mercoledì 7 dicembre 2016

TESTO UNICO DEL VINO: FIVI SODDISFATTA A METÀ

Accolte diverse istanze del Dossier Burocrazia presentato nel 2012. Insoddisfazione per il mancato intervento sui Consorzi.

Se il Testo Unico vuole essere una risposta che un settore di grande importanza economica come quello del vino attendeva da tempo, e che ora può finalmente contare su un provvedimento che ne riordina la materia, è anche vero che molte delle richieste da parte delle associazioni di settore sono state (per ora) sacrificate.

E' il caso della FIVI, la Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, che ne è rimasta soddisfatta solo a metà mostrando le prime reazioni all'approvazione in Commissione Agricoltura della Camera del nuovo Testo Unico sulla viticoltura e la produzione del vino, diventato recentemente legge. "Un testo che tenta di mettere ordine a un settore fortemente appesantito da pratiche burocratiche che ne minano la competitività." è quanto dichiarato dalla federazione da sempre attiva nello stimolare il legislatore.

Già nel 2012, infatti, la FIVI aveva consegnato all'allora Ministro Catania un dossier per la riduzione della burocrazia nel settore vitivinicolo. Lo studio, redatto in collaborazione con l'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, metteva in evidenza le criticità della legislazione italiana e proponeva le soluzioni per risolverle.

È viva quindi la soddisfazione nel vedere alcune delle richieste della FIVI rientrare nel nuovo Testo Unico, come l'istituto della diffida e il Registro Unico dei Controlli, che crea un raccordo tra le diverse autorità che operano nel sistema dei controlli, in modo da evitare visite doppie nella stessa cantina.

"Adesso attendiamo fiduciosi – ha commentato il presidente FIVI Matilde Poggi – i decreti attuativi e speriamo che portino a un effettivo snellimento della burocrazia. Resta il rammarico per il mancato intervento sulla rappresentatività nei Consorzi".

Recentemente infatti la FIVI, come da noi riportato, è intervenuta con una lettera al Ministro Martina, chiedendo di rivedere il meccanismo di attribuzione dei voti all'interno dei Consorzi di Tutela, in modo da dare più spazio ai Vignaioli, evitando il dominio delle cooperative di primo e secondo grado nei consorzi più importanti.

La cooperazione infatti ha enormi meriti nel nostro Paese e gode meritatamente della tutela Costituzionale, ma l'associazione non crede rispecchi la volontà del legislatore nella singolare circostanza che si è venuta a creare nei consorzi governati completamente da gruppi cooperativi, che sono in grado di imporre le proprie decisioni non solo a tutti gli altri consorziati, ma anche e soprattutto ai non consorziati in virtù dell'erga omnes.

Lo scopo della proposta FIVI era anche quello di evitare il verificarsi di fenomeni di abbandono dei Consorzi esistenti per dare vita alla costituzione di nuovi, come già avvenuto nell’area di Soave, in Trentino e in corso di avvenimento in Oltrepò Pavese.

La rappresentatività all'interno dei consorzi è oggi normata dal D.Lgs 61/2010, che prevede l'ammissione di viticoltori singoli o associati, di vinificatori e di imbottigliatori. Questi possono votare in misura ponderale alla quantità prodotta nella precedente campagna vendemmiale e se il consorziato svolge più di una funzione i voti si cumulano. Ciò ha portato al dominio delle cooperative di primo e secondo grado nei consorzi più importanti.