lunedì 7 novembre 2016

Sul futuro del settore vitivinicolo. Il vigneto Orvieto

Chiude il convegno promosso da ‘Orvieto diVino’ su "Qualità e competitività in vigna: viticoltura di precisione e digitalizzazione in cantina per il rilancio di Orvieto"
Promozione e valorizzazione del territorio. Interpretarlo e comunicarlo attraverso le conoscenze scientifiche facendo sistema partendo da il senso di appartenenza che ci accomuna: questi in sintesi i concetti al centro delle grandi sfide del settore vitivinicolo orvietano discussi nella giornata di sabato presso il Palazzo Capitano del Popolo di Orvieto.

Nella terra del "Vino dei Papi", si è svolto un convegno dai temi caldi, di grande interesse e viva attualità, che ha visto oltre 300 persone tra cui moltissimi produttori affollare la sala congressi del Palazzo di Capitano del Popolo. Fortemente voluto dal Comitato Scientifico di “Orvieto diVino”, coordinato da Riccardo Cotarella (presidente dell’Unione Mondiale degli Enologi), nell’ambito della serie di iniziative promosse dal Consorzio Vino Orvieto e dal Comune di Orvieto per riaffermare la storica centralità della produzione enoica orvietana.

Ad aprire i lavori Alessandro Masnaghetti, editore di Enogea, autore della mappa del territorio dell'Orvieto DOC: "I tre principi cardine di ogni mappatura sono il paesaggio (è il punto cardine di partenza); la storia e la toponomastica (è indispensabile dare un nome ed una storia identificativa al territorio individuato); la geologia (che però ci supporta solo nelle macro aree, e non tiene conto di elementi importanti)". Orvieto è un territorio straordinario e peculiare. Oggi il digitale consente a tutti i produttori di spiegare al meglio i vostri vigneti e tutte le loro peculiarità.

A seguire Fabio Mencarelli, docente universitario alla Tuscia di Viterbo, che ha spiegato la vendemmia tardiva come grande opportunità per l'Orvieto. Inizia citando Attilio Scienza: "Per proteggere la fragile identità dei vini dolci prodotti da uve appassite che rappresentano la vera eredità della primissima agricoltura, è importante migliorare le vecchie varietà e ritornare alle peculiarità della tradizione enologica".

Inoltre è importante mantenere il legame di queste varietà con i luoghi di origine e con le persone che le hanno inventate. Vin Santo, Muffato e Tardivo i vini dolci tipici di Orvieto, grazie anche al tipico clima della zona. E proprio su questo tema Riccardo Valentini, docente universitario della Tuscia (dove vi è il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici) presenta uno studio dell'impatto del clima sull'ecosistema orvietano: "Fare le previsioni meteorologiche è molte importante, e non solo quotidiane o stagionali (1/12 mesi), ma soprattutto nel medio e lungo periodo (previsioni decadali 5/20 anni), legate al ciclo di vita della vite, senza trascurare le proiezioni climatiche ampio respiro 30/100 anni)". Queste previsioni ci consentono di intervenire appropriatamente sul breve e decidere strategicamente nel medio e lungo periodo. Un wine talker applicato in vigneto segnala in tempo reale i tempi di maturazione delle uve.

A completare gli interventi tecnici Attilio Scienza, docente di enologia all'Università di Milano, che spiega l'innovazione in vigna per la rinascita dell'Orvieto: "In passato vi erano vini molto ossidativi, che non duravano. Si emulavano i vini veneziani e liguri, e potevano essere consumati solo in loco, poiché fermentavano tutto l'anno. Dopo la seconda guerra mondiale tutto cambia. Si guarda ad un mercato più ampio, cercando di accontentare il gusto di un numero sempre maggiore di consumatori. Oggi è sempre più necessario trovare il giusto equilibrio tra terroir e consumatore. Vanno mantenuti i territori originari di produzione altrimenti si genera confusione sul tipo di vino. Anche ad Orvieto questo deve essere imperativo. Il futuro della viticoltura è legato alla misurazione di quello che succede nei nostri vigneti creando in questo modo dei modelli e facendo delle previsioni per gestire al meglio la produttività e la qualità dei vini, attraverso anche la viticoltura di previsione."

Molto apprezzato l'intervento di Fernanda Cecchini, Assessore all'Agricoltura della Regione Umbria: "In Umbria l'olio, il vino, l'agricoltura, i tesori naturalistici e artistici sono molto importanti e sono un modello di sviluppo che vogliamo rafforzare in Regione e divulgare in Italia. Sono felice di poterne parlare in questo momento critico per la Regione che è stata colpita recentemente dal terremoto a dimostrazione del fatto che stiamo già lavorando per la ricostruzione. Sono previsti 22 milioni di euro destinati all'agricoltura umbra, che saranno utili anche per innovazione, la ricerca e per la valorizzazione delle risorse del nostro territorio, assieme e in modo coeso, non dimenticando le piccole realtà ma unendole in modo da fare sistema".

Prima di chiudere la mattinata Riccardo Cotarella, Coordinatore del Comitato Scientifico ORVIETO diVINO, ha chiesto a tutti i presenti di fare un gesto concreto, inviando un sms al 45500 per sostenere le tante famiglie oggi senza casa, perché guardare al futuro con ambizione significa restare solidali con chi è meno fortunato di noi. Infine ha dato risposta alle varie critiche mosse nell'incontro ed in quello precedente e da cui sono emerse tre importanti e chiare criticità, come l'accusa da parte di Vizzari dell'Espresso che chiese come si è riusciti in pochi decenni a distruggere una denominazione e quella di Masnaghetti che ha detto che non conosciamo i nostri vicini ed i loro vigneti, se non allo scopo di denigrarli e Mencarelli parlando di un disciplinare assolutamente inappropriato.

Come la storia insegna, spiega Cotarella, le critiche sono spesso fondate su quel "mal comune mezzo gaudio", tipico atteggiamento che riguarda non solo Orvieto ma tutta l'Italia del vino; le stesse dovrebbero invece essere mosse con un ottica costruttiva, quelle che dovrebbero far venir voglia di rimboccarci le maniche, critiche che dovrebbero suscitare orgoglio d'appartenenza. Ed è proprio da qui che l'ambizioso progetto ORVIETO diVINO prende vita e che vedrà tutti insieme uniti ed operativi per la rinascita di questo straordinario territorio.

Nel pomeriggio la seconda parte del convegno è stata dedicata alla digitalizzazione in cantina, dove Emilio Ravotti, presidente di ERinformatica ha specificatamente affrontato il tema della dematerializzazione dei Registri Vinicoli, la soluzione integrata e gestione della cantina, la domotica in cantina e internet of things applicato al settore vitivinicolo. Ha inoltre affrontato "le problematiche fiscali e operative dell'azienda vitivinicola calate nella nuova realtà dei registri digitali di cantina e le criticità scaturite da questa rivoluzione nella tenuta dei registri vitivinicoli". Un tema urgente, che vede una grande opportunità per tutte le cantine.

Un saluto finale da parte di Giuseppe Germani, sindaco di Orvieto, che plaude al successo di questa
bella giornata grazie alla presenza di tante espressioni produttive del territorio, finalmente tutti insieme per il rinascimento di Orvieto. A moderare i lavori della giornata Patrizia Marin, responsabile della comunicazione di ORVIETOdiVINO.

Il prossimo appuntamento ad Orvieto il 28 gennaio a parlare di Comunicazione e Marketing Territoriale.