venerdì 18 novembre 2016

Brexit, scoppia il caso Prosecco

E' scontro Italia-Regno Unito. Johnson: "Non importeremo più prosecco"
E intanto una bottiglia di prosecco su 3 va in UK.

Uno scambio di parole e l'apprezzato prosecco italiano irrompe nelle schermaglie che accompagnano la battaglia per la Brexit. E' scontro tra il ministro dello Sviluppo economico italiano Carlo Calenda e il ministro del Esteri britannico, nonché paladino del "leave", Boris Johnson. Anche se fonti del governo dicono alla Bbc che l'accenno di Johnson al Prosecco non andava inteso come un insulto ma come parte di una conversazione "costruttiva". 

Secondo quanto riferito da Calenda a Bloomberg TV, Johnson, nonostante la prossima uscita della Gran Bretagna dall'Ue non permetterà la libera circolazione delle persone, vorrebbe comunque che si mantenesse il mercato unico. Secondo il ministro degli esteri britannico l'Italia dovrebbe accettare queste condizioni, se non vuole rischiare di perdere le esportazioni di prosecco, assai redditizie, verso la Gran Bretagna.

"'Non voglio la libera circolazione delle persone, ma voglio il mercato unico', ha detto Johnson - come riportato da Calenda -. Ho risposto: 'no' e lui mi ha detto: 'Così venderete meno prosecco' e io ho detto: 'Ok, ma tu venderai meno fish and chips. Noi venderemo meno prosecco solo a un paese, mentre voi venderete di meno a 27 paesi'. Mettere le cose a questo livello è un po' offensivo".

Johnson, che tra l'altro è stato anche ex sindaco di Londra, è noto per le sue gaffe e di uscire spesso fuori dal seminato. Secondo quanto riferito da Theresa May in una recente intervista alla Bbc, è stato messo a tacere da Downing Street proprio sulle sue dichiarazioni sull'articolo 50. Come recentemente, in una colorita intervista con un quotidiano di Praga, Johnson ha usato l'espressione "cazzate" riferendosi all'idea che la libera circolazione di persone in GB è il principio fondante della UE.

Comunque dura e decisa, la risposta del ministro italiano, che ha criticato l'approccio del governo britannico ai negoziati che dovranno stabilire le modalità della Brexit: "C'è un sacco di caos - ha proseguito Calenda - e non capiamo bene quale sia la loro posizione. Sta diventando tutto un dibattito interno al Regno Unito ma così non va bene. Il governo britannico ha bisogno di sedersi, mettere le sue carte sul tavolo e negoziare".

Una voce che trova un'eco autorevole in quella del ministro olandese delle finanze e presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem: "Sarebbe stato certo nell'interesse del mio paese e negli interessi europei e britannici se il Regno Unito fosse rimasto nella Ue, ma non credo che succederà. L'opzione migliore è quella di raggiungere il migliore accordo possibile, ma il Regno Unito sarà fuori dal mercato unico".

Vorrei ricordare che, secondo quanto riportato da Coldiretti, la Gran Bretagna è diventato nel 2016 il primo mercato mondiale di sbocco dello spumante italiano, con le bottiglie esportate che hanno fatto registrare un aumento record del 38% nel primo trimestre consentendo addirittura il sorpasso sugli Stati Uniti.

La Gran Bretagna è poi il quarto sbocco estero dei prodotti agroalimentari nazionali Made in Italy con un valore annuale di ben 3,2 miliardi delle importazioni dall’Italia ed una tendenza progressiva all’aumento e la voce più importante è rappresentata dal vino, con un valore di 746 milioni di euro di esportazioni nel 2015 e un trend in ulteriore aumento del 7% su base annuale nel primo trimestre del 2016.

A trainare il comparto è soprattutto lo spumante ed in particolare il prosecco con una quota 275 milioni di euro di export frutto di un vero boom. Una “corsa” che prosegue nel 2016, con un ulteriore balzo in avanti del 55 per cento.

Al secondo posto tra i prodotti agroalimentari italiani più venduti c’è la pasta, per un importo complessivo di vendite nel 2015 di 332 milioni di euro. Rilevante anche il ruolo dell’ortofrutta con un valore delle esportazioni di 281 milioni di euro nel 2015, in aumento del 6% nel primo trimestre del 2016. Ma anche i formaggi Made in Italy vanno forte in UK con un valore delle vendite nel 2015 che ha visto superare quota 200 milioni di euro con un aumento del 15% nel primo trimestre del 2016.

Oltre un terzo delle vendite di formaggi è rappresentato da Parmigiano Reggiano e Grana Padano, che all’inizio di quest’anno hanno fatto segnare un incremento del 10 per cento, ma va forte anche la mozzarella di bufala campana. L’export di olio d’oliva è stato nel 2015 di 57 milioni di euro con un aumenta del 14% nel 2016.

Dati più che lusinghieri quindi, anche se per l'export italiano si profilano non poche preoccupazioni, e non solo per la svalutazione della sterlina che rende più oneroso l’acquisto di prodotti Made in Italy, ma anche per il rischio che, con l’uscita dall’Unione Europea, si affermi in Gran Bretagna una legislazione sfavorevole all’esportazioni agroalimentari italiane.