venerdì 2 marzo 2018

Vino&Arte. Gillo Dorfles, scompare il rivoluzionario critico d'arte. Amante del vino, disegnò 12 etichette per l'Aglianico dell'Azienda San Salvatore

"Ho visto Gillo tra le vigne e lui ha visto me". (Giuseppe Pagano)


Si è spento a 107 anni Angelo Dorfles, detto "Gillo". Critico d'arte, pittore, filosofo e professore di estetica all’Università di Milano e Trieste. A testimonianza del suo profondo legame con il vino, dodici etichette per l'Aglianico del Cilento dell'Azienda Agricola San Salvatore 1988.


Il mondo dell'arte dice addio a Gillo Dorfles, un mondo che al Maestro, come giustamente veniva definito, gli deve moltissimo. Un nome che rappresenta una delle personalità più attente, colte e sofisticate del Novecento; sempre focalizzato sugli sviluppi dell'arte e delle estetiche contemporanee. Ne sono testimonianza gli oltre trenta volumi dati alle stampe nell'ultimo mezzo secolo di vita: dall'ormai fondamentale "Il divenire delle arti" a "Le oscillazioni del gusto", da "Il Kitsch" a "Nuovi riti nuovi miti", per non dimenticare i bellissimi "L'intervallo perduto" e "Ultime tendenze nell'arte d'oggi", un titolo quest'ultimo divenuto un vero best-seller del settore: un invito ad esplorare tutte le correnti più significative, dall'Informale al Postmoderno, in un modo piacevole e divulgativo, con un risultato talmente funzionale e consultabile che dalla prima edizione del 1961 sino ad oggi ha registrato una quindicina di ristampe. Una piccola Bibbia per tutti coloro che vogliono conoscere e comprendere temi e documenti dell'arte del nostro tempo.

Ma Gillo Dorfles, nato a Trieste il 12 aprile 1910, non è stato solo un critico d'arte e professore universitario di estetica (ha insegnato nelle università di Milano, Firenze, Cagliari, Trieste ed è stato "visiting professor" in diverse istituzioni straniere di prestigio), ma anche un artista in prima persona. La sua straordinaria operosità e curiosità culturale che lo ha sempre contraddistinto, si è concretizzata infatti in indagini che non tralasciano alcun settore del vivere sociale, dalla pubblicità al disegno industriale, dalla moda alla fotografia. 

Il Dorfles pittore ci ha lasciato diversi dipinti, alcuni esposti nelle due personali alla Libreria Salto di Milano nel 1949 e 1950 e in numerose collettive del MAC, Movimento di Arte Concreta, di cui fu fondatore nel 1948 insieme a Monnet, Soldati e Munari, tra le quali la mostra del 1951 alla Galleria Bompiani di Milano, l'esposizione itinerante in Cile e Argentina nel 1952, e nella grande mostra "Esperimenti di sintesi delle arti" che si svolse nel 1955 nella Galleria del Fiore di Milano. Tra i disegni, ecco appunto per tornare in campo enoico, le dodici meravigliose etichette per vestire di eccellenza artistica le bottiglie di Aglianico del Cilento denominate "Omaggio a Gillo Dorfles" che di fatto rappresentano la sua amicizia con Giuseppe Pagano proprietario dell'Azienda San Salvatore di Paestum. Ogni etichetta riporta i disegni dell'artista, differenti per ogni annata di produzione.

Ricordo che i disegni furono presentati a Milano proprio da Gillo Dorfles, intervenuto alla conferenza stampa, alla presenza di Giuseppe Pagano, Riccardo Cotarella, enologo che ha firmato il vino e Dante Stefano Del Vecchio, presso il Palazzo Giureconsulti della Camera di Commercio.

“Ho visitato la bellissima vigna penso che sarà subito uno dei vini più apprezzati”, ebbe a commentare il Maestro in quella occasione. Gillo Dorfles che con il vino ha un antico legame di famiglia “appartenevo al Friuli nel Collio vicino a Gorizia, dove avevamo centinaia di ettari di terreno con diversi poderi e vigneti. Dopo la guerra, la divisione della Jugoslavia ha tagliato l’azienda ed abbiamo perso tutto”.

L'Aglianico "Omaggio a Gillo Dorfles" della cantina San Salvatore 1988 proviene dalla zona di Capaccio-Paestum (località Cannito) ed è ottenuto da una selezione clonale di Aglianico del Cilento, un clone disperso negli anni che il produttore ha voluto recuperare e dotato di un grappolo piccolo, spargolo e dalla grande ricchezza fenolica delle bucce. Il vino fermenta a temperatura controllata per circa 30 giorni, per poi passare 24 giorni ad affinare in barrique di rovere francese nuove. Questo vino, che ha ottenuto la certificazione biologica, si distingue per un colore rosso rubino classico, ma di grande personalità. Al naso a tracciarne la tipicità varietale sono i profumi di frutti rossi, mora, ribes, tabacco e spezie. Al palato il tannino è potente e al contempo elegante. Un vino da lungo invecchiamento, ben oltre i 10 anni.