venerdì 17 agosto 2018

Difesa della vite. Creato nuovo metodo di rilevamento della filossera

Il nuovo metodo di rilevamento denominato "metodo DNA" è stato messo a punto grazie ad un progetto di ricerca australiano attraverso l'utilizzo della tecnica qPCR per il rilevamento e la quantificazione della filossera. Il suo impiego sarà integrato nel protocollo diagnostico nazionale per la lotta alla filossera.




La filossera (Daktalosphaira vitifoliae Fitch) è un insetto simile ad un afide che si nutre di radici ed è considerato unanimemente come il parassita delle viti più dannoso al mondo. L'Australia è tra i Paesi maggiormente esposti alla sua minaccia in quanto, secondo le ultime stime, ben il 70% dei vigneti australiani sono caratterizzati da viti a piede franco tra le più vecchie del mondo e quindi suscettibili all'attacco della filossera. In tal senso, sul fronte della ricerca, l'Australia svolge un ruolo pionieristico nell'individuazione di metodi di prevenzione e gestione a difesa della vite, in quanto, come ben noto, una volta che un vigneto viene attaccato dal parassita, l’unico rimedio a lungo termine è ripiantare le piante malate con innesti resistenti. Uno fra i metodi più efficaci per limitare il diffondersi della filossera è quindi lo sviluppo tempestivo di protocolli di quarantena e monitoraggio della sua presenza nei vigneti ed una campagna mirata di sensibilizzazione ed educazione rivolta a tutti gli operatori del settore vitivinicolo.

Il progetto quinquennale di ricerca è stato promosso da Vinehealth Australia e finanziato da Wine Australia e dal Centro di ricerca cooperativa per la biosicurezza delle piante (PBCRC), in partnership con l'Istituto di Ricerca e Sviluppo (SARDI) dell'Australia Meridionale, Rho Environmetrics, l'Università di Adelaide, il Dipartimento per lo Sviluppo Economico Vittoriano, Lavori, Trasporti e Risorse, Biosecurity SA (PIRSA) e il Dipartimento delle Industrie Primarie del NSW ed ha permesso di sviluppare con successo un nuovo protocollo diagnostico della presenza di Daktulosphaira vitifoliae denominato "metodo DNA" che prevede il campionamento di nuclei di terreno per essere poi analizzati attraverso l'utilizzo di una tecnica di biologia molecolare denominata qPCR (reazione a catena della polimerasi quantitativa) che permette di individuare la presenza del DNA dell’insetto in ogni fase del suo processo vitale.

Questa tecnica è molto semplice ed economica e può essere utilizzata direttamente dal coltivatore, differenziandosi ad esempio dalla tradizionale "ispezione visiva della radice" che richiede invece la presenza di personale specializzato in quanto prevede la rimozione di una piccola porzione di radice che dovrà essere successivamente ispezionata attraverso l'uso di una lente di ingrandimento x10. Questo metodo richiede molto tempo, è costoso e dipende in gran parte dalle capacità dell'ispettore. Il nuovo metodo invece prevede l'uso di una semplice carotatrice per la raccolta dei campioni di terreno che dovranno essere prelevati ad una distanza e profondità di 10 cm dal tronco di vite. Inoltre, è stato sviluppato un rapido test per l'analisi dei campioni che sarà di grande aiuto non solo per le attività di sorveglianza generale, ma anche per la gestione in caso di un attacco di filossera.

Dopo l'approvazione da parte del comitato fitosanitario, il metodo del DNA sarà incorporato nel protocollo diagnostico nazionale come metodo di individuazione della fillossera primaria affiancandosi agli altri metodi di monitoraggio integrato con sistemi di identificazione primari e secondari.

Per ulteriori informazioni sui risultati del progetto di ricerca, fare riferimento a quanto segue:

A final report (http://vinehealth.com.au/wp-content/uploads/2018/04/PBCRC2061-FINAL-REPORT.pdf) and appendices (http://vinehealth.com.au/wp-content/uploads/2018/04/APPENDICES-FOR-PBCRC2061-FINAL-REPORT.pdf) submitted to the PBCRC,titled ‘Sampling strategies for sensitive, accurate cost effective detection of grape phylloxera for quantifying area freedom status’ completed mid-2018.
A final report (https://www.wineaustralia.com/getmedia/5041e2c2-2b23-4574-9e67-5aa71e9de718/PGI1201-Phylloxera-Final-report-AGWA) to Wine Australia, titled ‘Sampling strategies for sensitive, accurate and cost effective detections for quantifying area freedom status’, completed mid-2017.
Giblot-Ducray, D., Correll, R., Collins, C., Nankivell, A., Downs, A., Pearce, I., McKay, A.C. and Ophel-Keller, K.M. (2016). Detection of grape phylloxera (Daktulosphaira vitifoliae Fitch) by real-time quantitative PCR: development of a soil sampling protocol. Australian Journal of Grape and Wine Research 22 469-477.

venerdì 10 agosto 2018

Vendemmia 2018, in Italia prende il via in Franciacorta con un + 15% di grappoli. Sfida testa a testa con la Francia per primato mondiale

L'avvio della vendemmia 2018 in Italia è iniziata in Franciacorta con la raccolta delle uve pinot e Chardonnay per gli spumanti. Prevista una produzione in aumento rispetto allo scorso anno. Ed intanto si festeggia record storico export (+5,9%).




E’ quanto stima la Coldiretti in occasione in occasione del distacco del primo grappolo di uva nell’azienda agricola Faccoli in via Cava a Coccaglio, nella provincia di Brescia in Franciacorta che come tradizione inaugura l’inizio della raccolta lungo la Penisola con la vendemmia delle uve Pinot e Chardonnay per la produzione di spumanti, le prime ad essere raccolte.

Un risultato praticamente in linea con la media dell’ultimo decennio che riapre pero’ la tradizionale sfida per la leadership produttiva mondiale con un testa a testa tra Italia e Francia dopo il primato conquistato dal vino tricolore lo scorso anno. Secondo le prime stime di Agreste, il servizio statistico del Ministero dell’Agricoltura francese la produzione dei cugini d’oltralpe dovrebbe essere – riferisce la Coldiretti in una nota- di 46,8 milioni di ettolitri, il 27% in più dello scorso anno, anche se con preoccupazioni per muffe e marciumi in Languedoc e a Bordeaux.

Con l’inizio della vendemmia, inoltre, l’Italia festeggia il record storico delle esportazioni di vino Made in Italy che fanno registrare un aumento del 5,9% rispetto allo scorso anno quanto avevano raggiunto su base annuale di circa 6 miliardi di euro, la prima voce dell’export agroalimentare nazionale. Secondo quanto emerge da una analisi della Coldiretti su dati Istat relativi al primo quadrimestre 2018 presentata in occasione del distacco del primo grappolo di uva.

Le esportazioni di vino italiano nel mondo – sottolinea la Coldiretti - hanno un effetto traino di immagine per l’intero Made in Italy. Le vendite nel primo quadrimestre dell’anno hanno avuto un incremento in valore del 4,7% negli Usa che sono di gran lunga il principale cliente anche se preoccupano le nuove politiche protezionistiche del Presidente Usa Donald Trump. L’aumento è stato – continua la Coldiretti – del 4,9% in Germania al secondo posto mentre si registra un brusco calo del 5% nel Regno Unito che nonostante gli effetti della Brexit resta sul podio dei principali clienti. A preoccupare per il futuro sono i rischi connessi agli accordi internazionali siglati, o in via di definizione, dall’Unione Europea, dal Ceta con il Canada fino al Mercosur con i paesi sudamericani, dove sono centinaia le Doc italiane che potrebbe rimanere senza tutele. In Canada ad esempio non trovano al momento tutela importanti vini quali l’Amarone, il Recioto e il Ripasso della Valpolicella, il Friularo di Bagnoli, il Cannellino di Frascati, il Fiori d’arancio dei Colli Euganei, il Buttafuco e il Sangue di Giuda dell’Oltrepo’ Pavese, la Falanghina del Sannio, il Gutturnio e l’Ortrugo dei Colli Piacentini, la Tintillia del Molise, il Grechetto di Todi, il Vin Santo di Carmignano, le Doc Venezia, Roma, Valtenesi, Terredeiforti, Valdarno di Sopra, Terre di Cosenza, Tullum, Spoleto, Tavoliere delle Puglie, Terre d’Otranto.

Mentre l’accordo con il Giappone prevede la protezione da parte del Paese del Sol Levante di appena 25 denominazioni italiane, dall’Asti al Brunello di Montalcino, dal Franciacorta al Soave, dal Marsala al Lambrusco di Sorbara fino al Vino Nobile di Montepulciano solo per citarne alcuni. Non va meglio per la trattativa in corso con i paesi del mercato comune dell’America meridionale di cui fanno parte Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay (Mercosur), con una forte vocazione vitivinicola. Il negoziato appare molto complesso anche per la presenza in Brasile di diversi produttori di Prosecco specialmente nella zona del Rio Grande che rivendicano il diritto di continuare a fare questo vino italiano anche perché la varietà vitis vinifera “prosecco tondo” risulta iscritta nella banca dati brasiliana del germoplasma sin dal 1981. Tutto questo mentre nel mondo proliferano falsi di ogni tipo con il Prosecco che guida la classifica dei vini più taroccati con le imitazioni diffuse in tutti i continenti dal Meer-secco al Kressecco, dal Semisecco e al Consecco, ma è stata smascherata le vendita anche del Whitesecco e del Crisecco. Senza dimenticare le vendite su Internet anche dei kit per il vino liofilizzato “Fai da te” con false etichette dei migliori vini Made in Italy che promettono in pochi giorni di ottenere le etichette più prestigiose come Chianti, Valpolicella, Frascati, Primitivo, Gewurztraminer, Barolo, Verdicchio, Lambrusco o Montepulciano.

La vendemmia del 2018 per effetto delle piogge che hanno caratterizzato la primavera e l’inizio dell’estate si allunga con un ritardo di circa una settimana rispetto allo scorso anno. In Italia le condizioni attuali fanno ben sperare per una annata di buona/ottima qualità anche se l’andamento della vendemmia dipenderà molto dal resto del mese di agosto e da quello di settembre. Da nord a sud della Penisola si parte tradizionalmente con le uve pinot e chardonnay in un percorso che prosegue a settembre ed ottobre con la raccolta delle grandi uve rosse autoctone Sangiovese, Montepulciano, Nebbiolo e che si conclude addirittura a novembre con le uve di Aglianico e Nerello.

La produzione tricolore secondo la Coldiretti sarà destinata per oltre il 70% dedicata a vini DOCG, DOC e IGT con 332 vini a denominazione di origine controllata (Doc), 73 vini a denominazione di origine controllata e garantita (Docg), e 118 vini a indicazione geografica tipica (Igt) riconosciuti in Italia e il restante 30 per cento per i vini da tavola. Sul territorio nazionale ci sono 504 varietà iscritte al registro viti contro le 278 dei cugini francesi a dimostrazione del ricco patrimonio di biodiversità su cui può contare l’Italia che vanta lungo tutta la Penisola la possibilità di offrire vini locali di altissima qualità grazie ad una tradizione millenaria.

La novità di quest’anno è il ritorno dei voucher in agricoltura dopo l’approvazione definitiva del D.L.Dignità che secondo la Coldiretti potrebbe assicurare 25mila posti di lavoro occasionali a studenti, disoccupati, cassintegrati e pensionati durante la vendemmia che è il settore in cui sono stati in passato impiegati quasi la metà dei voucher agricoli. Ora pero’, conclude la Coldiretti nella nota, occorre fare prestissimo per adeguare la procedura Inps affinché le novità sui voucher tanto attese dalle imprese viticole siano immediatamente disponibili ed evitare che la burocrazia rallenti o addirittura vanifichi gli sforzi fatti dal Governo e dal Parlamento.

Dalla vendemmia in Italia si attiva un motore economico che genera oltre 10,6 miliardi di fatturato dalla vendita del vino, realizzato più all’estero che in Italia, che offre opportunità di lavoro nella filiera a 1,3 milioni di persone tra quelle impegnate direttamente in vigne, cantine e nella distribuzione commerciale e quelle presenti in attività connesse e di servizio. ll tutto sostenuto da una struttura produttiva che conta 310 mila aziende agricole e quasi 46 mila aziende vinificatrici su una superficie a vite di 652 mila ettari.

venerdì 3 agosto 2018

Vendemmia 2018. In Italia si prospetta migliore dello scorso anno. Per volumi e quantità sarà decisivo l’andamento climatico del mese di agosto





“L’Italia vitivinicola si prepara alla vendemmia 2018 che, dalle prime indagini dell’Osservatorio del Vino (UIV e Ismea), si prospetta decisamente migliore rispetto a quella dello scorso anno. È certamente prematuro parlare di numeri, ma si può ragionevolmente stimare la produzione in una forbice di 47-49 milioni di ettolitri. Sarà decisivo l’andamento climatico del mese di agosto per determinare volumi e qualità. Dati, questi, di cui parleremo in dettaglio durante il consueto appuntamento con le ‘previsioni vendemmiali’, che l’Osservatorio del Vino organizza il 4 settembre in sala Cavour del Ministero delle Politiche Agricole alle ore 10.30”.

Con queste parole Paolo Castelletti, segretario generale di Unione Italiana Vini, presenta le prime riflessioni sul trend del vigneto Italia alle porte della vendemmia 2018, commentando le indagini dell’Osservatorio del Vino.

“Anche quest’anno il clima ci ha riservato non poche sorprese – continua Paolo Castelletti – alternando gelate, grandine e forti piogge. L’attenzione dei nostri viticoltori verso i vigneti è riuscita a contenere insidiosi attacchi di peronospora e oidio. Ora il clima farà la differenza per la regolare maturazione delle uve, determinando volumi, grado zuccherino, quadro acidico e aromatico”.

Ad oggi, in alcune delle regioni vitivinicole più significative abbiamo andamenti differenti. In Veneto, nonostante qualche grandinata e la piovosità intermittente, i vigneti sembrano essere in ottimo stato. In Piemonte il freddo primaverile, l’elevata piovosità da aprile a giugno e alcune grandinate di forte intensità hanno reso difficoltosa la gestione del vigneto, ma le calde giornate di giugno hanno fatto segnare un recupero ottimo vegetativo. In Sicilia pioggia, maltempo e grandinate hanno colpito soprattutto la parte occidentale dell’Isola e hanno portato peronospora e oidio, che potrebbero aver compromesso parzialmente quantità e qualità delle uve. Sul versante etneo, invece, i vigneti si presentano rigogliosi. In Trentino Alto Adige l’andamento stagionale è stato finora molto favorevole. Il germogliamento uniforme, la fioritura e l’allegagione, avvenute in condizioni ideali, hanno determinato una buona carica produttiva su tutte le varietà. In Friuli Venezia Giulia la stagione vitivinicola è iniziata con leggero ritardo, ma nel migliore dei modi. Qualche grandinata ha colpito a macchia di leopardo il territorio senza arrecare gravi danni alle vigne. Ad oggi si può parlare di vendemmia più abbondante, rispetto allo scorso anno, con una qualità ottima. In Emilia Romagna pochi danni da gelate con una fioritura regolare e abbondante crescita della vegetazione. Nonostante qualche attacco di peronospora, in questo momento l’uva si presenta molto bella e in regola con il calendario di maturazione. In Toscana si prevede un deciso aumento rispetto al 2017, anche se sulla vendemmia 2018 incideranno i problemi causati lo scorso anno sia dalle gelate sia dalla siccità. In Abruzzo si prospettano volumi superiori allo scorso anno, ma con condizioni fitosanitarie non ottimali a causa di un clima poco favorevole e di piogge persistenti che, in alcune zone, hanno favorito l’insorgere di peronospora e, in alcuni casi, oidio. In Puglia, si registra un’annata anomala, in cui il susseguirsi delle piogge non ha permesso di trattare i filari in modo idoneo. Qualche preoccupazione persiste sulla gradazione delle uve, che potrebbe non essere ottimale. Si attende però la fine di agosto per fare bilanci.

"THE APULIAN LIFESTYLE PER UNA LUNGA VITA FELICE”, la Biodinamica nuovo modello per lo stile di vita pugliese

”THE APULIAN LIFESTYLE PER UNA LUNGA VITA FELICE” è il titolo della delibera della Regione che ha riconosciuto il metodo agricolo biodinamico nuovo modello per lo stile di vita pugliese.



Si è svolta lo scorso 28 luglio a Gallipoli l’inaugurazione dell’evento di promozione turistica e territoriale, Puglia Golosa – Terra bella tutto l’anno, che in questa prima edizione ha ospitato il Progetto Apulian Life-Style con l’obiettivo di valorizzare le eccellenze della Puglia, rendendola una meta attrattiva e creando una rete fra produttori e consumatori.

Il metodo agricolo biodinamico è capace di incrementare equilibri ambientali e vantaggi nutrizionali per la salute e può costituire una valida attrattiva e un’opportunità per un territorio che voglia connotarsi per uno stile di vita di qualità e rafforzare in tal senso la propria identità nell’immaginario collettivo diffuso. Per questo prevede lo sviluppo di una rete biodinamica della qualità alimentare della Puglia, indicata tra le azioni da realizzare. La Puglia quindi prende una posizione chiara su quale sia il modello di bioagricultura cui tendere e l’auspicio di tutti i biodinamici italiani è che anche le altre regioni seguano il suo esempio.

Apulian Lifestyle, il progetto della Presidenza della Regione Puglia coordinato dal dr. Felice Ungaro – in collaborazione con il Centre International de Hautes Etudes Agronomiques Méditerranéennes di Bari (CIHEAM), l’AReSS, Agenzia Regionale per la Salute e il Sociale, l’ARTI, Agenzia Regionale per la Tecnologia e l’Innovazione e Dipartimento Interdisciplinare di Medicina e la Sezione di Scienze e Tecnologie di Medicina di Laboratorio dell’Università degli Studi “Aldo Moro” di Bari – punta alla valorizzazione dello stile di vita pugliese, del suo impatto positivo sugli aspetti salutistici, ambientali e socio-economici del territorio e del valore della Dieta Mediterranea.

Al convegno di apertura su Lifestyle e Alimentazione, insieme ad altri autorevoli rappresentanti del mondo delle istituzioni e della ricerca, tra cui il governatore della regione Puglia Michele Emiliano, è stato invitato a intervenire anche il Presidente dell’Associazione per l’agricoltura biodinamica Carlo Triarico che ha parlato di “L’agricoltura biodinamica per Apulian Life-Style” citando studi scientifici che dimostrano l’alta qualità dei prodotti biodinamici.

Estratto dalla Delibera della Regione Puglia n.132 del 2018 “THE APULIAN LIFESTYLE PER UNA LUNGA VITA FELICE” pagg 33-36

(…) LA RETE BIODINAMICA DELLA QUALITÀ ALIMENTARE DELLA PUGLIA

L’agricoltura biodinamica è la forma originaria dell’agricoltura biologica. Fondata all’inizio degli anni Venti del secolo passato, ha iniziato a diffondersi in Italia dai primi anni Trenta e dato vita al settore del biologico. L’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, che raccoglie i produttori e gli esperti del settore, è un ente riconosciuto dallo Stato, operante in Italia da più di Settanta anni e conta aziende socie in ogni regione del Paese.

SEDE – ITINERANTE NEI CAPOLUOGHI DELLA REGIONE

L’agricoltura biodinamica è normata all’interno dei regolamenti europei della bioagricoltura. Le aziende sono sottoposte al regime di controllo UE per il biologico e si assoggettano a ulteriori controlli per i più restrittivi standard biodinamici. Il Ministero dell’Agricoltura ha istituito, lo scorso anno, un comitato ministeriale permanente per la ricerca in agricoltura biologica e biodinamica e promosso bandi in tal senso.

L’agricoltura biodinamica è considerata dai consumatori del Nord e soprattutto in Centro Europa, il livello d’eccellenza dell’agricoltura biologica. Come tale registra da tempo una domanda superiore all’offerta. Il mercato dei prodotti da bioagricoltura è, in generale, in costante aumento da anni e il trend di incremento del fatturato, con percentuali annue a due cifre, è considerato un fattore che resterà costante nei prossimi anni.

Recenti ricerche scientifiche hanno documentato una connessione tra metodi di coltivazione e qualità nutrizionale degli alimenti. Ad esempio campioni di mele golden, prelevati in Trentino e in Toscana, evidenziano una costante differenza di valori funzionali tra il frutto prodotto in regime di agricoltura industriale e quello ottenuto in regime di agricoltura biodinamica. L’esempio delle mele appare particolarmente pregnante in considerazione di due principali questioni:

1. Il frutto ha assunto un valore simbolico della crisi ambientale e sanitaria all’interno dei territori di produzione intensiva in monocoltura, sottoposti a pervasivi trattamenti con pesticidi. Le aree hanno infatti iniziato a registrare l’allarme e la mobilitazione delle popolazioni residenti e una incipiente messa in crisi della fama ambientale e turistica storicamente riconosciuta a quei territori.

2. La qualità del prodotto alimentare che deriva da un territorio inquinato è non solo compromessa dai residui di sostanze nocive ma, alla luce delle recenti scoperte, ancor più da un ridotto apporto di fattori nutrizionali e funzionali per la nutrizione e la salute.

A fronte di questo appare evidente come un metodo agricolo capace di incrementare equilibri ambientali e vantaggi nutrizionali per la salute, possa costituire una valida attrattiva e un’opportunità per un territorio che voglia connotarsi per uno stile di vita di qualità e rafforzare in tal senso la propria identità nell’immaginario collettivo diffuso.

In Puglia la ricezione e lo sviluppo dell’agricoltura biologica e biodinamica in regione ha avuto una particolare fortuna.

Le maggiori opportunità sono costituite da alcuni fattori di rilievo. Il primo è la ricaduta in termini di salvaguardia ambientale del territorio e di salute dei cittadini. Il secondo è quello del potenziale di incidenza sull’immaginario collettivo, che un incremento della diffusione del metodo agricolo biologico e biodinamico potrebbe avere sulla percezione in Italia e all’estero dello stile e della qualità della vita nella regione Puglia. Un terzo fattore da considerare è l’alta rimuneratività delle produzioni biodinamiche. In particolare le aziende biodinamiche pugliesi si distinguono per una forte propensione all’export, con apprezzamenti particolarmente lusinghieri in termini di costanza delle vendite e remunerazione del prodotto.

Le maggiori minacce sono costituite dalla perdita di riconoscibilità del prodotto esportato come italiano che, se apporta buona remunerazione, ha scarse ricadute sull’immagine della regione. A questo si affianca la scarsa disponibilità di un prodotto di alto valore funzionale per la popolazione residente, che non beneficia dei vantaggi per la salute apportati dai suoi prodotti. Infine occorre registrare l’esigenza di un incremento quali quantitativo della messa in rete attiva delle aziende di produzione, commercializzazione e trasformazione. Il rafforzamento di tale rete permetterebbe una conseguente radicazione e diffusione delle relazioni di queste con il territorio e l’offerta diffusa alla popolazione residente e alla popolazione turistica, tale da poter incidere più capillarmente sulla vita della Regione. La messa in rete delle aziende agricole, la disponibilità di prodotto di alto valore nutrizionale e ambientale in scuole, ospedali, mense, ristoranti e negozi sul territorio pugliese, con la segnalazione di questa rete attiva, sarebbe facilmente efficace, specie se accompagnata da uno studio sugli effetti e da una narrazione che renda facilmente riconoscibile la regione Puglia su questo risultato.

Articolazione delle attività

Area Lifestyle: presentazione di modelli e stili di vita utili a mantenere un “buono stato di salute” e attività legate alla cosiddetta “mobilità dolce” che unisce scoperta del territorio e attività fisica attraverso percorsi podistici e cicloturistici.

Area Workshop: previsti quattro incontri (Bari, Brindisi, Foggia e Lecce) con relativi interventi di narrazione e comunicazione (carta stampata, riviste, siti e via web) della realtà presenti e quelle in via di trasformazione sul territorio regionale. Obiettivo la realizzazione di un “kit dell’agricoltura biodinamica”  per l’attivazione di percorsi di questo tipo in altri territori.

Area tipical local: definire ed attivare una rete di realtà agricole e di offerta sarà utile per incentivare la diffusione delle aziende, il loro concorso per uno standard comune di qualità, la diffusione capillare dei prodotti e la loro disponibilità alla popolazione. La costituzione di una rete di 10 aziende modello di riferimento in Regione, a ciò affiancare un gemellaggio con alcune aziende italiane di eccellenza volto al sostegno della loro produzione e capacità, individuare linee di produzione e valorizzarle, inserire e proporre tali linee di produzione in alcune espressioni del tessuto sociale e produttivo della regione Puglia.

Area Laboratori didattici: articolata in laboratori di formazione ed informazione rivolte a:

– le scuole al fine di promuovere l’attenzione verso i corretti stili di vita, la dieta mediterranea sostenibile pugliese, la produzione agricola biodinamica e la salute.

– i cittadini non utilizzatori e diffidente della tecnologia sull’utilizzo dei dispositivi mobili collegati ad internet e sui servizi web presenti nei portali istituzionali della Regione Puglia

– le figure professionali sanitarie dello specifico territorio attraverso il programma di formazione sulla dieta mediterranea sostenibile pugliese.

Area “Temporary Coworking”: luogo di contaminazione tra ricerca ed innovazione, spazio aperto e condiviso destinato a startup e realtà consolidate espressione dell’economia locale in cui promuovere idee, visioni, fabbisogni ed esperienze per la tutela della salute e la promozione del territorio.

Area MEDIcuCina: sessioni di showcooking finalizzate alla preparazioni e alla degustazione di piatti rappresentativi della dieta mediterranea sostenibile pugliese legati alla promozione della salute.

Area Info Apulian Lifestyle: informazione sul progetto Apulian Lifestyle e sulle attività in via di sviluppo. (…)

giovedì 2 agosto 2018

Depositi fiscali vino, differimento termine presentazione bilancio di materia e bilancio energetico dell'Agenzia delle Dogane

Semplificazione degli adempimenti, la filiera accoglie positivamente la decisione di differimento del termine della presentazione prospetto riepilogativo della produzione-lavorazione, nonché il bilancio di materia e il bilancio energetico come  comunicato dall'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.



L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha emesso in data 26 luglio 2018 la circolare n. 6/D, con la quale ha precisato che i soggetti esercenti depositi fiscali di vino devono presentare il prospetto riepilogativo della produzione e della movimentazione dei prodotti, nonché i bilanci di materia e il bilancio energetico prescritti dal DM datato 27 marzo 2001, n. 153, entro il 10 settembre.

Lo spostamento del termine di presentazione da parte dell’Agenzia delle Dogane dal 15 agosto al 10 settembre è stato accolto con molto favore dalle organizzazioni della Filiera Vitivinicola (Unione Italiana Vini, Confagricoltura, CIA – Confederazione Italiana Agricoltori, ACI – Alleanza Cooperative Italiane – Agroalimentare, Federvini, Federdoc e Assoenologi).

“E’ un passo concreto in avanti verso il processo di semplificazione ed unificazione degli adempimenti che le nostre imprese costantemente richiedono per il settore”, spiegano le organizzazioni della Filiera Vitivinicola.

 Il posticipo al 10 settembre consente, infatti, di concentrare in un'unica scadenza gli adempimenti dovuti alla disciplina delle accise e quelli inerenti alla presentazione della dichiarazione di giacenza.

I due adempimenti avevano inizialmente scadenze diverse:

- il prospetto riepilogativo doveva essere presentato entro i quindici giorni successivi al termine dell’anno di riferimento (l’obbligo decorreva dal 15 luglio);

- la dichiarazione di giacenza doveva essere presentata entro il 10 settembre.

In ragione del trattamento impositivo alquanto particolare riservato al vino, l’Agenzia ha evidenziato che si è proceduto a una riduzione degli oneri. L’utilizzo dei documenti già in uso agli esercenti (previsti dalle norme in materia vinicola) è stato ritenuto valido anche ai fini tributari. Conseguentemente sono stati considerati rilevanti ai fini fiscali i “dati contabili presenti nelle dichiarazioni obbligatorie e nelle registrazioni, incluse le rilevazioni delle giacenze effettive annue”.

A seguito:

- dell’omogeneizzazione dei vari obblighi contabili;

- dell’avvenuto completamento “della fase di rendicontazione con modalità telematica”;

è stato pertanto possibile concentrare i due termini di adempimento in una sola scadenza: il 10 settembre.

“Ringraziamo l’Agenzia delle Dogane per la disponibilità e la celerità con cui ha accolto le istanze ed auspichiamo – continua la Filiera – che il processo di semplificazione possa proseguire di concerto con il MIPAAFT verso la completa informatizzazione dei procedimenti con l’acquisizione diretta delle informazioni richieste da quelle già fornite dagli operatori per via telematica mediante il registro SIAN. Sarebbe la perfetta chiusura del cerchio – concludono le organizzazioni – ed una reale facilitazione per le aziende che ci auguriamo possa avverarsi dalla prossima campagna”.

Agricoltura e lavoro, cambiamento epocale: al Sud è corsa ai campi per 18mila giovani. Il mestiere della terra, strada del futuro per nuove generazioni

Storica corsa alla terra per 18mila under 40 che vedono nel ritorno in campagna l’unica possibilità di rilancio rispetto alle previsioni sul forte rallentamento dell’economia nelle regioni meridionali. Coldiretti analizza i nuovi dati Svimez secondo i quali nel Mezzogiorno, senza politiche adeguate, nel giro di due anni ci sarà un sostanziale dimezzamento del tasso di sviluppo.





Il Sud può ripartire grazie all’agricoltura. E' un dato di fatto già evidenziato in un precedente rapporto a cura di ISMEA SVIMEZ sull’agricoltura del Mezzogiorno che mette in luce l’ottima performance del settore primario nel 2015 e nel 2016. Al Sud ancor più che al Nord crescono valore aggiunto, esportazioni, investimenti e occupazione e l’agricoltura diventa protagonista della ripresa economica con una particolare e significativa dinamica dell’occupazione giovanile, che nel Mezzogiorno ha visto una crescita del 12,9%, più della media italiana.

Nel nuovo rapporto SVIMEZ 2018, presentato ieri presso la sede di via di Porta Pinciana 6 a Roma, risulta chiaro però che la crescita dell’economia meridionale nel triennio 2015-2017 ha solo parzialmente recuperato il patrimonio economico e anche sociale disperso dalla crisi nel Sud. Manca il contributo della spesa pubblica e la ripresa è trainata solo da investimenti privati. Si riscontra inoltre una forte disomogeneità tra le regioni del Mezzogiorno: nel 2017, con Calabria, Sardegna e Campania che registrano il più alto tasso di sviluppo. Se da un lato si assiste ad un aumento dell'occupazione, questa risulta essere debole e precaria con un ampliamento del disagio sociale, tra famiglie in povertà assoluta e lavoratori poveri. Nuovo dualismo demografico: meno giovani, meno Sud, limitazione dei diritti di cittadinanza e divario nei servizi pubblici.

Quello che più conforta è la controtendenza alla fuga dei giovani al Sud che registra invece una storica corsa alla terra per 18mila under 40 che vedono nel ritorno in campagna l’unica possibilità di rilancio rispetto alle previsioni sul forte rallentamento dell’economia nelle regioni meridionali. Un allarme sullo squilibrio tra Nord e Sud che – come rileva Coldiretti – trova una prima risposta nel fatto che sui 30mila giovani under 40 che nel 2016/2017 hanno presentato in Italia domanda per l’insediamento in agricoltura dei Piani di sviluppo rurale (Psr) dell’Unione Europea, ben il 61% è concentrato nel Meridione e nelle isole.

Si tratta di un cambiamento epocale che non accadeva dalla rivoluzione industriale, con il mestiere della terra che non è più considerato l’ultima spiaggia di chi non ha un’istruzione e ha paura di aprirsi al mondo, ma è la nuova strada del futuro per giovani generazioni istruite e con voglia di fare tanto.

L’agricoltura nel Mezzogiorno è oggi capace di offrire prospettive di lavoro sia a chi vuole intraprendere con idee innovative sia a chi vuole trovare una occupazione anche temporanea. Il rilancio del Sud passa dunque dalla capacità di riuscire finalmente a sfruttare le risorse culturali e paesaggistiche e ambientali che offrono enormi opportunità all’agricoltura di qualità, all’enogastronomia e al turismo.

Un nuovo modello di sviluppo che passa dalla valorizzazione della distintività del territorio come hanno dimostrato di saper fare le moltissime nuove imprese condotte da giovani nate nel settore agricolo. Per sostenere gli aspiranti colleghi imprenditori, i giovani della Coldiretti hanno costituito anche una speciale task force che opera a livello territoriale nel Sud e nelle Isole con tutor, corsi di formazione e consigli per accesso al credito.

mercoledì 1 agosto 2018

Vino&Territori. La Toscana è la regione italiana preferita dagli enoturisti

Quattro turisti su cinque scelgono la Toscana anche per il suo vino e i prodotti gastronomici. Un dato che cresce, ma che non impressiona le aspettative in una regione che da sempre ha puntato sulle proprie eccellenze con appuntamenti come il prossimo Calici di stelle e Cantine Aperte, ormai diventati un vero e proprio cult.




Il vino toscano è il più “instagrammato” d’Italia. Non solo quindi è il più apprezzato dal vivo, degustandolo e acquistandolo nelle cantine, ma viene celebrato nei social network dai turisti di tutto il mondo più dei vini delle altre regioni italiane. A confermare il dato è l’indagine comparativa promossa dalla World Travel Food Association che ha messo a confronto i dati di alcune delle più importanti indagini di settore (da Booking a Eurisko ecc.). I vini e i prodotti tipici della Toscana rientrano tra quelli maggiormente seguiti, citati e postati sui social network staccando di gran lunga quelli della Puglia e del Trentino Alto Adige. Non è il solo dato positivo a confermare che l’enoturismo è un vero e proprio driver per il turismo italiano e internazionale in Toscana.

La provincia di Firenze infatti è al primo posto in Italia per recensioni gastronomiche ed enoturistiche sul portale Tripadvisor: in questo caso sono le cantine, le enoteche e i ristoranti delle zone del Chianti e dintorni a riscuotere il maggior numero di commenti (positivi per altro) rientrando tra le principali per appeal gastronomico. «Non è un caso certo che 26 anni sia nato proprio in Toscana l’evento più importante del settore, Cantine Aperte – commenta i dati il presidente del Movimento Turismo del Vino Toscana, Violante Gardini – in Toscana la nostra offerta è evoluta, a partire per esempio dalla diversificazione dell’offerta turistica con oltre una cantina su due che già fornisce servizi aggiuntivi rispetto alla semplice visita guidata con degustazione, come itinerari romantici per le coppie o un’escursione golosa per chi, e in Toscana sono tanti, vuole anche fare un pranzo tipico con gli amici e ancora cene con il produttore, vinoterapia, passeggiate nella vigna a cavallo, degustazioni storiche dove ad ogni vino è legato un aneddoto del luogo dove la cantina sorge e tanto altro ancora». 

L’identikit dell’enoturista. Da un report effettuato dal Movimento Turismo del Vino Toscana sull’affluenza durante le ultime edizioni di Cantine Aperte, si è notata una forte crescita dei giovani presenti. Oltre il 50% dei visitatori infatti sono compresi in una fascia di età che va dai 25 ai 40 anni e questi la maggior parte ha una formazione scolastica evoluta. L’enoturista giovane preferisce poi muoversi in coppia o in gruppo, vivendo il momento della visita in cantina come relax, ma anche come crescita personale rispetto al tema del vino che negli ultimi anni è diventato uno status. Vero che i “millennials” consumano di meno in termini di volumi, ma lo fanno soprattutto fuori casa e con maggiore attenzione alla qualità del prodotto finale.

Enoturismo. Torna Calici di Stelle: Vino, cultura e “occhi al cielo”. Centinaia gli eventi in totale sicurezza

Nelle notti dal 2 al 12 agosto, atteso oltre un milione di enoturisti in tutta Italia. I sindaci si preparano all’evento nelle piazze e nei borghi a vocazione vinicola con misure di controllo per garantire una festa senza incidenti. Plauso per l’ultima direttiva del Ministero degli Interni. 




Calici di Stelle nasce dall’idea di trasformare il periodo più poetico delle notti d’estate in un’occasione di promozione dell’Enoturismo italiano. Movimento Turismo del Vino e la Associazione Nazionale Città del Vino, che riunisce oltre 430 Comuni vinicoli ed enoturistici, hanno unito le loro forze per regalare in tutta Italia, con eventi diversi regione per regione, una serie di iniziative che vanno dal 2 al 12 agosto. Nelle piazze e nelle cantine dalla Val d'Aosta alla Sicilia gli enoappassionati sono protagonisti del brindisi più atteso dell'estate. Il cuore ideale della manifestazione è nell’incontro tra vino e cultura, declinata in eventi, design e arte.

Dopo l'anteprima Nazionale del 20 luglio scorso che si è svolta nello splendido giardino del Casinò di Venezia, il palazzo storico Ca' Vendramin Calergi affacciato sul Canal Grande, Calici di Stelle prenderà il via domani on un nutrito programma che coinvolgerà oltre 100 Comuni in tutta Italia, e sopratutto in totale sicurezza. Le Città del Vino infatti, esprimono soddisfazione per la recente direttiva del ministero degli Interni in materia di sicurezza e organizzazione delle manifestazioni pubbliche, approvata a metà luglio. La direttiva, rivisitando e chiarendo le precedenti linee d’indirizzo, parla esplicitamente di “approccio flessibile” alla gestione del rischio e conferma la necessità di piani, procedure e personale qualificato, ma dando centralità al ruolo dei sindaci, cui è affidato il compito di rilasciare gli eventuali procedimenti autorizzativi con le misure di sicurezza da adottare. Un chiarimento che arriva anche dopo le osservazioni e le sollecitazioni delle Città del Vino, in vista della più grande manifestazione enoturistica dell’estate: Calici di Stelle, organizzata in collaborazione con il Movimento Turismo del Vino.

“Prendiamo atto dei risultati di un percorso fatto insieme alle autorità per raggiungere un equilibrio tra le necessità di sicurezza e ordine pubblico e quelle dei territori vitivinicoli che si adoperano per promuoversi anche attraverso eventi, feste e sagre, dove si aprono bottiglie e si utilizzano bicchieri di vetro – ha commentato Floriano Zambon, presidente di Città del Vino -. La direttiva va nella giusta direzione perché tiene conto anche delle necessità dei territori, degli operatori e del volontariato. I nostri Comuni anche quest’anno faranno il massimo per garantire che un’occasione di festa come Calici di Stelle si svolga come sempre nel miglior clima possibile e con le dovute misure di sicurezza”.

“Occhi al cielo” sarà il tema di questa edizione per invitare gli enoturisti ad osservare i corpi celesti e i fenomeni ad essi collegati. Il cielo notturno infatti ci regala, grazie anche all'assenza della luce lunare, un periodo particolarmente favorevole all'osservazione della volta celeste, con protagonisti il pianeta Venere, il più luminoso, Spicca, la stella più luminosa della costellazione della Vergine, Giove, nella costellazione della Bilancia, la rossa Antares, il “cuore” dello Scorpione; nel Sagittario invece troviamo Saturno (con i telescopi potremo ammirarne gli stupendi anelli) e infine, a Sud-Est, Marte, nel Capricorno.

Il calendario di eventi in piazza è ricchissimo. In Veneto a Cortina d’Ampezzo (4 agosto), mentre in Trentino Alto Adige l’appuntamento è a Madonna di Campiglio (10 agosto). In Friuli Venezia Giulia Calici di Stelle sarà a Grado (10-11 agosto) e Aquileia (12-13 agosto). La Puglia punta sulle più belle dimore della regione con quattro appuntamenti: Capitolo Monopoli (4 agosto) in Masseria Garrappa, Corato (6 agosto) nella Locanda di Beatrice, Manduria (8 agosto), nel Vinilia Wine Resort, Supersano (10 agosto), alle Stanzie. In Lombardia gli appuntamenti saranno a Milano Navigli (8 agosto) e Casteggio Certosa Cantù (10 agosto). La Toscana dal 2 al 12 agosto offrirà eventi nelle cantine a tema "Ballando sotto le stelle", con “lunghe” serate con concerti e spettacoli miste a degustazioni di vino e cibo, che inizieranno ben prima del tramonto. L’Umbria dedica a Calici di Stelle il 10 agosto con ben 15 cantine, in un connubio tra paesaggio e buon bere. In Abruzzo l’8 Agosto la location per Calici di Stelle sarà la Fortezza di Civitella del Tronto, un monumento dal grande valore storico che offre anche un panorama davvero unico.

Saranno molti gli appuntamenti anche nelle oltre 100 piazze delle Città del Vino, dove sono previsti spettacoli, degustazioni, eventi culturali. Ad es. in Piemonte, a Costigliole d’Asti, il 10 e 11 agosto ci sarà il percorso enogastronomico itinerante nel borgo antico; in Lombardia, a Sondrio, lungo le vie e le piazze cittadine tradizionale appuntamento con i rinomati vini di Valtellina e buona musica; a Mezzolombardo, in Trentino, serata di musica live, artigianato locale e mostra di bonsai, presso il Vigneto del Convento dei Frati Minori. In Toscana, a Vinci (Fi) degustazione nel Castello dei Conti Guidi, sede del Museo Leonardiano, con ingresso gratuito, mentre presso la Villa Il Ferrale visita la mostra "Leonardo e la pittura” e si degusta Vin Santo Doc. Nelle Marche, a Offida (Ap) tre giorni di Calici di Stelle (8, 9 e 10 agosto) con "Marche in Vino Veritas", organizzato in collaborazione con i due Consorzi della Regione. Infine in Sardegna, a Usini (Ss) visite alle cantine e serata d’atmosfera nel cortile dell'Ex Mà, ex mattatoio comunale.

Molto ottimista sulla riuscita di Calici di Stelle 2018 il Presidente del Movimento Turismo del Vino, Nicola D’Auria: «Il vino continua ad essere il motore trainante delle bellissime serate organizzate da anni nei borghi d’Italia grazie al lavoro del Movimento. La collaborazione che si è riuscita a rinnovare tra Città del Vino e Mtv si conferma un'ottima scelta per la valorizzazione del territorio e dei prodotti che la nostra terra ci dona. Il mondo produttivo non può fare altro che ringraziare tutte le associazioni e le strutture che, in un modo o un altro, collaborano alla riuscita di manifestazioni come la nostra Calici di Stelle, che aiuta a far crescere sempre più il vino italiano».

Il programma dettagliato, e in continuo aggiornamento, degli eventi Calici di Stelle in piazza e nelle cantine è consultabile sui siti: www.movimentoturismovino.it e www.cittadelvino.it

L’Associazione Movimento Turismo del Vino è un ente non profit e annovera circa 1000 fra le più prestigiose cantine d'Italia, selezionate sulla base di specifici requisiti, primo fra tutti quello della qualità dell'accoglienza enoturistica. Obiettivo dell’associazione è promuovere la cultura del vino attraverso le visite nei luoghi di produzione. Ai turisti del vino il Movimento vuole, da una parte, far conoscere più da vicino l’attività e i prodotti delle cantine aderenti, dall’altra, offrire un esempio di come si può fare impresa nel rispetto delle tradizioni, della salvaguardia dell'ambiente e dell'agricoltura di qualità.

Città del Vino, associazione dei comuni vitivinicoli italiani, nasce per aiutare i Comuni (con il diretto coinvolgimento di Ci.Vin srl, sua società di servizi) a sviluppare intorno al vino, ai prodotti locali ed enogastronomici, tutte quelle attività e quei progetti che permettono una migliore qualità della vita, uno sviluppo sostenibile, più opportunità di lavoro. Un esempio concreto è l'impegno per lo sviluppo delturismo del vino, che coniuga qualità dei paesaggi e ambienti ben conservati, qualità del vino e dei prodotti tipici, qualità dell'offerta diffusa nel territorio ad opera delle cantine e degli operatori del settore. Il turismo rurale nelle Città del Vino è in crescita costante. Con oltre 2,5 miliardi di euro di giro d’affari e 14 milioni di accessi enoturistici, secondo l’ultimo Osservatorio sul Turismo del Vino in Italia, il XIV, a cura di Università di Salerno e Città del Vino, l'enoturismo si pone al centro delle politiche di crescita locale. È questa una forma di turismo di esperienza che privilegia la sostenibilità, l’incontro con il territorio, e la conoscenza diretta dei suoi protagonisti: i vignaioli e la gente che qui lavora e vive.

martedì 31 luglio 2018

Vino&Ricerca, a Bordeaux lo stato dell'arte su genetica e selezione della vite

Patrocinata dall'OIV, si è svolta a Bordeaux (Francia) dal 15 al 20 luglio 2018 la 12ª conferenza Grapevine Breeding and Genetics 2018. Nel 2014 l'11ª edizione si svolse a Yanqing (Cina). 




La conferenza è stata un'eccellente occasione per avere una visione d'insieme dei progressi realizzati nelle strategie di riproduzione e in tutti gli ambiti scientifici legati direttamente o indirettamente alla selezione della vite.

Con oltre 70 relatori, 330 partecipanti e 26 paesi in rappresentanza dei 5 continenti, la GBG2018, patrocinata dall'OIV, ha consentito di affrontare un'ampia varietà di tematiche, tra cui la conservazione e l'ampliamento delle risorse genetiche, la caratterizzazione genetica, fenotipica e fisiologica delle popolazioni di vite e la caratterizzazione funzionale dei geni coinvolti nel controllo dello sviluppo, della maturazione e della composizione degli acini e nell'adattamento allo stress biotico e abiotico.

L'OIV è stata rappresentata dal capo dell'unità Viticoltura, Alejandro Fuentes Espinoza, che ha potuto incontrare diversi esperti del settore e presentare il ruolo dell'OIV e i lavori in corso nel Gruppo di esperti "Risorse genetiche e selezione della vite" (GENET) dell'Organizzazione.

L'OIV, organizzazione di carattere scientifico e tecnico, lavora da diversi anni sulla caratterizzazione e la valutazione dei principi e dei metodi di produzione e di selezione sostenibile delle risorse genetiche della vite. Si tratta infatti di un asse strategico importante al fine di produrre adeguate risposte al settore vitivinicolo.

Tutte le tematiche affrontate durante la conferenza hanno dato vita a significativi scambi di dati e informazioni che sono al centro delle sfide della viticoltura di domani per quanto concerne la sostenibilità.

Vino&Clima. Vendemmia anticipata in Germania causa ondata di caldo. Temperature mai registrate prima nella storia tedesca

L'Istituto tedesco del vino ha annunciato l'anticipo della vendemmia 2018 causa ondata di caldo anomalo che quest'anno ha colpito la Germania come mai avvenuto prima d'ora con la raccolta delle uve ai primi di agosto. Questo potrebbe essere solo l'inizio, i ricercatori prevedono ondate di calore più estreme in futuro. Intanto il governo valuta misure straordinarie di aiuto per siccità.




L'ondata di caldo anomalo che ha colpito la Germania causerà l'anticipo della vendemmia 2018, con la con la raccolta delle uve a partire già dalla prossima settimana. Si inizierà il 6 agosto con i vigneti del comune di Lörzweiler della Renania-Palatinato, appartenente al circondario di Magonza-Bingen.

In questa regione della Germania l'ondata di caldo ha superato il record stabilito nel 2014, a conferma che gli effetti del cambiamento climatico in Europa sono sempre più visibili L'Istituto tedesco del vino ha annunciato lunedì scorso che mai in passato una vendemmia era cominciata così presto. L'anno scorso era iniziata il 16 agosto e negli anni di caldo record, 2007, 2011 e 2014, la vendemmia era iniziata l'8 agosto.

In alcune regioni della Germania si è registrato un caldo mai registrato prima nella storia tedesca e la ministra dell'agricoltura cristiano-democratica, Julia Kloeckner, sta valutando misure straordinarie di aiuto all'agricoltura per la siccità. Le associazioni agricole tedesche hanno chiesto un'aiuto per 1 miliardo di euro.

Buescher ha osservato che l'attuale fase di sviluppo delle viti era di circa 3 settimane in anticipo rispetto alla media dei 30 anni. Le misurazioni a lungo termine nella regione viticola della Rheingau in Germania mostrano una tendenza accelerata e ininterrotta verso temperature medie più calde dal 1988.

Certo è che per alcuni viticoltori, l'estate calda e lunga di quest'anno conferisce loro un vantaggio competitivo rispetto ai produttori di paesi come l'Italia, dove i raccolti di solito iniziano prima rispetto alla Germania. Tuttavia, la scarsità di precipitazioni verificatasi negli ultimi mesi è estremamente problematica per il settore agricolo tedesco nel suo insieme. I coltivatori di cereali hanno pubblicamente messo in guardia sul fatto che molti di loro devono affrontare la prospettiva del fallimento a causa di un previsto calo dei raccolti.

Commentando l'ondata di caldo in corso che ha colpito Germania e gran parte dell'Europa, l'Istituto di Potsdam per la ricerca sull'impatto climatico (PIK) ha evidenziato che le temperature considerate ancora insolite per luglio potrebbero diventare normalità in Europa nei prossimi decenni.

"In Germania, le temperature medie sono già aumentate di 1,4 gradi dalla rivoluzione industriale", ha dichiarato agli organi di stampa il ricercatore del PIK Fred Hattermann. Le temperature medie più elevate causate dalle emissioni di gas a effetto serra potrebbero portare a ondate di calore più estreme in futuro.

lunedì 30 luglio 2018

Champagne, vendemmia 2018: una campagna vinicola fuori dagli schemi ma in linea con le prospettive commerciali

Champagne, previsioni per la vendemmia 2018: fioritura precoce e bel tempo a luglio portano a una raccolta anticipata in agosto. Resa commerciabile pari a quella del 2017 ed in linea con le prospettive per l'export. Riserva interprofessionale garantita.




Nel contesto di un mercato dello Champagne che si attende stabile nel 2018 e in leggera crescita nei prossimi anni, soprattutto per quanto riguarda l’export che rappresenta ormai più del 50% dei volumi spediti, nella riunione del 24 luglio a Epernay vigneron e maison della Champagne hanno determinato una resa commerciabile per la vendemmia 2018 a 10.800 kg/ha, pari a quella del 2017. Questo volume garantisce un approvvigionamento conforme alle esigenze degli operatori e mantiene un livello di stock globale equilibrato per la filiera.

La vendemmia 2018 si annuncia generosa in termini di volumi e, ad oggi, promette di garantire un buon livello qualitativo. Dovrebbe inoltre consentire la ricostituzione della riserva interprofessionale, ampiamente utilizzata durante le ultime due campagne. La riserva è curata dal CIVC, ovvero il Comité interprofessionnel du vin de Champagne, uno degli organismi più importanti e rappresentativi della Champagne che appunto annovera tra i propri ruoli quello di gestire l’offerta e la domanda in modo che non ci sia mai un eccesso o una carenza di vino sul mercato mondiale. In sostanza, i vigneron, oltre a quello che possono raccogliere, sono autorizzati a mantenere quella che viene chiamata una riserva per stock, cioè di vino base non ancora spumantizzato, e che sono autorizzati, nei limiti stabiliti, a conservare per l’utilizzo delle produzioni future. Questa riserva di magazzino è vitale poiché nei casi di eccessi di raccolto, questi vanno a compensare le carenze di quelli rovinati da agenti atmosferici avversi come ad esempio la grandine.

Una campagna vinicola fuori dagli schemi. In Champagne l’inverno è stato eccezionalmente piovoso, con precipitazioni totali nel periodo novembre 2017 - gennaio 2018 di 345 mm. Un nuovo record che supera i 338 mm del 1965. Da aprile a giugno, il soleggiamento totale di 750 ore (contro una media di 630 ore) e le temperature al di sopra della media decennale hanno portato a uno sviluppo della vegetazione molto rapida.

La fioritura si è sviluppata precocemente all’inizio di giugno e il bel tempo che persiste da luglio porteranno a una raccolta anticipata, che dovrebbe iniziare nell'ultima decade di agosto. Negli ultimi 15 anni, la vendemmia 2018 sarà la quinta a svolgersi in agosto. Il riscaldamento globale è una realtà anche per gli Champenois che hanno modificato le loro pratiche viticole per adattarsi a questa situazione e per ridurre la loro impronta carbonica.

Francia, verso una definizione legale di "vino naturale"

Presentata questo mese una mozione da parte della Ligue du Sud, per lanciare un comitato investigativo che cercherà di definire legalmente il termine "vino naturale" in Francia. La proposta è stata deferita alla Commissione per gli affari economici in attesa di una sua adozione.




Marie-France Lorho, del partito della Ligue du Sud, ha presentato la proposta il 16 luglio scorso all'Assemblea nazionale per definire e legalizzare un protocollo nella produzione del c.d. vino naturale, includendo l'uso dei solfiti nella vinificazione e proteggerne il suo status all'interno del paese.

"È con la volontà di proteggere e incoraggiare coloro che lavorano nel rispetto dell'ambiente e lavorano per la ricchezza della nostra terra, che proponiamo la creazione di una commissione di inchiesta per la definizione precisa di cosa sia un vino naturale," dichiara Lohro nella mozione.

"Definire il vino naturale significa riconoscerne l'individualità", prosegue la mozione, "... è lasciarsi sorprendere dai sapori atipici e dal saper fare dei nostri vignaioli. Infine definire il vino naturale permetterà di tutelare il consumatore prima che la produzione su vasta scala entri in possesso delle sue convenzioni per scopi commerciali".

E' noto anche che il governo francese preme perché venga stilato ufficialmente un regolamento, anche in tutela del consumatore. Come ebbe a dire Eric Rosaz, manager della sezione enologica dell’INAO, l’autorità francese che controlla oltre 350 denominazioni di vino in Francia: “Che cosa percepisce il consumatore con questo termine?” 

La mozione di Lohro, se accettata, vedrà una commissione di inchiesta di 30 persone per tentare di definire legalmente cosa sia il vino naturale. Gran parte del documento utilizza parametri già stabiliti dalla Natural Wines Association (AVN). Questo infatti, non è il primo tentativo rivolto a dare un volto comune al vino naturale. L'INAO nel 2016 avanzò una mozione a seguito di un’istanza partita dai produttori biologici ma il tentativo non ebbe alcun seguito dopo il fallimento di un accordo con la rappresentanza dei produttori di vino della Confederazione Nazionale dei Produttori di Vino e Distillati di Vino DOC (CNAOC). Il direttore della confederazione, Eric Tesson, dichiarò, a La Revue de Vin France, che se potessimo trovare un termine meno polarizzante ('naturale') potremmo essere in grado di trovare un accordo comune. Ma in sostanza, come ebbe a dichiarare il capo del progetto Emmanuel Cazes - enologo di Rivesaltes - la CNAOC non è pronta a consentire l'entrata di una nuova classificazione all'interno del sistema delle denominazioni. Per loro, i prodotti organici sono  qualcosa di trasgressivo perché crea una denominazione a due livelli e riconoscere le pratiche del vino naturale mette in discussione molte cose.

Tesson ha affermato che ci sono solo 20 persone in Francia che vogliono davvero il controllo della produzione di vino naturale. Questo termine non viene usato dai produttori, e che la dicitura in etichetta "vino prodotto senza additivi" risulta abbastanza chiara e quindi qualsiasi regolamentazione o regolamento non ha alcuno scopo. Tesson ha inoltre sottolineato che, per quelli del movimento organico, il termine "naturale" è considerato "concorrenza sleale".

Enoturismo. Con le feste del vino alla scoperta dei borghi della Tuscia

Oltre 150 appuntamenti nei Comuni di Lubriano, Civitella d’Agliano, Tarquinia, Gradoli, Montefiascone, Castiglione in Teverina, Vignanello e Acquapendente. Fino al 31 agosto.




Le Feste del Vino della Tuscia tornano a essere protagoniste nei borghi di Acquapendente, Castiglione in Teverina, Civitella d’Agliano, Gradoli, Lubriano, Montefiascone, Tarquinia e Vignanello. Oltre 150 appuntamenti previsti tra degustazioni guidate dei vini del territorio, assaggi di prodotti tipici locali negli stand enogastronomici, visite guidate a cantine e vigneti, esibizioni folcloristiche, cene in piazza e nelle taverne, spettacoli musicali, eventi culturali e attività per bambini.

Un ricco programma iniziato a metà luglio e che proseguirà fino al 31 agosto. In scaletta la 35a “Festa del Vino Colli del Tevere” a Castiglione in Teverina (1-5 agosto); la 60a “Fiera del Vino” di Montefiascone (2-15 agosto); la 49a “Festa del Vino” di Vignanello (10-15 agosto); i “Vini del Barbarossa” ad Acquapendente il 10 e il 31 agosto; la 30a edizione di “Aleatico in festa” a Gradoli (3-5 agosto e 10 agosto);  la 49a “Festa del Vino” di Vignanello (10-15 agosto) e per finire la 12a edizione di “DiVino Etrusco” a Tarquinia (23-26 agosto).

“Le Feste del Vino – ha dichiarato Luigia Melaragni, vicepresidente della Camera di Commercio Viterbo – contribuiscono alla crescita del turismo enogastronomico nella Tuscia, l’unico negli ultimi anni ad aver segnato in Italia una crescita costante e che consente ai turisti e visitatori di scoprire  attraverso i prodotti tipici, l’identità, le tradizioni, l’artigianato, i paesaggi, la storia e la cultura di un territorio”.

Per informazioni su eventi, itinerari enogastronomici e offerte ricettive: www.tusciawelcome.it

venerdì 27 luglio 2018

Enoturismo. Sky Wine fa tappa a Maenza, tra arte, storia e cultura un itinerario ad hoc con protagonisti vini bianchi e bollicine

Sky Wine sbarca a Maenza, borgo medioevale nell'Agro Pontino, per un week end all'insegna della cultura e dell'arte unite alle eccellenze enogastronomiche di questo territorio.  Protagonisti assoluti i vini bianchi e i spumanti con percorsi di degustazione guidati e convegni dedicati alle tecniche di spumantizzazione.




La rassegna enologica Sky Wine celebra la bellezza del Borgo Medioevale di Maenza e torna in scena con una degustazione d'eccellenza di vini bianchi e vini spumanti delle migliori aziende territoriali e nazionali. Tante le etichette presenti declinate e differenziate per tecnica di produzione: metodo Champenoise, meglio conosciuto come Classico o Tradizionale e il metodo Martinotti o Charmat; tutte produzioni di territori emergenti con accostamenti gastronomici ai prodotti del territorio, per valorizzare contestualmente la secolare arte vinaria e la tipicità locale. 

A fare da cornice all'evento, tra storia, arte e cultura, il Borgo Medioevale di Maenza, ad iniziare dalle famose casate che ebbero come feudo il paese. La solennità del Castello Baronale e la bellezza degli altri edifici storici come la Loggia dei Mercanti – Chiesa di San Giacomo, completeranno il percorso che avvolgerà i visitatori in un'atmosfera senza tempo.

L’apertura al pubblico dell’evento è in programma nelle giornate di sabato 28 e domenica 29 luglio (dalle 17.00 alle 23.00).

Sky Wine con questa nuova tappa si conferma come format unico nel suo genere e che si evidenzia proprio nella creazione di percorsi ad hoc rivolti alla scoperta delle più prestigiose produzioni enologiche ed agroalimentari in contesti storici d’eccezione. La proposta eno-turistica della manifestazione ha infatti come obiettivo anche la contestuale valorizzazione dei luoghi storico-artistici della Provincia di Latina. Importante sottolineare che alla rassegna interverranno direttamente le aziende ed i produttori, esclusivi testimoni delle storie dei vini in degustazione.

Oltre al percorso enologico, sono in programma convegni dedicati alle tecniche di spumantizzazione, dove docenti, sommelier, enologi e chef condurranno i visitatori in approfondimenti e degustazioni guidate con accostamenti gastronomici.

Previste esibizioni musicali ed intrattenimenti nei percorsi esterni di collegamento tra le location. Presso il Castello Baronale sarà visitabile l'esposizione “Vite a rendere”, un progetto artistico che trae linfa dal recupero della memoria e dalle storie di vita dei vignaioli dei Castelli Romani.

AGROALIMENTARE: UN BANDO PER VALORIZZARE LE ECCELLENZE DEL LAZIO

E' stata disposta l’indizione di una selezione pubblica per l’erogazione delle agevolazioni a sostegno di eventi e iniziative di promozione e valorizzazione 
dei prodotti agricoli, agroalimentari ed enogastronomici del Lazio.




Contribuire a sviluppare progetti di promozione e valorizzazione dei prodotti agricoli, agroalimentari ed enogastronomici del Lazio e allo stesso tempo sostenere il turismo e lo sviluppo del territorio: questi gli obiettivi dell’avviso da 150mila euro stanziato da Regione Lazio e Arsial.

Sarà data priorità in particolare ai progetti che faranno rete sul territorio e che prevedano attività di formazione e informazione sul patrimonio delle eccellenze agroalimentari e territoriali del Lazio, incentivandone e valorizzandone la fruizione, e che siano “plastic free”.

Le domande dovranno pervenire entro e non oltre il termine perentorio delle ore 12.00 (ora italiana) del quindicesimo giorno successivo a quello della pubblicazione sul sito istituzionale di ARSIAL; e che qualora detto termine ricada in giorni festivi, lo stesso è posticipato alle ore 12 del giorno feriale immediatamente successivo.

Possono partecipare: i Comuni, enti locali in forma singola o associata, privati in forma singola o associata, associazioni, fondazioni, consorzi, comitati e Onlus, organizzazioni professionali agricole, istituti scolastici e università agrarie, che abbiano sede legale e operativa nel Lazio.

“Saranno premiati in particolare i progetti che faranno rete sul territorio, attraverso il coinvolgimento di più soggetti, privato – pubblico, che prevedano attività di formazione e informazione sul patrimonio delle eccellenze agroalimentari e territoriali del Lazio, incentivandone e valorizzandone la fruizione, e che siano “plastic free”, ossia basati sulla totale assenza di uso della plastica monouso, in ossequio alla memoria di Giunta Lazio Plastic Free con la quale abbiamo pianificato gli interventi per la riduzione del consumo di plastica, il riciclo e la lotta all’inquinamento”- così Enrica Onorati, l’assessore Agricoltura, Promozione della Filiera e della Cultura del Cibo, Ambiente e Risorse Naturali.

Qui tutte le info all’avviso pubblico

martedì 24 luglio 2018

Vendemmia 2018, Soave: una stagione favorevole ma complicata, ecco le previsioni dell'annata

Iniziata ad aprile con premesse tutte favorevoli, caratterizzata da piogge limitate e temperature sopra le norme, la stagione 2018 ha manifestato nei mesi successivi tutta la sua particolare e, per certi versi, originale dinamica.



Una stagione con risvolti particolari è quella che si sta per concludere per l’annata 2018 nel territorio del Soave, con temperature leggermente superiori alla media che hanno accelerato le fasi fenologiche e un andamento piovoso che si può definire di tipo tropicale con forti e abbondanti piogge alternate con giornate calde e soleggiate sebbene ventilate.

Germogliamento, fioritura, chiusura del grappolo e invaiatura hanno beneficiato di questo particolare andamento stagionale che prevede quindi un anticipo di qualche giorno della vendemmia per tutte le varietà, ma in particolare per la Garganega.

Anche se la quantità di pioggia non è stata di molto sopra le medie storiche, il protrarsi delle ore di bagnatura, il tempo incerto e le giornate molto ventose hanno condizionato tempi e metodi di intervento.

Una stagione fitosanitaria quindi molto impegnativa per il gruppo dei tecnici che operano nell’ambito del “Modello di gestione avanzata del Soave“ e di conseguenza anche per i viticoltori chiamati ad intervenire in vigna con una certa frequenza per poter garantire il miglior risultato Il monitoraggio costante degli andamenti atmosferici, condivisione e competenze tecniche hanno però permesso di definire una linea di difesa efficace sia contro la peronospora che contro gli altri patogeni prevenendo situazioni critiche e consentendo alle uve di continuare la maturazione in perfetto stato.

Dopo una stagione, la 2017, che ricordiamo negativamente per le gelate e la siccità, il 2018 si sta rivelando come un’annata positiva per i produttori. La Garganega si presenta con grappoli allungati ma molto spargoli, premessa solitamente di annate importanti.

Oggi le riserve idriche nel suolo sono sufficienti per portare a maturazione le uve e la vegetazione si presenta lussureggiante, con una carica di grappoli superiore alla media. Si dovrà quindi operare con una mirata azione di diradamento per i vigneti da rivendicare come Doc, mentre i vigneti più produttivi saranno indirizzati verso altre denominazioni. Ciò consentirà di non andare oltre il carico atteso di 600.000 qli di uva  per una produzione di 420.000 ettolitri tra Soave e Soave Classico in linea con quanto richiesto dal mercato. Un equilibrio raggiunto già lo scorso anno tanto che le giacenze sono oggi al minimo storico ed i prezzi stabili.

«Sul fronte  della difesa fitosanitaria che della gestione delle produzioni, il Consorzio e le sue aziende hanno lavorato con determinazione, coinvolgimento e competenza – dichiara Sandro Gini, alla sua prima vendemmia da Presidente del Consorzio -  Ogni stagione porta esperienza e sorprese, ma date le premesse, siamo convinti che ne uscirà un’ottima annata.»

Made in Italy, l'agroalimentare più green d'Europa. Italiani disposti a pagare fino al 20% in più e all'estero è record storico.

L’agricoltura italiana è la più green d’Europa con 295 specialità Dop/Igp/Stg riconosciute a livello comunitario e 415 vini Doc/Docg, la leadership nel biologico con 72mila operatori del biologico, la decisione di non coltivare organismi geneticamente modificati (Ogm), 40mila aziende agricole impegnare nel custodire semi o piante a rischio di estinzione e il primato della sicurezza alimentare mondiale con il maggior numero di prodotti agroalimentari in regola per residui chimici irregolari (99,4%). 




E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo alla presentazione del "Rapporto sulla competitività dell`agroalimentare italiano" dell’Ismea nel sottolineare che la distintività è l’arma vincente del Made in Italy a tavola sia a livello nazionale che internazionale.

Lo dimostra – ha sottolineato Moncalvo - la netta prevalenza accordata dagli italiani alla produzione agroalimentare nazionale per qualità, genuinità, tradizione e sicurezza tanto che quasi 2/3 degli italiani sono disponibili a pagare almeno fino al 20% in più pur di garantirsi l’italianità del prodotto che si portano a tavola, secondo l’indagine Coldiretti/Ixè. Un apprezzamento – ha continuato Moncalvo - che va tutelato con la trasparenza dell’informazione sulla reale origine degli alimenti mentre ad oggi nonostante i passi in avanti quasi ¼ della spesa è ancora anonima. Di fronte all’atteggiamento incerto e contradditorio dell’Unione Europea – ha precisato Moncalvo – che obbliga ad indicare l’origine in etichetta per le uova ma non per gli ovoprodotti, per la carne fresca ma non per quella trasformata in salumi, per l’ortofrutta fresca ma non per i succhi, le conserve di frutta o per gli ortaggi conservati, l’Italia che è leader europeo nella trasparenza e nella qualità ha il dovere di fare da apripista nelle politiche alimentari comunitarie anche con una profonda revisione delle norme comunitarie.

Una premessa per chiedere regole anche a livello internazionale dove – ha riferito Moncalvo -  le esportazioni hanno raggiunto un nuovo record storico nel 2018 con un aumento del 3,5% dopo il record di 41,03 miliardi fatto segnare nel 2017. Il nemico piu’ temuto all’estero – ha affermato Moncalvo - è il falso Made in Italy agroalimentare che è salito ad oltre 100 miliardi con un aumento record del 70% nel corso dell’ultimo decennio, per effetto della pirateria internazionale che utilizza impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all’Italia per alimenti taroccati che non hanno nulla a che fare con il sistema produttivo nazionale.

Una realtà favorita dal fatto che troppo spesso – ha denunciato Moncalvo - l’agroalimentare viene considerato moneta di scambio nei negoziati internazionali, dall’embargo russo alla nuova stagione degli accordi commerciali bilaterali inaugurata con il Canada (Ceta) con il quale per la prima volta nella storia l’Unione Europea legittima in un trattato internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy più prestigiosi, accordando esplicitamente il via libera alle imitazioni che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali, dall’Asiago alla Fontina fino al Gorgonzola, ma è anche liberamente prodotto e commercializzato dal Canada il Parmigiano Reggiano con la traduzione di Parmesan. Preoccupano – ha affermato Moncalvo - i pesanti squilibri di filiera della distribuzione del valore evidenziati dal rapporto Ismea a danno degli agricoltori, su 100 euro di spesa in prodotti agroalimentari freschi come frutta e verdura solo 22 centesimi arrivano al produttore agricolo ma il valore scende addirittura a 2 centesimi nel caso di quelli trasformati dal pane ai salumi.

Una situazione che è favorita dalle pratiche sleali nella filiera contro le quali occorre intervenire con norme nazionali e comunitarie alle quali sta lavorando con impegno dall’Europarlamento Paolo De Castro ma la Coldiretti ha avviato ormai da tempo anche l’esperienza dei contratti di filiera che – ha precisato Moncalvo - via via stanno coprendo le maggiori filiere del made in Italy, dal settore della carne bovina con il gruppo Inalca per 125 mila capi, al contratto con Casillo per 6 milioni di quintali  di grano, sino all’ultimo del 28 giugno scorso per 100 mila quintali di olio extravergine d’oliva 100% italiano con Federolio. Il contratto di filiera – ha precisato Moncalvo - è uno strumento dell’economia contrattuale che viene studiato e contrattato tra le parti volta per volta, ma possiamo identificare almeno 3 elementi comuni: il primo riguarda la pluriennalità degli impegni contratti, il secondo riguarda il prezzo pagato dall’industria di trasformazione e il terzo i premi per la qualità. Questo prezzo – ha concluso Moncalvo - deve sempre coprire i costi di produzione dell’agricoltore a cui è agganciato un meccanismo che distribuisce il rischio della variabilità del prezzo negli anni in modo equo tra le parti.

Guide Enogastronomiche. Il futuro riparte dai cuochi, Roma e il meglio del Lazio secondo Gambero Rosso

Esce puntuale come ogni anno la guida Roma 2019 del Gambero Rosso. La 29esima edizione è un istantanea che ben inquadra il profondo processo di rinnovamento dei modelli alla base di un offerta enogastronomica di qualità. Tre Forchette: sei locali al vertice fra città e regione. Beck sul gradino più alto del podio. Tre Gamberi, i nuovi ingressi: Mazzo e Armando al Pantheon. Tre cocotte: arriva Spazio Niko Romito. Tre Bottiglie: Barnaba, l’outsider fra i nomi storici.




Roma conferma la sua capacità di accogliere e di lasciar spazio a tutti. Ma questa volta c’è chi, finalmente, di quello spazio ha fatto tesoro regalando alla Capitale la più importante novità dell’anno: chiaro il riferimento a Spazio, la formula multitasking firmata Niko Romito, rivelatosi l’esperimento più originale in tema bistrot, che si aggiudica subito le Tre Cocotte andando ad affiancare Caffè Propaganda.

Ma per fortuna, nonostante la città non possa vantare ancora la spinta propulsiva che anima altre capitali, nell’ultimo anno qualcosa si è mosso grazie all’intelligenza imprenditoriale di “vecchi” campioni del gusto: è il caso di Angelo Troiani e del “nuovo” Convivio, restyling della struttura e rinascimento culinario; il ristorante si aggiudica, tra l’altro, il premio per la miglior proposta di vino al bicchiere al ristorante. Angelo Troiani è inoltre una delle anime di Assaggia, un altro dei locali premiato come novità dell’anno.

Buone nuove anche nel variegato mondo dei wine bar che arrivano da due capitani di lungo corso come Alessandro Bulzoni, che ha cambiato pelle alla storica enoteca di famiglia trasformandola in enotavola tout-court aggiudicandosi il premio per la miglior proposta di vino al bicchiere al winebar, e Fabrizio Pagliardi, che, dopo Barrique e Remigio, con Barnaba, nuovo Tre Bottiglie, chiude il cerchio dei suoi indirizzi che rendono omaggio a piccole grandi realtà enoiche indipendenti. 

Novità poi fra i tre Gamberi: accanto a Sora Maria e Arcangelo torna un grande classico come Armando al Pantheon ed entra Mazzo, il progetto di trattoria 3.0 firmato da Francesca Barreca e Marco Baccanelli.

Tutte conferme per quanto riguarda le Tre Forchette: la Pergola dell’Hotel Rome Cavalieri, La Trota di Rivodutri, l’Imago dell’Hotel Hassler, le Colline Ciociare, Il Pagliaccio, Pascucci al Porticciolo.

Per i Tre Boccali sono confermati Open Baladin e l’Osteria di Birra del Borgo.

E veniamo ai premi speciali: Miglior servizio di sala a Metamorfosi, Miglior servizio di sala in albergo a La Terrazza dell’Hotel Eden e Novità dellʼanno ad Assaggia, Barnaba, Spazio Niko Romito, Retrobottega e Torcè.

Prosegue la collaborazione con Associazione Stampa Estera che ha assegnato a Maledetti Toscani, da Roberto e Loretta, La Rosetta, la Parolina, Gruè e il Cannolo Siciliano il proprio Premio Gruppo del gusto.

I PREMIATI

TRE FORCHETTE

95

La Pergola dell'Hotel Rome Cavalieri | Roma

92

La Trota | Rivodutri (RI)

90

Imàgo dell'Hotel Hassler | Roma
Il Pagliaccio | Roma
Colline Ciociare | Acuto (FR)
Pascucci al Porticciolo | Fiumicino (RM)

TRE GAMBERI

Armando al Pantheon - Roma
Mazzo - Roma
Sora Maria e Arcangelo | Olevano Romano (RM)

TRE BOTTIGLIE

Barnaba - Roma

Roscioli | Roma

Trimani | Roma

Del Gatto | Anzio (RM)

TRE BOCCALI

Open Baladin | Roma

L’Osteria di Birra del Borgo | Roma

TRE COCOTTE

Caffè Propaganda | Roma
Spazio Niko Romito | Roma

I Premi Speciali

Le novità dell'anno

Assaggia (Bistrot) | Roma
Barnaba (Wine Bar) | Roma
Retrobottega (Ristorante) | Roma
Spazio Niko Romito (Bistrot) | Roma
Torcè (Gelateria) | Roma

Miglior servizio di sala

Metamorfosi | Roma

Miglior servizio di sala in albergo

La Terrazza dell'Hotel Eden | Roma

Proposta al bicchiere al ristorante

Il Convivio Troiani | Roma

Proposta al bicchiere al wine bar

Bulzoni | Roma

Qualità/prezzo

Assaggia | Roma
Cento | Roma
L'Osteria di Monteverde | Roma
Umami | Roma
Satricvm | Latina
Osteria Numero Sette | Roma
Essenza | Pontinia (LT)
Materiaprima | Pontinia (LT)
Danilo Ciavattini | Viterbo

Premi Gruppo del gusto - Associazione Stampa Estera

TRATTORIA
Maledetti Toscani | Roma
I toscani a Roma fanno sempre colore, ma anche grandi piatti a prezzi per tutti. Una trattoria tra le preferite dai corrispondenti scandinavi.

TRATTORIA
Da Roberto e Loretta | Roma
Da tranquilla trattoria di quartiere, è diventato un posto elegante dove si mangia sempre bene e a prezzi giusti. La cucina romana come la vedono oggi i giornalisti esteri.

RISTORANTE
La Rosetta | Roma
Lo stile di Massimo Riccioli è in costante ricerca. Quando si vuole una sosta gourmet si va alla Rosetta per gustare il meglio della cucina di pesce a Roma e grandi abbinamenti con i vini.

RISTORANTE
La Parolina | Acquapendente (VT)
Un posto meraviglioso, dove Iside e Romano propongono eleganti rivisitazioni della cucina tradizionale e rendono felici italiani e corrispondenti esteri.

CAFFÈ & BAR
Gruè Roma
Innovativa, creativa, giovane, croccante, la pasticceria degli anni Duemila.

GELATERIA
Il Cannolo Siciliano Roma
Agrumi e creme che anche d’inverno fanno rivivere l’estate. Il gelato romano preferito dalla stampa estera.

Agricoltura e ricerca. “I suoli delle Valli del Noce”, la pubblicazione FEM per la gestione sostenibile dei frutteti

Pubblicazione edita da FEM sul tema del suolo quale strumento per la gestione ottimale del frutteto.

Oltre 1.300 trivellate, 227 profili pedologici studiati, 700 campioni di suolo raccolti e analizzati, oltre 2.300 campioni di foglie e più di 800 frutti esaminati. Sono i numeri dello studio contenuto nel volume “I suoli delle valli del Noce” edito dalla Fondazione Edmund Mach e curato da Duilio Porro, Giacomo Sartori e Maria Venturelli.

La pubblicazione che raccoglie i risultati di un progetto realizzato con il supporto di Melinda e delle Casse rurali della Val di Non e orientata allo studio del suolo quale strumento per la gestione ottimale del frutteto, mettendo in correlazione la pianta con il terreno e l’ambiente in cui è inserita,  rappresenta un punto di partenza fondamentale per incrementare la gestione sostenibile dei frutteti inseriti sui suoli delle Valli del Noce ed è uno strumento per fornire indicazioni tecnico-operative utili ad agricoltori e tecnici.

Il consistente lavoro, iniziato nel 2006 è stato sviluppato in varie fasi, a partire dall’elaborazione della carta dei pedopaesaggi e sua fotointerpretazione, dai rilievi di campagna per l’assegnazione delle unità tipologiche di suolo fino alle analisi di laboratorio su suolo, foglie e frutti, recuperando anche una serie di analisi storiche fin dagli anni 80, alle analisi climatiche, agli studi sul bilancio idrico della coltura e ai rilievi biologici per la valutazione della fertilità del suolo.

La caratterizzazione territoriale dei suoli quindi, dal punto di vista pedologico e agronomico (chimico-fisico), tramite le complesse relazioni esistenti con le piante di melo in essi coltivati, soprattutto per gli aspetti legati alle dotazioni nutrizionali, idriche e biologiche, non solo contribuisce alla definizione delle tipicità esistenti, ma è strumento per fornire indicazioni tecnico-operative utili ad agricoltori e tecnici. Finalizzare al meglio le produzioni, anche in funzione di cultivar diverse, in condizioni pedoclimatiche simili è la base per una maggiore sostenibilità della coltura.

Il volume, costituito da 325 pagine, conta la collaborazione di 13 autori. Dotato di un consistente apparato iconografico, con mappe e immagini a corredo, include un corposo allegato con la descrizione sintetica delle Unità tipologiche di suolo rilevate nello studio attraverso le principali caratteristiche pedologiche ed agronomiche in termini idrologici e nutrizionali.

lunedì 23 luglio 2018

Indagine: in Cina l'espressione "Made in Italy" non significa quasi nulla. Nelle ricerche web vino all'1%

In cima alle query associate ad Italia sul web cinese ci sono arredo, design e turismo. Vino solo l'1%.




‘Made in Italy’? In Cina la parola simbolo del lifestyle perde tutto il suo senso evocativo e vale nulla più del suo significato letterale. Lo dimostra il traffico su Baidu, il principale motore di ricerca del Paese, dove la query ‘made in Italy’ è comparsa in lingua cinese nell’ultimo mese solo 20 volte al giorno.

Una goccia in mezzo al mare, se si tiene conto dei 772 milioni di internet user nel Dragone dei record, che in 10 anni ha registrato un’escalation digitale pari al 268%. Lo rivela l’estratto relativo al monitoraggio dell’online della più ampia indagine dell’Osservatorio Paesi terzi di Business Strategies sul posizionamento del made in Italy in Cina, condotta in collaborazione con Nomisma Wine Monitor.

Sempre su Baidu (75% delle investigazioni online in Cina) è invece di 9.200 ricerche la media giornaliera per la parola chiave ‘Italia’, una frequenza superiore ad esempio rispetto a quella francese ma che – nelle ricerche correlate – dimostra tutta la non conoscenza, e relativa curiosità, per il Belpaese con domande del tipo: ‘L’Italia è l’Europa?’, ‘Quale Paese è l’Italia?’. In generale, le query associate sono legate a info generali (34%) seguite dai simboli del made in Italy: ‘arredo e design’ (26%) e turismo (23%), con quote minori opportunità di studio (8%), ‘cibo’ (4%) e il vino, che chiude con l’1%. Un dato quello legato al prodotto enologico che cresce fino al 6% nelle ricerche correlate alla Francia, che ci supera anche per turismo (34%) e moda/shopping (13%). Analizzando la verticale sul vino, la parola chiave ‘vino francese’ (circa 800 ricerche al mese nell’ultimo anno) registra il doppio di quelle sul ‘vino italiano’. Quest’ultimo interessa maggiormente i giovani, con il 63% dei curiosi che è under 40, in maggioranza (63%) maschi. Tra le province, per entrambe le keyword, è Guangdong quella in cui si registrano il maggior numero di ricerche, mentre Pechino e Shanghai sembrano riscuotere maggior interesse verso il vino italiano rispetto a quello francese. Infine, il monitoraggio sul principale social cinese, WeChat, rivela come il ‘vino rosso italiano’ risulti essere in ascesa ma ancora lontanissimo dal competitor francese il cui indice – registrato a metà giugno - è di 10 volte più alto (33,360 contro 3,182).

Per Silvana Ballotta Ceo di Business Strategies: “Oltre al monitoraggio sul digitale, il nostro studio comprende l’analisi del mercato e una survey su awareness, percezione e reputazione del made in Italy realizzata sull’upper-class delle metropoli cinesi. I risultati che emergono, seppur sorprendenti, confermano le impressioni di chi come noi presidia il mercato da diverso tempo. Abbiamo perciò voluto dimostrare con i numeri ciò che è il loro sentiment nei nostri confronti, per capire come meglio direzionare il lavoro dell’impresa Italia”.

L’analisi è stata effettuata nel mese di giugno 2018. Tuttavia molti dei risultati rappresentati sui social prendono in considerazione anche gli ultimi 90 giorni antecedenti la ricerca. Le analisi dei profili degli utenti su Baidu sono invece relative agli ultimi 12 mesi (giugno 2017 - giugno 2018). Le ricerche sono state eseguite con keyword in lingua originale e in lingua inglese.

venerdì 20 luglio 2018

Enovitis Extrême, la viticoltura eroica diventa protagonista. Successo della prima edizione in Valle d'Aosta

All'evento presenti oltre 45 espositori con più di 100 macchine in prova e circa 500 visitatori durante la giornata. Luigi Bersano (Consigliere UIV): “Promuovere questa pratica e mandare un messaggio culturale alla politica per la tutela e la valorizzazione dei vigneti eroici”.




“La viticoltura eroica italiana ed europea ha da oggi, finalmente, una manifestazione “dedicata” tesa a valorizzare tante realtà produttive diverse di grande importanza sociale e culturale, oltre che economica. Con Enovitis Extrême siamo riusciti come Unione Italiana Vini, grazie alla collaborazione con CERVIM, VIVAL e la Regione Autonoma Valle d’Aosta, a completare il quadro delle manifestazioni dedicate alle tecnologie per la viticoltura, insieme a Enovitis in campo e a Enovitis Business di Milano, realizzata in concomitanza con SIMEI. Oltre che un luogo di promozione, questo appuntamento vuole facilitare l’incontro tra produttori e l’offerta dell’industria, ma è anche un’occasione per lanciare un messaggio culturale alla politica, alle istituzioni e ai mercati sulla necessità di salvaguardare, tutelare e valorizzare questa nicchia della viticoltura”.

Così Luigi Bersano, consigliere di Unione Italiana Vini, interviene durante la prima edizione di Enovitis Extrême, la nuova fiera dinamica e itinerante dedicata al mondo della viticoltura eroica organizzata da UIV in collaborazione con CERVIM (Centro Ricerca per la Viticoltura di Montagna), con il supporto di VIVAL (Associazione Viticoltori Valle D’Aosta) e il patrocinio della Regione Autonoma Valle d’Aosta.

Come vi avevo annunciato la manifestazione si è svolta ieri, giovedì 19 luglio, a Quart (AO) nei suggestivi vigneti della Società agricola Grosjean Vins, una realtà che conduce direttamente circa 15 ettari di vigna e produce poco meno di 150.000 bottiglie ogni anno. Oltre 500 i visitatori che hanno contribuito a fare dell’evento un momento qualificato di confronto e aggiornamento professionale, che ha consentito a più di 45 espositori con più di 100 macchine in dimostrazione di presentare le innovazioni possibili per l’affascinante sistema della viticoltura eroica.

Numerosi i visitatori giunti – oltre che dalla Valle d’Aosta e dal Piemonte – da Lombardia, Veneto, Toscana, Liguria, Puglia e Lazio e, a testimonianza del valore della pratica ‘eroica’ in Europa, da Francia, Svizzera, Spagna e Belgio.