mercoledì 26 aprile 2017

Vino&Ricerca. Gestione del vigneto: la defogliazione precoce per il miglioramento qualitativo delle produzioni vinicole

Una ricerca pluriennale condotta da Nello Bongiolatti della Fondazione Fojanini di Studi Superiori di Sondrio ha dimostrato che la defogliazione precoce su Nebbiolo - Chiavennasca in Valtellina oltre a migliorare la qualità del vino ne riduce la suscettibilità agli attacchi di botrite.

La defogliazione precoce in viticoltura, nella fase di allegagione, è una pratica sempre più diffusa e molto spesso utilizzata nella gestione del vigneto in alta quota e nelle aree viticole più fredde. Viene eseguita al fine di migliorare arieggiamento e insolazione, favorendo l'accumulo di sostanze (polifenoli) che regolano la colorazione, la struttura e gli aromi delle uve e dei vini. In tal senso il Nebbiolo in provincia di Sondrio, eccezionale vitigno autoctono della Valtellina e da sempre chiamato dai Valligiani “Chiavennasca”, si distingue per essere tra quelli più esigenti in pratiche colturali e nello specifico di una maggiore e più puntuale gestione della vegetazione.

La ricerca è stata presentata al Quinto Congresso Internazionale sulla Viticoltura di Montagna e in Forte Pendenza dal titolo " Le viticolture estreme: valori, bellezze, alleanze, fragilità", nell'ambito della tematica "Pratiche agronomiche e ambientamento climatico dei vitigni nella viticoltura di montagna".

Obiettivi

La ricerca è iniziata nell’annata 2010 su Nebbiolo-Chiavennasca clone 34 allevato a Guyot classico ed ha avuto come obiettivo quello di verificare l’influenza della sfogliatura della zona grappolo effettuata in tempi ed intensità diversi, su allegagione e caratteristiche morfologiche del grappolo, nonché sulle caratteristiche tecnologiche e fenoliche e stato sanitario delle uve.

La prova sperimentale

Condotta a blocchi randomizzati, ha interessato 200 piante di un vigneto impiantato nel 1997 a rittochino ed è stata effettuata in località “Priora” in comune di Berbenno di Valtellina (So) a 350 m s l m.

A partire dal 2014 la ricerca si è ampliata interessando un vigneto in località San Gervasio in comune di Teglio, a 700 m di quota altimetrica, al sesto anno d’impianto di Nebbiolo-Chiavennasca clone 34 e allargata anche al vitigno Chiavennaschino.

La sistemazione del terreno è a ciglione trasversale con filari disposti in direzione est-ovest e piante allevate a Guyot.

Materiali e Metodi

La ricerca è stata impostata sul confronto tra tesi con sfogliatura eseguita nelle fasi fenologiche di
prefioritura e di postfioritura con il testimone non sfogliato.

La defogliazione è stata eseguita asportando su tutti i germogli della pianta, le prime 6-7 foglie basali (foglie poste a livello e al di sotto del grappolo) e i parametri presi in considerazione sono stati i seguenti:

  • % di allegagione;
  • Fertilità media delle gemme sul tralcio a frutto;
  • Peso medio del grappolo ed indice di compattezza;
  • Peso medio acino e misura spessore della buccia;
  • Maturità tecnologica (acidità totale, pH, Brix°);
  • Maturità fenolica (profilo degli antociani);
  • % acini botritizzati.

Risultati

A conclusione dello studio i risultati ottenuti possono essere così sintetizzati:

Defogliazioni precoci (prefioritura) riducono leggermente la fertilità delle gemme e hanno sicuramente effetto sull’allegagione con conseguenze positive sulla dimensione del grappolo e la sua compattezza e sullo spessore della buccia dell’acino;

I parametri tecnologici dei mosti non sono influenzati dalla defogliazione grazie alla formazione di nuove foglie e germogli nella fascia interessata;

Il contenuto in sostanze coloranti e aromatiche nei vini risultano influenzati positivamente dall’operazione di defogliazione;

Nelle tesi defogliate precocemente, gli acini hanno dimostrato una minore suscettibilità agli attacchi di botrite, risultato questo, particolarmente positivo sul vitigno Chiavennaschino a grappolo molto compatto.

Influenza sulla botride

La botrite, causata dal fungo Botrytis cinerea, caratterizzata dalla formazione della ben nota “muffa grigia”, infetta l’acino direttamente mediante penetrazione dell’epidermide o ingresso in ferite preesistenti. La sensibilità degli acini aumenta in funzione della loro maturazione, soprattutto quando la stagione decorre piovosa. Con il procedere della maturazione delle uve, aumenta anche la concentrazione di zuccheri e di conseguenza il substrato di crescita di questo fungo.

La maggiore tolleranza alla botrite che si è venuta ad evidenziare, è dovuta al fatto che la defogliazione abbassando la percentuale di allegagione favorisce la formazione di un grappolo meno sviluppato e più spargolo che garantisce una maggiore esposizione alle radiazioni solari e miglior areazione e quindi un minor ristagno di umidità.

Il leggero calo di produzione registrato sulle tesi defogliate rispetto al testimone viene compensato da una migliore qualità del vino prodotto.