venerdì 16 febbraio 2018

OIV. 13 varietà di uva coprono un terzo della superficie vitata mondiale. Ecco l'elenco




"Dei 10.000 vitigni conosciuti in tutto il mondo, 33 rappresentano la metà della superficie coltivata a vigneto internazionale", afferma un rapporto dell'Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (OIV). Basando la sua classifica sui dati del 2015, l'organizzazione elenca le tredici varietà più diffuse in tutto il mondo; queste varietà rappresentano da sole un terzo della superficie del vigneto globale.


La classifica è guidata dal Kyohō, vitigno di origine giapponese che produce uva da tavola e coltivato principalmente in Cina, copre 365.000 ettari (equivalenti al 4,8% della superficie del vigneto globale). Questa famosa varietà rappresenta ben il 44% del vigneto cinese, ma è coltivato anche in Brasile e Nord America. Il vitigno principale da uve da vino è invece il Cabernet Sauvignon, con 340.000 ha (il 4,5% del vigneto mondiale), diffuso in tutto il mondo oggi questo vitigno copre fino al 9% della superficie dei vigneti negli Stati Uniti.

La classifica di OIV delle principali varietà di uva piantate in tutto il mondo nel 2015 è la seguente:

- Kyohō (uva da tavola): 365,000 ha;

- Cabernet-Sauvignon (uva da vino): 340,000 ha;

- Sultanina bianca (uva da vino, produzione di uva passa): 300,000 ha;

- Merlot (uva da vino): 266,000 ha;

- Tempranillo (uva da vino): 231,000 ha;

- Airen (uva da vino e distillazione): 218,000 ha;

- Chardonnay (uva da vino): 211,000 ha;

- Syrah (uva da vino): 190,000 ha;

- Grenache noir o Garnacha tinta (uva da vino): 163,000 ha;

- Red Globe (uva da tavola): 160,000 ha;

- Sauvignon blanc (uva da vino): 121,000 ha;

- Pinot noir o Blauerburgunder (uva da vino): 115,000 ha;

- Ugni blanc o Trebbiano Toscano (uva da vino): 111,000 ha.

giovedì 15 febbraio 2018

Nuovo decreto del Ministero delle Politiche Agricole, Coldiretti: bene stop speculazioni su nuovi vigneti



Bene lo stop alle speculazioni sui nuovi vigneti con una soglia massima di 50 ettari per i nuovi impianti e la garanzia di una quota minima compresa tra 0,1 e 0,5 ettari a tutti i richiedenti, qualora le domande ammissibili dovessero risultare superiori alla superficie messa a disposizione. 


E’ quanto afferma la Coldiretti rispetto al nuovo decreto del Ministero delle Politiche Agricole che fissa un limite per ciascuna domanda di autorizzazione a nuovi impianti viticoli, ovvero alle licenze necessarie per impiantare vigneti.

La soglia di 50 ettari potrà essere ulteriormente ridotta dalle singole Regioni per tenere conto delle esigenze proprie del territorio. Si tratta di una misura fortemente sostenuta da Coldiretti sin dal suo primo anno di applicazione nel 2016. Complessivamente per quest’anno saranno disponibili 6.685 ettari per i nuovi impianti.

Il provvedimento permette di tutelare un settore che nel 2017 ha coltivato 630mila ettari e prodotto 41milioni di ettolitri, nonostante un taglio alla produzione di circa il 26% a causa delle anomalie climatiche. Il vino resta comunque uno dei settori di punta del Made in Italy, tanto che le vendite di vino italiano all’estero fanno segnare un record storico nel 2017 raggiungendo la cifra di circa 6 miliardi di euro, con un aumento del 7% in valore rispetto all’anno precedente.

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Cultura e consumo consapevole del vino, al via i corsi di formazione per gli enotecari



La promozione della cultura ed il corretto consumo del vino passano attraverso la figura professionale dell'enotecaro


AEPI, l'Associazione Enotecari Professionisti Italiani presenta il suo programma di seminari di formazione ai suoi associati previsti obbligatoriamente dallo Statuto dell’associazione stessa e utili per ricevere crediti formativi professionali, con l’obiettivo di rendere l'enotacaro sempre più punto di riferimento per il pubblico dei wine lovers.

Il programma di formazione, che prevede seminari per il primo trimestre dell’anno, ha lo scopo di garantire un aggiornamento costante dell’enotecaro che deve diventare il ponte di raccordo tra i professionisti del settore e il pubblico di appassionati, la figura di riferimento a cui il consumatore può rivolgersi non solo per gli acquisti, ma per una maggiore conoscenza della cultura enologica e delle terminologie  - talvolta ermetiche - ad essa collegate.

Terminologie che non solo vengono ignorate, ma a volte usate a sproposito. Basti pensare al recente Festival di Sanremo, in cui, durante una conferenza stampa, Michelle Hunziker e Claudio Baglioni confondono, sicuramente senza volerlo, le parole “champagne” e “spumante”, invitando a riflettere sulla necessità di una maggiore consapevolezza del mondo del vino. Una platea generalista come quella che segue Sanremo è legittimata a non sapere la differenza fra champagne e spumante, ma è esattamente in questo ambito che la figura dell’enotecaro può e deve fare la differenza, contribuendo a diffondere una maggiore consapevolezza e a colmare quelle lacune terminologiche che fanno ormai parte della quotidianità.

“Le attività formazione, comunicazione e sensibilizzazione di AEPI sono tutte volte allo sviluppo della conoscenza e del consumo consapevole del vino ed è con questo approccio che nei prossimi mesi gli enotecari nostri associati avranno la possibilità di partecipare a seminari sulle più svariate tematiche del mondo del vino di ieri, di oggi e di domani assieme agli esponenti di spicco del settore – ha spiegato Francesco Bonfio, Presidente di AEPI – “I prossimi appuntamenti sono il 19 febbario a Milano con Maria Luisa Ronchi – storica enotecaria milanese – e il 4 marzo a Cirò (KR) con Nicodemo Librandi, produttore della nota cantina calabrese. E ancora, ci saranno incontri con il produttore Nicola Manferrari e il giornalista Franco Ziliani in date da definire”.

AEPI dà ancora prova della sua multidisciplinarità e attraverso la formazione costante rivolta ai suoi associati inserisce un altro tassello fondamentale nella costruzione di una cultura del vino sempre più accessibile e vicina a tutti, appassionati e professionisti.

AEPI: Acronimo di Associazione Enotecari Professionisti Italiani è l’associazione di coloro che a vario titolo operano nel mondo del vino. Le attività dell’associazione sono volte a promuovere la cultura e il consumo consapevole del vino oltre a definire il profilo dell’enotecaro come soggetto professionista a tutti gli effetti. L’associazione mette in pratica attività di comunicazione, informazione e sensibilizzazione.

Info: enotecari.it/

Vino&Export. Per gli spumanti italiani è record storico



Le vendite dello spumante italiano all’estero fanno segnare un record storico nel 2017 raggiungendo la cifra di 1,3 miliardi di euro, con un aumento del 14% in valore rispetto all’anno precedente. 


È quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base di una proiezioni su dati Istat relativi al commercio estero, diffusa in riferimento al consuntivo dell'anno 2017 fornito dell'Osservatorio Economico Vini Effervescenti Spumanti Italiani (Ovse). Fuori dai confini nazionali i consumatori più appassionati sono gli inglesi che non sembrano essere stati scoraggiati dalla Brexit e sono nel 2017 il primo mercato mondiale di sbocco delle spumante italiano con il valore delle bottiglie esportate che fa registrare un aumento del 12% di gran lunga davanti agli Stati Uniti, che crescono comunque del 15% mentre in posizione più defilata sul podio si trova la Germania (+8%.

Nella classifica delle bollicine italiane preferite nel mondo ci sono tra gli altri il Prosecco, l’Asti il Franciacorta che ormai sfidano alla pari il prestigioso Champagne francese.  Nonostante ciò risulta ancora molto elevato il differenziale di prezzo medio per bottiglia rispetto alle bollicine transalpine che spuntano quotazioni medie molto superiori. A pesare è il fatto che, con il successo, crescono anche le imitazioni in tutti i continenti a partire dall’Europa dove sono in vendita bottiglie di Kressecco e di Meer-Secco prodotte in Germania che richiamano palesemente al nostrano Prosecco che viene venduto addirittura sfuso alla spina nei pub inglesi.

mercoledì 14 febbraio 2018

Rapporto di Città del Vino e Università di Salerno. Attualità e prospettive nell'evoluzione dell'Enoturismo

Presentati alla Bit di Milano i dati dell’anteprima del XIV Rapporto di Città del Vino e Università di Salerno. Numeri stabili per un settore che secondo le stime gode ancora di buona salute: 14 milioni di accessi enoturistici e un fatturato di almeno 2,5 miliardi di €, come nel 2017. Punto centrale la necessità di rafforzare la collaborazione sui territori tra istituzioni e operatori privati.


Dopo la legge sui “Piccoli Comuni”, dopo l’approvazione del Testo Unico della Vite e del Vino e dopo la disciplina fiscale delle attività enoturistiche nelle cantine (nella legge di bilancio 2018) le Città del Vino chiedono alle forze politiche un chiaro impegno programmatico a favore dell’enoturismo, da realizzare con la nuova legislatura.


Alla presentazione erano presenti: il presidente di Città del Vino, Floriano Zambon, il professor Giuseppe Festa dell’Università di Salerno (direttore scientifico del corso di perfezionamento in Wine Business e curatore del Rapporto) e il presidente del Movimento Turismo del Vino, Carlo Pietrasanta. Quella che emerge è la fotografia di un settore in buona salute ma che stenta a decollare e a non sfruttare tutto il suo potenziale economico e occupazionale per la mancanza di forti strategie pubblico-private che mettano in rete e a sistema le risorse di un Paese in cui il vino e il buon cibo sono fortemente interconnessi con le bellezze artistiche e paesaggistiche di tanti territori.

Tra i punti strategici: un osservatorio al servizio degli operatori; il rilancio e il sostegno anche economico delle Strade del Vino; una cabina di regia pubblico-privata per definire le strategie enoturistiche dell’Italia; e un portale unico che metta in rete, in più lingue, l’intera offerta enoturistica e di bellezza del nostro Paese.

“L’enoturismo è un’occasione preziosa per la promozione, l’occupazione, le economie locali e per la tutela dell’ambiente. La politica deve farne tesoro, ci aspettiamo un impegno serio durante la prossima legislatura per mettere finalmente a sistema un settore dal grande potenziale che ha bisogno però d’essere guidato”, avverte il presidente di Città del Vino, Floriano Zambon.

Proprio nei giorni scorsi le Città del Vino hanno inviato alle segreterie dei partiti un documento “programmatico” che affronta alcuni temi chiave rappresentati dai sindaci dell’Associazione, che mette in rete oltre 420 Comuni italiani a vocazione vitivinicola. Tra i punti messi all’attenzione della politica: il piano regolatore delle Città del Vino, lo sfruttamento delle nuove tecnologie a livello turistico, il sostegno alle Città d’Identità e al terzo settore e lo sviluppo dell’enoturismo, anche con il contributo delle Strade del Vino, il punto d’incontro naturale tra cantine, operatori privati e strategie pubbliche delle istituzioni locali”.

D’altro canto è anche il XIV Osservatorio a evidenziare, già nel titolo - “Attualità e prospettive nell’evoluzione dell’enoturismo - Le reti di collaborazione tra enti pubblici (soprattutto “Piccoli Comuni”) e operatori del comparto” - la necessità di rafforzare la collaborazione sui territori tra istituzioni e operatori privati.

Se, infatti, come emerge dal XIV Rapporto il livello medio dei servizi degli operatori enoturistici (cantine, ristoratori, albergatori, etc) sul territorio comunale è giudicato discreto (7,05 in media, con quasi il 40% delle risposte che riconosce un voto pari o superiore a 8), ben 2 Co-muni su 3 hanno già buoni rapporti di collaborazione con la Strada dei Vini o dei sapori del territorio, il cui funzionamento però è ritenuto poco più che sufficiente (6,12 in media); ma per lo più per mancanza di risorse economiche a sostegno della programmazione di attività. Tuttavia quasi 6 Comuni su 10 hanno realizzato negli ultimi 5 anni uno o più progetti per mi-gliorare i servizi agli enoturisti, con grande vantaggio anche per le cantine e gli altri operatori privati. Infatti, gli enoturisti che arrivano nel territorio comunale, in termini di percentuale sul fatturato delle aziende vitivinicole, sembrano incidere in media per il 31,35% e per il 37,44% sul fatturato della filiera (ristoranti, alberghi, altri produttori tipici, etc).

E ancora. Più di 2 Comuni su 3 (69,41%) non prevedono la tassa di soggiorno e circa il 40% dei Comuni non ha un ufficio turistico; quando c’è, non si procede a stime ragionate delle presenze enoturistiche. Secondo i Comuni l’attività su cui dovrebbero investire gli operatori per migliorare i servizi agli enoturisti è al primo posto la formazione del personale (35,81%), seguita dalla pubblicità (27,16%).

Infine le stime. Per quasi il 90% dei rispondenti il flusso di arrivi in cantina e il fatturato dell’enoturismo sono aumentati o almeno rimasti stabili rispetto ai dati del precedente Osser-vatorio: circa 14 milioni di accessi enoturistici nel 2017 per un fatturato di almeno 2,5 miliar-di euro.

Il metodo. L’indagine del XIV Rapporto ha preso a campione i Comuni associati a Città del Vi-no, invitati a rispondere prima tramite email (universo) e successivamente tramite promemo-ria telefonico (campione). Al termine dell’indagine risultano 85 rispondenti “effettivi”. Il perimetro d’indagine, in conclusione, riguarda 85 Comuni su 420 (ossia il 20,24%). La ricerca è stata svolta con il coordinamento scientifico del Prof. Giuseppe Festa, direttore del corso di perfezionamento universitario e aggiornamento culturale in Wine Business dell’Università degli Studi di Salerno.

“Per quanto riguarda il modello territoriale enoturistico, pensato soprattutto, ma non solo, per i piccoli Comuni – commenta il professor Giuseppe Festa - sembra emergere qualche differenza di valutazione nella rilevanza percepita dagli operatori della filiera enoturistica tra piccoli Comuni e Comuni non piccoli. In tal senso, la legge sui piccoli Comuni offre diverse soluzioni per incrementare la collaborazione enoturistica sul territorio in una prospettiva di governance. Il Rapporto evidenzia, infine, un’intensa vivacità dei Comuni rispondenti nell’impegnarsi in attività di supporto all’enoturismo. Allo stesso tempo – conclude Festa - si avverte una richiesta di maggior collaborazione, aggregazione e integrazione, per la cui realizzazione sembra naturale coinvolgere in un ruolo sempre più strategico l’Associazione Nazio-nale Città del Vino, a partire dal rafforzamento dell’Osservatorio del Turismo del Vino”.

martedì 13 febbraio 2018

Vino&Export. Italia superpotenza a bassi regimi, vola la Francia. Serve regia promozione

Dati alla mano, secondo un analisi a cura dell'Osservatorio dei Paesi Terzi, l'Italia del vino è una superpotenza con un motore che non gira a pieno regime, il 2017 si caratterizza infatti con appena un +5,9%, mentre la Francia, nostro principale competitor, ha spiccato il volo con un +9,8%.


L’Italia del vino chiude il 2017 con un incremento in valore delle vendite nei Paesi extra-Ue del 5,9%, per una stima di circa 3,4 miliardi di euro. Ma il segno positivo più che una vittoria è un’occasione mancata in un anno ‘doc’ per il commercio di vino nel mondo, in cui la Francia allunga a +9,8% (a oltre 4,8 miliardi di euro) e con Spagna (+9,7%), Australia (+12%) e Cile (+7,2%) che guadagnano quote di mercato ai danni del Belpaese. 


Lo segnala l’analisi consuntiva dell’Osservatorio del vino Paesi terzi di Business Strategies, frutto delle elaborazioni realizzate in collaborazione con Nomisma-Wine Monitor sui dati import delle dogane aggiornate ai 12 mesi 2017 degli 8 principali partner commerciali che assieme rappresentano il 90% della domanda di vino extraeuropea. Nell’anno del sorpasso (in valore) della Francia sull’Italia negli Stati Uniti – osserva l’analisi – la performance del Belpaese appare di doppia lettura. Da una parte prosegue l’eccellente percorso di crescita del nostro vino, che nell’ultimo quinquennio è risultato essere tra i più virtuosi in assoluto (+33% la crescita nell’extra-Ue); dall’altra si accentuano elementi che contribuiscono ad alimentare una crisi di crescita: prezzo medio in stagnazione, debolezza sui mercati in forte sviluppo come quelli asiatici, fase di riflessione negli Usa.

Per Silvana Ballotta, Ceo di Business Strategies: “Al netto del sorpasso ai nostri danni negli Usa, dove la Francia ha recuperato solo nel 2017 circa 173 milioni di euro all’Italia, il nostro gap commerciale sta tutto nei principali Paesi dell’Estremo Oriente. In Giappone e Cina, la Francia ha infatti segnato un valore delle vendite di oltre 1,4 miliardi di euro superiore al nostro, più o meno la stessa cifra che ci separa dal principale nostro competitor nelle esportazioni complessive extra-Ue”. Per Ballotta “serve, come auspicato in più tavoli, una concertazione centralizzata della promozione verso quei partner commerciali, per evitare che restino perennemente mercati di prospettiva per noi e di sbocco per loro”.

IMPORTAZIONI TOP PARTNER

Nel dettaglio, tra i Top 8 Paesi della domanda (Usa, Cina, Canada, Giappone, Svizzera, Russia, Norvegia e Brasile) è notevole la ripresa delle importazioni dalla Russia* (+41%, 4° partner extra-Ue) come pure quelle da Brasile (+48,6%) e Canada (+6,5%, 3° partner per l’Italia), mentre è risultato positivo ma sotto la media del mercato l’import di Svizzera (+5,4%, 2° partner), Giappone (3,6%) e soprattutto degli Usa, la cui domanda di vino made in Italy (+1,3%, 1,644 miliardi di euro) cresce 10 volte meno della Francia e 1/3 rispetto alle importazioni globali nel primo mercato buyer al mondo (+4,5%). E se in Norvegia l’Italia rimane top exporter nonostante un calo del 2,3%, in Cina la variazione è significativa in termini percentuali (+18,6%) ma molto meno in senso generale, con una quota di mercato che dal 5,6% del 2016 arriva al 5,8%, con sette bottiglie francesi bevute per ogni italiana.

PREZZO MEDIO E TIPOLOGIE

Troppo poco per una superpotenza enologica come l’Italia, che dopo anni di recupero viene ricacciata indietro dalla Francia anche nel prezzo medio: 2,77 euro/litro per la prima (+1,5 sul 2016), 6,07 euro/litro per la seconda (+3,1 sul 2016). Ed è proprio il prezzo medio, aggiunto a un più debole traino degli sparkling e la stagnazione dei fermi imbottigliati, la causa della battuta di arresto negli Usa. Complessivamente nei Paesi terzi si conferma l’alto gradimento per le bollicine italiane (import a +11%) mentre i fermi imbottigliati segnano un +4,6%.

* Stima Osservatorio Paesi terzi, dati dogane primi 11 mesi