giovedì 22 settembre 2016

Vini D'Italia 2017. Anteprima tre bicchieri. Trentino

Sono le bollicine del Trento Doc a fare la parte del leone, ma in Trentino ci sono molte potenzialità ancora da sviluppare: gli autoctoni bianchi e rossi, i tagli bordolesi, i vini d'alta quota, i vini dolci e quelli d'alta quota.

Il Trentino del vino è uno dei territori italiani più ricchi di opportunità. Grandi spumanti metodo classico i Trento Doc, rossi di pregio da vitigni autoctoni, come il Teroldego dei Campi Rotaliani, la consuetudine ai tagli bordolesi e ai vitigni internazionali che qui è radicata da oltre un secolo, le più estese vigne di chardonnay della Penisola e una serie di vini bianchi importanti da vigne di alta quota. E ancora: tanti vitigni autoctoni, bianchi e rossi, e piccole produzioni di straordinari vini dolci come il Trentino Vino Santo.

Queste per sommi capi le potenzialità della regione. Quando, ogni anno, andiamo a tirare le somme del lavoro del comparto vinicolo della provincia di Trento vediamo però che i risultati ottenuti non rendono giustizia, ancora, a questo potenziale. È il Trento Doc a tenere alto il vessillo trentino, con sette eccellenti cuvée che sono sicuramente tra le migliori d’Italia. Accanto a Ferrari, Mezzacorona, Abate Nero, Cavit, Letrari e Cesarini Sforza, che non sono nuovi a questi successi, debutta la Maso Martis dei coniugi Stelzer con un Dosaggio Zero ’11 di livello assoluto.

Il San Leonardo ’11 è sui consueti altissimi livelli, mentre Zeni si ripete con un eccellente Teroldego Rotaliano. Vini che non si discutono. Così come il Fojaneghe Rosso ’12 della Bossi Fedrigotti, al suo primo alloro.

Ma ce ne potrebbero essere molti di più se solo questa terra del vino, tra grandi strutture cooperative e piccoli e piccolissimi vignaioli (divisi al loro interno, tra tradizionalisti e giovani propulsori del biologico e del biodinamico) trovasse la chiave, accanto alle istituzioni, per operare sinergicamente e incidere di più sul mercato italiano e internazionale, abbandonando le diatribe interne tra un mercato improntato sui grandi numeri, le scelte di coltivazione dei vigneti, il disciplinare delle denominazioni (non ultima quella riservata al Pinot Grigio Venezie: rese altissime che coinvolgono Trentino, Veneto e Friuli per business sul mercato americano).

"In Trentino non mancano risorse economiche e viticole per far crescere la provincia tutta insieme e porla finalmente nella posizione che merita. È un peccato..." Con questa sintesi chiudeva la presentazione della Guida 1996. Vent'anni dopo le considerazioni sono quasi le stesse.

I tre bicchieri

Fojaneghe Rosso 2012 Bossi Fedrigotti

San Leonardo 2011 San Leonardo

Teroldego Rotaliano Pini 2012​ Roberto​ Zeni

Trento Brut Altemasi Graal Ris. 2009 Cavit

Trento Brut Domini 2010 Abate Nero

Trento Brut Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 2005 Ferrari

Trento Brut Ris. 2010 Letrari

Trento Dosaggio Zero Ris. 2011 Maso Martis

Trento Extra Brut Tridentum 2009 Cesarini Sforza

Trento Rotari Flavio Ris. 2008 Mezzacorona