venerdì 25 maggio 2018

Malattie della vite e fitofarmaci. La UE propone di ridurre l'utilizzo del rame

L'uso di composti di rame come sostanza fitosanitaria è attualmente oggetto di una nuova valutazione a livello UE. A giugno, la Commissione europea farà una proposta sul rinnovo o sul divieto della sua omologazione per i prossimi 7 anni; questa proposta sarà sottoposta al voto degli Stati membri. 



Sul tema rame, nella giornata di oggi, gli esperti degli Stati membri sono riuniti per un primo scambio di opinioni con la Paff (Plants, Animals, Food and Feed): la Commissione Europea che dovrà valutare il rinnovo della concessione in scadenza il primo gennaio 2019. La proposta sarà quella di rinnovare la concessione per soli altri 5 anni invece di 7 e chiederà di ridurre la dose massima di rame utilizzabile da 6 kg per ettaro a soli 4 kg per ettaro. Tale dosaggio andrà poi calcolato non più sulla media dei tre anni, opzione che ha permesso fino ad oggi di poter produrre anche in annate particolarmente piovose e difficili, ma su base annua.

L'allarme è subito scattato e l'Efow, la federazione delle Doc europee in una nota difende l'utilizzo del rame in quanto, minerale naturale, ed unico prodotto per il trattamento di piante coltivate biologicamente Il rame è di fatto utilizzato come fungicida e battericida e svolge un ruolo importante in agricoltura integrata ma risulta essenziale in agricoltura biologica dal momento che la difesa è basata, quasi esclusivamente sul suo impiego per combattere peronospora e altre malattie. Insomma quello che dichiara Bernard Farges, presidente di EFOW, senza una decisione positiva sulla sua omologazione, i viticoltori non avranno strumenti per affrontare queste malattie a partire dal primo febbraio 2019, con conseguenze drammatiche per la produzione di vini, in particolare per quelli biologici. Farges, ha spiegato che  ad oggi non esiste un'alternativa ai sali di rame e la loro sostituzione con un altra sostanza naturale, da un giorno all'altro, non risulta fattibile, ed invoca le autorità pubbliche chiedendo un aiuto nella transizione verso una viticoltura verde senza spingere il viticoltore verso l'uso di prodotti sintetici, che andrebbero contro l'obiettivo ricercato da tutti. La speranza è che la Commissione europea e gli Stati membri tengano conto di tutti questi elementi nel processo decisionale in quanto è in gioco la sopravvivenza di gran parte della viticoltura europea, in particolare della viticoltura biologica.

Ma se la Commissione ha deciso per una riduzione, ovviamente avrà anche i suoi buoni motivi e la vite è una coltura per la quale l’uso del rame pone le maggiori preoccupazioni. La protezione del vigneto richiede infatti un grande consumo di prodotti rameici, specialmente nelle annate climaticamente favorevoli allo sviluppo della malattia. Il rame è un metallo pesante che, a causa del suo accumulo nel terreno, può causare problemi di impatto ambientale. Considerato che viene utilizzato in viticoltura da 130 anni circa, il suo accumulo progressivo nel suolo è di fatto inevitabile. Esso infatti interagisce con i costituenti del terreno che lo rendono insolubile e ne impediscono la percolazione verso gli strati più profondi. Oltre ad avere alcuni riflessi negativi sulla flora microbica del suolo e sui lombrichi, in alcuni casi può risultare tossico anche per la stessa vite: fenomeni attribuiti a fitotossicità da rame si sono osservati soprattutto in suoli acidi e leggeri, ad esempio in alcune aree del bordolese, in particolare sull’attecchimento di giovani viti: in corrispondenza di livelli di rame intorno a 80/100 mg/kg di terreno, c’è stata elevata mortalità e radicazione difficile. Il rame ha anche effetti sulla selezione dei lieviti. In considerazione di tali effetti negativi sull’ambiente i livelli massimi di rame per ettaro e per anno sono stati quindi regolamentati per legge in Europa fissando un massimo, per la viticoltura biologica, di 6 kg per ettaro e per anno di rame metallo.

Laddove si susseguono per decenni sullo stesso terreno colture che richiedono regolarmente trattamenti a base di rame, come accade ad esempio nelle aree viticole coltivate biologicamente, il contenuto in rame del terreno è destinato inevitabilmente ad aumentare. Anche se per la vite non sembrano esistere, al momento, valide alternative al rame utilizzabili quando le piogge e l’umidità persistente favoriscono le infezioni della peronospora, che può arrivare a compromettere la totalità della produzione, risulta d'altro canto, improcrastinabile sperimentare prodotti e strategie di contenimento efficaci, al fine di ridurre gli apporti cuprici o individuare sostanze in grado di sostituire l’impiego del rame come anticrittogamico.

La ricerca, in tal senso, da molti anni si sta muovendo in funzione di una migliore sostenibilità in viticoltura. E' in vita un progetto del CREA, il cui obiettivo è quello di individuare sostanze di origine naturale (estratti vegetali, microrganismi, prodotti inorganici,derivati del chitosano) in grado di esplicare attività antiperonosporica, nell’ottica di ridurre e/o sostituire l’impiego del rame in viticoltura biologica. La ricerca si propone di saggiare formulazioni a basso titolo cuprico messe a punto dall’industria e prodotti alternativi al rame, accuratamente selezionati, per cercare di ridurre gli apporti di rame annui per ettaro o di sostituire l’uso del rame in agricoltura biologica. Le indagini condotte in laboratorio, serra e campo, potranno così contribuire ad affrancare totalmente o parzialmente dall’uso del rame il comparto biologico. Al termine del progetto si esaminerà, in sinergia con il mondo produttivo agricolo e imprenditoriale, i prodotti alternativi al rame rivelatisi particolarmente promettenti, nonché di valutare i percorsi normativi da seguire per consentirne l’impiego in agricoltura biologica, in tempi relativamente brevi.

E' bene poi ricordare che la viticoltura biologica non si può fare ovunque, ma solo in luoghi veramente vocati, il ché significa qualità, e non si può fare comunque, ma solo con la migliore attenzione agronomica, per massimizzare le potenzialità di autodifesa e di autoregolazione delle piante, il ché significa più tipicità.

Fatte queste considerazioni ed in riferimento agli attuali allarmismi, il viticoltore in primo luogo, per una corretta gestione agronomica, dovrà tenere sempre presente queste regole:
  • Sesti d’impianto e sistemi di allevamento che assicurino un buon arieggiamento della coltura, concimazione e irrigazioni equilibrate, interventi di potatura secca e verde…);
  • Effettuare continui e puntuali monitoraggi della coltura, per individuare tempestivamente le condizioni favorevoli all’insorgenza del patogeno;
  • Ricorrere a strumenti di supporto decisionale (modelli previsionali) per razionalizzare i trattamenti in funzione del reale rischio infettivo;
  • Ricorrere ai mezzi tecnici disponibili (prodotti fitosanitari e corroboranti) solo in caso di grave rischio per la coltura;
  • Operare scelte oculate sul prodotto fitosanitario da utilizzare (fare riferimento ad elenchi e banche dati affidabili ad es. www.sian.it/biofito/getSearchKeys.do