lunedì 24 ottobre 2016

Viticoltura resistente. Con il progetto della Cantina Sociale di Trento arriva il vino che guarda al futuro

Tutto inizia dal vigneto. Una ricerca affinata nel corso degli anni che apre nuovi scenari
Promotrice di una viticoltura rispettosa dell’ambiente senza l’utilizzo di fitofarmaci, la Cantina Sociale di Trento ha avviato un progetto per la coltivazione di vitigni PIWI, resistenti alle malattie fungine, un passo in più verso la sostenibilità. Il SantaColomba e l'intervista al direttore della cantina Alfredo Albertini.

Vigneto PIWI con uve Solaris
La ricerca oggi è sempre più orientata a ricercare varietà di vite resistenti in quanto offrono la soluzione migliore a chi tende la mano ad una viticoltura sostanzialmente libera da interventi fitosanitari. In tal senso la Cantina Sociale di Trento ha avviato un progetto che guarda al futuro attraverso una ricerca affinata nel corso degli anni che inizia in vigneto, con l’uso di varietà naturalmente resistenti PIWI e che farà approdare ad una produzione biologica certificata in bottiglia. 

Una premessa mi sembra doverosa, e cioè quella che vede protagoniste di questa ricerca, le nuove generazioni di vitivinicoltori trentini, e che secondo me, è uno degli aspetti più interessanti che animano questo progetto. Sono infatti proprio i giovani soci della Cantina Sociale di Trento, che con una crescente e rinnovata sensibilità si fanno sempre più attenti a mettere in campo tutte le pratiche possibili per una viticoltura più sostenibile. Tengo però a precisare che questo accade non certo per la gola di una domanda di mercato, per ora inesistente, ma per una consapevolezza, diversa dai loro padri, che li indirizza verso un'agricoltura/viticoltura certamente meno rischiosa per la loro salute e, molto più onorevolmente, con la volontà di mettere al centro il consumatore e la conservazione dell'ambiente.

Un altro aspetto fondamentale che è alla base del loro interesse per i "resistenti" è quello di avere la possibilità di ‘non trattare’ o comunque di effettuare un minor numero di trattamenti che consenta di mantenere la viticoltura in luoghi disagiati, come in alta collina, dove insistono vigneti che diversamente sarebbero a rischio di abbandono, con tutto ciò che ne consegue in termini non solo di perdita di lavoro, ma nel tempo, anche di perdita dell’unicità territoriale. 

Ancor più, alcuni soci, hanno poi scelto le viti resistenti per poter tenere il vignale in prossimità delle ciclabili o in stretta prossimità delle abitazioni. Una viticoltura, quindi, più vicina al rispetto reciproco ed alla sensibilità odierna con il minor impatto ambientale possibile. Insomma un passaggio verso nuovi scenari.

PIWI come ipotesi di viticoltura sostenibile.

PIWI è l'acronimo della parola tedesca pilzwiderstandfähig, letteralmente varietà di vite resistenti alle crittogame, derivanti da incroci interspecifici effettuati tra le varietà di vite da vino e le varietà di vite americane resistenti alle malattie fungine. Una lunga storia, quella di PIWI, che inizia nel secolo scorso in Germania, all’università di Friburgo e che continua, poi, in Italia grazie alle ricerche condotte soprattutto in Trentino ed in Friuli. Bronner, Cabernet Carbon, Cabernet Cortis, Gamaret, Helios, Muscaris, Johanniter, Prior, Regent e Solaris: questi i vitigni PIWI più diffusi. Gli esperimenti che la Cantina Sociale di Trento ha condotto per la ricerca sono stati rivolti in particolare al vitigno Solaris, Bronner e Johanniter, coltivati in collina vicino alla città di Trento; vigne che vantano avere già di per sé, un ambiente naturalmente vocato per esposizione, altitudine, microclima che consente la potenziale produzione di uva senza alcun trattamento fitosanitario.

L'intervista ad Alfredo Albertini.


"Sappiamo che la Cantina Sociale di Trento è da sempre in prima linea nel favorire una viticoltura quanto più possibile eco-sostenibile. Ma secondo lei, Direttore Albertini, le varietà resistenti naturali possono davvero rappresentare il futuro della viticoltura?"

"Difficile poter dire se queste tipologie di viti saranno il futuro, ma di certo mostrano quanto alta sia la sensibilità verso un modo di produrre più vicino alla naturalità. Di certo favoriscono il percorso agronomico verso un modello completamente bio. La nostra cantina ha messo in produzione circa 5 ettari di vigneti PIWI, in particolare Solaris, Bronner e Johanniter, coltivati in collina vicino alla città di Trento”.

"Quali sono i vitigni PIWI che concorrono alla produzione del SantaColomba?" 

"È un vino bianco ottenuto da una cuvée di Solaris e Bronner, due vitigni PIWI naturalmente resistenti alle malattie fungine, perciò coltivati senza il bisogno di utilizzare fitofarmaci. Questi vigneti, dislocati in terreni vocati esposti a sud/sud-ovest, hanno una resa per ettaro di 90 q.li."

"Ci spieghi il processo di produzione."

"La raccolta delle uve, rigorosamente a mano, viene fatta intorno alla metà di settembre, quest’anno, complice il bel tempo, la vendemmia è stata ottima e ci ha regalato uno stato fitosanitario delle uve eccellente. Il mosto poi, separato dalle bucce, è posto a fermentare a temperatura controllata in recipienti di acciaio sino al termine della fermentazione alcolica. A seguire il raffreddamento che ne favorisce l’illimpidimento in maniera naturale. 

"Direttore, una curiosità riguardo l'etichetta; un semplice disegno fatto dalla mano di un bambino che ci comunica qualcosa di molto evocativo. Da dove nasce la scelta di applicarla al SantaColomba?"

"Innanzi tutto volevo soffermarmi sulla stessa scelta del nome: “SantaColomba”; esso trae origine dall’omonimo piccolo lago di montagna posto sulle pendici del monte Calisio, nel comune di Civezzano ed è parte integrante dell’Ecomuseo dell’Argentario e dove la Cantina annovera un numero importante di Soci storici; il SantaColomba per noi ha un significato speciale, vuol essere un’idea di vino che rispetta la natura e che più ci rappresenta in questa evoluzione. L’etichetta è infatti decisamente evocativa. E' stata scelta tra i disegni di una bambina. Si chiama Francesca Molinari ed è una delle anime più coinvolte nel nostro progetto. Oggi è una giovane adolescente che ha nel cuore i luoghi che l’hanno accompagnata nei suoi giochi tra i boschi profumati che abbracciano proprio questo incantevole lago. SantaColomba, viene così ad esistere, come spazio fatato di ricordi e fantasie, dove le stesse prendono forma. Un luogo dove i sogni, che divengono realtà, sono più forti della magia.

"Più forte della magia"... è infatti proprio la scritta che appare in etichetta."

"Più che una semplice scritta, vuole essere un messaggio, perché di fatto SantaColomba “è più forte della magia”, a ricordarci che la natura ha risorse impensabili se sappiamo vederle, e sa ancora stupirci, arrivando dove l’uomo non pensava di arrivare. Un tributo quindi all’ambiente verde che domina il Trentino e, che se custodito, rimane incontaminato e magico nella memoria e nella vita dei nostri figli, così come lo avevano visto e immaginato."

"Direttore, ci parli ora della nuova linea di vini biologici."

“Qui in Trentino la natura è più forte e quotidianamente presente. Di conseguenza oltre alla maggiore attenzione verso una sostenibilità del nostro esistere, che è un fatto crescente per molti, risulta spontaneo e sincero l’interesse di un gruppo di nostri soci vignaioli verso una produzione biologica. Un “credo”, che abbiamo messo in bottiglia per evidenziare la particolarità del progetto enologico. Al momento la gamma dei vini biologici che produciamo è composta da uno Chardonnay, un Muller Thurgau ed un Merlot, tutti e tre Doc Trentino”.

"La produzione bio, si può quindi definire un progetto in via di sviluppo?"

“In futuro la nostra produzione bio aumenterà, giacché proviene da un contenuto culturale proprio, oramai indipendentemente dalla domanda di mercato. Tra gli elementi che hanno favorito il cambiamento citiamo anche il protocollo di Produzione Integrata della Provincia di Trento, che da molti anni viene applicato in viticoltura, in anticipo ed avanguardia rispetto a molte altre zone produttive. Le norme del protocollo, infatti, prevedono un utilizzo responsabile e controllato dei prodotti fitosanitari, che periodicamente vengono scelti in funzione della loro efficacia, ma soprattutto posti in relazione al minore impatto possibile sull’ambiente e sull’uomo.
Noi della Cantina Sociale di Trento abbiamo i vigneti che entrano in città e questo debbo dire ci ha particolarmente aiutato a capire e maturare le convinzioni di sostenibilità ambientale che oggi adottiamo”.


"Direttore un ultima domanda. Pensa che dovrebbero essere coinvolte nella ricerca anche altre varietà di vite?"

"Assolutamente si, ed anzi piuttosto mi chiedo, perché la ricerca non ci ‘regala’ questa resistenza anche nelle varietà di Chardonnay, Pinot ... che già conosciamo? Intendiamoci, per ricerca intendo dire quella pubblica (statale, regionale, provinciale..) pur non avendo nulla contro quella (utilissima) privata. Ma solo per avere materiale genetico e di propagazione royalty free..!"

Ma veniamo ora ad una breve presentazione del SantaColomba.

Nasce da uve da vitigno Solaris e Bronner raccolte verso la fine di settembre. Il mosto, separato dalle bucce, viene posto a fermentare, a temperatura controllata (17/19°C), in recipienti di acciaio, sino al termine della fermentazione alcolica. Segue il raffreddamento per favorire l'illimpidimento naturale.
Successivamente il vino viene posto in piccoli contenitori per esaltarne le caratteristiche aromatiche. In tarda primavera avviene l’imbottigliamento.

Nel bicchiere si presenta con un colore bianco paglierino brillante. Al naso le note olfattive sono intense in cui spiccano note agrumate di pompelmo rosa. Al gusto ritroviamo la stessa corrispondenza unita ad estrema freschezza, tutto è sostenuto da una grande acidità a cui si aggiunge una sensazione vegetale aromatica, tipica di alcuni vini del territorio alpino. Finale lungo e abbastanza persistente. 

Per le sue caratteristiche organolettiche il SantaColomba può essere utilizzato come vino base idoneo alla spumantizzazione. Alfredo Albertini ci ha poi riferito che di questo vino è in fase di messa a punto una versione spumante con metodo charmat, di cui vi terremo informati.

Consiglio il SantaColomba in abbinamento ai piatti a base di pesce ed in particolare quello di lago come ad esempio la trota arrosto. Ottimo come aperitivo e su formaggi freschi. Raccomando di rispettare la temperatura di servizio che è di 11-12°C.