto Ignacio Sanchez Recarte, segretario generale del Comité Européen des Entreprises Vins – prevediamo una buona vendemmia 2018, con livelli di produzione più legati al reale potenziale di produzione dell'UE, che aiuteranno a dimenticare le perdite del 2017”.

Ricerca, alla scoperta dell’uva pugliese che verrà

Per l’uva pugliese, regina indiscussa della produzione italiana, il futuro all’insegna dell’innovazione è già iniziato. Presentato oggi alla Fiera del del Levante l'accordo CREA Nu.Va.U.T.




CREA, il più importante ente italiano di ricerca agroalimentare, e il Consorzio produttori Nu.Va.U.T hanno presentato oggi, alla Fiera del Levante di Bari, l’accordo per mettere a punto varietà interamente italiane di uve da tavola, con l’intento di rendere sempre più competitivo un prodotto - e un territorio di produzione - già leader di mercato, ai primi posti in Europa e nel mondo.

“Si tratta – ha dichiarato il presidente CREA, Salvatore Parlato -  del primo esempio virtuoso di collaborazione tra pubblico e privato per l’uva da tavola, che mette a fattore comune risorse e competenze della ricerca pubblica e dei produttori privati, nell’interesse di un made in Italy “integrale”, dalla ricerca al prodotto finale, sempre più autentico e competitivo, che confidiamo di esportare anche ad altre importanti filiere del settore agroalimentare”.

“I ricercatori del CREA Viticoltura ed Enologia – ha spiegato il direttore del Centro, Riccardo Velasco – stanno studiando da anni nuove varietà, con e senza semi, caratterizzate da spiccata croccantezza, ottima resa e resistenza alle malattie. Ed entro il 2021 i primi grappoli saranno sugli scaffali. Ma – conclude – non è finita qui. Successivamente, sempre attraverso il miglioramento genetico, si potrà intervenire anche su altri aspetti quali forma e dimensione degli acini, aromi e tenore degli zuccheri”.

La posta in gioco è la preferenza del consumatore, da perseguire attraverso l’offerta di un prodotto italiano al 100%, sempre più diversificato e originale, in grado di competere su un mercato agguerrito e globalizzato: una sfida ambiziosa, soprattutto per produttori medi e piccoli.

“Questo accordo – ha affermato Giacomo Suglia, amministratore unico del Consorzio Nu.Va.U.T (Nuove Varietà di Uva da Tavola) che raccoglie gli imprenditori coinvolti nel progetto - favorisce l’innovazione e la rende più accessibile alle imprese. Infatti, le prime 12 nuove varietà messe a punto dal CREA saranno portate nelle aziende del Consorzio per poter meglio studiare le tecniche di produzione, il tutto con la collaborazione tecnica dei ricercatori del CREA e degli agronomi Nu.Va.U.T. ”.

lunedì 10 settembre 2018

Cantine Cooperative d’Italia, secondo Weinwirtschaft la migliore è Cavit

Cavit eletta “Migliore Cantina Cooperativa d’Italia 2018” dalla celebre rivista tedesca Weinwirtschaft.




Si è tenuta a Deidesheim in Germania la Premiazione del prestigioso concorso indetto ogni anno dalla storica testata enologica Weinwirtschaft, che ha riconosciuto a Cavit il 1° posto della Classifica ‘Top 20 Cooperative e Cantine Sociali Italiane’.

La rinomata testata di settore tedesca ha effettuato una comparazione qualitativa su una selezione di vini delle più importanti cooperative e cantine sociali italiane, assegnando a Cavit il punteggio totale massimo: 443.

Con una media di 88,6 punti, i vini premiati sono tre bianchi e due rossi: Pinot Grigio, Chardonnay e Merlot della linea Bottega Vinai, i Trentini Superiori Doc ultimi nati Brusafer Pinot Nero e Rulendis Pinot Grigio e il Vino Santo Arèle 2001 che, in particolare, ha raggiunto il punteggio più alto del concorso (94 punti).

Questo importante riconoscimento, ha commentato Enrico Zanoni Direttore Generale Cavit, testimonia l’elevata qualità della nostra produzione, raggiunta grazie all’impegno e passione dei nostri 4500 viticoltori e alle competenze del nostro Team agronomico ed enologico, confermando la capacità di Cavit di generare qualità nelle diverse fasce di mercato.

A proposito di Cavit

Nome di punta del comparto vitivinicolo italiano, Cavit è una realtà esemplare di consorzio di secondo grado. Situata a Ravina di Trento, Cavit riunisce dieci cantine sociali, collegate ad oltre 4.500 viticoltori distribuiti su tutto il territorio trentino, dalle quali riceve e seleziona le materie prime prodotte, controllando ogni fase – dalla raccolta, fino alla commercializzazione. Con una produzione che rappresenta oltre il 60% di tutto il vino del Trentino, Cavit è un esempio unico in Italia di know-how delle più avanzate tecniche di viticoltura e di ricerca enologica d’avanguardia. Cavit firma un’ampia gamma di vini e spumanti ai quali assicura uno sviluppo commerciale e promozionale nei canali della grande distribuzione e del settore horeca in tutto il mondo. on un fatturato di oltre 182,5 milioni di euro, Cavit si posiziona tra i principali protagonisti del settore in Italia ed eccelle sui mercati internazionali con una quota export che raggiunge l’80% dell’intera produzione.

Vino&Ricerca, selezionate nuove varietà di vite per migliorare caratteristiche qualitative e resistenza alle malattie

Ricercatori dell'Istituto di San Michele all'Adige hanno presentato la sintesi di vent’anni di lavoro. In vetrina nei vigneti sperimentali della Fondazione Edmund Mach, 234 nuove varietà di vite frutto di 20 anni di ricerca: 13 le più promettenti. 



Duecentotrentaquattro le varietà attualmente allo studio, risultato di oltre 25 mila semenzali attentamente studiati e valutati dai ricercatori di San Michele nell’arco di due decenni. All'incontro di CIVIT e FEM sono stati presentati i risultati dell’attività di miglioramento genetico.

Lo scorso 7 settembre, sono state presentate nel dettaglio, 13 di queste nuove selezioni che saranno oggetto nei prossimi anni di richiesta di iscrizione al Registro nazionale delle varietà di vite ed eventualmente, valorizzate e promosse da CIVIT, consorzio creato da FEM e Vivaisti Viticoli Trentini per trasferire innovazione in viticoltura.

L’iniziativa, organizzata da CIVIT e Fondazione Mach, era rivolta a vivaisti e viticoltori che hanno avuto modo di osservare le nuove varietà e anche degustare alcune microvinificazioni ottenute dalle stesse.

Il direttore generale FEM, Sergio Menapace intervenuto con la dirigente del Centro Ricerca e Innovazione, Annapaola Rizzoli, ha spiegato in apertura che quella di oggi è "l'occasione per testimoniare l'impegno della Fondazione Edmund Mach nel breeding classico, un filone in cui l'ente di San Michele si sta appplicando fortemente. Uno strumento che va nella direzione della sostenibilità, e che si affianca sia alle attività volte alla ricerca di molecole alternative, naturali, sia alle nuove tecnologie di breeding".

"L'incontro - ha sottolineato il presidente di CIVIT, Enrico Giovannini, mira a far conoscere il lavoro di San Michele a viticoltori e vivaisti per quanto riguarda il miglioramento della qualità delle uve da vino e la resistenza alla botrite, e migliorare conseguentemente l'offerta dei nostri vivaisti".

Finora l'attività di miglioramento genetico della FEM ha prodotto e registrato quattro varietà Eco Iasma 1, Eco Iasma 2, Eco Iasma 3, Eco Iasma 4. Si tratta di varietà tolleranti alla botrite. Le 13 varietà presentate oggi – ha spiegato il selezionatore Tiziano Tomasi – puntano a migliorare alcune caratteristiche come la resistenza alla botrite, l'intensità del colore, la qualità e qualità dei polifenoli contenuti, i timbri aromatici, la quantità di acidità e il posticipo dell'epoca di raccolta. Queste ultime due caratteristiche sono in risposta ai mutamenti climatici.

martedì 21 agosto 2018

Alimentazione e ricerca, svelato il genoma del grano tenero, il cereale più coltivato al mondo

Svelati finalmente i segreti del frumento tenero. La sequenza del genoma del cereale più coltivato al mondo contribuirà alla sicurezza alimentare mondiale. CREA unico partecipante italiano alla ricerca internazionale durata 13 anni e appena pubblicata su “Science”.




Il grano tenero, il cereale più coltivato al mondo, non ha più segreti: il suo genoma è stato sequenziato grazie al lavoro - durato 13 anni - di oltre 200 scienziati, appartenenti a 73 istituti di ricerca in 20 nazioni.Per l’Italia ha partecipato il CREA, il più importante ente di ricerca agroalimentare del nostro Paese.

La ricerca,  appena pubblicata sulla prestigiosa rivista internazionale Science, è stata condotta dall'IWGSC (International Wheat Genome Sequencing Consortium) un consorzio di collaborazione internazionale pubblico e privato, con 2.400 membri in 68 paesi.

L'articolo scientifico - realizzato da oltre 200 scienziati, appartenenti a 73 istituti di ricerca in 20 paesi - descrive il genoma della varietà di riferimento per il frumento tenero, Chinese Spring. La sequenza genomica del DNA dei 21 cromosomi del frumento tenero, è di altissima qualità, la migliore mai ottenuta fino ad oggi per questa specie. Questo consentirà la produzione di varietà più adatte ai cambiamenti climatici e più sostenibili, con rese più elevate e una migliore qualità nutrizionale.

Un risultato importante se si pensa che il grano tenero costituisce l'alimento base di oltre un terzo della popolazione mondiale e rappresenta quasi il 20% del totale delle calorie e delle proteine consumate in tutto il mondo, più di ogni altra fonte di cibo. Inoltre, costituisce anche una fonte importante di vitamine e minerali.

Il contributo del Crea

Il CREA, il più importante ente di ricerca agroalimentare italiano, ha contribuito all’annotazione manuale del genoma del frumento (cioè il riconoscimento dei singoli geni all’interno delle 15 miliardi di basi dell’intero genoma) attraverso la propria esperienza nello studio della resistenza delle piante al freddo, riconosciuta a livello internazionale. Alcune specie, e tra queste il grano tenero, possono sopravvivere fino a -20°C, nel caso di alcune varietà di frumento. Questa caratteristica dipende da una particolare famiglia di geni denominati CBF che conferiscono alla pianta la capacità di vivere a temperature di molti gradi sotto lo zero, con un enorme impatto sulla sua possibilità di essere coltivata nelle zone del pianeta con clima temperato. Il gruppo di ricerca del CREA, coordinato da Luigi Cattivelli, direttore del CREA Genomica e Bioinformatica, ha capitalizzato l’esperienza accumulata in due decenni di lavoro su questo argomento ed ha identificato i geni CBF nel nuovo genoma, un risultato che consentirà una miglior comprensione dei meccanismi di adattamento ai cambiamenti climatici. 

Le ricadute su produttori e consumatori

In Italia il grano tenero è una importante coltura con profonde radici storiche. A cominciare dal lavoro di Nazareno Strampelli, il miglioramento genetico del frumento tenero è stato per molti decenni una priorità per la ricerca e l’industria sementiera italiana. Negli ultimi anni, tuttavia, abbiamo assistito ad una forte perdita di competitività nel settore del frumento tenero in Italia e nel 2018, stando agli ultimi dati, la produzione nazionale ed europea ha subito una forte riduzione a causa del clima sfavorevole, conseguenza dei cambiamenti climatici globali.

“Le nuove conoscenze sul genoma del frumento tenero ed il fatto che il CREA sia parte di questa iniziativa – afferma Luigi Cattivelli, coordinatore CREA dello studio -  possono fornire l’occasione per rivitalizzare il comparto tramite collaborazioni pubblico-private che consentano di trasferire le più avanzate conoscenze genomiche in nuove varietà resistenti alle malattie e più efficienti nell’uso delle risorse e più produttive. Un’azione indispensabile per un’agricoltura nazionale sostenibile capace di produrre alimenti di qualità”.

Tanto per avere un’idea della situazione della coltura che fornisce il prodotto base per il pane, la pizza e l’industria dolciaria, la produzione nazionale di frumento tenero, che nei primi anni 70 era di circa 7 milioni di tonnellate, è oggi dimezzata con una produzione compresa tra 3,0 e 3,5 milioni di tonnellate, un quantitativo che copre meno del 50% del fabbisogno nazionale.

Per soddisfare le esigenze future di una popolazione mondiale, che si prevede possa raggiungere i 9,6 miliardi entro il 2050, è necessario aumentare ogni anno la produttività di questa coltura dell'1,6 %. Al tempo stesso, però, per preservare la biodiversità, l'acqua e le risorse nutritive, questo aumento deve essere prevalentemente conseguito attraverso il miglioramento delle colture e dei caratteri fenotipici sugli stessi terreni attualmente coltivati, piuttosto che adibirne di nuovi alla coltivazione.

La sequenza del genoma di riferimento ora completata fornisce ai breeders (coloro che si occupano di miglioramento genetico) nuovi e potenti strumenti per affrontare queste sfide. Essi, infatti, saranno in grado di identificare più rapidamente i geni e gli elementi regolatori responsabili dei caratteri agronomici complessi come la resa, la qualità dei cereali, la resistenza alle malattie fungine e la tolleranza agli stress abiotici – e così produrre varietà più competitive e resistenti.

"La sequenza del genoma del frumento tenero ci permette di guardare all’interno del suo motore", così dice Rudi Appels, professore all'Università di Melbourne e AgriBio Research Fellow. "Quello che vediamo è meravigliosamente assemblato per consentire da una parte la variazione e l'adattamento ai diversi ambienti attraverso la selezione, e dall’altra una sufficiente stabilità per mantenere le strutture di base per la sopravvivenza in svariate condizioni climatiche".

La disponibilità della sequenza genomica di riferimento di alta qualità darà un grande impulso al miglioramento del frumento nei prossimi decenni, con benefici simili a quelli già osservati per mais e riso dopo che le rispettive sequenze di riferimento sono state prodotte.

"Come si ringrazia un team di scienziati che, perseverando, sono riusciti a sequenziare il genoma del grano tenero e hanno così cambiato il breeding di questa importantissima coltura per sempre?", così ha detto Stephen Baenziger, presidente della University of Nebraska-Lincoln Professor e Nebraska Wheat Growers. "Forse non è con le parole di uno scienziato, ma con il sorriso dei bambini ben nutriti e delle loro famiglie le cui vite sono cambiate in meglio".

Il sequenziamento del genoma del frumento tenero è stato a lungo considerato un obiettivo impossibile, a causa delle sue enormi dimensioni - cinque volte più grandi del genoma umano - e della sua complessità - il frumento tenero è costituito infatti da tre sub-genomi e più dell'85% dell’intero genoma è composto da elementi ripetuti.

"La pubblicazione del genoma di riferimento del grano tenero rappresenta il culmine del lavoro di molte persone che si sono riunite sotto la bandiera dell'IWGSC per fare quello che era considerato impossibile", ha spiegato Kellye Eversole, direttore esecutivo dell'IWGSC. "La metodologia per produrre la sequenza di riferimento, i principi e le politiche del consorzio rappresentano un modello per il sequenziamento di genomi grandi e complessi di altre piante e riafferma l'importanza delle collaborazioni internazionali per ottenere una maggiore sicurezza alimentare".

La sequenza di riferimento del grano ha già avuto un significativo impatto nella comunità scientifica, come dimostrato dalla pubblicazione nella stessa data di cinque lavori aggiuntivi che descrivono e utilizzano la sequenza di riferimento: una presente nello stesso numero di Science, una in Science Advances e tre in Genome Biology. Inoltre, più di 100 pubblicazioni che fanno riferimento alla sequenza realizzata sono già state pubblicate da quando tale risorsa è stata messa a disposizione della comunità scientifica a gennaio del 2017.

Oltre alla sequenza genomica dei 21 cromosomi, l'articolo di Science presenta anche la posizione precisa di 107.891 geni e di oltre 4 milioni di marcatori molecolari, oltre a informazioni di sequenza, presente tra geni e marcatori, contenenti gli elementi regolatori che influenzano l'espressione dei geni stessi.

L'IWGSC ha potuto raggiungere questo risultato combinando le risorse generate negli ultimi 13 anni utilizzando i classici metodi di mappatura fisica e le più recenti tecnologie di sequenziamento del DNA; i dati della sequenza sono stati assemblati e ordinati lungo i 21 cromosomi utilizzando algoritmi altamente efficienti, e i geni sono stati identificati con software dedicati. Tutte le risorse della sequenza di riferimento sono pubblicamente disponibili presso l'archivio dati dell’IWGSC, URGI-INRA di Versailles, e in altri database scientifici internazionali come GrainGenes e Ensembl Plant.

L'articolo di Science è intitolato "Shifting the limits in wheat research and breeding using a fully annotated reference genome".

Cos’è l’IWGSC

L'IWGSC, con 2.400 membri in 68 paesi, è un consorzio di collaborazione internazionale, fondato nel 2005 da un gruppo di agricoltori, scienziati e breeders pubblici e privati. L'obiettivo dell'IWGSC è di rendere disponibile al pubblico una sequenza genomica di alta qualità del frumento tenero, al fine di gettare le basi per una ricerca scientifica che consentirà ai breeders di sviluppare varietà migliorate. L'IWGSC è un'organizzazione degli Stati Uniti senza scopo di lucro. www.wheatgenome.org

Vino&Ricerca. Scoperta nel Caucaso la vite più resistente

Ancora una scoperta dalle origini della viticoltura: Vitis vinifera Mgaloblishvili, questo il nome della varietà di vite autoctona resistente alla peronospora scoperta in Georgia grazie ad una ricerca dell’Università Statale di Milano. Lo studio pubblicato su Scientific Reports.




Nella terra dove le prime tracce di vinificazione risalgono a 8000 anni fa, gli studiosi dell’Università degli Studi di Milano hanno scoperto una varietà di vite con una forte capacità di resistenza alla peronospora, una delle malattie più gravi per queste coltivazioni. La scoperta apre ora la strada alla costituzione di varietà di vite più forti e alla riduzione dell’impiego di prodotti chimici.

E’ nota l’importanza della vite del Caucaso per la storia dell’enologia. In Georgia, infatti, recenti scoperte fissano a 8000 anni fa le prime tracce di vinificazione, con uno spostamento di 600-1000 anni indietro rispetto a precedenti ritrovamenti, in particolare in Iran.

Ora, i risultati di una ricerca dell’Università Statale di Milano, pubblicati su Scientific Reports del gruppo Nature, dimostrano che il germoplasma di vite di provenienza georgiana possiede caratteristiche uniche in termini di resistenza alle malattie e in particolare alla malattia più importante della vite, la peronospora.

Le ricerche, finanziate dal Piano di sviluppo della ricerca di Ateneo, coordinate da Silvia Toffolatti e Gabriella De Lorenzis, ricercatrici del Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali (DiSAA) dell’Università Statale hanno portato alla scoperta di un raro sistema di difesa nei confronti della peronospora nella varietà di Vitis vinifera Mgaloblishvili. La scoperta apre ora la strada alla costituzione di varietà di vite resistenti alla malattia e contemporaneamente adatte a produrre vini di qualità. Esse contribuiranno alla riduzione dell’impiego di prodotti chimici antiperonosporici i quali, ad oggi, rappresentano la fonte principale di inquinamento ambientale del comparto.

“La pubblicazione - spiegano le ricercatrici - deve considerarsi uno dei più importanti risultati ottenuti dalla collaborazione ultradecennale nel campo della tutela e valorizzazione delle risorse genetiche della vite intrapresa in più progetti internazionali, tra i quali la COST action FA1003 (East-West Collaboration for Grapevine Diversity Exploration and Mobilization of Adaptive Traits for Breeding) coordinata dal prof. Osvaldo Failla (DiSAA) tra il 2010 e il 2014.

I risultati ottenuti, inoltre, si inquadrano nell’ambito delle ricerche svolte presso il DiSAA per trovare soluzioni adatte a vincere le sfide della moderna viticoltura (sostenibilità e cambiamento climatico) e che attualmente vertono sulla ricerca di varietà in grado di difendersi da altre fitopatie, in alcuni casi, incurabili”.

Lo studio ha visto la collaborazione di ricercatori del Dipartimento di Bioscienze, degli studiosi della Fondazione Edmund Mach (FEM) di San Michele all’Adige (TN) e di David Maghradze, ricercatore dello Scientific Research Center of Agriculture e della Faculty of Agricultural Sciences and Biosystems Engineering della Georgian Technical University di Tbilisi.

Link allo studio: https://www.nature.com/articles/s41598-018-30413-w

lunedì 20 agosto 2018

Viticoltura sostenibile, pipistrelli pesticida naturale a difesa del vigneto. In Francia i vigneron istallano le bat box per attirarli

Chirotteri e viticoltura, un binomio possibile per la conservazione della biodiversità e l'equilibrio ecologico con il territorio. Un gruppo di viticoltori francesi ha iniziato ad istallare nei vigneti le "bat box", rifugi artificiali per pipistrelli, con lo scopo di attirarli ed eliminare in modo naturale insetti dannosi e indesiderati come la tignoletta della vite, uno stratagemma sostenibile a tutto vantaggio della qualità dell’uva. 




L’uso dei trattamenti insetticidi nel vigneto non sarà più necessario per combattere insetti dannosi come la tignoletta della vite. Un gruppo di viticoltori della Dordogna, dipartimento francese della regione Nuova Aquitania, hanno iniziato a sperimentare l'utilizzo della chirotterofauna, nella lotta naturale contro la Lobesia botrana, una falena conosciuta anche come tignoletta dell'uva, o tignoletta della vite, insetto noto per i gravi danni che arreca nutrendosi degli acini dell'uva e per favorire lo sviluppo di pericolose muffe come la botrite.

I viticoltori della Dordogna hanno iniziato ad istallare bat box all'interno dei vigneti in modo da attirare i pipistrelli utilizzandoli come pesticida naturale contro uno dei loro peggiori nemici. Le falene e le loro larve sono infatti tra le principali rovine per i viticoltori francesi a causa della loro voracità, parassiti in grado di distruggere circa la metà di un vigneto. Le larve si nutrono dall'interno delle uve, svuotandole e lasciando i loro escrementi. Attualmente i coltivatori di fronte a questo tipo di infestazione non hanno altra scelta che trattare le loro viti con sostanze chimiche.

Ma uno studio commissionato dal CIVB (comitato interprofessionale dei vini di Bordeaux), e pubblicato all'inizio di quest'anno, ha confermato, attraverso un test del DNA su campioni di escrementi appartenenti a diverse specie di pipistrello, che questi piccoli mammiferi volanti prediligono nutrirsi della tignoletta piuttosto che di altri insetti presenti all'interno del vigneto.

Il gruppo di viticoltori coinvolti nell'esperimento in una nota ha dichiarato che per la prima volta questi risultati mostrano in modo formale la capacità dei pipistrelli di nutrirsi di questa falena del genere cochylis. L'obiettivo è ridurre drasticamente l'uso di pesticidi come parte di un progetto biennale inizialmente lanciato dalla camera dell'agricoltura locale.

Guillaume Barou, vicepresidente della cooperativa vinicola di Monbazillac, ha dichiarato che l'uso di prodotti fitosanitari (pesticidi per l'uva) dovrebbe essere l'ultima risorsa per un agricoltore che lotta contro una minaccia che mette in pericolo il suo raccolto. Riuscire a trovare altre soluzioni prima di raggiungere quella soglia, anche se non si riuscisse ad eliminare completamente le falene, sarebbe perfetto.

Attualmente circa 20 cantine produttrici di vino nella zona sono equipaggiate con le bat box per un test che avrà la durata di tre anni. Lo studio dei pipistrelli bordolesi è stato condotto dalla francese Animal Protection League e Bird Protection League, insieme con la società di consulenza Eliomys e l'Istituto nazionale per la ricerca agricola (INRA). Tra maggio e ottobre 2017 ha rilevato l'attività dei pipistrelli su 23 appezzamenti di terreno nella regione vinicola della Gironda, nel sud-ovest della Francia, attorno a Bordeaux. Yohann Charbonnier della Bird Protection League ha detto che i gruppi di conservazione sono rimasti sorpresi di aver trovato ben 19 delle 22 specie di pipistrelli locali che si nutrono della tignoletta dell'uva. Insomma le bat box sembrano funzionare nell'attrarre così tante specie di pipistrelli che prima non erano conosciute per la loro biodiversità. Ma cosa certa è che ora è troppo presto per affermare formalmente se i pipistrelli mangiano abbastanza parassiti per consentire un uso ridotto di pesticidi.

Vino&Ricerca, fermentazione alcolica: scoperto additivo naturale antiossidante che migliora l'efficienza dei LSA

Una ricerca dell'Università di Valencia ha scoperto che l'olio di argan migliora vitalità e capacità fermentativa dei LSA (Lieviti Secchi Attivi) proteggendoli dall'ossidazione durante la fase di riattivazione. Lo studio pubblicato su Innovative Food Science & Emerging Technologies.




Il processo di riattivazione della preparazione dei lieviti secchi attivi Saccharomyces e non-Saccharomyces ed il loro inoculo nel mosto costituiscono una fase critica nel controllo della fermentazione alcolica. Ad oggi la bibliografia disponibile non sembra fornire risposte certe riguardo le condizioni ottimali di tale processo e gli stessi produttori di lievito secco non concordano sulla modalità di riattivazione, in quanto sono diversi i parametri che ne condizionano l’efficienza.

Studi precedenti hanno sperimentato e confermato, attraverso biomarker predittivi, la presenza di stress ossidativo lungo tutto il processo di produzione di LSA. L'ossigeno, infatti, è uno dei parametri fondamentali da tenere in considerazione in quanto condiziona la vitalità e la capacità fermentativa del lievito e purtroppo le attuali procedure di reidratazione comunemente usate  non ottimizzano l'efficienza della preparazione. Emilia Matallana biochimica dell'Università di Valencia in Spagna ha esplorato così per diversi anni ogni metodo pratico per arginare il problema e tra gli antiossidanti naturali sperimentati, l'olio di argan, prodotto dalla lavorazione del frutto di un albero endemico del Marocco, l’Argania Spinosa, utilizzato da secoli per scopi alimentari e cosmesi, si è dimostrato quello più efficace.

Matallana con il suo team di ricerca ha condotto esperimenti secondo criteri statistici rigorosi per valutare gli effetti dei diversi parametri sul recupero della vitalità del LSA durante la fase di riattivazione. Sono stati sottoposti a trattamento con olio di argan tre diversi tipi di lievito della famiglia Saccharomyces cerevisiae, sia in fase di disidratazione sia nella successiva reidratazione.

La scoperta, nello specifico, è che l'olio ha avuto la capacità di proteggere dall'ossidazione importanti proteine costituenti dei ceppi di lievito garantendo una fermentazione più regolare e soprattutto con un forte effetto competitivo nei confronti della microflora indigena. E questo anche a ragione del miglioramento dell'efficienza biotecnologia della LSA prodotta.

venerdì 17 agosto 2018

Difesa della vite. Creato nuovo metodo di rilevamento della filossera

Il nuovo metodo di rilevamento denominato "metodo DNA" è stato messo a punto grazie ad un progetto di ricerca australiano attraverso l'utilizzo della tecnica qPCR per il rilevamento e la quantificazione della filossera. Il suo impiego sarà integrato nel protocollo diagnostico nazionale per la lotta alla filossera.




La filossera (Daktalosphaira vitifoliae Fitch) è un insetto simile ad un afide che si nutre di radici ed è considerato unanimemente come il parassita delle viti più dannoso al mondo. L'Australia è tra i Paesi maggiormente esposti alla sua minaccia in quanto, secondo le ultime stime, ben il 70% dei vigneti australiani sono caratterizzati da viti a piede franco tra le più vecchie del mondo e quindi suscettibili all'attacco della filossera. In tal senso, sul fronte della ricerca, l'Australia svolge un ruolo pionieristico nell'individuazione di metodi di prevenzione e gestione a difesa della vite, in quanto, come ben noto, una volta che un vigneto viene attaccato dal parassita, l’unico rimedio a lungo termine è ripiantare le piante malate con innesti resistenti. Uno fra i metodi più efficaci per limitare il diffondersi della filossera è quindi lo sviluppo tempestivo di protocolli di quarantena e monitoraggio della sua presenza nei vigneti ed una campagna mirata di sensibilizzazione ed educazione rivolta a tutti gli operatori del settore vitivinicolo.

Il progetto quinquennale di ricerca è stato promosso da Vinehealth Australia e finanziato da Wine Australia e dal Centro di ricerca cooperativa per la biosicurezza delle piante (PBCRC), in partnership con l'Istituto di Ricerca e Sviluppo (SARDI) dell'Australia Meridionale, Rho Environmetrics, l'Università di Adelaide, il Dipartimento per lo Sviluppo Economico Vittoriano, Lavori, Trasporti e Risorse, Biosecurity SA (PIRSA) e il Dipartimento delle Industrie Primarie del NSW ed ha permesso di sviluppare con successo un nuovo protocollo diagnostico della presenza di Daktulosphaira vitifoliae denominato "metodo DNA" che prevede il campionamento di nuclei di terreno per essere poi analizzati attraverso l'utilizzo di una tecnica di biologia molecolare denominata qPCR (reazione a catena della polimerasi quantitativa) che permette di individuare la presenza del DNA dell’insetto in ogni fase del suo processo vitale.

Questa tecnica è molto semplice ed economica e può essere utilizzata direttamente dal coltivatore, differenziandosi ad esempio dalla tradizionale "ispezione visiva della radice" che richiede invece la presenza di personale specializzato in quanto prevede la rimozione di una piccola porzione di radice che dovrà essere successivamente ispezionata attraverso l'uso di una lente di ingrandimento x10. Questo metodo richiede molto tempo, è costoso e dipende in gran parte dalle capacità dell'ispettore. Il nuovo metodo invece prevede l'uso di una semplice carotatrice per la raccolta dei campioni di terreno che dovranno essere prelevati ad una distanza e profondità di 10 cm dal tronco di vite. Inoltre, è stato sviluppato un rapido test per l'analisi dei campioni che sarà di grande aiuto non solo per le attività di sorveglianza generale, ma anche per la gestione in caso di un attacco di filossera.

Dopo l'approvazione da parte del comitato fitosanitario, il metodo del DNA sarà incorporato nel protocollo diagnostico nazionale come metodo di individuazione della fillossera primaria affiancandosi agli altri metodi di monitoraggio integrato con sistemi di identificazione primari e secondari.

Per ulteriori informazioni sui risultati del progetto di ricerca, fare riferimento a quanto segue:

A final report (http://vinehealth.com.au/wp-content/uploads/2018/04/PBCRC2061-FINAL-REPORT.pdf) and appendices (http://vinehealth.com.au/wp-content/uploads/2018/04/APPENDICES-FOR-PBCRC2061-FINAL-REPORT.pdf) submitted to the PBCRC,titled ‘Sampling strategies for sensitive, accurate cost effective detection of grape phylloxera for quantifying area freedom status’ completed mid-2018.
A final report (https://www.wineaustralia.com/getmedia/5041e2c2-2b23-4574-9e67-5aa71e9de718/PGI1201-Phylloxera-Final-report-AGWA) to Wine Australia, titled ‘Sampling strategies for sensitive, accurate and cost effective detections for quantifying area freedom status’, completed mid-2017.
Giblot-Ducray, D., Correll, R., Collins, C., Nankivell, A., Downs, A., Pearce, I., McKay, A.C. and Ophel-Keller, K.M. (2016). Detection of grape phylloxera (Daktulosphaira vitifoliae Fitch) by real-time quantitative PCR: development of a soil sampling protocol. Australian Journal of Grape and Wine Research 22 469-477.

venerdì 10 agosto 2018

Vendemmia 2018, in Italia prende il via in Franciacorta con un + 15% di grappoli. Sfida testa a testa con la Francia per primato mondiale

L'avvio della vendemmia 2018 in Italia è iniziata in Franciacorta con la raccolta delle uve pinot e Chardonnay per gli spumanti. Prevista una produzione in aumento rispetto allo scorso anno. Ed intanto si festeggia record storico export (+5,9%).




E’ quanto stima la Coldiretti in occasione in occasione del distacco del primo grappolo di uva nell’azienda agricola Faccoli in via Cava a Coccaglio, nella provincia di Brescia in Franciacorta che come tradizione inaugura l’inizio della raccolta lungo la Penisola con la vendemmia delle uve Pinot e Chardonnay per la produzione di spumanti, le prime ad essere raccolte.

Un risultato praticamente in linea con la media dell’ultimo decennio che riapre pero’ la tradizionale sfida per la leadership produttiva mondiale con un testa a testa tra Italia e Francia dopo il primato conquistato dal vino tricolore lo scorso anno. Secondo le prime stime di Agreste, il servizio statistico del Ministero dell’Agricoltura francese la produzione dei cugini d’oltralpe dovrebbe essere – riferisce la Coldiretti in una nota- di 46,8 milioni di ettolitri, il 27% in più dello scorso anno, anche se con preoccupazioni per muffe e marciumi in Languedoc e a Bordeaux.

Con l’inizio della vendemmia, inoltre, l’Italia festeggia il record storico delle esportazioni di vino Made in Italy che fanno registrare un aumento del 5,9% rispetto allo scorso anno quanto avevano raggiunto su base annuale di circa 6 miliardi di euro, la prima voce dell’export agroalimentare nazionale. Secondo quanto emerge da una analisi della Coldiretti su dati Istat relativi al primo quadrimestre 2018 presentata in occasione del distacco del primo grappolo di uva.

Le esportazioni di vino italiano nel mondo – sottolinea la Coldiretti - hanno un effetto traino di immagine per l’intero Made in Italy. Le vendite nel primo quadrimestre dell’anno hanno avuto un incremento in valore del 4,7% negli Usa che sono di gran lunga il principale cliente anche se preoccupano le nuove politiche protezionistiche del Presidente Usa Donald Trump. L’aumento è stato – continua la Coldiretti – del 4,9% in Germania al secondo posto mentre si registra un brusco calo del 5% nel Regno Unito che nonostante gli effetti della Brexit resta sul podio dei principali clienti. A preoccupare per il futuro sono i rischi connessi agli accordi internazionali siglati, o in via di definizione, dall’Unione Europea, dal Ceta con il Canada fino al Mercosur con i paesi sudamericani, dove sono centinaia le Doc italiane che potrebbe rimanere senza tutele. In Canada ad esempio non trovano al momento tutela importanti vini quali l’Amarone, il Recioto e il Ripasso della Valpolicella, il Friularo di Bagnoli, il Cannellino di Frascati, il Fiori d’arancio dei Colli Euganei, il Buttafuco e il Sangue di Giuda dell’Oltrepo’ Pavese, la Falanghina del Sannio, il Gutturnio e l’Ortrugo dei Colli Piacentini, la Tintillia del Molise, il Grechetto di Todi, il Vin Santo di Carmignano, le Doc Venezia, Roma, Valtenesi, Terredeiforti, Valdarno di Sopra, Terre di Cosenza, Tullum, Spoleto, Tavoliere delle Puglie, Terre d’Otranto.

Mentre l’accordo con il Giappone prevede la protezione da parte del Paese del Sol Levante di appena 25 denominazioni italiane, dall’Asti al Brunello di Montalcino, dal Franciacorta al Soave, dal Marsala al Lambrusco di Sorbara fino al Vino Nobile di Montepulciano solo per citarne alcuni. Non va meglio per la trattativa in corso con i paesi del mercato comune dell’America meridionale di cui fanno parte Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay (Mercosur), con una forte vocazione vitivinicola. Il negoziato appare molto complesso anche per la presenza in Brasile di diversi produttori di Prosecco specialmente nella zona del Rio Grande che rivendicano il diritto di continuare a fare questo vino italiano anche perché la varietà vitis vinifera “prosecco tondo” risulta iscritta nella banca dati brasiliana del germoplasma sin dal 1981. Tutto questo mentre nel mondo proliferano falsi di ogni tipo con il Prosecco che guida la classifica dei vini più taroccati con le imitazioni diffuse in tutti i continenti dal Meer-secco al Kressecco, dal Semisecco e al Consecco, ma è stata smascherata le vendita anche del Whitesecco e del Crisecco. Senza dimenticare le vendite su Internet anche dei kit per il vino liofilizzato “Fai da te” con false etichette dei migliori vini Made in Italy che promettono in pochi giorni di ottenere le etichette più prestigiose come Chianti, Valpolicella, Frascati, Primitivo, Gewurztraminer, Barolo, Verdicchio, Lambrusco o Montepulciano.

La vendemmia del 2018 per effetto delle piogge che hanno caratterizzato la primavera e l’inizio dell’estate si allunga con un ritardo di circa una settimana rispetto allo scorso anno. In Italia le condizioni attuali fanno ben sperare per una annata di buona/ottima qualità anche se l’andamento della vendemmia dipenderà molto dal resto del mese di agosto e da quello di settembre. Da nord a sud della Penisola si parte tradizionalmente con le uve pinot e chardonnay in un percorso che prosegue a settembre ed ottobre con la raccolta delle grandi uve rosse autoctone Sangiovese, Montepulciano, Nebbiolo e che si conclude addirittura a novembre con le uve di Aglianico e Nerello.

La produzione tricolore secondo la Coldiretti sarà destinata per oltre il 70% dedicata a vini DOCG, DOC e IGT con 332 vini a denominazione di origine controllata (Doc), 73 vini a denominazione di origine controllata e garantita (Docg), e 118 vini a indicazione geografica tipica (Igt) riconosciuti in Italia e il restante 30 per cento per i vini da tavola. Sul territorio nazionale ci sono 504 varietà iscritte al registro viti contro le 278 dei cugini francesi a dimostrazione del ricco patrimonio di biodiversità su cui può contare l’Italia che vanta lungo tutta la Penisola la possibilità di offrire vini locali di altissima qualità grazie ad una tradizione millenaria.

La novità di quest’anno è il ritorno dei voucher in agricoltura dopo l’approvazione definitiva del D.L.Dignità che secondo la Coldiretti potrebbe assicurare 25mila posti di lavoro occasionali a studenti, disoccupati, cassintegrati e pensionati durante la vendemmia che è il settore in cui sono stati in passato impiegati quasi la metà dei voucher agricoli. Ora pero’, conclude la Coldiretti nella nota, occorre fare prestissimo per adeguare la procedura Inps affinché le novità sui voucher tanto attese dalle imprese viticole siano immediatamente disponibili ed evitare che la burocrazia rallenti o addirittura vanifichi gli sforzi fatti dal Governo e dal Parlamento.

Dalla vendemmia in Italia si attiva un motore economico che genera oltre 10,6 miliardi di fatturato dalla vendita del vino, realizzato più all’estero che in Italia, che offre opportunità di lavoro nella filiera a 1,3 milioni di persone tra quelle impegnate direttamente in vigne, cantine e nella distribuzione commerciale e quelle presenti in attività connesse e di servizio. ll tutto sostenuto da una struttura produttiva che conta 310 mila aziende agricole e quasi 46 mila aziende vinificatrici su una superficie a vite di 652 mila ettari.

venerdì 3 agosto 2018

Vendemmia 2018. In Italia si prospetta migliore dello scorso anno. Per volumi e quantità sarà decisivo l’andamento climatico del mese di agosto





“L’Italia vitivinicola si prepara alla vendemmia 2018 che, dalle prime indagini dell’Osservatorio del Vino (UIV e Ismea), si prospetta decisamente migliore rispetto a quella dello scorso anno. È certamente prematuro parlare di numeri, ma si può ragionevolmente stimare la produzione in una forbice di 47-49 milioni di ettolitri. Sarà decisivo l’andamento climatico del mese di agosto per determinare volumi e qualità. Dati, questi, di cui parleremo in dettaglio durante il consueto appuntamento con le ‘previsioni vendemmiali’, che l’Osservatorio del Vino organizza il 4 settembre in sala Cavour del Ministero delle Politiche Agricole alle ore 10.30”.

Con queste parole Paolo Castelletti, segretario generale di Unione Italiana Vini, presenta le prime riflessioni sul trend del vigneto Italia alle porte della vendemmia 2018, commentando le indagini dell’Osservatorio del Vino.

“Anche quest’anno il clima ci ha riservato non poche sorprese – continua Paolo Castelletti – alternando gelate, grandine e forti piogge. L’attenzione dei nostri viticoltori verso i vigneti è riuscita a contenere insidiosi attacchi di peronospora e oidio. Ora il clima farà la differenza per la regolare maturazione delle uve, determinando volumi, grado zuccherino, quadro acidico e aromatico”.

Ad oggi, in alcune delle regioni vitivinicole più significative abbiamo andamenti differenti. In Veneto, nonostante qualche grandinata e la piovosità intermittente, i vigneti sembrano essere in ottimo stato. In Piemonte il freddo primaverile, l’elevata piovosità da aprile a giugno e alcune grandinate di forte intensità hanno reso difficoltosa la gestione del vigneto, ma le calde giornate di giugno hanno fatto segnare un recupero ottimo vegetativo. In Sicilia pioggia, maltempo e grandinate hanno colpito soprattutto la parte occidentale dell’Isola e hanno portato peronospora e oidio, che potrebbero aver compromesso parzialmente quantità e qualità delle uve. Sul versante etneo, invece, i vigneti si presentano rigogliosi. In Trentino Alto Adige l’andamento stagionale è stato finora molto favorevole. Il germogliamento uniforme, la fioritura e l’allegagione, avvenute in condizioni ideali, hanno determinato una buona carica produttiva su tutte le varietà. In Friuli Venezia Giulia la stagione vitivinicola è iniziata con leggero ritardo, ma nel migliore dei modi. Qualche grandinata ha colpito a macchia di leopardo il territorio senza arrecare gravi danni alle vigne. Ad oggi si può parlare di vendemmia più abbondante, rispetto allo scorso anno, con una qualità ottima. In Emilia Romagna pochi danni da gelate con una fioritura regolare e abbondante crescita della vegetazione. Nonostante qualche attacco di peronospora, in questo momento l’uva si presenta molto bella e in regola con il calendario di maturazione. In Toscana si prevede un deciso aumento rispetto al 2017, anche se sulla vendemmia 2018 incideranno i problemi causati lo scorso anno sia dalle gelate sia dalla siccità. In Abruzzo si prospettano volumi superiori allo scorso anno, ma con condizioni fitosanitarie non ottimali a causa di un clima poco favorevole e di piogge persistenti che, in alcune zone, hanno favorito l’insorgere di peronospora e, in alcuni casi, oidio. In Puglia, si registra un’annata anomala, in cui il susseguirsi delle piogge non ha permesso di trattare i filari in modo idoneo. Qualche preoccupazione persiste sulla gradazione delle uve, che potrebbe non essere ottimale. Si attende però la fine di agosto per fare bilanci.

"THE APULIAN LIFESTYLE PER UNA LUNGA VITA FELICE”, la Biodinamica nuovo modello per lo stile di vita pugliese

”THE APULIAN LIFESTYLE PER UNA LUNGA VITA FELICE” è il titolo della delibera della Regione che ha riconosciuto il metodo agricolo biodinamico nuovo modello per lo stile di vita pugliese.



Si è svolta lo scorso 28 luglio a Gallipoli l’inaugurazione dell’evento di promozione turistica e territoriale, Puglia Golosa – Terra bella tutto l’anno, che in questa prima edizione ha ospitato il Progetto Apulian Life-Style con l’obiettivo di valorizzare le eccellenze della Puglia, rendendola una meta attrattiva e creando una rete fra produttori e consumatori.

Il metodo agricolo biodinamico è capace di incrementare equilibri ambientali e vantaggi nutrizionali per la salute e può costituire una valida attrattiva e un’opportunità per un territorio che voglia connotarsi per uno stile di vita di qualità e rafforzare in tal senso la propria identità nell’immaginario collettivo diffuso. Per questo prevede lo sviluppo di una rete biodinamica della qualità alimentare della Puglia, indicata tra le azioni da realizzare. La Puglia quindi prende una posizione chiara su quale sia il modello di bioagricultura cui tendere e l’auspicio di tutti i biodinamici italiani è che anche le altre regioni seguano il suo esempio.

Apulian Lifestyle, il progetto della Presidenza della Regione Puglia coordinato dal dr. Felice Ungaro – in collaborazione con il Centre International de Hautes Etudes Agronomiques Méditerranéennes di Bari (CIHEAM), l’AReSS, Agenzia Regionale per la Salute e il Sociale, l’ARTI, Agenzia Regionale per la Tecnologia e l’Innovazione e Dipartimento Interdisciplinare di Medicina e la Sezione di Scienze e Tecnologie di Medicina di Laboratorio dell’Università degli Studi “Aldo Moro” di Bari – punta alla valorizzazione dello stile di vita pugliese, del suo impatto positivo sugli aspetti salutistici, ambientali e socio-economici del territorio e del valore della Dieta Mediterranea.

Al convegno di apertura su Lifestyle e Alimentazione, insieme ad altri autorevoli rappresentanti del mondo delle istituzioni e della ricerca, tra cui il governatore della regione Puglia Michele Emiliano, è stato invitato a intervenire anche il Presidente dell’Associazione per l’agricoltura biodinamica Carlo Triarico che ha parlato di “L’agricoltura biodinamica per Apulian Life-Style” citando studi scientifici che dimostrano l’alta qualità dei prodotti biodinamici.

Estratto dalla Delibera della Regione Puglia n.132 del 2018 “THE APULIAN LIFESTYLE PER UNA LUNGA VITA FELICE” pagg 33-36

(…) LA RETE BIODINAMICA DELLA QUALITÀ ALIMENTARE DELLA PUGLIA

L’agricoltura biodinamica è la forma originaria dell’agricoltura biologica. Fondata all’inizio degli anni Venti del secolo passato, ha iniziato a diffondersi in Italia dai primi anni Trenta e dato vita al settore del biologico. L’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, che raccoglie i produttori e gli esperti del settore, è un ente riconosciuto dallo Stato, operante in Italia da più di Settanta anni e conta aziende socie in ogni regione del Paese.

SEDE – ITINERANTE NEI CAPOLUOGHI DELLA REGIONE

L’agricoltura biodinamica è normata all’interno dei regolamenti europei della bioagricoltura. Le aziende sono sottoposte al regime di controllo UE per il biologico e si assoggettano a ulteriori controlli per i più restrittivi standard biodinamici. Il Ministero dell’Agricoltura ha istituito, lo scorso anno, un comitato ministeriale permanente per la ricerca in agricoltura biologica e biodinamica e promosso bandi in tal senso.

L’agricoltura biodinamica è considerata dai consumatori del Nord e soprattutto in Centro Europa, il livello d’eccellenza dell’agricoltura biologica. Come tale registra da tempo una domanda superiore all’offerta. Il mercato dei prodotti da bioagricoltura è, in generale, in costante aumento da anni e il trend di incremento del fatturato, con percentuali annue a due cifre, è considerato un fattore che resterà costante nei prossimi anni.

Recenti ricerche scientifiche hanno documentato una connessione tra metodi di coltivazione e qualità nutrizionale degli alimenti. Ad esempio campioni di mele golden, prelevati in Trentino e in Toscana, evidenziano una costante differenza di valori funzionali tra il frutto prodotto in regime di agricoltura industriale e quello ottenuto in regime di agricoltura biodinamica. L’esempio delle mele appare particolarmente pregnante in considerazione di due principali questioni:

1. Il frutto ha assunto un valore simbolico della crisi ambientale e sanitaria all’interno dei territori di produzione intensiva in monocoltura, sottoposti a pervasivi trattamenti con pesticidi. Le aree hanno infatti iniziato a registrare l’allarme e la mobilitazione delle popolazioni residenti e una incipiente messa in crisi della fama ambientale e turistica storicamente riconosciuta a quei territori.

2. La qualità del prodotto alimentare che deriva da un territorio inquinato è non solo compromessa dai residui di sostanze nocive ma, alla luce delle recenti scoperte, ancor più da un ridotto apporto di fattori nutrizionali e funzionali per la nutrizione e la salute.

A fronte di questo appare evidente come un metodo agricolo capace di incrementare equilibri ambientali e vantaggi nutrizionali per la salute, possa costituire una valida attrattiva e un’opportunità per un territorio che voglia connotarsi per uno stile di vita di qualità e rafforzare in tal senso la propria identità nell’immaginario collettivo diffuso.

In Puglia la ricezione e lo sviluppo dell’agricoltura biologica e biodinamica in regione ha avuto una particolare fortuna.

Le maggiori opportunità sono costituite da alcuni fattori di rilievo. Il primo è la ricaduta in termini di salvaguardia ambientale del territorio e di salute dei cittadini. Il secondo è quello del potenziale di incidenza sull’immaginario collettivo, che un incremento della diffusione del metodo agricolo biologico e biodinamico potrebbe avere sulla percezione in Italia e all’estero dello stile e della qualità della vita nella regione Puglia. Un terzo fattore da considerare è l’alta rimuneratività delle produzioni biodinamiche. In particolare le aziende biodinamiche pugliesi si distinguono per una forte propensione all’export, con apprezzamenti particolarmente lusinghieri in termini di costanza delle vendite e remunerazione del prodotto.

Le maggiori minacce sono costituite dalla perdita di riconoscibilità del prodotto esportato come italiano che, se apporta buona remunerazione, ha scarse ricadute sull’immagine della regione. A questo si affianca la scarsa disponibilità di un prodotto di alto valore funzionale per la popolazione residente, che non beneficia dei vantaggi per la salute apportati dai suoi prodotti. Infine occorre registrare l’esigenza di un incremento quali quantitativo della messa in rete attiva delle aziende di produzione, commercializzazione e trasformazione. Il rafforzamento di tale rete permetterebbe una conseguente radicazione e diffusione delle relazioni di queste con il territorio e l’offerta diffusa alla popolazione residente e alla popolazione turistica, tale da poter incidere più capillarmente sulla vita della Regione. La messa in rete delle aziende agricole, la disponibilità di prodotto di alto valore nutrizionale e ambientale in scuole, ospedali, mense, ristoranti e negozi sul territorio pugliese, con la segnalazione di questa rete attiva, sarebbe facilmente efficace, specie se accompagnata da uno studio sugli effetti e da una narrazione che renda facilmente riconoscibile la regione Puglia su questo risultato.

Articolazione delle attività

Area Lifestyle: presentazione di modelli e stili di vita utili a mantenere un “buono stato di salute” e attività legate alla cosiddetta “mobilità dolce” che unisce scoperta del territorio e attività fisica attraverso percorsi podistici e cicloturistici.

Area Workshop: previsti quattro incontri (Bari, Brindisi, Foggia e Lecce) con relativi interventi di narrazione e comunicazione (carta stampata, riviste, siti e via web) della realtà presenti e quelle in via di trasformazione sul territorio regionale. Obiettivo la realizzazione di un “kit dell’agricoltura biodinamica”  per l’attivazione di percorsi di questo tipo in altri territori.

Area tipical local: definire ed attivare una rete di realtà agricole e di offerta sarà utile per incentivare la diffusione delle aziende, il loro concorso per uno standard comune di qualità, la diffusione capillare dei prodotti e la loro disponibilità alla popolazione. La costituzione di una rete di 10 aziende modello di riferimento in Regione, a ciò affiancare un gemellaggio con alcune aziende italiane di eccellenza volto al sostegno della loro produzione e capacità, individuare linee di produzione e valorizzarle, inserire e proporre tali linee di produzione in alcune espressioni del tessuto sociale e produttivo della regione Puglia.

Area Laboratori didattici: articolata in laboratori di formazione ed informazione rivolte a:

– le scuole al fine di promuovere l’attenzione verso i corretti stili di vita, la dieta mediterranea sostenibile pugliese, la produzione agricola biodinamica e la salute.

– i cittadini non utilizzatori e diffidente della tecnologia sull’utilizzo dei dispositivi mobili collegati ad internet e sui servizi web presenti nei portali istituzionali della Regione Puglia

– le figure professionali sanitarie dello specifico territorio attraverso il programma di formazione sulla dieta mediterranea sostenibile pugliese.

Area “Temporary Coworking”: luogo di contaminazione tra ricerca ed innovazione, spazio aperto e condiviso destinato a startup e realtà consolidate espressione dell’economia locale in cui promuovere idee, visioni, fabbisogni ed esperienze per la tutela della salute e la promozione del territorio.

Area MEDIcuCina: sessioni di showcooking finalizzate alla preparazioni e alla degustazione di piatti rappresentativi della dieta mediterranea sostenibile pugliese legati alla promozione della salute.

Area Info Apulian Lifestyle: informazione sul progetto Apulian Lifestyle e sulle attività in via di sviluppo. (…)

giovedì 2 agosto 2018

Depositi fiscali vino, differimento termine presentazione bilancio di materia e bilancio energetico dell'Agenzia delle Dogane

Semplificazione degli adempimenti, la filiera accoglie positivamente la decisione di differimento del termine della presentazione prospetto riepilogativo della produzione-lavorazione, nonché il bilancio di materia e il bilancio energetico come  comunicato dall'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.



L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha emesso in data 26 luglio 2018 la circolare n. 6/D, con la quale ha precisato che i soggetti esercenti depositi fiscali di vino devono presentare il prospetto riepilogativo della produzione e della movimentazione dei prodotti, nonché i bilanci di materia e il bilancio energetico prescritti dal DM datato 27 marzo 2001, n. 153, entro il 10 settembre.

Lo spostamento del termine di presentazione da parte dell’Agenzia delle Dogane dal 15 agosto al 10 settembre è stato accolto con molto favore dalle organizzazioni della Filiera Vitivinicola (Unione Italiana Vini, Confagricoltura, CIA – Confederazione Italiana Agricoltori, ACI – Alleanza Cooperative Italiane – Agroalimentare, Federvini, Federdoc e Assoenologi).

“E’ un passo concreto in avanti verso il processo di semplificazione ed unificazione degli adempimenti che le nostre imprese costantemente richiedono per il settore”, spiegano le organizzazioni della Filiera Vitivinicola.

 Il posticipo al 10 settembre consente, infatti, di concentrare in un'unica scadenza gli adempimenti dovuti alla disciplina delle accise e quelli inerenti alla presentazione della dichiarazione di giacenza.

I due adempimenti avevano inizialmente scadenze diverse:

- il prospetto riepilogativo doveva essere presentato entro i quindici giorni successivi al termine dell’anno di riferimento (l’obbligo decorreva dal 15 luglio);

- la dichiarazione di giacenza doveva essere presentata entro il 10 settembre.

In ragione del trattamento impositivo alquanto particolare riservato al vino, l’Agenzia ha evidenziato che si è proceduto a una riduzione degli oneri. L’utilizzo dei documenti già in uso agli esercenti (previsti dalle norme in materia vinicola) è stato ritenuto valido anche ai fini tributari. Conseguentemente sono stati considerati rilevanti ai fini fiscali i “dati contabili presenti nelle dichiarazioni obbligatorie e nelle registrazioni, incluse le rilevazioni delle giacenze effettive annue”.

A seguito:

- dell’omogeneizzazione dei vari obblighi contabili;

- dell’avvenuto completamento “della fase di rendicontazione con modalità telematica”;

è stato pertanto possibile concentrare i due termini di adempimento in una sola scadenza: il 10 settembre.

“Ringraziamo l’Agenzia delle Dogane per la disponibilità e la celerità con cui ha accolto le istanze ed auspichiamo – continua la Filiera – che il processo di semplificazione possa proseguire di concerto con il MIPAAFT verso la completa informatizzazione dei procedimenti con l’acquisizione diretta delle informazioni richieste da quelle già fornite dagli operatori per via telematica mediante il registro SIAN. Sarebbe la perfetta chiusura del cerchio – concludono le organizzazioni – ed una reale facilitazione per le aziende che ci auguriamo possa avverarsi dalla prossima campagna”.

Agricoltura e lavoro, cambiamento epocale: al Sud è corsa ai campi per 18mila giovani. Il mestiere della terra, strada del futuro per nuove generazioni

Storica corsa alla terra per 18mila under 40 che vedono nel ritorno in campagna l’unica possibilità di rilancio rispetto alle previsioni sul forte rallentamento dell’economia nelle regioni meridionali. Coldiretti analizza i nuovi dati Svimez secondo i quali nel Mezzogiorno, senza politiche adeguate, nel giro di due anni ci sarà un sostanziale dimezzamento del tasso di sviluppo.





Il Sud può ripartire grazie all’agricoltura. E' un dato di fatto già evidenziato in un precedente rapporto a cura di ISMEA SVIMEZ sull’agricoltura del Mezzogiorno che mette in luce l’ottima performance del settore primario nel 2015 e nel 2016. Al Sud ancor più che al Nord crescono valore aggiunto, esportazioni, investimenti e occupazione e l’agricoltura diventa protagonista della ripresa economica con una particolare e significativa dinamica dell’occupazione giovanile, che nel Mezzogiorno ha visto una crescita del 12,9%, più della media italiana.

Nel nuovo rapporto SVIMEZ 2018, presentato ieri presso la sede di via di Porta Pinciana 6 a Roma, risulta chiaro però che la crescita dell’economia meridionale nel triennio 2015-2017 ha solo parzialmente recuperato il patrimonio economico e anche sociale disperso dalla crisi nel Sud. Manca il contributo della spesa pubblica e la ripresa è trainata solo da investimenti privati. Si riscontra inoltre una forte disomogeneità tra le regioni del Mezzogiorno: nel 2017, con Calabria, Sardegna e Campania che registrano il più alto tasso di sviluppo. Se da un lato si assiste ad un aumento dell'occupazione, questa risulta essere debole e precaria con un ampliamento del disagio sociale, tra famiglie in povertà assoluta e lavoratori poveri. Nuovo dualismo demografico: meno giovani, meno Sud, limitazione dei diritti di cittadinanza e divario nei servizi pubblici.

Quello che più conforta è la controtendenza alla fuga dei giovani al Sud che registra invece una storica corsa alla terra per 18mila under 40 che vedono nel ritorno in campagna l’unica possibilità di rilancio rispetto alle previsioni sul forte rallentamento dell’economia nelle regioni meridionali. Un allarme sullo squilibrio tra Nord e Sud che – come rileva Coldiretti – trova una prima risposta nel fatto che sui 30mila giovani under 40 che nel 2016/2017 hanno presentato in Italia domanda per l’insediamento in agricoltura dei Piani di sviluppo rurale (Psr) dell’Unione Europea, ben il 61% è concentrato nel Meridione e nelle isole.

Si tratta di un cambiamento epocale che non accadeva dalla rivoluzione industriale, con il mestiere della terra che non è più considerato l’ultima spiaggia di chi non ha un’istruzione e ha paura di aprirsi al mondo, ma è la nuova strada del futuro per giovani generazioni istruite e con voglia di fare tanto.

L’agricoltura nel Mezzogiorno è oggi capace di offrire prospettive di lavoro sia a chi vuole intraprendere con idee innovative sia a chi vuole trovare una occupazione anche temporanea. Il rilancio del Sud passa dunque dalla capacità di riuscire finalmente a sfruttare le risorse culturali e paesaggistiche e ambientali che offrono enormi opportunità all’agricoltura di qualità, all’enogastronomia e al turismo.

Un nuovo modello di sviluppo che passa dalla valorizzazione della distintività del territorio come hanno dimostrato di saper fare le moltissime nuove imprese condotte da giovani nate nel settore agricolo. Per sostenere gli aspiranti colleghi imprenditori, i giovani della Coldiretti hanno costituito anche una speciale task force che opera a livello territoriale nel Sud e nelle Isole con tutor, corsi di formazione e consigli per accesso al credito.