venerdì 31 marzo 2017

Mostre. A Verona uno spaccato della Parigi bohémienne vista da Toulouse-Lautrec

"Toulouse  Lautrec. La  Belle  Époque". Da domani a Verona la grande mostra di scena ad AMO-Palazzo Forti celebra il percorso artistico di Toulouse-Lautrec con 170 opere provenienti dall’Herakleidon Museum di Atene. 

Parigi, fine Ottocento; la vita bohémienne, gli artisti di Montmartre, il Moulin Rouge, i postriboli, i teatri, le prostitute. Questa è la realtà che vive e rappresenta Henri de Toulouse-Lautrec (1864-1901), diventandone il più noto interprete.Con la mostra "Toulouse Lautrec. 

La Belle Époque" prosegue la programmazione artistica dell’Arena Museo Opera, realizzata grazie alla collaborazione con il Gruppo Arthemisia, con il sostegno del Comune di Verona e di Agsm, e destinata a presentare a Palazzo Forti alcuni dei protagonisti che, in modi diversi, hanno segnato e innovato il mondo dell’arte moderna.

Toulouse-Lautrec è certamente un artista da annoverare tra questi perché, con la sua poetica artistica, anticonformista  e  provocatoria,  ha  rappresentato,  e  tutt’ora  rappresenta,  l’emblema  di quell’epoca conosciuta con il nome di Belle Époque.

Attraverso le circa centosettanta opere provenienti dall’Herakleidon Museum di Atene, lungo il percorso espositivo, il pubblico potrà scoprire questo eccentrico artista che si è divertito a ritrarre la vita notturna di Parigi, rappresentando nelle sue opere cantanti, attrici, ballerine, acrobate, cogliendo le atmosfere delle sale da ballo, dei caffè-concerto e dei palcoscenici di quel tempo. E quindi, anche in questa mostra, grazie alla poliedricità artistica di Toulouse-Lautrec, pittore, illustratore di libri e riviste, ma anche grafico pubblicitario, il Museo AMO coglie l’obiettivo di legare le arti che hanno pervaso il clima artistico internazionale sul finire dell’Ottocento e gli inizi del Novecento: arti visive, musica, moda e fotografia. Infine, ancora una mostra che conferma l’impegno di politica culturale della Città di Verona di questi ultimi anni che ha dato il sostegno a numerose iniziative, ottenendo grandi successi di pubblico e di critica

Alto un metro e cinquantadue - era affetto da una forma di nanismo - e morto a meno di 36 anni devastato dalla sifilide e dall’alcolismo, Toulouse-Lautrec divenne noto soprattutto per i suoi manifesti pubblicitari e i ritratti di personaggi dell’epoca. Sue sono le immagini, ben impresse nell’immaginario collettivo, del balletto al Moulin Rouge e di Aristide Bruant e delle discinte prostitute nelle maisons closes (le case chiuse) in cui aveva il suo atelier.

Manifesti, litografie, disegni, illustrazioni, acquerelli, insieme a video, fotografie e arredi dell’epoca riscostruiscono uno spaccato della Parigi bohémienne, riportando i visitatori indietro nel tempo.
Tra le opere più celebri presenti in mostra litografie a colori (come Jane Avril, 1893), manifesti pubblicitari (come La passeggera della cabina 54 del 1895 e Aristide Bruant nel suo cabaret del 1893), disegni a matita e a penna, grafiche promozionali e illustrazioni per giornali (come in La Revue blanche del 1895) diventati emblema di un’epoca indissolubilmente legata alle immagini dell’aristocratico visconte Henri de Toulouse-Lautrec.

LA MOSTRA E L’ARTISTA

L’itinerario dell’esposizione è scandito in 10 sezioni tematiche, sempre in rapporto con i grandi cambiamenti storici, tecnologici, sociali e architettonici di Parigi alla fine del XIX secolo, al tempo scintillante della Belle Époque.

Le prime quattro sezioni sono dedicate alle Notti parigine: alle tre sale intitolate a singoli protagonisti delle scene, ne segue una quarta che spazia sul mondo degli spettacoli, dal Moulin Rouge all’Opéra.Uno degli aspetti maggiormente conosciuti della produzione di Toulouse-Lautrec è la pubblicità realizzata per i locali notturni: con un’innovativa intuizione promozionale, Henri decide di mettere in evidenza i nomi degli artisti che si esibiscono sul palcoscenico, fissando in modo formidabile i tipi e i personaggi. É, in fondo, il vero inventore dello star-system.

Diviene buon amico del cantautore e cabarettista francese Aristide Bruant (1851-1925), e contribuisce a definire la figura del cantante attraverso una serie di stampe e di litografie, tra cui AristideBruant nel suo cabaret(1893), dove lo rappresenta con il suo mantello voluminoso, cappello a larga tesa e una sciarpa rossa intorno al collo. La modernità delle rappresentazioni stilizzate, strutturate in superfici di colore omogenee gli procura una immediata e inaspettata celebrità. Indimenticabile è la figura di Yvette Guilbert (1868-1944), soprannominata la Diseuse (la fine dicitrice): in scena il suo  segno  distintivo  erano  lunghi  guanti  neri  fino  al  gomito.

Affascinato dalla personalità dell’attrice ecantante, Toulouse-Lautrec le dedica un album di litografie, integralmente presente in mostra, oltre a vari disegni e incisioni (Album Yvette Guilbert, 1894).Toulouse-Lautrec intreccia relazioni amichevoli anche con la celebre stella del cabaret parigino Jane Avril (1868-1943), scatenata e trascinante sulla scena. Toulouse-Lautrec la raffigura come una donna colta e sofisticata mentre frequenta un caffè-concerto sul manifesto Divan Japonais (1893), ma anche scatenata nel can-can insieme ad altre ballerine in La compagnia di Mademoiselle Eglantine(1896).

Infine, una vasta sala è dedicata al variegato mondo degli spettacoli, dalle scene popolari del cabaret fino alle rappresentazioni più impegnative di tragedie greche o di concerti all’Opéra. Diceva Toulouse-Lautrec: “Non importa quale sia lo spettacolo. A teatro sto sempre bene!”, e le opere dedicate al mondo delle rappresentazioni sono sempre affascinanti, trasmettono gioia e piacere. Nelle sue scene teatrali Lautrec riesce a rendere l’intensità dei drammi e delle commedie con movimenti efficaci ed energici contrasti di luci e ombre che traggono ispirazione sia dalle xilografie giapponesi sia dai palchi teatrali di Daumier. Fra le opere in mostra, la serie di argute litografie nel 1893 per la raccolta Le café-concert.

Quinta sezione – I cavalli. L’amico editore Thadée Natanson ricorda: “Henri amava gli animali meno delle donne ma più degli uomini. Andava pazzo per i cavalli e non si era mai consolato di non poterli montare”. Cresciuto nell’ambiente dell’alta aristocrazia di provincia, Toulouse-Lautrec ha una grande passione per i cavalli. Il padre del pittore, il conte Alphonse, era un provetto cavallerizzo, fautore della vita all’aria aperta affidata a lunghe passeggiate a cavallo e battute di caccia con il falcone. Alcuni disegni di questa sezione risalgono agli anni dell’adolescenza, e dimostrano la straordinaria precocità dell’artista.

Diversi anni dopo, nella primavera del 1899, il pittore era stato ricoverato in una clinica per malattie mentali per disintossicarsi dall’alcol e liberarsi dai pesanti attacchi di delirio. Per ottenere la dimissione Toulouse-Lautrec realizza numerosi disegni, spesso dedicati ai prediletti cavalli. La litografia Il fantino (1899) è tratta da uno di questi lavori.

Merita di essere segnalato infine il “ritratto” de The pony Philibert (1898). Negli ultimi due anni di vita le condizioni fisiche di Toulouse-Lautrec declinano penosamente e il pittore ha sempre maggiori difficoltà nel muoversi. Per spostarsi nelle vie di Parigi utilizza un calessino, tirato dal paziente Philibert, l’ultimo dei numerosi cavalli conosciuti da Toulouse-Lautrec a partire dalla sua prima infanzia.

Sesta sezione –I disegni. Nel cuore del percorso, la mostra presenta una serie di disegni a matita e a penna, di travolgente freschezza e mordente incisività. Davvero per tutta la vita Toulouse-Lautrec ha trovato nel disegno un mezzo di espressione immediato, insostituibile. La matita è la compagna fedele nella lunga obbligata immobilità durante le convalescenze dopo le fratture; il modo per vincere la noia delle stazioni termali; la piccola condanna negli esercizi obbligati durante la fase di formazione accademica; lo strumento per vedere e interpretare il mondo; la divertente complice nel fissare la chiave per evadere dalla clinica per malattie mentali in cui resta chiuso per circa tre mesi, quasi identificandosi con l’analogo destino toccato all’amico Van Gogh.

I disegni sono soprattutto schizzi di personaggi: volti, atteggiamenti, silhouettes, caricature. In mostra anche il ritratto del padre, conte Adolphe de Toulouse-Lautrec (Portrait of H. de Toulouse-Lautrec, 1895), e l’arguto foglio in cui il pittore si rappresenta impietosamente nudo (Toulouse-Lautrec Nu, 1894).

Settima e ottava sezione - Le collaborazioni editoriali. Dopo aver trascorso la notte facendo il giro dei caffè e cabaretdi Montmartre, Toulouse-Lautrec si metteva al lavoro con insospettabile energia e lucidità, in grado di gestire parecchi incarichi contemporaneamente. Merito in parte della prodigiosa velocità inventiva e realizzativa, ma anche della passione per le tecniche della riproduzione a stampa, di cui seguiva tutte le fasi.Per queste ragioni, oltre che per i manifesti pubblicitari, il talento di Toulouse-Lautrec è molto richiesto in campo editoriale, nelle riviste umoristiche a grande diffusione ma anche libri di pregio e copertine per spartiti musicali.

Le Riree Escarmouchesono tra i periodici illustrati con cui Toulouse-Lautrec collabora con vignette di satira politica e di costume esposte in questa sezione. Nell’ambito delle collaborazioni editoriali emerge la figura di un cugino di Toulouse-Lautrec, il musicista Désiré Dihau. Lo vediamo impegnato in un assolo di fagotto nella litografia Pour Toi!...(1893), inrapporto con la quale è presente anche una rara pietra litografica.

Nona sezione – Con gli amici intellettuali. Questa parte della mostra è dedicata alle frequentazioni intellettuali di Toulouse-Lautrec: il rapporto con poeti, editori, facoltosi mecenati è in un certo senso l’altra faccia dell’artista bohemien, perso nei bicchieri di assenzio delle notti parigine. Nell’ufficio e nelle abitazioni dei direttori della Revue Blanchesi svolge gran parte della vita sociale parigina e qui Toulouse-Lautrec stringe diverse amicizie con scrittori e intellettuali e nel 1895 disegna un manifesto per la rivista (La Revue Blanche, 1895), in cui compare l’affascinante Misia Natanson, moglie dell’editore.Un lavoro impegnativo è la realizzazione della copertina e delle illustrazioni per il libro Au Pied du Sinaϊ(1897), una serie di racconti di George Clemenceau ambientati in diverse comunità ebraiche

Decima sezione –“L’amore è un’altra cosa”. Sotto l’occhio ironico di Toulouse-Lautrec scorre la vita parigina fin du siécle: balli, spettacoli,svaghi serali, luci, teatri, risate e applausi grazie a cabarettisti, ballerine e chansonniers. Ma questa è solo una parte della produzione del pittore: forse ancor più intense e personali sono i ritratti di donne sole, silenziose, osservate senza la minima intenzione caricaturale o di vignetta cronachistica; attimi di riflessione, nubi che corrono sull’anima, ombre fuggevoli che passano sul viso.

La mostra si chiude con le delicate opere dedicate a questo tema. Nessun artista, prima Toulouse-Lautrec, aveva saputo cogliere le passioni represse, la solitudine, il desiderio di una vita migliore che si nasconde sotto la sensualità forzata e la seduzione “professionale” di cantanti, attrici o prostitute, osservate senza ironia o moralismi.

Come avviene nella letteratura francese contemporanea (dai romanzi di Flaubert alle novelle di Maupassant), soggetti e personaggi solitamente considerati scandalosi o immorali, sono riscattati dall’arte. A Toulouse-Lautrec piace l’ambiente frivolo dei bordelli e tra il 1892 eil 1895 trascorre intere settimane nelle maison closes vicine all’Opéra e alla Borsa di Parigi. Qui osserva le ragazze per ore, mentre riposano, giocano a carte o si truccano: soprattutto, in loro compagnia non deve vergognarsi del suo aspetto.

 La disinibita spontaneità di queste donne le rende ai suoi occhi le modelle ideali. Il ciclo più completo è costituito dalle litografie a colori dell’album Elles (“Loro”) del 1896 capolavori della incisione francese del tardo Ottocento: in mostra il frontespizioe la meravigliosa litografia Donna alla tinozza.

Tra le immagini femminili evocate da Toulouse-Lautrec, affiora infine anche il sogno di un amore impossibile, la misteriosa signora incontrata in un viaggio per nave ed evocata con grande delicatezza nella litografia intitolata La passeggera della cabina 54 (1896).


"Toulouse  Lautrec. La  Belle  Époque"
Arena Museo Opera Palazzo Forti – Verona, Via Achille Forti, 1
Orari
Lunedì dalle 14.30 alle 19.30
Da martedì a domenica dalle 9.30 alle 19.30 (la biglietteria chiude un’ora prima)
Biglietti
Intero € 14 Ridotto € 12

Info e prenotazioni + 39 045 853771 (attiva dal lunedì al venerdì)