lunedì 25 giugno 2018

Vino&Mercati, dopo tensioni, Francia e Spagna presentano progetto comune su economia e competitività del settore vitivinicolo

Il comitato franco-spagnolo nato dopo le tensioni che hanno investito il settore vinicolo di Francia e Spagna si è incontrato lo scorso 12 giugno a Madrid presso il Ministero dell'Agricoltura per presentare un progetto comune rivolto alla costituzione di un osservatorio economico di un mercato sempre più competitivo.




Il progetto presentato dalle associazioni dei viticoltori di Francia e Spagna dopo la volontà di  pacificazione di quella che è conosciuta come la 'guerra del vino' tra i due paesi, che come ben noto ha portato a violente proteste nel sud della Francia contro gli esportatori di vino spagnoli, che producono a basso prezzo e, secondo i francesi, in modo non conforme ai regolamenti europei.

Il comitato franco-spagnolo, composto da professionisti del settore vino, alti funzionari dell'agricoltura, esperti sulla concorrenza e le imposte, ha presentato quello che è da considerare come un vero e proprio osservatorio economico con il fine di anticipare le eventuali difficoltà di un mercato sempre più competitivo e che decida sulle questioni normative in modo da stabilire delle posizioni franco-spagnole forti su questioni di politica europea e internazionale.

La piattaforma alla base del progetto consentirà di condividere "dati su superficie, volumi, prezzi e monitoraggio del mercato", come dichiarato in un comunicato stampa dalle quattro organizzazioni francesi coinvolte, precisando che "la decisione consentirà al mercato di essere monitorato e oggettivato nei mesi e negli anni a venire, che è il prerequisito essenziale per un rapporto più costruttivo tra i due paesi e per generare valore".

Alla presentazione si è discusso anche dell'adattamento dei vigneti al cambiamento climatico. Le due delegazioni hanno approfittato inoltre della partecipazione delle loro rispettive amministrazioni agricole per interrogarle sul progetto di riforma della politica agricola comune presentato dalla Commissione europea. Richiedendo "continui programmi di sostegno per il settore vitivinicolo ... in termini di euro costanti" e la conservazione di "regolamenti specifici per il settore vitivinicolo", insomma quello che emerge dopo i venti di guerra tra Francia e Spagna è la volontà di perseguire un orientamento comune per il futuro del settore. 

venerdì 22 giugno 2018

Food&Wine Tourism: l’enogastronomia è la prima motivazione di viaggio in Italia per i turisti

Al Food & Wine Tourism Forum, le analisi e i bilanci degli esperti in enogastronomia, turismo e comunicazione digitale sullo stato di salute del turismo enogastronomico in Italia nella giornata di formazione al Castello di Grinzane Cavour.




Il primo forum dedicato al turismo enogastronomico in Italia si chiude con notizie positive: secondo la ricerca “Italia destinazione turistica 2017” di ISNART-Unioncamere, le eccellenze dell’enogastronomia italiana sono la prima motivazione di visita per i turisti italiani e stranieri che trascorrono una vacanza nel Bel Paese con il 26% di preferenze assolute.

Un riscontro concreto di questa preferenza è fornito dai dati di una ricerca interna di Tripadvisor, illustrati nel dettaglio durante il Food & Wine Tourism Forum, che si è svolto ieri nel Castello di Grinzane Cavour, in Provincia di Cuneo. Il volume totale delle visualizzazioni degli utenti unici globali verso i contenuti ITALIA su Tripadvisor è cresciuto del 19,3% nel 2017 rispetto al 2016, registrando picchi positivi nei mesi estivi.

Spostando il focus dei dati a livello locale, le visualizzazioni degli utenti unici globali sui contenuti LANGHE ROERO sono aumentate, nello stesso periodo, del 51,1%, con picchi positivi da agosto ad ottobre. In cima alla lista dei Paesi Top 20 per le visualizzazioni dei contenuti ITALIA troviamo in ordine: Regno Unito, Stati Uniti e Germania. Per quanto riguarda, invece, le visualizzazioni dei contenuti LANGHE ROERO nelle prime tre posizioni si posizionano Svizzera, Francia e Regno Unito.

Un altro dato interessante, sempre proveniente dai dati interni di Tripadvisor, riguarda la crescita del numero di prenotazioni all’interno della categoria enogastronomica presente sulla piattaforma. In Italia, le prenotazioni dei tour gastronomici su Tripdvisor sono aumentati nel 2017 su 2016 del 38,7% , mentre le prenotazioni dei tour enogastronomici e le degustazioni dei vini sono cresciuti del 59%.

Nella top 10 delle regioni italiane più prenotate su Tripadvisor, ai primi tre posti compaiono Toscana, Lazio e Veneto, mentre Piemonte e Liguria sono all’ottava posizione. I dati forniti da Google Trends relativi alle ricerche online sul turismo enogastronomico italiano da utenti su tutto il territorio globale rivelano che nel 2017 le search dall’estero legate all'Italia come meta di turismo enogastronomico sono aumentate rispetto all'anno precedente.

Di seguito, in dettaglio, alcuni estratti dei dati forniti da Google trends, basati sulle ricerche effettuate sul principale motore di ricerca mondiale. Nel biennio 2017-2018, i Paesi che hanno dimostrato il maggiore interesse per l'Italia come destinazione turistica legata al settore agroalimentare sono nell'ordine: Paesi Bassi (+14%) Belgio (+20%) Svizzera (+4%) Francia (+21%) e Danimarca (+70%). Per quanto riguarda in particolare il turismo enologico, i paesi in cui l’Italia è più cercata sono: Svezia (+57%), Slovenia (+50%), Danimarca (+160%), Stati Uniti (+10%) e Irlanda (+17%).

Gli utenti globali interessanti all'Italia da un punto di vista enogastronomico cercano principalmente le regioni e le città, in particolare: Toscana e Firenze, Piemonte e Alba, Lazio e Roma, Sardegna, Sicilia. In riferimento alle specialità enogastronomiche, il prodotto italiano più cercato nell’ambito del turismo enogastronomico su tutto il territorio globale è il prosecco, seguito nell’ordine da mozzarella, gorgonzola, ricotta e tartufo.

A livello globale le eccellenze italiane spiccano anche rispetto ai prodotti esteri: la Mozzarella raccoglie il quadruplo delle ricerche del Camembert, il Parmigiano Reggiano il doppio del Brie, il Gorgonzola è cercato una volta e mezzo il Roquefort, la Grappa il triplo del Cognac, il Limoncello il triplo del Cointreau. Bene anche il Prosciutto nostrano che è cercato tre volte tanto rispetto al Jamón iberico.

Nonostante gli ottimi risultati testimoniati dai dati presentati a Grinzane Cavour, c’è ancora molto lavoro da fare in termini di innovazione, sviluppo, promozione e valorizzazione del patrimonio enogastronomico italiano. I relatori, a termine degli interventi hanno lanciato agli oltre 300 partecipanti (studenti, giornalisti, blogger, operatori del settore turistico) nuovi interrogativi e nuove sfide per il futuro del turismo italiano.

All’interno del Food & Wine Tourism Forum c’è stato spazio anche per la formazione, con le “Istruzioni per l’uso”, tenute da: Annalisa Romeo, Paola Faravelli, Fabrizio Ulisse, Mariachiara Montera e Giulio Gargiullo.

L’organizzazione del “Food & Wine Tourism Forum” è a cura dell’Ente Turismo Alba Bra Langhe Roero con Enoteca regionale Piemontese Cavour. Con la collaborazione e la partecipazione di ENIT, MIBACT e Direzione Generale per la promozione del Sistema Paese del MAECI e Regione Piemonte. La direzione scientifica è di Roberta Milano. L’evento fa parte del progetto ÀMPELO (Programma Interreg ALCOTRA 2014-2020).

Di seguito alcune dichiarazioni dei relatori della giornata.

Antonella Parigi, assessore Cultura e Turismo Regione Piemonte: “Questo evento, a cui siamo lieti di collaborare, ha permesso di mettere in luce uno degli aspetti che più caratterizzano il turismo enogastronomico in Piemonte, ovvero la forte impronta culturale. Una consapevolezza che sul nostro territorio è molto radicata - basta pensare a Slow Food - e che ritengo costituisca un importante valore aggiunto: quello che i visitatori ricercano, infatti, è sempre più un'esperienza, che il nostro patrimonio enogastronomico, con il suo portato di radici culturali e tradizioni uniche, è senza dubbio in grado di offrire. Come Regione Piemonte crediamo fortemente in questa visione e abbiamo voluto valorizzarla anche inserendo l'enogastronomia nel nuovo testo unico sulla cultura, che a breve verrà discusso in Consiglio regionale".

Francesco Palumbo - direttore generale Turismo Mibact: c’è l’idea che si viene in Italia per vivere all’italiana, per fare un’esperienza di vita come vivono gli italiani. Sicuramente è un’esperienza mista, che vuol dire vivere, vedere paesaggi, vedere il patrimonio culturale e anche assaggiare dei prodotti, comprarseli anche come ricordo nei propri Paesi. Siamo un Paese che fa dell’esperienza la motivazione della visita e che quindi chi visita l’Italia intende anche vedere non passivamente alcuni aspetti del patrimonio ma parteciparvi.

Oscar Farinetti: “Siamo la nazione del mondo con il maggior numero di biodiversità. Abbiamo il maggior numero di piatti, abbiamo una differenza da Provincia a Provincia straordinaria. Tutto il mondo vuole mangiare e bere italiano. Dobbiamo solo accogliere i visitatori sul territorio e dare loro un’offerta pulita. I numeri ci sono e tutta Italia può sicuramente migliorare.

Pier Francesco Zazo - già Ambasciatore in Australia, Ministero degli Esteri: “Il Made in Italy è un brand straordinario, e ci sono enormi potenzialità di ulteriore crescita per il turismo straniero soprattutto, dai Paesi Extra Europei verso l’Italia. Oggi figuriamo al quinto posto ma potremmo fare ulteriori passi in avanti. Grossi margini di crescita anche per il turismo enogastronomico perché nell’immaginario dei visitatori stranieri l’Italia figura al primo posto. Siamo vincenti, non solo per enogastronomia, ma con l’abbinamento di cultura, territorio, storia”.

Andrea Arizzi - Direttore commerciale TheFork in Italia: Il quadro del turismo enogastronomico dell’Italia, dal nostro punto di vista, quello di The Fork e Tripadvisor, è ottimale: gli utenti usano la nostra piattaforma non solo per cercare il patrimonio enogastronomico, ma anche per cercare dei ristoranti dove possono provare queste particolarità e quindi prenotarli online. Riscontriamo dei picchi in termini di prenotazione sulle nostre piattaforme nei periodi di luglio e agosto nelle zone tipiche del turismo estivo in Italia come Sicilia e Sardegna. Nella zona delle Langhe e della Toscana, invece, questo aumento si manifesta alla fine della primavera. Il pubblico di riferimento delle nostre piattaforme è un pubblico di fascia medio-alta che va dai 35 ai 55 anni, tendenzialmente liberi professionisti che decidono di andare fuori al ristorante.

Flavia Coccia, ISNART- Unioncamere: Dalla ricerche emerge che il turismo enogastronomico sta crescendo di anno in anno e l’Italia sta raggiungendo numeri impressionanti che fino a dieci anni fa erano impensabili. Questo significa che il turismo enogastronomico è il primo prodotto turistico italiano ed è il punto di forza su cui il Belpaese deve puntare per consolidare e migliorare la sua posizione. In Italia si viene perché si cerca cultura, identitò, i sapori, i paesaggi. Si cerca quello che si è perso negli altri luoghi. Quando i turistici si recano da noi cercano la genuinità dei prodotti enogastronomici.

Olivier Bagarri, Direttore dell’Université Européenne des Saveurs et des Senteurs (UESS) – consulente progetto ÀMPELO : “Lavoriamo tra la Francia, precisamente tra le Alpi della Provenza, e l’Italia , in Langhe e Roero, per sviluppare un programma di destinazione. Abbiamo iniziato i lavori qualche mese fa, oggi abbiamo fatto il primo convegno di formazione con interventi di esperti da tutta Europa che spiegano come si fa il marketing territoriale, come si sviluppa il turismo tramite i prodotti locali e si farà anche in Francia dei convegni uguali per lo sviluppo dei territori rurali che hanno il turismo come importante risorsa di crescita.

Andrea Galetto, responsabile Auto, Luxury e Travel Google Italia: " Il turismo enogastronomico italiano è in salute, come dimostrano anche le ricerche di Google Trends, in crescita rispetto al 2017. Sulla parte agroalimentare la parte del leone la fa sempre l'Europa , soprattutto del Nord, dove si registrano crescite superiori al 20% mentre sul perimetro enologico le forti crescite europee vengono affiancate da un rilevante +10% degli Stati Uniti, + 50% Nuova Zelanda e un +27 % Hong Kong che confermano la caratura globale dei nostri prodotti Made in Italy."

Valentina Quattro - Associate Director Communications e Portavoce per l’Italia per Tripadvisor “Mettendo a confronto i dati di TripAdvisor sull’Italia e sulle Langhe emerge un quadro più che positivo: il volume totale di visualizzazioni delle pagine Italia sul sito da parte degli utenti è cresciuto del +19.3% anno su anno (2016 su 2017) mentre per Langhe e Roero addirittura del +51.1%, a dimostrazione che non solo il nostro Paese riscuote sempre più interesse dai viaggiatori di tutto il mondo ma anche che Langhe e Roero sono in fortissima crescita. Anche i punteggi medi dati alla ristorazione sono molto buoni: 4,17 su 5 a livello nazionale e 4,34 per la provincia di Cuneo. Ma non solo! Guardando alla categoria attrazioni, le prenotazioni di tour gastronomici in Italia hanno registrato una crescita del 38,7% e quelle di tour enologici del 59%. L’offerta enogastronomica del nostro Paese è immensa, varia e superlativa: sviluppandola e promuovendola ulteriormente questi risultati già ottimi non possono che migliorare!”.

Maria Elena Rossi - Direttore Marketing e Promozione ENIT: “Dal monitoraggio Osservatorio Nazionale del Turismo di ENIT sui Tour Operator internazionali in merito all'andamento del turismo enogastronomico per la stagione estiva, si rileva una crescita del 10% per i Paesi europei e del 20% per i Paesi oltreoceano. ENIT è impegnata con azioni di marketing e promozione nei 5 continenti su questo segmento nell'Anno del Cibo italiano”.

Roberta Milano, direttore scientifico di Food &Wine Tourism Forum: “Un successo oltre le previsioni, per la prima edizione con più di 350 iscrizioni formali che dimostra il richiamo di appuntamenti di qualità, l’interesse per il tema turismo enogastronomico e la grande domanda di formazione sui temi digitali. Molto importante il messaggio trasversale lanciato in tutti i panel sull’importanza della sostenibilità ampiamente intesa, un tema che passa attraverso la genuinità, tradizione, tecnologia, comunicazione e strategie di lungo termine.

Mauro Carbone, direttore Ente Turismo Alba Bra Langhe Roero: “La crescita passa attraverso l’innovazione che germoglia con lo scambio di dati, conoscenze, progetti. Il forum deve servire proprio a questo, rilanceremo nel 2019 con un profilo ancora più internazionale. Se la domanda è <<il turismo enogastronomico è turismo culturale?>>, la risposta è certamente sì!”.

Eventi vitivinicoltura. Dalle sfide dell'Italia enoica, alle rotte del vino globale, da come gestire un'impresa, all'analisi del Sistema Italia

Queste, ma non solo, sono state le tematiche calde con relativi interventi e case history che hanno contraddistinto VinoVip al Forte, manifestazione ammiraglia della storica rivista enologica Civiltà del bere che si è evidenziata per essere occasione di assaggi memorabili uniti a momenti di cultura. Un successo sopra le attese che mette in luce la Versilia come paladina della qualità. 




La sfida non era delle più facili per un evento di questa portata, e le attese davvero alte, ma i numeri e l'eco di commenti positivi parlano di un grande successo. Il 18 di giugno si è svolta a Forte dei Marmi la prima edizione di VinoVip al Forte, versione balneare dello storico summit di Cortina d’Ampezzo organizzato da Civiltà del bere. Da sottolineare che oltre 200 persone hanno partecipato al convegno "Wine and Money, prospettiva globale", di scena a Villa Bertelli; mentre la sera, a partire dalle 18, più di 600 ospiti hanno calcato il salone e il primo piano della celeberrima Capannina di Franceschi, dove si è tenuto il Grand tasting.

Come vi avevo accennato si è svolta l'interessante masterclass sulla riscoperta dei raspi in vinificazione, dove si è parlato, insieme ai produttori presenti, di cambiamenti climatici e annate calde, del rischio di banalizzare il frutto di alcuni vini con l’obiettivo di ritrovare una speciale complessità andata perduta. Il wine tasting tecnico dal titolo "La riscoperta dei raspi in vinificazione, vecchie e nuove esperienze a confronto per una loro corretta gestione" è stato condotto dal giornalista enogastronomico Aldo Fiordelli. Cinque produttori (più uno per voce di Fiordelli) stanno sperimentando vinificazioni a grappolo intero, seguendo una linea di pensiero che riporta alla tradizione. Si tratta di Silvano Brescianini di Pievalta (con il Verdicchio Riserva San Paolo), Martin Gojer di Weingut Pranzegg (con la Schiava Campill), Stefano Amerighi (con il Syrah di Cortona Apice), Tim Manning de Il Borghetto (con il Sangiovese Bilaccio), Fabio Alessandria di Burlotto per voce di Aldo Fiordelli (con il Barolo Monvigliero) e Salvo Foti de I Vigneri (con il suo Etna Rosso). Qual è il loro obiettivo? C'è chi ricerca leggerezza e succosità, chi vuole garantire equilibrio in fase di fermentazione e buona estrazione di tannino, chi lo fa per dare continuità alla tradizione, chi per rendere il Sangiovese più elegante, e anche chi sostiene gliel'abbia chiesto la propria uva.

Dopo l'inaugurazione, la mattinata si è aperta con il convegno "Wine & Money, prospettiva globale",  nel giardino d'inverno della Fondazione Villa Bertelli. I lavori sono stati introdotti dall'economista americano Mike Veseth, autore della newsletter settimanale The Wine Economist, che ha parlato del delicato rapporto tra vino e denaro. In un mondo che, volenti o nolenti (che si esporti o meno), vede il viticoltore contemporaneo immerso nel business globale, Veseth individua 4 tendenze in atto da seguire:

#1 Follow the money, cioè individuare i mercati in crescita come Usa e Cina, e mettere a punto azioni di penetrazione veloci e incisive.

#2 Premiumization, la propensione tra i consumatori (sopratutto statunitensi, nda) all'acquisto di prodotti di livello di prezzo superiore.

#3 Return to the brand, la predisposizione a voler produrre un marchio forte.

#4 The rise of identity wine brands, anche se la nascita di brand identitari non sempre porta alla creazione di prodotti di qualità.

A seguire gli interventi "di casa nostra" suddivisi in 4 tematiche.

1 - Le sfide dell'Italia enoica

Angelo Gaja, portando anche la sua esperienza personale negli Usa, ha parlato della difficoltà di far crescere il valore del prezzo medio al litro del vino italiano all'estero. Ancora oggi la chiave di volta risiede nel marketing, che vede investimenti insufficienti. Per concludere con l'auspicio della creazione di un nuovo evento a Milano (e poi itinerante) per trasmettere lo stile di vita e la cultura italiani a livello internazionale. Il prof. Attilio Scienza dell'Università di Milano ha esortato a capire il valore dell'innovazione, per poter affrontare le sfide più importanti per il mondo vitivinicolo: il cambiamento climatico e la sostenibilità. Per Giuseppe Tasca non bisogna demonizzare il denaro, e nella propria attività bisogna mettere anche la propria faccia, la cultura e un animo personale.

2 - Le rotte del vino globale

L'accurata analisi di Denis Pantini di Nomisma sull'export italiano negli ultimi 5 anni vede sempre più in crescita i vini spumanti, rispetto alle altre tipologie. Focus sulle dinamiche di 4 piazze interessanti per noi: Usa, Cina, Germania e Svezia. Marina Cvetic di Masciarelli ha parlato della sua esperienza positiva nei mercati dell'Est Europa, e del timore di approcciarsi a Paesi come la Cina, dove c'è poca tutela del Made in Italy. Nadia Zenato ha citato Usa e Russia, come piazze già conquistate, e la Cina tra le sue nuove frontiere.

3 - Imprese da gestire

Alcuni produttori hanno raccontato diversi modelli di gestione della propria azienda. Allegra Antinori ha illustrato il Trust, a cui l'azienda di famiglia si è affidata per tutelare la propria esistenza nel lungo periodo (fino a 90 anni). Elvira Bortolomiol ha portato l'esperienza di una realtà tutta al femminile (costituita da 4 sorelle), che investe sulla qualità del proprio prodotto all'insegna della sostenibilità. Massimo Ruggero di Siddùra è un ex costruttore che si è convertito alla vitivinicoltura in Gallura, dedicandosi a valorizzare la propria identità territoriale.

4 - Punti di forza, di debolezza, opportunità e rischi del Sistema Italia

Per Piero Mastroberardino (Federvini) le difficoltà del Sistema Italia sono strutturali. La dimensione è un fattore facilitatore dei conti in azienda; ma più si è piccoli, più si soffre. Il fatto che la maggior parte delle aziende italiane siano medio-piccole rende difficile, per esempio, ottenere finanziamenti, dotarsi di un management di alto livello o andare all'estero. Ernesto Abbona (Unione italiana vini) avverte un'esigenza di semplificazione, pur essendo consapevole che la realtà imprenditoriale italiana è anche legata al territorio e, quindi, diversificata. Le imprese private creano valore, così come le forme associative che le comprendono, come i Consorzi.

Il Premio Khail 2018 a Cesare Pillon

VinoVip è per noi l’occasione di ricordare il fondatore di Civiltà del bere: Pino Khail. Dal 2011, anno della sua scomparsa, abbiamo intitolato un Premio alla sua memoria. “Per aver raccontato il vino, nelle sue svariate sfaccettature, con competenza e scrittura raffinata, con ironia e precisione” il giornalista Cesare Pillon - storica firma del vino italiano - ha ricevuto il Premio Khail 2018.  “Collaboratore assiduo della rivista fondata da Pino Khail, con lui ha condiviso l’idea che l’impegno degli imprenditori vinicoli andasse massimamente valorizzato, considerata l’importanza del loro prodotto per la cultura e l’economia della nostra civiltà”, ha spiegato Alessandro Torcoli, direttore di Civiltà del bere, consegnando ieri la targa commemorativa a uno stupito e commosso Cesare Pillon, omaggiato dalla standing ovation dei 200 ospiti a Villa Bertelli.

La presentazione del Manuale di Conversazione Vinicola

Nel pomeriggio, il Giardino d’Inverno di Villa Bertelli ha ospitato anche la presentazione del libro “Manuale di Conversazione Vinicola”, l'ultima opera del giornalista Cesare Pillon. Come ha spiegato il direttore Alessandro Torcoli: “Abbiamo deciso di riunire i vocaboli dell’omonima rubrica, uscita su Civiltà del bere tra il 2007 e il 2013. In tutto 175 lemmi, elencati in ordine alfabetico, che raccontano il mondo del vino con precisione, ma anche fine ironia, che da sempre contraddistingue la scrittura del maestro Pillon”. Il dizionario, dalla A di “Abbigliamento”, ovvero packaging delle bottiglie” alla Z di “zuccheraggio”, ossia il dosaggio per le bollicine, spiega i termini chiave dell’enologia, rivelando i paradossi e le mode che hanno attraversato il settore. 

Il Grand Tasting della Capannina

Il gran finale di VinoVip al Forte non poteva che essere alla Capannina di Franceschi, tempio della musica in Versilia dal 1929, nonché set di famose pellicole cinematografiche come “Sapore di mare”. In assaggio oltre 150 etichette top di 53 grandi nomi dell’enologia nazionale, accanto a una selezione di challenger, le nuove sfide del vino italiano. Durante la serata sono state stappate poco meno di mille bottiglie, tra bollicine, bianchi e rossi fruttati, adatti anche alla stagione estiva. A fare la parte del leone, come c’era d’aspettarsi, è stata la Toscana, con 12 Cantine partecipanti, seguita a stretto giro dal Veneto, con 11 aziende, e dal Piemonte, con 5. Per i produttori la Versilia rappresenta a un mercato molto importante, soprattutto sul fronte della ristorazione, e VinoVip al Forte si è dimostrata un’ottima occasione di incontro e approfondimento anche sul piano commerciale.

A VinoVip al Forte erano presenti (nelle persone dei titolari o del management) alcune tra le aziende più blasonate d’Italia.

Di seguito la lista delle aziende:

Marchesi Antinori, Tenuta di Artimino, Guido Berlucchi, Bertani Domains, Bisol, Bortolomiol, Bottega, Castello di Querceto, Conte Vistarino, Famiglia Cotarella, Cleto Chiarli, Cuvage, Dievole, Domini Castellare di Castellina, Cantine Due Palme, Livio Felluga, Cantine Ferrari, Feudi di San Gregorio, Ambrogio e Giovanni Folonari, La Vis, Librandi, Marchesi di Barolo, Masciarelli, Masi Agricola, Mastroberardino, Mezzacorona, Pasqua, Petra, Pio Cesare, Planeta, Rocca delle Macìe, Ruggeri, Tenuta San Guido, Tenuta Santa Caterina, Santa Margherita Gruppo Vinicolo, Cantine Settesoli, Tasca d’Almerita, Tenuta di Trinoro/Passopisciaro, Tommasi Family Estates, Torre Rosazza, Umani Ronchi, Velenosi, Villa Matilde, Vite Colte, Zenato. I challenger: Eleva, La Viarte, Monteverro, Poggio Cagnano, PuntoZero, Siddura, Tenuta di Fiorano.

Cantine cooperative, la più antica è nel Chianti. Fondata nel 1600 dai principi Corsini


Smart farming & food, la ricerca trentina dialoga con l'industria agroalimentare nazionale

Si è svolto con grande partecipazione di aziende, operatori e ricercatori del settore agrifood l'evento Smart farming & food: Dialogo tra ricerca e impresa sull'uso intelligente di suolo, acqua, prodotti agricoli e cibo". Presentati risultati scientifici e tecnologie innovative dedicate al settore agroalimentare. 




L'impatto che stanno avendo le nuove tecnologie sulla produzione agricola e sul consumo alimentare e l'importanza del raccordo tra mondo dell'industria e quello della ricerca sono i temi al centro dell'evento che si è svolto, ieri, a San Michele intitolato “Smart farming & food: Dialogo tra ricerca e impresa sull'uso intelligente di suolo, acqua, prodotti agricoli e cibo", organizzato dalla Fondazione Edmund Mach e HIT-Hub Innovazione Trentino.

Oltre 130 i partecipanti provenienti da tutta Italia che hanno gremito la sala conferenze del Palazzo Ricerca e Conoscenza, nel campus di San Michele. Barilla, Olivetti, Granarolo, Trentingrana-Concast, Cantine Ferrari, Menz&Gasser, Agrisoing, Apot, sono stati i protagonisti delle due tavole rotonde del mattino, mentre nel pomeriggio hanno dialogato con i ricercatori della Fondazione Edmund Mach e del sistema trentino della ricerca, per un confronto ad ampio raggio sulle innovazioni più recenti in agricoltura, ma anche nella trasformazione, nella distribuzione e nel consumo alimentare.

Sono intervenuti in apertura, l'assessora alla ricerca Sara Ferrari, il presidente FEM, Andrea Segrè, Nicola Svaizer, vicepresidente vicario dell'Associazione Artigiani Trentino e Marcello Lunelli, in rappresentanza di Confindustria Trento. “Qualcuno ha detto che l’innovazione fa girare il mondo. Senza scomodare il moto terrestre, di sicuro la spinta al cambiamento per le aziende è una risorsa fondamentale, soprattutto nei momenti di crisi. Questo vale anche per l’agricoltura”. Parole del presidente FEM, Andrea Segrè, che ha aperto l'incontro di oggi. L’attuale rivoluzione tecnologica – ha proseguito- è spinta da una nuova generazione di agricoltori “connessi” ma anche da consumatori più attenti e consapevoli a che cosa mangiano e a quale impatto il cibo ha sull'ambiente: “la Fondazione Mach ha colto in pieno queste sfide, nella convinzione che la ricerca, portatrice di nuova conoscenza, e l’industria, debbano dialogare in modo continuo e strutturato, pur nella differenza di linguaggi e tempi. L’evento di oggi vuole facilitare questo interscambio”. 

“Il tema dell'agrifood non è solo uno dei settori in maggior espansione- ha spiegato in apertura l'assessora provinciale alla ricerca, Sara Ferrari- , ma anche un ambito che da sempre connota il nostro territorio e che - anche grazie a decenni di ricerca - ha garantito sviluppo e occupazione alla nostra comunità. Non posso quindi che ribadire il massimo appoggio dell'amministrazione Provinciale ad occasioni come questa, ed esprimere un ringraziamento sincero ai ricercatori e alle aziende che sono intervenute. Sappiamo bene che non è semplice tenere in costante relazione il meglio della ricerca in Trentino e il mondo delle imprese locali, nazionali e internazionali. Ma sappiamo anche bene quali risultati può dare e quanto sia strategico farlo per il futuro del Trentino”.
Il direttore generale, Sergio Menapace, ha illustrato le attività di ricerca della Fondazione Edmund Mach in ambito agroalimentare: dall'agricoltura di precisione alla tracciabilità alimentare, dalle tecniche innovative di lotta biologica allo studio del valore nutrizionale dei prodotti agroalimentari trentini.

Le due tavole rotonde della mattina, moderate dal ricercatore FEM, Agostino Cavazza, hanno visto protagoniste otto aziende. I grandi temi affrontati hanno riguardato il ruolo della digitalizzazione, della intelligenza artificiale, della tracciabilità, dei big data nella produzione e nel controllo qualità, ma anche l'attenzione al benessere, alla salute e alla sostenibilità sociale, economica e ambientale, ed infine, l'innovazione, il fabbisogno di nuove tecnologie e di ricerca dal punto di vista delle aziende. Nel pomeriggio i gruppi di ricerca della Fondazione Mach, assieme a quelli di altri enti del Sistema Trentino della Ricerca (Fondazione Bruno Kessler e Università di Trento) hanno incontrato le aziende e presentato loro risultati scientifici e tecnologie innovative dedicate al settore agroalimentare.

La presidente di HIT, Anna Gervasoni, impossibilitata a partecipare, ha portato in una nota il suo saluto . “Il workshop di oggi – spiega- è la coerente prosecuzione del dialogo ricerca-startup-investitori in ambito agri-food che abbiamo aperto in febbraio a Milano, quando abbiamo declinato il tema in un’ottica di tecnologia del cibo e finanza, al fine di pervenire ad una sempre migliore sostenibilità nella produzione e nel consumo. L’incontro di oggi, riprende e completa questo filo logico dando la possibilità ad ampie aree tematiche della ricerca tecnologica del Trentino di interagire col mercato nazionale e locale. Filo logico che rappresenta allo stesso tempo la connotazione prima delle attività di HIT, che adempie alla sua missione di promotore attivo di connessioni e sinergie tra tecnologie innovative del sistema della ricerca del territorio con le imprese del settore, i mercati e la finanza".

ENOVITIS IN CAMPO: LE NUOVE FRONTIERE DELLA RICERCA AL CENTRO DEL CONVEGNO DEDICATO AI VITIGNI RESISTENTI

Registrate oltre 4500 presenze nella prima giornata della manifestazione. Premiati i tre vincitori dell’Innovation Challenge “New Technology Enovitis 2018”. Focus sul progetto pilota “Vitigni resistenti in Emilia Romagna”.




“La ricerca e l'innovazione non si possono fermare, perché rappresentano la chiave fondamentale per dare risposte alla sostenibilità, tema caro all’intero comparto vitivinicolo, intesa nella sua ampia accezione, economica, sociale e ambientale. In questa direzione il tema dei vigneti resistenti che stiamo affrontando oggi e il progetto portato avanti dall’Emilia Romagna rappresentano un’importante iniziativa per il futuro in termini economici e di sviluppo. La nuova PAC post 2020 sarà la giusta occasione per adeguare la normativa europea e favorire il trasferimento dell'innovazione dai centri di ricerca alle imprese, asset competitivo di primaria importanza per le nuove sfide del mercato”.

Con queste parole Paolo Castelletti, Segretario Generale di Unione Italiana Vini, ha espresso la posizione di UIV al convegno “Lambrusco: progetto ed esperienze per un vigneto sostenibile”, evento centrale, organizzato da “Il Corriere Vinicolo” e moderato dal Direttore Giulio Somma, della prima giornata di Enovitis in campo a Fabbrico (RE).

Focus è stato l’ambizioso progetto pilota “Vitigni resistenti in Emilia Romagna”, finanziato da imprese del settore, tra cui Cantine Riunite-Civ, in collaborazione con la Fondazione E. Mach, Vivai Cooperativi Rauscedo e Winepoint. A presentare i risultati del progetto avviato nel 2016 è stato Giovanni Nigro (Responsabile Filiera Vitivinicola e Olivo-Oleicola Centro Ricerche Produzioni Vegetali Soc. Coop.) che ha fatto il punto sullo stato di avanzamento e annunciato il nuovo sviluppo della ricerca sull’applicazione dei resistenti sui vitigni autoctoni.

“Qualsiasi imprenditore – ha commentato Corrado Casoli, Presidente di Cantine Riunite e Civ - deve porsi la questione dell'evoluzione nel campo della ricerca. La ricerca va fatta, perché essere contrari a priori significa non guardare al futuro. L'attenzione al cambiamento deve spingere a muoversi in una direzione che salvaguardi realmente il territorio e le sue caratteristiche. Per questo sosteniamo con orgoglio questo progetto. Attualmente il Lambrusco è il rosso più bevuto e venduto nel mondo, con 160 milioni di bottiglie prodotte. Per mantenere e accrescere il primato dobbiamo guardare al consumatore che è sempre più attento alla sostenibilità, non solo ambientale, ma anche economica e umana”.

Ad approfondire le nuove frontiere della ricerca è stato Marco Stefanini (Unità di Genetica e Miglioramento Genetico della vite – Fondazione Edmund Mach), che ha spiegato le tecniche utilizzate per rendere i vigneti resistenti, partendo da quelle tradizionali, come l’incrocio tra varietà diverse, fino alla cisgenesi e il genoma editing, che accorcia i tempi della sperimentazione e permette di ottenere vitigni resistenti, mantenendo inalterato il patrimonio genetico della pianta.

Le prospettive aperte sono state contestualizzate all’interno dell’impalcatura normativa di carattere nazionale e comunitaria, che potrebbe subire interessanti cambiamenti con la prossima riforma della Pac, affrontata da Michele Alessi del ministero delle Politiche Agricole.

“Attualmente gli ibridi si possono utilizzare solo per i vini comuni e per quelli a indicazione geografica – ha sottolineato Alessi.  Ma nella proposta di revisione della PAC avanzata dalla Commissione Europea c’è un’importante apertura per consentire in futuro la produzione anche dei vini Doc con i vitigni resistenti. Una proposta che dobbiamo analizzare con grande attenzione. Il Ministero si impegnerà a sentire tutte le voci delle imprese, facendosi carico delle loro istanze per capire come il sistema Italia vuole agire”.

Il convegno, che ha registrato il tutto esaurito, è stato al centro di una giornata che ha fatto registrare, oltre 4.500 presenze.

“Anche quest’anno Enovitis in Campo – spiega Luciano Rizzi, Direttore Commerciale Area Agriexpo&Tecnology Veronafiere –  si conferma un grande successo. Da cinque anni collaboriamo con UIV in questa manifestazione unica nel suo genere, che sa intercettare i cambiamenti e le nuove esigenze del mercato. Cambiamenti che gli espositori hanno saputo cavalcare, puntando su innovazione e tecnologia”.

E proprio innovazione e tecnologia hanno trovato espressione massima nella premiazione dei vincitori dell’Innovation Challenge “New Technology Enovitis in campo 2018”, che quest’anno è stato assegnato a: Rex 4-120 Gt di Landini, un trattore dalla larghezza ridotta e con caratteristiche tecnologicamente perfezionate per ottimizzare le lavorazioni nel vigneto; Fendt 200 Vfp Vario di Fendt-Agco Italia spa, un trattore di facile conduzione e, in più, grazie alla tecnologia Gps Rtk, la macchina può essere direzionata in automatico tra i filari, applicabile nella viticoltura di precisione; Ibisco di Gowan Italia srl, agrofarmaco per la protezione della vite dall’Oidio.

giovedì 21 giugno 2018

Vino e nuove strategie di retail marketing, Cina: Alibaba lancia il primo wine shop cash e cashier less

Alibaba ha lanciato una struttura di stoccaggio e vendita al dettaglio basata su concezione di automazione, senza l'utilizzo di contante e personale alla vendita. Ordine minimo una cassa. Oltre al vino, saranno disponibili anche birra, il liquore Baijiu e il ‘Huang Jiu’, tradizionale vino giallo cinese.




Alibaba, la più grande azienda di commercio elettronico del mondo, avanza e si espande ulteriormente con nuove esperienze di acquisto. Dopo aver debuttato con la presentazione di un wine bar completamente automatizzato ad Hong Kong durante Vinexpo, il gigante dell'E-commerce apre ora il primo wine shop cash e cashier less allargando così la propria frontiera di prodotti e servizi con questa nuova concezione di acquisto.

Entro l'anno è prevista l'apertura di altri negozi simili a livello nazionale, da cinque a otto. Ad occuparsi dello sviluppo del concept store è la società di design Sunrise di Zhejiang. Il modello mira ad aiutare l'industria delle bevande alcoliche a esaurire le scorte più velocemente  introducendo anche il concetto di asta che consente agli acquirenti di piazzare offerte su vini e liquori tramite la piattaforma di aste di Alibaba all'interno del negozio.

Abbracciando la cosiddetta strategia del "nuovo retail", Alibaba ha lanciato anche il Tao Café un supermercato self service, completamente automatizzato e privo di casse e il "Futuremart", entrambi a Hangzhou.

Tra i rivali di Alibaba ci sono un gruppo di aziende tecnologiche cinesi come JD.com, Suning e BingoBox, anch'esse hanno lanciato le proprie versioni di negozi senza contanti in Cina, che prevedono come metodo di pagamento elettronico il codice QR, diventato molto diffuso nel Paese grazie a WeChat e AliPay.

La Cina è in prima linea nella gestione dei pagamenti senza contanti. Il pagamento mobile è ampiamente utilizzato: dall'acquisto di biglietti per il cinema, per fare donazioni in chiese e templi ed anche per fare elemosina.

Agricoltura: fenomeno cannabis, aumentati 10 volte terreni coltivati

La coltivazione della Cannabis è un fenomeno in continua e rapida ascesa. In Italia nel giro di cinque anni sono aumentati di dieci volte i terreni coltivati a cannabis sativa, dai 400 ettari del 2013 ai quasi 4000 stimati per il 2018 nelle campagne. Coldiretti: fare immediatamente chiarezza per i cittadini e le aziende agricole.




La Coldiretti ha commentato in una nota il parere formulato dal Consiglio Superiore di Sanità su richiesta del ministero della Salute riguardo la cannabis light che ha contribuito alla diffusione della coltivazione in Italia utilizzata anche per esperienze innovative, con produzioni che vanno dalla ricotta agli eco-mattoni isolanti, dall’olio antinfiammatorio alle bioplastiche, fino a pasta, biscotti e cosmetici.

Ora, sottolinea la Coldiretti, occorre fare chiarezza per tutelare i cittadini e le centinaia di aziende agricole che hanno avviato nel 2018 la coltivazione di canapa,, dalla Puglia al Piemonte, dal Veneto alla Basilicata, ma anche in Lombardia, Friuli V.G. Sicilia e Sardegna con il moltiplicarsi di esperienze innovative.

Per la coltivazione e vendita di piante, fiori e semi a basso contenuto di principio psicotropo (Thc) si stima un giro d’affari potenziale stimato in oltre 40 milioni di euro alimentato dall’approvazione della legge numero 242 del 2 dicembre 2016 recante “Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa” che ha disciplinato il settore. Con la nuova norma non è, infatti, più necessaria alcuna autorizzazione per la semina di varietà di canapa certificate con contenuto di Thc al massimo dello 0,2%, fatto salvo l’obbligo di conservare per almeno dodici mesi i cartellini delle sementi utilizzate. Secondo la norma approvata la percentuale di Thc nelle piante analizzate può inoltre oscillare dallo 0,2% allo 0,6% senza comportare alcun problema per l’agricoltore.

Al momento risulta consentita solo la coltivazione delle varietà ammesse, l’uso industriale della biomassa, nonché la produzione per scopo ornamentale, mentre per la destinazione alimentare possono essere commercializzati oltre ai semi anche le altre componenti vegetali nel rispetto della disciplina di settore. Si ricorda infatti che un precedente parere dell’istituto Superiore di Sanità (12/12/07 n. 18652) abbia formulato precise indicazioni sulle quantità massime ammissibili di THC per alcune categorie di alimenti prendendo a riferimento il valore medio di 1,5 mcg/Kg di peso corporeo-die al giorno come quantità tollerabile di assunzione giornaliera e se si considera un individuo di 68 Kg/peso di riferimento la quantità massima di assunzione giornaliera corrisponde a 102 mcg.

Per quanto riguarda il divieto di utilizzo di foglie e fiori di canapa per scopo alimentare Coldiretti esprime, tuttavia, l’esigenza che sia fatta chiarezza sulla posizione dell’amministrazione tenuto conto dei chiarimenti contenuti nella recente circolare del 22 maggio 2018 del Ministero delle Politiche Agricole che, diversamente, ammette nell’ambito delle coltivazioni destinate al florovivaismo l’utilizzo delle stesse infiorescenze. Le ragioni di chiarezza sono d’altra parte imposte dal richiamato successo che i prodotti a base di canapa hanno sul mercato europeo e molti Stati tra cui la Germania hanno già legiferato in modo dettagliato fissando il limite di sicurezza per il THC negli alimenti sicché in base alla libera circolazione sarebbe penalizzante per gli operatori nazionali veder circolare prodotti ottenuti in altri paesi mentre in Italia valgono norme più restrittive.

La Canapa è una coltivazione che fino agli anni ‘40 era più che familiare in Italia, tanto che il Belpaese con quasi 100mila ettari era il secondo maggior produttore al mondo (dietro soltanto all’Unione Sovietica). Il declino è arrivato per la progressiva industrializzazione e l’avvento del “boom economico” che ha imposto sul mercato le fibre sintetiche, ma anche dalla campagna internazionale contro gli stupefacenti che ha gettato un ombra su questa pianta. ll Governo italiano nel 1961 sottoscriveva una convenzione internazionale chiamata “Convenzione Unica sulle Sostanze Stupefacenti” (seguita da quelle del 1971 e del 1988), in cui la canapa sarebbe dovuta sparire dal mondo entro 25 anni dalla sua entrata in vigore mentre nel 1975 esce la “legge Cossiga” contro gli stupefacenti, e negli anni successivi gli ultimi ettari coltivati a canapa scompaiono.

Il gusto digitale del vino italiano: ricerca sulla presenza delle prime aziende vinicole italiane online

Il gusto digitale del vino italiano 2018: quinta edizione della ricerca FleishmanHillard - Omnicom PR Group Italia sulla presenza online delle prime aziende vinicole italiane per fatturato [1]. Guida la classifica Frescobaldi, Mionetto segue al secondo posto, Masi Agricola e Antinori a pari merito al terzo, mentre chiude in quarta posizione Casa Vinicola Zonin.



In 5 anni per le prime 25 aziende +2.9 milioni di follower su Facebook, Tweet settimanali - 30%, Chat in aumento. Inglese e tedesco per l’estero. Nel 2018 e-commerce proprietario solo per 3 aziende, più contenuti su vitigni autoctoni e sostenibilità. Blockchain opportunità per Made in Italy.

Dal 2014 a oggi siti migliori e più canali social presidiati. Arrivano poi follower, con boom di Facebook e Instagram. Aggiornamento contenuti più frequente su Facebook, cala su Twitter ed è stabile su Youtube. L’e-commerce viene quasi da tutti esternalizzato a beneficio dei portali specializzati e di quelli generalisti che aprono sezioni su vino e Made in Italy. Inglese e Tedesco sono le lingue straniere più utilizzate, vitigni autoctoni e sostenibilità i contenuti in ascesa. Chat, Wikipedia e SEO da migliorare mentre da blockchain opportunità in arrivo per le certificazioni.

Questi in sintesi i risultati della quinta edizione della ricerca condotta da FleishmanHillard - Omnicom PR Group Italia, società di consulenza strategica in comunicazione attiva con oltre 80 uffici in 30 Paesi, che ha analizzato la presenza e le attività online delle prime 25 aziende vinicole italiane per fatturato secondo l’indagine Mediobanca 2018, confrontando i risultati con i trend rilevati dal 2014.

ANALISI 2018 VS 2014, L’EVOLUZIONE DIGITALE DEL COMPARTO

Canali presidiati

Rilevante crescita di Instagram: 15 aziende su 25 gestiscono un canale nel 2018, contro le sole 6 del 2014. In crescita, Facebook rimane il canale più amato (oggi 21 aziende contro le 17 del 2014), seguito da YouTube (18 vs le 15 del 2014) e Twitter (oggi 15 vs 11 del 2014). Come in passato, solo poche aziende (3) presentano una sezione dedicata all’e-commerce sul proprio sito: la maggioranza delle cantine preferisce affidare le vendite online a piattaforme esterne specializzate. 9 aziende presenti su Wikipedia contro le 3 del 2014.

Follower e iscritti

Crescita verticale del numero di follower e iscritti su tutte le piattaforme utilizzate dalle prime 25 aziende per fatturato, evidenziando come le cantine abbiano investito sui propri canali social negli ultimi 5 anni. Alcuni dati, i follower Facebook ammontano oggi in aggregato a 3.333.627, +657% rispetto ai 440.999 del 2014. Crescita importante soprattutto per Instagram, che assiste a un vero e proprio boom di follower, 63.064 nel 2018, contro i soli 746 del 2014 (+8.354%). Trend positivi anche per Twitter e YouTube, rispettivamente con oltre 27.000 e 4.000 follower in più.

Frequenza aggiornamento

L’analisi ha messo in luce anche una maggiore attenzione alla frequenza di aggiornamento sul canale Facebook: il 72% delle cantine propone oggi contenuti su base settimanale, rispetto al 65% del 2014. Stabile la situazione su YouTube: la maggioranza delle aziende (73%) preferisce concentrare i propri sforzi altrove, limitandosi alla pubblicazione su base mensile o sporadica. In calo la frequenza di aggiornamento su Twitter: nel 2014 il 91% delle aziende proponeva Tweet su base almeno settimanale, oggi solo il 60%.

Contenuti: vitigni autoctoni al centro del territorio


Nel 2018 il 64% delle aziende parla di vitigni autoctoni (19% nel 2014), e il 40% suggerisce enoteche, percorsi e degustazioni, contro il 15 % del 2014. Infine, il 76% presenta una sezione del proprio sito dedicata alla sostenibilità con focus su agricoltura sostenibile, efficienza energetica, certificazioni e attenta gestione delle risorse naturali.

Lingue, e-commerce e chat

La quasi totalità delle aziende (24 su 25) presenta nel 2018 siti in almeno due lingue, tipicamente italiano e inglese, mentre un’azienda su tre anche intedesco, cinese a 1 su 25 (stabile). Ancora fermo l’e-commerce diretto: solo 3 aziende hanno adottato piattaforme di vendita sul proprio sito contro le 2 del 2014. Da segnalare un aumento di chat dedicate – quasi tutte su Messenger – che possono favorire il dialogo in tempo reale indirizzando gli utenti verso informazioni per loro rilevanti (come ricerca e educazione su prodotti, eventi delle cantine, disponibilità di visite guidate, etc.). Nel 2018 ne fanno uso ben 16 aziende su 25.

“Negli ultimi 5 anni la digitalizzazione del settore vinicolo italiano si è contraddistinta per il presidio prima quantitativo e poi qualitativo dei principali canali social e con un ripensamento dei siti aziendali per migliorare l’esperienza degli utenti e facilitare visite alle cantine, al territorio e acquisti. Su questo punto abbiamo assistito all’esternalizzazione dell’e-commerce grazie al lavoro di qualità svolto dai principali portali, specializzati e generalisti, che hanno anche supportato in alcuni casi la promozione del vino Made in Italy all’estero. Tuttavia, in questo scenario pur positivo, spesso i brand hanno dovuto rinunciare al presidio del contatto diretto con il cliente lungo il processo di acquisto, che include anche la corretta condivisione dello storytelling sul prodotto” – afferma Massimo Moriconi General Manager & Amministratore Delegato di Omnicom PR Group Italia.

“Oggi fare educazione circa valore e cultura del nostro vino, al fine di promuoverlo al meglio, passa anche dal saper cogliere nuove opportunità digitali come le certificazioni rese possibili da tecnologie come blockchain. Sarà interessante vedere lo sviluppo di quest’ambito - e quali investimenti verranno fatti in partnership pubblico-privato – che permetterà a gruppi selezionati di attori la possibilità di condividere e verificare tutta la filiera produttiva, fino all’approdo al consumatore. Uno strumento in più dunque, pensato con il coinvolgimento di partner specifici per i mercati più importanti, al fine di combattere il fenomeno degli “Italian Sounding Products” che continua ad arrecare grande danno alle nostre aziende. Relazioni business-to-business, relazioni istituzionali e comunicazione saranno i fattori chiave per il successo di queste nuove opportunità” conclude Moriconi.

Per l’edizione 2018 guida la classifica Frescobaldi, Mionetto segue al secondo posto, Masi Agricola e Antinori a pari merito al terzo, mentre chiude in quarta posizione Casa Vinicola Zonin.

Classifica completa aziende vinicole italiane online

[1] Classifica “Indagine sul settore vinicolo”, a cura dell’Area Studi Mediobanca. Milano, 12 aprile 2018

mercoledì 20 giugno 2018

Alimentazione e salute. Obesità, arriva la dieta mediterranea alpina: ecco gli ingredienti

In Trentino al via lo studio clinico con la somministrazione a 249 pazienti obesi nell'ambito del progetto "Ambiente Alimenti e Salute (EFH- Environment, Food and Health)" che punta a promuovere l’invecchiamento in salute e la lotta all'obesità. 




Il progetto, presentato a San Michele all'Adige, è rivolto alla popolazione dei tre territori dell'Euroregione ed ha un approccio multidisciplinare basato sulla qualità nutrizionale del cibo e la sostenibilità. Focus, in particolare, sugli ingredienti principali della Dieta mediterranea alpina ipocalorica che sarà testata nello studio clinico del progetto EFH.

Il progetto è coordinato da FEM e coinvolge nove centri di ricerca in ambito Euregio con le Provincie di Trento, Bolzano e Innsbruck e la collaborazione del GECT Euregio Tirolo-Alto Adige-Trentino. Con il coinvolgimento delle aziende sanitarie di Trento e Bolzano saranno somministrati per sei mesi tre tipi di dieta a 249 soggetti obesi suddivisi in tre gruppi di età compresa tra 18 e 65 anni, tra cui appunto una dieta “mediterranea alpina” cioè una dieta che segue i principi della dieta mediterranea, coniugandola tuttavia con prodotti tipici della filiera agro-alimentare alpina. L'obiettivo finale è valutare e comprendere i risultati ottenibili con i tre diversi approcci clinici alla gestione dell’obesità.

All'incontro, moderato da Valentina Piffer del GECT Euregio, sono intervenuti il presidente FEM, Andrea Segrè, il professore del Centro Agricoltura Alimenti ambiente, Fulvio Mattivi, il dirigente del Servizio dietetica e nutrizione clinica dell'Apss di Trento, Carlo Pedrolli, il direttore del Centro Laimburg, Micheal Oberhuber, e il professore Werner Zwerschke dell'Università di Innsbruck. Con un videomessaggio il presidente della Provincia autonoma di Trento, Ugo Rossi, ha ricordato che questo è un progetto a cui il Trentino guarda con molta attenzione. “E' un progetto euroregionale e questo è un fatto molto positivo perché dobbiamo saper mettere assieme il meglio dei tre territori - Tirolo, Süditirol e Trentino- e valorizzare ciò che sanno fare molto bene nel settore agroalimentare. Oggi ci rivolgiamo, in particolare, agli imprenditori agricoli affinché vedano in questo progetto una sfida e una occasione di innovazione, un progetto che dia ancora più fiducia a questo settore che sta conoscendo una stagione positiva, ma ha bisogno di esplorare vie nuove, fatte anche di connessioni col mondo della ricerca. E poi c'è la dimensione del benessere e della salute delle persone, che passa anche da quello che mangiamo, e da come ci nutriamo. E penso che i nostri prodotti alpini abbiano molto da dire in questa direzione”.

Il presidente FEM, Andrea Segrè, ha sottolineato che “in questo progetto, che è perfettamente in linea con le priorità europee, i produttori locali non sono semplici fornitori di alimenti bensì veri e propri partner coinvolti nella progettazione e nell’innovazione. Il pool di scienziati del consorzio euroregionale nato con questa iniziativa sta lavorando a stretto contatto con il mondo agricolo per trovare soluzioni che abbiano impatti positivi sulla salute umana, sull’ambiente e sull’economia”.

La dieta del progetto EFH

Saranno somministrate per sei mesi consecutivi essenzialmente tre tipi di dieta: una dieta tradizionalmente ipocalorica; una dieta cosiddetta “mima digiuno” (fasting mimicking diet) in cui si ha una forte restrizione calorica 2 giorni non consecutivi alla settimana; una dieta “mediterranea alpina” cioè una dieta che segue i principi della dieta mediterranea, coniugandola tuttavia con prodotti tipici della filiera agro-alimentare regionale.

E' scientificamente dimostrato che la dieta mediterranea è un modello alimentare che apporta benefici su malattie metaboliche, infiammatorie e dell'invecchiamento grazie a fibra alimentare, polifenoli, acidi grassi e fonti proteiche. Ai partecipanti verranno dati consigli alimentari tramite piano dietetico personalizzato per aumentare la compliance e in aggiunta verranno forniti alimenti regionali e le indicazioni/suggerimenti su modalità di preparazione e quantità settimanali, in linea con la piramide della dieta mediterranea. Tra gli alimenti regionali sono inclusi minestrone di verdure con segale e farro (con verdure della Val di Gresta, IGP e cereali Regiokorn), vellutata di verdure, crauti, pesce di fiume (trota e salmerino alpino), olio extravergine di oliva del Garda Trentino, mele e snack di mela, formaggi magri (Trentingrana e/o Spressa) e yogurt magro (Latterie Alto Adige), carne rossa, snack a base di piccoli frutti, snack a basso indice glicemico con noci del Bleggio.

Lo studio

Durerà 12 mesi ed ogni paziente sarà sottoposto a valutazione antropometrica (peso, altezza, ecc.), clinica (pressione, frequenza cardiaca), ma anche valutazione dietetica, dell'attività fisica, dello stato di salute e della funzionalità intestinale, prelievo del sangue venoso. Con successivi esami di laboratorio negli ospedali e alla FEM analisi dei campioni di feci e urine per il profilo metabolico urinario e plasmatici e analisi metagenomica del microbiota intestinale. I pazienti dovranno attenersi alle regole della dieta ma saranno invitati a seguire abitudini alimentari sane e praticare una moderata attività fisica.

Fare un inventario delle produzioni di elevata qualità nutrizionale dei territori alpini che sono più in linea con i dettami della dieta Mediterranea- ha spiegato il professore del C3A. Fulvio Mattivi - permetterà di testarli nel contesto del contrasto all'obesità. Con la finalità ultima di identificare percorsi alimentari sostenibili che passano per un oculato uso dei cibi locali, promuovendone la disponibilità e identificando i prodotti ricchi in composti attivi essenziali e che possono far parte di uno stile di vita sano idoneo a mantenere lo stato di salute.

Carlo Pedrolli, dirigente del Servizio dietetica e nutrizione clinica dell'Apss di Trento, ha spiegato che lo studio è molto ambizioso e vuole confrontare su una casistica selezionata di pazienti obesi l’effetto sul peso e sui principali determinanti metabolici e del microbiota tre regimi dietetici diversi: “Questo studio - ha detto- non ha precedenti e anche le collaborazioni preziose e stimolanti al di qua e al di là del Passo del Brennero promettono innovazione scientifica e, ci auguriamo, anche ricadute sia sulla filiera agroalimentare alpina che sull’industria di trasformazione alimentare della stessa regione”.

A sottolineare l'approccio multidiscipliare dei quattro partner dell'Alto Adige è stato il direttore di Laimburg, Micheal Oberhuber. Ospedale di Bolzano, Università libera di Bolzano, Centro di ricerca Eurac e Laimburg interagiranno nel progetto con un approccio multidisciplinare. “Il progetto si concentra sugli alimenti Euregio, con particolare attenzione, in Alto Adige, sulla produzione lattiero-casearia locale sostenibile, l'influenza del suolo sulla crescita delle piante e degli animali e sui loro aspetti benefici nel ridurre l'incidenza dell'obesità e si fornirà nello studio clinico anche l'esperienza nel trattamento dei dati sulla genomica umana”. Tra i prodotti coinvolti e testati nello studio EUREGIO, l'Alto Adige contribuirà una fornitura essenziale di mele, cereali e prodotti caseari.

Werner Zwerschke dell'Università Leopold-Franzens di Innsbruck e coordinatore del gruppo di ricerca " Cell Metabolism and Differentiation"  ha spiegato che nell'ambito di quest'ultimo progetto è stato dimostrato che la restrizione calorica aumenta lo stato di salute negli animali, compresi i primati non umani. “Gli studi che utilizzano la metabolomica dimostrano che molte molecole associate alle diete di restrizione calorica e alle loro attività fisiologiche derivano dall'ospite combinato: il metabolismo del microbiota intestinale. Tali metaboliti sono candidati per mimetici di restrizione calorica. A Innsbruck puntiamo a studiare l'impatto dell'ospite: metaboliti del microbiota intestinale sulle vie della longevità nelle cellule staminali adipose e negli adipociti”.

Numeri e premesse del progetto 

L'obesità è una condizione medica che a livello globale è in continuo aumento. In Europa colpisce il 21,5 % dei maschi e il 24,5 delle femmine Se il trend continua nel 2030 il 60 percento della popolazione mondiale si troverà in condizione di sovrappeso e obesità, cause di diabete tipo 2, ipertensione arteriosa e cardiopatia ischemica. Secondo il rapporto Osservasalute in Italia nel 2015 più di un terzo della popolazione adulta risulta obesa (35,5 per cento della popolazione, cioè una persona su dieci). Le regioni del Sud presentano la prevalenza più alta di persone maggiorenni obese e in sovrappeso. In provincia di Bolzano la percentuale delle persone in sovrappeso è del 7,8 per cento e in Trentino il 27,8 per cento. Sovrappeso e obesità sono costantemente monitorati dall'Osservatorio per la salute della Provincia autonoma di Trento.

Il progetto EFH, coordinato dalla Fondazione Edmund Mach, coinvolge nove centri di ricerca in ambito Euregio e Le altre istituzioni di ricerca protagoniste di questo progetto sono il Servizio di Nutrizione Clinica dell'Ospedale di Bolzano, il Servizio di Dietetica e Nutrizione Clinica dell'Ospedale Santa Chiara, la Libera Università di Bolzano, l'Università degli studi di Trento, l'Accademia Europea di Bolzano (EURAC), la Leopold Franzens University Innsbruck, il Centro di Sperimentazione Laimburg e University for Health Sciences, Medical Sciences and Technology di Hall in Tirol.

Braccio di studio / Intervento (dietoterapia)

G0 (gruppo di controllo)
dieta ipocalorica standard (deficit energetico di -700 kcal rispetto al fabbisogno energetico giornaliero = 25 kcal/peso ideale/die, con alimenti abituali)
G1(gruppo dieta mediterranea alpina)
dieta ipocalorica mediterranea regionale (deficit energetico di -700 kcal rispetto al fabbisogno energetico giornaliero = 25 kcal/peso ideale/die, con alimenti funzionali regionali)
G2 (gruppo intermittent fasting 5:2)
dieta digiuno intermittente: restrizione calorica per 2 giorni alla settimana non consecutivi (600 kcal/die) e 5 giorni alla settimana dieta libera (ad libitum)

Donne&Ricerca. Ricercatrice CREA premiata per studi su miglioramento genetico del grano

Riconoscimento internazionale per il ruolo primario del CREA nella ricerca al femminile sul miglioramento genetico dei frumenti in Italia. 




Anna Maria Mastrangelo, ricercatrice del CREA Cerealicoltura e Colture Industriali di Bergamo, si è posizionata al secondo posto, dopo una concorrente del Regno Unito, nella prima edizione del Premio "Carlotta Award 2018", che si è svolto nell’ambito del convegno internazionale "Wheats&Women", presso la sala Marconi del CNR. Il riconoscimento istituito da ENEA e Accademia Nazionale delle Scienze detta dei XL, premia giovani scienziate impegnate nella ricerca sul grano, tra gli alimenti principali nella dieta della popolazione umana.

Il premio è intitolato a Carlotta Parisani, moglie e collaboratrice del grande genetista Nazareno Strampelli, che ha dato un importante contributo allo sviluppo agricolo ed economico del Paese nei primi del ‘900, con i suoi incroci rivoluzionari e i successi conseguiti nello sviluppo varietale del grano.

In particolare, è stato riconosciuto l’impegno della ricercatrice del CREA, che ha operato per oltre 15 anni presso il Centro di Ricerca per la Cerealicoltura di Foggia, per l’individuazione e la mappatura di geni coinvolti nella resistenza del grano duro agli stress ambientali, come siccità, eccesso di sale e malattie. Da diversi anni la Dott.ssa Mastrangelo è coordinatrice di un progetto finanziato dal MAECI (Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale) in collaborazione con l’Università del Minnesota e la Washington State University. Nell’ambito di tale progetto, si è concentrata sullo studio delle malattie fungine del grano al fine di identificare fonti di resistenza e geni che consentano alle nuove varietà di grano di essere più produttive in campo.

Mediante approcci di mappatura per associazione in frumento duro, sono state individuate 8 varietà altamente resistenti alla ruggine gialla e nera, già pronte per essere impiegate dagli agricoltori. Sono, inoltre, stati mappati diversi geni resistenti sia in cultivar di frumento duro che in farri coltivati e selvatici, i quali potranno essere trasferiti in cultivar di pregio suscettibili ai patogeni fungini, mediante approcci di selezione assistita da marcatori molecolari, che consentono di selezionare le piante resistenti analizzando direttamente il loro DNA. Per due di questi geni, che sembrano particolarmente promettenti, sono attualmente in corso esperimenti che porteranno, nei prossimi anni, alla determinazione della loro sequenza e del meccanismo di azione.

“Negli ultimi anni - afferma Anna Mastrangelo - complici anche i cambiamenti climatici, stiamo assistendo a una notevole diffusione anche in Italia di nuove razze di patogeni fungini, come la ruggine gialla e la ruggine nera, che provocano danni pesantissimi alle produzioni di grano in termini di quantità e qualità. Lo sviluppo e l’adozione di nuove varietà di grano, geneticamente resistenti a queste malattie, consentirà di ottenere produzioni più elevate, riducendo notevolmente l’applicazione di pesticidi e i loro effetti negativi sull’ambiente e sulla salute dell’uomo”.

martedì 19 giugno 2018

Vino&Export. Crescita frenata da aumento prezzi e ritardo su fondi OCM. Bollicine trainano ma non bastano

Esportazioni vino italiano: valore in crescita del 4,5% ma volumi in calo del -9%. Ernesto Abbona (UIV): “Perdiamo volumi per forti rialzi dei prezzi dovuti alla scarsa vendemmia e impasse sui fondi OCM. Ministro Centinaio acceleri su promozione e Unione Europea”.




“Grazie alla tenacia e al coraggio dei nostri imprenditori chiudiamo il primo trimeste 2018 con un valore dell’export che segna ancora un rialzo del +4,5%. Una crescita, però, in calo sul 2017 perchè frenata dai forti rialzi dei prezzi legati alla scarsa vendemmia e dal ritardo accumulato dal Ministero nell’erogazione dei fondi OCM promozione. Registriamo, infatti, un crollo nei volumi che ‘indebolisce’ in maniera preoccupante il nostro posizionamento sui mercati internazionali, rallentando anche il traino delle bollicine che segnano una crescita modesta rispetto alle performance degli anni scorsi e non riescono più a sostenere la prolungata stasi dei vini fermi. Un quadro complessivo molto difficile che si trova a dover affrontare una instabilità costante legata ai riflessi di dinamiche  geopolitiche, che non aiutano la crescita del commercio. È urgente che il neoministro Centinaio acceleri sul bando Ocm per sbloccare quei fondi, indispensabili per supportare i finanziamenti degli imprenditori italiani sul mercato internazionale, e faccia pressione su Bruxelles per imprimere nuovo sprint ai negoziati di libero scambio non ancora conclusi”.

Ernesto Abbona, Presidente di Unione Italiana Vini, commenta così i dati Istat elaborati da Ismea, partner dell’Osservatorio, relativamente all’export del vino italiano nel periodo gennaio-marzo 2018 che riporta una crescita del +4,5% in valore (superando gli 1,38 miliardi di euro) e una flessione pari al -9% in volume, passando dai circa 4,9 milioni di ettolitri di vini e mosti esportati nel primo trimestre del 2017 ai 4,5 circa milioni di ettolitri nello stesso intervallo di tempo di quest’anno. In particolare, a soffrire e a causare il crollo dei volumi esportati è quel -32,6% evidenziato nelle vendite dei vini comuni, i quali nel corso del 2017 sono stati soggetti ad un calo della produzione e ad un conseguente aumento dei prezzi. Risultati preoccupanti, moderati però dai numeri degli spumanti, vero traino del settore, che nel complesso salgono del +2,8% a volume e del +14,6% in valore. In particolare, questo segmento si conferma particolarmente apprezzato negli Stati Uniti (+14,3% e +18,6%) e registra un netto aumento tanto in Belgio (64,4% e 69,9%) quanto in Germania (+34,3% e +10,8%). Si fa sentire invece l’effetto Brexit, con una diminuzione del -6,1% in volume e un +2% in valore nel Regno Unito.

“L’impennata dei prezzi, legata alle dinamiche dell’ultima vendemmia, ha reso più fragile la capacità del nostro sistema produttivo di gestire le incertezze dovute alla situazione geopolitica pesantemente influenzata dalla Brexit e dal rischio di escalation protezionistica da parte degli Stati Uniti, rendendo ancor più preoccupanti gli effetti della disastrosa gestione dei fondi OCM promozione da parte del Ministero. Una situazione congiunturale – continua Ernesto Abbona – che pone, però, anche la necessità di una riflessione seria all’interno della filiera sulla gestione dei prezzi e del valore. I nostri imprenditori continuano a fare miracoli riuscendo a macinare nuovi record commerciali, costretti a gestire rialzi di prezzi all’origine che stanno mettendo in difficoltà il vino italiano, perché erodono le marginalità delle imprese che sono sul mercato e costringono ad aumenti dei listini che rischiano di comprometterne le posizioni conquistate. Dobbiamo lavorare ad un diverso – e più moderno – spirito di filiera: la catena del valore va redistribuita equamente tra i diversi anelli produttivi. Ma deve essere altrettanto chiaro che chi va sul mercato si carica dell’onere di remunerare l’intera filiera e in questo sforzo non va lasciato da solo”.

Sul tema della instabilità internazionale, conclude il presidente di Unione Italiana Vini “diventa ancora più urgente procedere con gli accordi di libero scambio, che puntino all’abbattimento dei dazi, all’eliminazione delle barriere non tariffarie e al riconoscimento delle indicazioni geografiche. Non solo l’Italia ha patito gli effetti negativi di questo quadro, ma se n’è accorta anche una Francia che ha registrato un incremento del 3% in valore e nessuna crescita in termini di volume. Preso atto di questi risultati poco incoraggianti, dovremmo replicare quanto fatto con gli accordi Ue–Mercosur, esempio virtuoso di ciò che i negoziati in materia di eliminazione di dazi e protezione delle indicazioni geografiche italiane possono fare per rilanciare il settore”.

Inverse le dinamiche dei vini DOP e IGP: i primi segnano una crescita del +12,2% in volume e del +10,4% in valore, mentre i secondi fanno registrare un calo del -12,8% in volume e del -6,5% in valore.

Questo fenomeno è frutto di due dinamiche congiunturali che si sono andate a sovrapporre: da una parte il passaggio del Pinot Grigio delle Venezie da IGP a DOP, dall’altra le scelte vendemmiali degli operatori che, causa scarsità di prodotto, hanno sfruttato al massimo il potenziale dei vigneti consentito dai disciplinari per ottenere vini DOP, rinunciando in molti casi alle IGP di ricaduta.

I vini sfusi, infine, hanno subito un crollo del -30,6% in volume e un lieve aumento del 1,4% in valore, dovuto proprio a quell’aumento dei prezzi che sta caratterizzando l’annata 2017/2018: in media stiamo parlando del +47%, con punte del 70% per i vini comuni rossi, balzati sopra quota 80 centesimi al litro.

Guardando ai singoli paesi d’esportazione, i volumi venduti negli Stati Uniti sono in crescita del 5,9% e del 4,1% in valore, mentre in Germania e in Inghilterra i mercati perdono rispettivamente -15,3% e -11,7% in volume. Più moderato il calo in Canada, con una decrescita del -4,2% in volume e un trascurabile aumento in valore dello 0,4%. In Francia, invece, pur con un calo di volume pari al -28,9%, cresce del 19,1% il valore dell’export.

Stati Generali del Turismo. Lazio, regione delle meraviglie, al via la prima tappa del tour per valorizzare e promuovere il bello del Lazio nel mondo

Si è svolta presso il Museo del Vino di Castiglione in Teverina, in provincia di Viterbo, la prima tappa del tour “Lazio, la Regione delle Meraviglie’.




Incontrarsi per fare il punto e programmare insieme il futuro del turismo del Lazio. Questo in sintesi l'obiettivo del tour degli Stati Generali del Turismo organizzato dalla Regione Lazio. Una serie di tappe per elaborare e condividere con i principali attori che operano nei territori e con gli esperti di settore delle cinque province del Lazio, le scelte strategiche che saranno alla base del nuovo Piano Strategico del Turismo 2018 – 2020. L’obiettivo è continuare a lavorare su un nuovo modello di sviluppo del turismo capace di valorizzare e promuovere in modo unitario il bello del Lazio nel mondo.

“Con questo primo incontro si apre una stagione nuova per il turismo del Lazio che riconosce al settore un ruolo di primo piano per lo sviluppo economico – ha annunciato Lorenza Bonaccorsi, assessore al Turismo e alle Pari Opportunità della Regione Lazio -. Siamo partiti da un luogo di eccellenza della provincia di Viterbo, il Muvis, museo del vino più grande d’Europa che conserva e tramanda le migliori tradizioni dei territori e che oggi ospita anche una scuola di formazione per futuri operatori dell’accoglienza turistica.

Partiamo da qui chiamando a raccolta intorno a 8 tavoli di lavoro i rappresentanti pubblici e privati di questo territorio, per un confronto aperto e partecipato. La visione di partenza che ho indicato è una strategia di sviluppo sostenibile. Questo deve essere il principio trasversale che investe tutti gli ambiti del settore, dai servizi per la mobilità e l’accessibilità, alla valorizzazione delle aree verdi e del turismo outdoor, dal potenziamento dell’offerta culturale alla valorizzazione delle risorse agroalimentari.

La provincia di Viterbo offre un patrimonio immenso di bellezze, qui ci sono paesaggi unici, borghi antichi, tra cui 3 inseriti nella lista dei Borghi più belli d’Italia, molteplici siti culturali, archeologici e Unesco, 4 strutture termali e un largo paniere di prodotti tipici di qualità. C’è un’offerta turistica molto articolata con 114 strutture alberghiere e oltre 1100 strutture extralberghiere inclusi gli agriturismi. Nel 2017 sono stati più di 375.000 i visitatori nei musei e nei siti culturali della provincia di Viterbo.

Seguendo il principio della sostenibilità noi vogliamo migliorare la qualità della vita dei turisti visitatori e il benessere dei residenti di questi territori. Le nostre linee di intervento dovranno integrare più settori produttivi anche per delocalizzare e destagionalizzare i flussi turistici indirizzandoli verso le aree interne dalle grandi potenzialità di crescita, ma ancora troppo poco conosciute”.

Otto i gruppi di lavoro: Alla scoperta del Lazio tra montagna, sentieri e cammini di fede; Il turismo sportivo e il litorale laziale; Il fascino dei luoghi, la storia del Lazio; Sapori agresti e marini, il benessere nel Lazio; Innovazione, start up, imprese e reti di comunicazione; Il Lazio a misura d’uomo, infrastrutture e accessibilità; Governance del turismo e semplificazione normativa; Eccellenze locali, accoglienza globale.

Le riflessioni e i contributi continueranno anche attraverso l’utilizzo di una piattaforma web dedicata e i canali social, mentre i lavori svolti a conclusione del tour verranno raccolti in un documento di sintesi che sarà presentato nell’ambito di un incontro conclusivo in programma a Roma.

Le prossime tappe proseguiranno il 25 giugno in provincia di Rieti, il 2 luglio in provincia di Roma, il 6 luglio nella provincia di Latina e il 13 luglio nella provincia di Frosinone.

lunedì 18 giugno 2018

MIPAAF, PUBBLICATO IL NUOVO REGOLAMENTO SULL’AGRICOLTURA BIOLOGICA


Food & Wine Tourism Forum, turismo ed enogastronomia, insieme per crescere

Ai nastri di partenza il Food & Wine Tourism Forum: ricerche, dati, case history, didattica, tavole rotonde, promozione digitale sui social. Google, TripAdvisor, Future Brand e The Fork tra i partecipanti. 21 giugno 2018, Grinzane Cavour (CN).




Nell’Anno del Cibo Italiano, nasce “Food & Wine Tourism Forum”, in programma il 21 giugno 2018 dalle ore 9:30 alle 18, nella cornice del Castello di Grinzane Cavour, in provincia di Cuneo, Patrimonio Mondiale UNESCO. 

L’evento fa parte del progetto ÀMPELO (Programma Interreg ALCOTRA 2014-2020) e si pone come momento di formazione e riflessione sulle sfide che il turismo enogastronomico deve affrontare, tra valorizzazione e sostenibilità, tra tecnologia e tradizione. Il Forum vuole essere un percorso di stimoli, studio e confronti con l’obiettivo di legare maggiormente il mondo dell’enogastronomia e quello del turismo, perché solo uniti si può crescere. Un appuntamento importante che vede la collaborazione e la partecipazione di ENIT, MIBACT e Direzione Generale per la promozione del Sistema Paese del MAECI e Regione Piemonte. Google, TripAdvisor, Future Brand e The Fork, sono alcuni dei partecipanti ai panel di discussione. 

Più di 30 speaker che si alterneranno nelle sale tra momenti didattici e di confronto passando da temi pratici, come la promozione digitale sui social media, a dibattiti più strategici in cui le Regioni italiane e alcune destinazioni estere racconteranno le loro esperienze. Ricerche, dati, case history, didattica e tavole rotonde: un ricco programma, sviluppato in parallelo su tre sale, di cui una interamente dedicata alla formazione con esperti che terranno laboratori su specifici temi di comunicazione digitale (Facebook, Instagram, YouTube e Twitter) o sulla comunicazione digitale in specifici mercati (Russia). 

Il turismo enogastronomico è in grande crescita in tutto il mondo. In Italia, con oltre 110 milioni di presenze, ha raddoppiato in un anno il suo peso. Una ricerca di Isnart-Unioncamere, che sarà presentata nel dettaglio durante il Food & Wine Tourism Forum, ha stimato un impatto economico di oltre 12 miliardi (pari al 15,1% del totale turismo) per quanto riguarda le spese legate all’agroalimentare da parte dei turisti che fanno vacanze in Italia. Il 43% delle presenze riguarda il turismo italiano (con 47 milioni), mentre il 57% è costituito da turismo internazionale (con 63 milioni di presenze). Siamo la prima meta al mondo per turismo enogastronomico (fonte: Food Travel Association) e il primo Paese europeo per numero di prodotti DOP e IGP. L’indice di soddisfazione dei nostri ristoranti è ottima: attraverso l’analisi delle recensioni online il sentiment positivo è del 82,5% per gli italiani e sale al 85,3% per gli stranieri (Ricerca ENIT – ONT – Travel Appeal “RISTORANTI d’ITALIA” novembre 2017). L’Italia è la destinazione che più di altre viene associata al cibo. 

Nella ricerca ENIT-Ipsos (Be-Italy, indagine su percezione e immagine dell’Italia in 18 Paesi stranieri ENIT-Ipsos), alla domanda “Quale di questi aspetti associa principalmente all’Italia?” la “Cucina” con il 23% è al primo posto e supera “Monumenti e Moda”, entrambi al 16%. Tuttavia, se si considerano solo i ceti elevati, “Cibo e Vino” diventano addirittura la prima motivazione di viaggio. 

All’ulteriore domanda “perché farebbe un viaggio in Italia?”, “Cibo e Vino” risultano la terza motivazione, subito dopo “Città” e “Opere d’arte/Monumenti” per il totale dei turisti. Nonostante questo quadro positivo molto può essere ancora fatto: costruzione di strategie specifiche e di un maggior numero di prodotti turistici; notorietà delle nostre eccellenze; promozione anche digitale; creazione di itinerari; collaborazione tra diversi settori e nell’innovazione tecnologica. 

L’organizzazione del “Food & Wine Tourism Forum” è a cura dell’Ente Turismo Alba Bra Langhe Roero con Enoteca regionale Piemontese Cavour. La direzione scientifica è di Roberta Milano. L’evento è gratuito e aperto al pubblico, ma è necessario accreditarsi online. 

Per iscrizioni, informazioni e programma www.foodwinetourismforum.it

Cina, cresce domanda per futuri professionisti del vino

Con la rapida espansione del mercato vinicolo cinese negli ultimi anni, sommelier e professionisti del vino sono sempre più richiesti.




La Cina ha importato fino a 746 milioni di litri di vino nel 2017, con una crescita anno su anno di quasi il 17%, rendendo il paese del Dragone il mercato in più rapida crescita e il quinto in tutto il mondo, secondo Xi Kang, co-sponsor e vicepresidente congiunto del China Wine Associations Alliance. Un mercato del vino in crescita ha portato ad una crescente domanda di assaggiatori di vino, che sono elencati come una delle 140 vocazioni che richiedono una qualifica nazionale.

Kong Weibao, professore e preside associato del College of Life Sciences della Northwest Normal University, ha istituito un corso aggiuntivo nel piano di studi chiamato Vintage Science and Wine Culture nel 2008, con l'obiettivo di migliorare la comprensione del vino.

Inizialmente erano pochi i studenti ad aver scelto il corso; ora è difficile trovare un posto libero in classe. Kong riferisce al China Daily, che più di 2000 studenti hanno seguito il suo corso e alcuni in lista d'attesa hanno atteso due anni per frequentarlo. La maggior parte degli studenti è interessato al corso solo per un semplice interesse al vino, ma molti altri lo scelgono per ottenere un certificato di qualificazione come degustatore di vino in futuro.

Oltre alle università in Cina, sempre più istituti di istruzione privati ​​trovano opportunità di business nell'industria del vino, offrendo vari corsi di formazione per assaggiatore di vino con quote di partecipazione che variano tra 120 e 1.600 dollari americani.

Sempre come riportato dal China Daily, Zeng Jing, dipendente del Tasting Annex, un servizio di educazione al vino, ha affermato che il forte sviluppo di questi ultimi anni dell'industria del vino in Cina, ha portato ad una crescente domanda di futuri professionisti del settore che vogliono ottenere l'ambito certificato di qualificazione come prospettiva di lavoro.

Un fenomeno che, come ha precisato Xi Kang del China Wine Associations Alliance, trova le sue origini a partire dagli anni '80 e '90, quando in Cina si è iniziato a perseguire uno stile di vita sano e di alta qualità, che ha portato il consumatore ad avere una capacità di apprendimento più forte e un concetto di consumo più avanzato, il ché significa che la domanda di vino in Cina continuerà a crescere in futuro.

Alimentazione e ricerca. Mela, tracciato il percorso dei polifenoli nel corpo umano

Mela e salute, tracciato il percorso dei polifenoli nel corpo umano e il ruolo decisivo del microbiota intestinale nell'azione benefica di questi composti. Pubblicato lo studio clinico sul metabolismo delle molecole bioattive presenti nella mela.



Si sa che le mele fanno bene alla nostra salute e questo grazie anche ai polifenoli contenuti nella polpa ma soprattutto nella buccia. Ma cosa succede a questi composti quando ingeriamo una mela?  


A rivelarlo è una ricerca condotta dalla Fondazione Edmund Mach  in collaborazione con il Consiglio per la ricerca in Agricoltura e l’analisi dell’Economia Agraria (CREA), finanziata dal progetto Ager Melo, appena pubblicata sulla prestigiosa rivista Food Research International, che ha scoperto  le complesse trasformazioni dei polifenoli  in 110 forme chimiche biodisponibili all’organismo umano evidenziando il ruolo decisivo del microbiota intestinale nell'azione benefica di questi composti bioattivi.

I risultati forniscono informazioni essenziali per mappare la nutri-cinetica, ossia il transito nel corpo umano delle molecole che possono avere una reale attività protettiva sulla salute dell’uomo. E propongono una metodologia innovativa basata su tecniche multi-omiche (metabolomica e metagenomica) per correlare la biodisponibilità alla composizione del microbiota intestinale.

Il progetto. E' finanziato dal progetto AGER Melo, all’interno dell’obiettivo “qualità e salute”. I ricercatori del  Diaprtimento Qualità alimentare e Nutrizione FEM e del Centro di Ricerca Alimenti e Nutrizione del CREA hanno seguito un gruppo di 12 volontari sani, che in due diverse occasioni hanno consumato una spremuta di mela di alta qualità, tal quale, oppure arricchita in polifenoli della mela, con l'obiettivo di valutare come i polifenoli presenti nella mela fossero metabolizzati. Lo studio ha impegnato il team di ricerca per 5 anni ed è stato pubblicato su Food Research International,  rivista del Canadian Institute of Food Science and Technology (CIFST)

I polifenoli. Sono molecole naturali di interesse nutrizionale, in quanto posseggono attività anti-infiammatorie, anti-diabetogene e anti-cancerogene in modelli in vitro e animali. Non è chiaro però come queste molecole, tra loro estremamente diversificate, possano svolgere queste attività benefiche anche sull’uomo.

I risultati. Stando ai risultati dello studio  i polifenoli vengono trasformati in 110 diverse forme chimiche che sono stati misurati nei biofluidi (plasma ed urine). La ricerca ha dimostrato che nessuno dei composti fenolici presenti nel succo di mela si ritrova nell’organismo nella sua forma originale (cioè quella presente nella mela). Infatti questi composti vengono variamente metabolizzati nell’uomo in 110 diverse forme chimiche che compaiono nel circolo sanguigno prima, e nelle urine poi. Utilizzando tecniche “metabolomiche”, che permettono lo studio contemporaneo di un numero molto elevato di composti, i ricercatori hanno potuto descrivere la cinetica di metaboliti di particolare interesse, derivanti in particolare dalla floretina, dai flavanoli (catechine e procianidine) e dall’acido clorogenico. Tutti composti fenolici particolarmente abbondanti nella mela, specie se consumata con la buccia.

Dettagli dello studio. “La quantità e la persistenza di ognuna di queste molecole nei fluidi biologici (sangue e urine), è risultata molto variabile tra un individuo e l’altro­  - spiegano i ricercatori -    non solo a causa di differenze genetiche, ma anche a causa di differenze nella composizione del microbiota intestinale”. Infatti, i ricercatori hanno potuto appurare che mentre il 40% dei metaboliti originava dai processi metabolici umani, il restante 60% richiedeva l’intervento dell’azione dei batteri intestinali per poter entrare in circolo. I metaboliti derivanti dal metabolismo microbico sono risultati più persistenti, cioè capaci di rimanere in circolo per periodi molto più lunghi. Inoltre, è stata osservata un’interessante correlazione tra la composizione dei batteri intestinali, misurata tramite esperimenti di metagenomica, e la quantità di metaboliti circolanti. La composizione del microbiota intestinale appare, quindi, un fattore importante per mediare l’azione del consumo di mela.

L’esperimento ha permesso di dimostrare che all’aumentare della ricchezza in polifenoli, aumentano le quantità dei loro metaboliti circolanti che dipendono dalla dose assunta. Mentre una parte limitata dei composti bioattivi della mela transitano rapidamente nell’organismo umano, la maggioranza persiste nelle urine anche a 24 ore dal consumo, in concentrazioni molto variabili e modulate dal microbiota individuale.

venerdì 15 giugno 2018

Monte dei Paschi per il Vino Nobile di Montepulciano: finanziamenti a sostegno dei produttori

Rinnovato l’accordo per le aziende associate al Consorzio poliziano con misure per vigneti e cantine e sostegno concreto per i danni dovuti alle calamità naturali. Piero Di Betto, presidente del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano: "Sinergia tra istituzioni come Banca Monte dei Paschi di Siena e Consorzio rappresenta valore aggiunto per lo sviluppo sostenibile dell’economia locale". 




Banca Monte dei Paschi di Siena rinnova il sostegno ai produttori del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano con un pacchetto di misure dedicate specificatamente alle esigenze della filiera vitivinicola, uno dei simboli della produttività e dello stile italiano che trova in Toscana uno dei suoi centri di eccellenza. L’accordo è stato firmato a Montepulciano, nella sede del Consorzio all’interno dell’Antica Fortezza poliziana, da Paola Basagni, area manager retail Siena di Banca Mps, e Piero Di Betto, presidente del Consorzio del Vino Nobile.

«Banca Monte dei Paschi è da sempre attenta alle imprese del territorio e al settore agroalimentare – ha dichiarato Paola Basagni – e continua a seguirlo con impegno per le ricadute positive dirette nell’indotto e nell’ambiente. Il mercato del vino, in particolare, richiede prodotti di sempre maggior qualità e le misure individuate da Mps sono pensate in un’ottica di sostegno all’innovazione per un mercato attivo ed esigente. Il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano rappresenta un’eccellenza in questo settore e un simbolo dello stile italiano. Per questo vogliamo continuare ad accompagnare i produttori per aiutarli a crescere ed offrire vini di qualità»

«Un vino importante lo fa il territorio, una banca importante la fa il territorio, la sinergia tra istituzioni come Banca Monte dei Paschi di Siena e come il nostro Consorzio per quanto riguarda il vino rappresenta un valore aggiunto per lo sviluppo sostenibile dell’economia locale – ha commentato il presidente del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, Piero Di Betto – negli anni l’interesse per questa terra di Mps e la collaborazione con il Consorzio hanno dato vita a un sistema virtuoso che ha contribuito alla crescita qualitativa non solo del Vino Nobile di Montepulciano, ma della cultura di questo territorio».

La convenzione prevede una serie di prodotti dedicati alle esigenze della filiera vitivinicola in un momento cruciale per la vitivinicoltura italiana, e toscana in particolare, caratterizzato da alta competizione sui mercati internazionali, nei quali è necessario essere presenti con prodotti di sempre maggior qualità e che, quindi, presuppongono innovazione e attenzione crescente in tutte le fasi, dalla vigna alla cantina fino alla fondamentale azione promozionale e di marketing.

Nello specifico, l’accordo prevede finanziamenti per i programmi aziendali di reimpianto vigneti; finanziamenti per sostenere le spese di produzione, invecchiamento e riserva, affinamento dei vini di qualità prodotti (durata massima complessiva 7 anni); finanziamenti di durata massima di 18 mesi per sostenere le spese di produzione, affinamento, pubblicità e commercializzazione della produzione aziendale destinata all’imbottigliamento ed alla vendita con il proprio marchio aziendale o come finanziamento per le scorte di cantina. Prevede inoltre un anticipo per l’erogazione di finanziamenti agrari per gli investimenti effettuati in caso di dichiarazione di stato di calamità naturali oggetto di interventi pubblici.

Il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano è nato nel 1965 con l’obiettivo di tutelare e  promuovere l’immagine del Vino Nobile di Montepulciano (successivamente anche quella del Rosso e del Vin Santo) in Italia e nel mondo. Conta attualmente 230 soci viticoltori, che rappresentano oltre il 90% della superficie vitata, e 76 imbottigliatori. Cinquecento milioni di euro circa è invece il valore del Vino Nobile di Montepulciano tra patrimoni, fatturato e produzione, senza contare che circa il 70% dell’economia locale è indotto diretto del vino. Una cifra importante per un territorio nel quale su 16.500 ettari di superficie comunale, circa 2.000 ettari sono vitati, ovvero il 16% circa del paesaggio comunale è caratterizzato dalla vite.

Ricordo che Banca Monte dei Paschi di Siena, nel 2016 ha rinnovato il sostegno anche ai produttori soci del Consorzio del Vino Chianti con una convenzione che prevede un pacchetto di misure ad hoc, dedicate alle esigenze della filiera vitivinicola. Sembra evidente quindi, che la sensibilità alle imprese del territorio è una delle missioni di Banca Mps, come ebbe a commentare Gianfranco Cenni, responsabile Area territoriale Toscana Nord per Banca Mps alla firma del documento a Firenze insieme al presidente del Consorzio Giovanni Busi. Aggiungendo che la vitivinicoltura è uno dei simboli della produttività e dello stile italiano che trova nella Toscana uno dei suoi centri di eccellenza. La presenza sul territorio degli imprenditori agricoli e vitivinicoli in particolare è fondamentale perché costituisce un presidio di sviluppo economico e di salvaguardia dell’ecosistema oltre a rappresentare un biglietto da visita culturale tra i più appetiti dai consumatori che sanno apprezzare il legame tra prodotti e territorio.