martedì 21 febbraio 2017

Vigneti terrazzati e paesaggio rurale: in Trentino nasce il professionista dei muri a secco

Realizzazione e recupero di una nuova figura professionale per conservare, tramandare e diffondere le conoscenze, le abilità e le competenze legate all’antica cultura della pietra a secco in Trentino e nella regione alpina. 

La manutenzione di un paesaggio rurale è la chiave della sua bellezza. Pensate cosa diventerebbe la valle di Cembra, se i muri a secco dei suoi celebri terrazzamenti franassero perché non si trova nessuno che li sappia ricostruire. In Trentino però non accadrà, grazie agli artigiani formati dalla "Scuola trentina della pietra a secco".

In Trentino, così come in altri territori montani, la cultura della pietra a secco è tanto antica quanto lo sono state l’esigenza di dissodare suoli aspri e pietrosi, l’opportunità di delimitare e difendere i terreni e le proprietà e la necessità di costruire arditissimi terrazzamenti sui ripidi fianchi delle montagne, per poterli coltivare e quindi per poter vivere, più spesso sopravvivere, in ambienti tanto ostili.

I paesaggi terrazzati sono presenti in tutto il mondo e rappresentano l’evidenza concreta e tangibile di come la vita possa svilupparsi fin nei declivi più scoscesi delle aree montane e costiere di ogni parte della terra di cui tipico esempio è la cosiddetta “viticoltura eroica”, praticata da millenni, è stata resa possibile grazie ai terrazzamenti sostenuti da migliaia di antichi muri a secco che hanno uno sviluppo complessivo di circa settecento chilometri. Tali opere hanno richiesto un lungo e complesso lavoro comunitario che ha originato un legame particolarmente forte tra la gente e la sua terra e, attraverso la capillare messa a coltura di terreni boscati, ha permesso di ricavare i terrazzi dai pendii per facilitare la coltivazione ed evitare l’erosione delle terre arabili. La loro costruzione e manutenzione, ottenuta con tecniche antiche tramandate da generazioni, nonostante i secoli trascorsi mostra ancora tutta la sua efficacia. Ma non solo, la cura degli appezzamenti agricoli di montagna è un valore aggiunto per tutta la comunità sia in termini di prevenzione dai rischi idrogeologici sia quale forma di tutela del paesaggio al quale è strettamente legata l’economia alpina.

I massi e i ciottoli di porfido, la roccia vulcanica effusiva che costituisce “l'oro rosso” della Valle, sono la materia prima con la quale è stata plasmata la maggior parte dei muretti a secco della vallata e che ne definiscono l’intera architettura del paesaggio. Oltre che per erigere migliaia di chilometri di muretti campestri, la pietra a secco è stata utilizzata anche per scalette, archi, nicchie a volta, ponti, rustici, ricoveri, fornaci, pozzi, cisterne, trincee, selciati e lastricati. Un enorme patrimonio da conoscere, conservare e soprattutto valorizzare, perché produce bellezza, unicità, sostenibilità, opportunità.

Questo patrimonio paesaggistico è tuttavia sottoposto a molteplici minacce, ma allo stesso tempo oggetto di crescenti interessi. Per la sua unicità storico-rurale, nonché per il suo valore estetico ed etico, rappresenta un importante riferimento per le politiche di conservazione e salvaguardia paesaggistica nazionali ed internazionali.

Negli ultimi anni la Provincia autonoma di Trento ha sviluppato numerose iniziative per la conservazione e la valorizzazione dei paesaggi terrazzati e tra queste, di notevole importanza, la terza Conferenza Internazionale sui Paesaggi, occasione unica di confronto per riflettere sul futuro di uno straordinario patrimonio estetico e culturale. La valenza del terzo incontro mondiale sui paesaggi terrazzati è stata quella di dare un forte impulso all’impegno internazionale per proteggere e valorizzare questi paesaggi nella loro polifunzionalità.

Le esperienze maturate in questo particolare campo, fanno quindi del Trentino un interessante laboratorio, in particolare per approfondire le normative di settore e le politiche di gestione. In tal senso, per la manutenzione dei muri in pietra a secco, si è venuta a delineare la necessità di una figura professionale e proprio quest'anno nei primi giorni di febbraio, quindici artigiani hanno ottenuto presso l'Enaip, rete nazionale di servizi per la formazione ed il lavoro, il titolo di “Costruttore esperto nella realizzazione e nel recupero dei muri a secco”.

Per accedere all’esame di validazione delle competenze i candidati dovevano avere almeno due anni di esperienza nel settore edile o lapideo ed aver partecipato ai corsi di 1° e 2° livello proposti da Accademia della Montagna oppure almeno quattro anni di esperienza nei due settori dimostrando però di conoscere la tecnica di costruzione dei muri a secco.

La commissione di valutazione era composta da Mauro Frisanco, esperto in processi formativi, Giorgio Tecilla, dell’Osservatorio del Paesaggio, Dipartimento Territorio, agricoltura, ambiente e foreste della Provincia autonoma di Trento e da Claudio Mimiola, geometra ed insegnante. 

Volevo sottolineare che questa figura professionale nasce dall’impegno dell'Accademia della Montagna del Trentino al cui interno è nata nel 2014 “La Scuola trentina della Pietra a Secco “ per la valorizzazione e il recupero di manufatti in pietra a secco, a partire dai muretti.

Sono ormai oltre una decina i corsi organizzati sul territorio trentino, richiesti da altrettante amministrazioni, e sei nelle regioni limitrofe, in collaborazione con l’Associazione artigiani della provincia di Trento e il Museo civico di Rovereto. Ma vengono organizzati anche corsi di formazione per gli insegnanti sul tema del valore storico, sociale e paesaggistico dei muretti a secco che danno luogo ai terrazzamenti che caratterizzano i pendii delle montagne nelle valli.