giovedì 10 agosto 2017

Brexit: il paesaggio rurale inglese è destinato a cambiare

Graeme Willis, autore di un rapporto dell'Associazione per la protezione dell'Inghilterra rurale: "si tratta di una crisi silenziosa”. Martina in una nota su fb: "Il dogma dell'austerità ha offuscato la forza del progetto europeo.


Jan Siberechts, View of Nottingham from the East, 1695 c.
Gli allevamenti, le piccole fattorie e imprese agricole che caratterizzano la campagna inglese nei prossimi trentanni potrebbero scomparire del tutto. Colpa della Brexit che mette a repentaglio tutto il settore agricolo.


Così un articolo del Corriere della Sera di oggi, a cui ha fatto riferimento in un commento il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martina, sulla sua pagina facebook, ormai diventata vero e proprio "Speakers' Corner" sui temi dell'agricoltura europea.

I sussidi europei, con il dopo Brexit, favoriscono aziende di grandi dimensioni rispetto a quelle di stampo famigliare, si legge nell'articolo del Corriere. A rischiare di grosso è la campagna inglese, ha commentato il Principe Carlo, che si è sempre espresso a difesa della tradizionale distribuzione dei campi e allevamenti e che, con le sue tenute in Cornovaglia, si erge da paladino della coltura biologica.

Ma a rilanciare l'allarme abbracciando in pieno la battaglia dell'erede al trono inglese, giunge ora anche un rapporto dell'Associazione per la protezione dell'Inghilterra rurale, potente gruppo di difesa per la conservazione del paesaggio, secondo la quale il mosaico di fattorie che ha dato alla campagna carattere, bellezza e spazio per la natura è in via d’estinzione: spetta al governo intervenire “con sussidi mirati”.

"Gli agricoltori inglesi sono a rischio per l'effetto della Brexit", commenta il Ministro Martina, "non arriveranno più gli aiuti garantiti dalla Politica agricola europea e mantenere quel tipo di investimenti per un singolo Paese non è affatto semplice".

"Il 55% del reddito delle imprese agricole inglesi arriva dai fondi europei, continua citando l'articolo del Corriere della Sera. "È una lezione concreta per chi fa propaganda tutti i giorni, anche in Italia, sull'uscita senza conseguenze dall'Unione europea. Per difendere la sovranità nazionale, alzando muri e barriere. Salvo accorgersi che i muri, come nel caso degli agricoltori inglesi, fanno male soprattutto ai piccoli, ai deboli".

Credo sia nostro compito, dovere delle forze progressiste, spiega Martina a conclusione del suo intervento su Facebook, "lottare ancora perché l'Europa cambi. Perché ritrovi lo slancio e uno spirito più forte di servizio ai cittadini e alle imprese. Perché il 58% degli allevatori e agricoltori inglesi ha votato a favore dell'uscita dall'Ue. E su questo dato si misura tutta la difficoltà dell'Europa di questi anni. Il dogma dell'austerità ha offuscato la forza del progetto europeo. Mai come oggi però serve impegno, per contrastare la falsa propaganda populista e nazionalista. Come insegna la campagna inglese.

Per Graeme Willis, autore del rapporto, di tratta di “una crisi silenziosa”, come riporta il Times. “Le piccole fattorie che operano con metodi tradizionali faticano a ritagliarsi uno spazio sul mercato. Se non sapremo introdurre la giusta riforma agricola, rischiamo di svanire completamente”. I numeri sembrano avvalorare la tesi catastrofistica. Nel 2005 l’Inghilterra contava 85mila piccole fattorie. In dieci anni c’è stato un caldo del 30 per cento. Oggi ne restano 59mila. Nel contempo le imprese industriali, che occupano più di 200 ettari, si sono ampliate.

Riuscirà il governo a trovare una formula per il dopo Brexit che possa aiutare anche le aziende di famiglia? In Scozia il problema è stato arginato con una modifica del modello fiscale: chi lascia ai figli una fattoria o un allevamento non paga le tasse di successione. In Inghilterra la situazione è più complicata per i piccoli contadini. Il paradosso è che oltre il 50% per cento degli agricoltori inglesi si è espresso a favore della Brexit e il 55 per cento degli introiti delle imprese agricole del Paese deriva proprio dall’Unione europea.