giovedì 16 giugno 2016

ClimWine2016

ClimWine2016: un aggiornamento scientifico sulle sfide del cambiamento climatico per il settore della vite e del vino
Si è chiuso con grande successo e partecipazione Climwine2016, il simposio tenutosi lo scorso aprile a Bordeaux. 


180 partecipanti provenienti da venti paesi, si sono riuniti per fare il punto sugli effetti del cambiamento climatico sulla vitivinicoltura mondiale ed analizzare i possibili adattamenti. 

Il simposio che si è tenuto a Bordeaux, è stato organizzato dall’INRA (Istituto Nazionale di Ricerca Agronomica Francese) in collaborazione con l’ISVV (Istituto di Scienze della vigna e del vino di Bordeaux) ed ospitato presso Bordeaux Agro Scienze con il patrocinio dell'Oiv (Organizzazione Internazionale della vigna e del vino) e dall'Associazione Europea di Economisti del Vino.

Anche molti partner istituzionali, hanno contribuito attivamente alla realizzazione di questo autorevole incontro tra cui la regione Aquitania-Limosino-Poitou-Charentes, il Consiglio Interprofessionale dei vini di Bordeaux e diverse aziende vinicole di Bordeaux e di altre regioni che hanno offerto ai delegati il meglio della loro produzione.

I temi affrontati

Durante il simposio, 46 presentazioni orali e 60 poster hanno mostrato una panoramica sulle problematiche relative al cambiamento climatico che la viticoltura e la produzione del vino di tutto il mondo dovranno affrontare a partire dalla seconda metà del XXI secolo. Anche se, fino al 2050, la prevista evoluzione climatica e gli impatti associati non sono troppo allarmanti, questo non deve indurre ad abbassare la guardia in quanto potrebbe essere estremamente grave non intervenire entro la fine di questo secolo per limitare la quantità di gas ad effetto serra (CO2 in particolare) già ampiamente liberato nell'atmosfera. Anche l’aumento della temperatura dell'aria e i cambiamenti dei regimi pluviali sono stati ampiamente trattati, come pure le questioni relative alle temperature del suolo e del vento che possono avere gravi ripercussioni sul vigneto (mineralizzazione, evaporazione dell'acqua, ecc) e questo è stato anche presentato attraverso simulazioni climatiche per le diverse regioni.

Tra le relazioni, più d'una ha poi affrontato le risposte del vitigno all’aumento della temperatura, della CO2, e ai cambiamenti del regime idrico e le loro conseguenze sulle fasi di sviluppo, crescita, l'utilizzo di acqua e composizione delle uve. Parte di questi lavori hanno sottolineato che le interazioni tra i diversi fattori climatici possono modificare completamente gli effetti di un singolo parametro, considerando che, in fase di sperimentazione, è bene affrontarli a lungo periodo. Sembra che se in una situazione in cui l'acqua non diviene un fattore limitante, un aumento della temperatura di due gradi non influisce sulla crescita ottimale della vite. Possono essere invece più marcate le conseguenze in termini di composizione delle uve.

La visita sul campo e i modelli di impianto

Diversi oratori hanno sottolineato inoltre l'importanza della conoscenza del clima a scala locale per affrontare le sfide di adattamento. In tal senso, la visita in campo a St Emilion, relativa al progetto europeo Life ADVICLIM (ADapatation of VIticulture to CLIMate change: High resolution observations of adaptation scenarii for viticulture)con la rete di sensori di temperatura che copre 10.000 ettari, è stata un buon esempio per conoscere la variabilità delle differenti situazioni a livello locale.

Lo sviluppo di modelli di impianto e di colture e una migliore comprensione delle determinanti genetiche in risposta ai fattori ambientali, sono cruciali per simulare le performance della vite in modo da considerare le misure da adottare. I ricercatori francesi sono leader nell’affrontare gli aspetti genetici dell’adattamento alla siccità e la risposta alle temperature delle diversi fasi di sviluppo e composizione delle uve. È stata poi affrontata anche la spinosa questione delle malattie e diversi approcci da adottare (indagini, modellizzazione, sperimentazione), sono stati presentati per analizzare al meglio questi temi nel contesto di cambiamento climatico.

Lo studio delle tecniche di viticoltura

Sono state altresì illustrate le questioni connesse all’adattamento della vigna, coprendo un’ampia gamma di tecniche che possono essere applicate sia in campo sia in cantina. Tecniche tradizionali possono essere adottate nei vigneti siccitosi a partire dalla forma di allevamento e dalla densità di impianto, il sistema di conduzione della vigna, il rapporto foglie/frutti, la data di potatura, l'irrigazione di precisione, l’utilizzo di varietà di vitigni diversi (varietà coltivate altrove o create dalla ricerca che combinino la resistenza alle malattie fungine e un buon adattamento ai cambiamenti climatici). Tutto ciò anche con l’ausilio di tecniche enologiche moderne in cantina. Ma dato che nessuna di queste tecniche può fornire una soluzione, importante sarà la loro combinazione che dovrà essere gestita a livello locale o regionale, prendendo sempre in considerazione gli ulteriori studi da parte degli scienziati in concerto con i vitivinicoltori.

Le conclusioni

Ciò che è emerso da questo simposio, di fondamentale importanza, è la percezione del cambiamento climatico da parte di tutti i soggetti interessati del settore e il conseguente adeguamento alle sfide del futuro. Formare in tal senso una rete multidisciplinare d’interazione fra professionisti, produttori, istruzione, ricerca e sviluppo, sarà una componente importante per l’adattabilità del vigneto.

ClimWine2016 è stato organizzato come evento conclusivo di quattro anni di ricerca sul tema del cambiamento climatico, strutturato per progetti LACCAVE ePERPHECLIM.

I progetti multidisciplinari sono volti a studiare l'impatto e gli adattamenti della vite e del vino ai cambiamenti climatici, e a elaborare strumenti, modelli e metodi per studiare la fenologia delle specie perenni.

Questi studi sono stati implementati come parte di INRA metaprogramma sui cambiamenti climatici e l'adeguamento dell'agricoltura e della silvicoltura (MP ACCAF), federati rispettivamente con 23 e 28 gruppi di ricerca in materia.

Questo articolo è stato pubblicato anche sulla testata www.openwinemap.it