martedì 7 marzo 2017

Scienza del vino. Vitivinicoltura: La cimice asiatica, un nuovo parassita emergente

La cimice asiatica (Brown marmorated stink bug), nome scientifico Halyomorpha halys, è una specie invasiva originaria dell’Asia orientale la cui presenza massiccia sull’uva provoca peggioramenti qualitativi in vinificazione. 



La sua comparsa, come per altre specie invasive, è stata senz'altro favorita dai cambiamenti climatici e globalizzazione dei mercati che hanno contemporaneamente portato a una diffusione senza precedenti di parassiti alieni mai visti prima nelle nostre regioni e nei confronti dei quali abbiamo poche difese.  


Arrivato da alcuni anni negli Stati Uniti e in alcuni Paesi europei, l'insetto simile alla cimice verde "nostrana", è stata trovata per la prima volta anche in Italia in provincia di Modena nel settembre del 2012. In pochi anni l’insetto si è rapidamente diffuso in particolare nel Nord Italia. E' infatti durante il 2016 che sono stati ritrovati i primi individui di cimice anche in provincia di Trento, con i focolai più importanti nell’area della città di Trento e del Garda.

Questa cimice color marrone deposita 3-400 uova un paio di volte l'anno (fino a sei volte nei Paesi di origine). Morfologicamente gli adulti sono lunghi circa 1,5 - 1,7 cm e hanno la caratteristica forma a scudo. Il colore è tipicamente marmorizzato. Le antenne hanno striature bianche e nere, così come l’orlo dell’addome. Può essere confusa con un’altra cimice piuttosto comune nei nostri ambienti (Rhaphigaster nebulosa), anche se presentano alcuni caratteri distintivi.

Qui da noi non ha predatori naturali noti ed è causa di ingenti danni economici su molte colture arboree (melo, pero, pesco, kiwi), orticole (pomodori e peperoni) ed erbacee (mais, soia). Volevo ricordare anche il caso del nocciolo. Mauro Forneris, responsabile del Centro sperimentale per la corilicoltura dell'Agrion, fece il punto sulla scorsa raccolta delle nocciole: "La cimice asiatica punge il frutto quando è ancora tenero, inietta il suo liquido e conferisce alla nocciola un sapore disgustoso. I frutti colpiti, quando si forma il guscio, non si possono più separare dagli altri. E così, anche con percentuali di danno relativamente basse, intere partite si dovranno buttare."

I danni in vitivinicoltura si concentrano principalmente in fase di vinificazione

Un recente studio denominato "Influence of Winemaking Processing Steps on the Amounts of (E)-2-Decenal and Tridecane as Off-Odorants Caused by Brown Marmorated Stink Bug (Halyomorpha halys)" dell'Oregon State University, Dipartimento Food Science & Technology e pubblicato sul Journal of Agricultural and Food Chemistry, ha messo in evidenza che è la concentrazione di un liquido rilasciato dall'Halyomorpha halys, composto principalmente da n-tridecano utilizzato probabilmente come feromone come metodo di difesa dai predatori e da (E)-2-decenal, un terpene caratterizzato da un pungente e caratteristico odore di coriandolo. E' la massiccia presenza di questi due composti nel processo di fermentazione dell'uva a compromettere di fatto la qualità del vino. La ricerca ha però dimostrato che se il numero di cimici presenti nel grappolo non è superiore a tre unità, odore e sapore non sono avvertibili. Questo è risultato evidente principalmente per il (E)-2-decenal. Le concentrazioni di questi composti sono stati misurati utilizzando la microestrazione in fase solida con gascromatografia multidimensionale e spettrometria di massa. E' risultato che i più alti livelli sono stati riscontrati nei vin rossi rispetto ai bianchi e questo è dovuto dal metodo di vinificazione che prevede una maggiore o minore pressione in fase di spremitura.

Prevenzione e difesa in Italia

Per fare il punto sulle strategie di lotta e prevenzione contro H. halys, lo scorso anno si è tenuto un convegno promosso dalla Regione Emilia-Romagna. All’incontro hanno partecipato anche ricercatori stranieri, in particolare la statunitense Anna Nielsen della Rutgers University (New Jersey), che ha riferito sui risultati delle esperienze di lotta condotte negli Usa, e lo svizzero Tim Haye (CABI).

Tra le decisioni operative scaturite dal convegno la creazione di una task force formata da esperti dell’Università di Modena e Reggio e dei Consorzi fitosanitari delle province colpite, con il coordinamento del Servizio fitosanitario regionale e in stretto rapporto con le Asl e il mondo produttivo. Compito della struttura è quello di redigere un bollettino settimanale con le indicazioni tecniche e i consigli agli agricoltori sulle azioni di contrasto più efficaci per contenere i danni, ma anche meno impattanti dal punto di vista ambientale. Va ricordato che la Regione ha stanziato con l’ultimo assestamento di bilancio 27mila euro per finanziare l’attività di studio e ricerca contro l’insetto nocivo, in aggiunta alle risorse già messe a disposizione dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena.

In Trentino la Fondazione Edmund Mach, oltre alle attività informative e di monitoraggio tradizionale, sta mettendo a punto nell'ambito delle attività di sperimentazione e ricerca una applicazione per smartphone che permetterà da un lato di automatizzare la raccolta e validazione dei dati di campionamento dei tecnici e dall’altro di sviluppare un programma di “citizen science” in cui si terrà conto delle segnalazioni effettuate da cittadini volontari. Per quanto riguarda la difesa, oltre ai mezzi chimici, che hanno mostrato una efficacia solo parziale, si valuteranno metodi alternativi quali le reti anti-insetto ma anche l'implementazione delle trappole a feromoni già sul mercato con segnali vibrazionali in grado di migliorarne l’efficacia di cattura, inclusa l’identificazione di “antagonisti naturali” per il controllo biologico.