sabato 8 ottobre 2016

Imprese agricole. Il Business Plan dell’Ismea protagonista a Eataly

“Investire nello sviluppo rurale - il business plan per migliorare le prestazioni e la sostenibilità globale delle imprese”
Workshop delle Rete Rurale nazionale sul tema degli strumenti per la valutazione dei progetti di investimenti delle aziende per l’accesso ai finanziamenti Psr.

Si è svolto venerdì scorso a Roma presso il centro congressi di Eataly il workshop organizzato da Ismea nell’ambito della Rete rurale nazionale “Investire nello sviluppo rurale - il business plan per migliorare le prestazioni e la sostenibilità globale delle imprese”. 

Presentato l'applicativo web per la compilazione guidata del business plan dell'impresa agricola secondo il modello progettato da ISMEA in collaborazione con l'ABI. L'applicativo rilascia un documento di business plan completo che consente di condurre una valutazione di tipo tecnico, economico e finanziaria del progetto.

Nel corso dell’incontro, a cui hanno preso parte: Paolo Ammassari – AdG Rete rurale nazionale (Mipaaf), Roberto d’Auria – ISMEA, Giovanna Maria Ferrari – ISMEA, Alberto Andriolo - AdG PSR Regione Veneto, Federico Steidl – AGEA e Francesca Macioci – ABI, si è affrontato il tema della valutazione dei piani di sviluppo aziendale delle imprese per una gestione efficiente e virtuosa dei fondi comunitari, dell’importanza di puntare sul rafforzamento della capacità progettuale delle imprese agricole anche a fini della riduzione del tasso di errore nell’attività degli organismi pagatori e del dialogo, non sempre fluido, tra imprese agricole e mondo creditizio, oggi più che mai fondamentale per reperire quella quota di finanziamenti necessaria all’attivazione delle risorse pubbliche.

Protagonista della giornata il modello di Business plan on line sviluppato dall’Ismea, un applicativo in grado di valutare, con parametri oggettivi, e standardizzati ma nello stesso tempo declinati in base alle specificità e agli indicatori di sostenibilità fissati dalle singole Regioni, il progetto di investimento delle aziende che intendono accedere ai fondi dello sviluppo rurale. Il Bpol (Business plan on line), che è stato anche l’oggetto di due laboratori pomeridiani, uno destinato ai funzionari delle regioni e delle banche e finalizzato proprio alla valutazione dei piani di investimento aziendale e uno rivolto a imprenditori e consulenti, ha ricevuto parole di grande apprezzamento da parte della Regione Veneto, una delle Regioni che l’ha utilizzato nella scorsa programmazione e dell’Abi, che ha dischiarato di sostenere fortemente questo strumento.

In un contesto che vede fino al 2020 uno stanziamento di oltre 7 miliardi di risorse pubbliche (nazionali e comunitarie) a sostegno delle start up e degli investimenti delle imprese agricole, l’adozione di modelli di valutazione dei piani aziendali che permettono di migliorare il processo di selezione delle aziende è in grado di fare davvero la differenza in termini di efficacia ed efficienza della spesa pubblica e di ricadute positive sul territorio.

L’agricoltura italiana, ha sottolineato l’Ismea, rappresenta circa il 2,3% del Pil italiano, un valore che sale al 4% considerando anche la trasformazione industriale, arrivando ad attivare risorse per oltre 200 miliardi di euro (13% del Pil) considerando tutto l’indotto dell’intera filiera.

Dal punto di vista strutturale dal 61 ad oggi la dimensione media delle aziende agricole è cresciuta del 35%, a fronte anche di una fuoriuscita consistente di operatori dal settore (-66%) e di una contrazione della superficie (-53%). Permane tuttavia nel settore un problema di sottodimensionamento delle aziende e sottocapitalizzazione, con circa il 66% di imprese agricole che hanno una produzione standard sotto ai 10 mila euro e solo un’esigua minoranza (5,5%) che sono al di sopra della soglia dei 100 mila euro.

L’agricoltura e l’agroalimentare hanno mostrato comunque negli ultimi anni una maggiore resilienza rispetto agli altri settori dell’economia italiana, ottenendo nel 2015 un incremento del valore aggiunto del 3,8% e un aumento dell’occupazione più che proporzionale rispetto alla media nazionale.