venerdì 19 ottobre 2018

Ricerca, caffè: un sistema multisensoriale hi-tech ne determina aroma e gusto

COMETA è un progetto di ricerca cofinanziato da Regione Lazio con la partecipazione di ENEA e Danesi Caffè per mettere a punto un sistema multisensoriale che determinerà l’aroma e il gusto del caffè grazie all’analisi delle molecole rilasciate durante il processo di torrefazione.




Un sistema multisensoriale hi-tech per determinare l’aroma e il gusto del caffè grazie all’analisi delle molecole rilasciate durante il processo di torrefazione. Il progetto di ricerca COMETA, cofinanziato da Regione Lazio, al quale partecipano l’azienda Danesi Caffè, come leader partner, ENEA, per lo studio dei composti chimici della miscela e della bevanda, Università Campus Bio-Medico di Roma, per lo sviluppo del sistema multisensoriale e analisi dei composti fenolici, e l’azienda biotech Genechron, nata da uno spin-off ENEA, per il profilo genetico della miscela.

Questo sistema di sensori sarà in grado di “annusare” e di “assaggiare” le miscele Danesi di caffè per individuare la tostatura ottimale dei grani verdi da cui dipende la qualità della bevanda in tazza. “Ci occuperemo prima di tutto dell’analisi di due molecole, gli amminoacidi associati al gusto dolce e i composti alifatici per il gusto acido. Una volta ‘allenato’, il sistema multisensoriale sviluppato dal Campus Bio-Medico passerà ad analizzare molti altri composti chimici prodotti durante il processo di tostatura, per poter identificare le molecole ‘sentinella’ di miscele pregiate. E questo sistema hi-tech, quando sarà  perfezionato, verrà inserito all’interno del processo produttivo del caffè”, spiega Gianfranco Diretto, ricercatore del Laboratorio Biotecnologie dell’ENEA e responsabile per l’Agenzia del progetto COMETA, acronimo di Quality testing of organoleptic properties of COffee blends via genetic and METAbolic fingerprinting.

Il progetto COMETA

Il sistema multisensoriale sarà l’evoluzione del dispositivo “Bionote”, già in uso per diverse applicazioni alimentari presso i laboratori dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, che sarà in grado di produrre un’impronta aromatica caratteristica per ogni miscela di caffè tostato.

“Dopo aver prodotto questa ‘impronta’, procederemo all’analisi delle componenti fenoliche associate alla qualità del caffè. Tale attività, svolta dalla nostra unità di Scienze degli alimenti e della nutrizione, avrà lo scopo di studiare le molecole non volatili associate al gusto del caffè”, aggiunge Chiara Fanali, docente di Chimica Analitica presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma.

“Con la Danesi abbiamo allestito sia presso ENEA che presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma, un laboratorio di ricerca dotato di una macchina da caffè professionale, come quella che troviamo nei bar e che, come napoletano, posso garantire che fa degli ottimi caffè! Nei laboratori, infatti, analizzeremo non solo i composti chimici presenti nelle miscele di caffè Danesi, ma anche quelli contenuti nella bevanda stessa; composti che si formano durante la fase di tostatura, a seguito della degradazione delle sostanze contenute nei chicchi verdi, e che determinano l’aroma e il sapore del caffè Danesi bevuto a casa o al bar”, prosegue il ricercatore dell’ENEA.

A caratterizzare il tipico aroma e gusto del caffè sono migliaia di molecole di cui ancora non si conosce la natura, quindi né la caffeina, priva di odore e sapore, né le melanoidine, da cui dipende invece la tipica colorazione scura dei chicchi. “La composizione chimica dell’aroma è complessa e dipende da un mix di diversi fattori, tra i quali i più importanti sono la varietà genetica dei grani, la provenienza geografica e le condizioni climatiche, ma anche il processo di lavorazione che riguarda principalmente la tostatura e poi il confezionamento e lo stoccaggio”, specifica Ilaria Danesi della Danesi Caffè, referente principale del progetto COMETA.

Per un‘ulteriore certificazione della qualità del prodotto, Genechron identificherà le basi genetiche delle molecole sprigionate durante il processo di torrefazione, associandole a quelle che caratterizzano l’origine e la specie del caffè.

Enoturismo, cultura, le Città del Vino in Sardegna per la Convention d’Autunno

Un programma di quattro giorni che coinvolge 7 Città del Vino della Sardegna: Alghero, Badesi, Berchidda, Monti, Sennori, Sorso e Usini. Tra i temi affrontati nell’assemblea dei sindaci il turismo del vino e il ruolo delle Strade del Vino, i progetti di archeologia della vite e le misure di detassazione per i pensionati che decideranno di andare a vivere nei territori enoturistici a rischio di spopolamento. In programma l’elezione del nuovo Presidente. 




E' iniziata in Sardegna la Convention d'Autunno delle Città del Vino, con un programma di visite e appuntamenti istituzionali che coinvolge i sindaci dei 430 Comuni associati in tutta Italia. L'evento, in programma da giovedì 18 a domenica 21 ottobre, è stato organizzato in collaborazione con l’Associazione Nazionale da 7 Città del Vino della Sardegna del nord, in provincia di Sassari: Alghero, Usini, Berchidda, Monti, Badesi, Sorso e Sennori. Il “capitolo” più importante della Convention d’Autunno 2018 consiste nell’elezione del nuovo Presidente – al momento è in carica Floriano Zambon, ex sindaco di Conegliano (Tv) – del vice Presidente, della giunta esecutiva e del consiglio nazionale, che riunisce i coordinatori regionali delle Città del Vino.

“È un onore per noi ospitare un momento come questo – ha detto Giuseppe Morghen, sindaco di Sorso e coordinatore regionale delle Città del Vino della Sardegna – perché ci proietta in una dimensione nazionale come d’altronde accade quando ci rapportiamo con l’Associazione. Oggi però siamo noi protagonisti di questo evento e siamo ben felici di ospitare i rappresentanti delle Città del Vino di tutta Italia”.

Durante i quattro giorni saranno anche affrontati alcuni temi centrali per le Città del Vino, in particolare l’enoturismo e la cultura. “Annunceremo gli argomenti del XV Rapporto sul Turimo del Vino in Italia, che sarà presentato alla prossima Bit di Milano – spiega il presidente in carica Floriano Zambon -. Dopo un 2018 molto positivo per l’enoturismo italiano ci aspettiamo dalla politica una nuova riflessione sul ruolo e la centralità delle Strade del Vino, organizzazioni territoriali che fanno da cerniera tra pubblico e privato e che sono fondamentali per la promozione locale e l’accoglienza. Soggetti – conclude Zambon – che meritano una rinnovata attenzione legislativa, risorse, programmi e strategie”.

Il XV Rapporto sul Turismo del Vino, anche quest’anno curato in collaborazione con l’Università di Salerno, prenderà a campione: i Comuni Città del Vino; le cantine premiate al concorso enologico internazionale La Selezione del Sindaco - selezionate tra quelle che fanno accoglienza e degustazioni – e un gruppo di turisti del vino selezionati attraverso le cantine e i Comuni campione. Il Rapporto sarà utile all’Associazione anche per sviluppare nuove proposte per la difesa e la tutela dei territori enoturistici. Tra queste una misura ad hoc che consenta di detassare le pensioni per quelle persone che decideranno di andare a vivere nei territori a rischio di spopolamento del nostro Paese, in particolare in aree interne di Basilicata, Molise, Calabria e Sardegna.

Al centro del dibattito dei sindaci delle Città del Vino, che domenica mattina si riuniranno nell’Assemblea in programma a Usini (Ss), c’è anche il capitolo della cultura enologica e in particolare dei progetti di archeologia della vite e del vino che l’Associazione ha sviluppato in questi anni: in Maremma, a Siena, in Calabria, etc.

Un rinnovato impegno che vuole valorizzare anche i casi di archeologia del vino rinvenuti in Sardegna, a partire dal comune di Urzulei, in Ogliastra, dove sopravvive la vite silvestris più longeva al mondo, addirittura millenaria: si trova in fondo a una valle boschiva nel sito di Bacu Bidalesti, dove per secoli i pastori si sono tramandati notizia della presenza di questa antica vite selvatica simile a una liana, con fusto di 135 cm di circonferenza alla base, dalla quale si diramano grossi fusti contorti, a serpentone, che possono superare i 40 metri di lunghezza e i cui tralci sovrastano la chioma degli alberi del bosco.

giovedì 18 ottobre 2018

Agricoltura e cambiamenti climatici, birra a rischio, la siccità minaccia i raccolti di orzo

A lanciare l'allarme uno studio pubblicato su "Nature Plants". I cambiamenti climatici caratterizzati da siccità minacciano i raccolti di orzo ingrediente principiale nella produzione della birra.





I ricercatori della Peking University di Pechino (Cina) e dell'University of East Anglia (GB) avvertono: la birra diventerà più scarsa e più costosa. Siccità e temperature estreme diventeranno sempre più frequenti a causa dei cambiamenti climatici ed i raccolti di orzo diminuiranno in modo sostanziale.

La birra è la bevanda alcolica più popolare al mondo per volume nei consumi e il suo ingrediente principale, l'orzo, è particolarmente sensibile agli eventi meteorologici estremi; le sue rese infatti diminuiscono drasticamente nei periodi di estrema siccità e calore. Sebbene questi due fattori siano oggetto di studio attraverso ben 5 modelli del sistema Terra (Earth system model, ESM), che forniscono previsioni affidabili riguardanti il clima futuro ed i relativi rischi nei confronti dell'agricoltura, mai sino ad ora i rischi per il futuro della birra erano stati valutati in precedenza.

Accoppiando un modello di coltura basato su un sistema di supporto decisionale per il trasferimento agrotecnico e un modello economico globale (Global Trade Analysis Project) per valutare gli effetti della siccità e degli eccessi termici concomitanti in una serie di futuri scenari climatici, il team di Wei Xie della Peking University, ha scoperto che questi eventi estremi possono causare riduzioni sostanziali dei raccolti di orzo in tutto il mondo.

Gli autori ritengono che le perdite medie oscilleranno dal 3% al 17%, a seconda della gravità delle condizioni. Ciò comporterà sia un incremento sostanziale dei prezzi della birra che, come evidenzia lo studio, in Irlanda, potrebbero aumentare del 193% e sia, come ad esempio in Argentina, una diminuzione significativa dei consumi del -32%.

mercoledì 17 ottobre 2018

Marketing ed export, AgriAcademy di Ismea lancia il primo Hackathon tra i giovani imprenditori agricoli

Dal 18 ottobre, a Roma, una maratona di tre giorni per trovare soluzioni innovative in agricoltura. 




Prenderà il via a Roma il 18 ottobre, la seconda sessione di Agriacademy, il programma di formazione su innovazione, marketing ed export rivolto alle nuove generazioni di agricoltori. Si lavorerà sulle idee progettuali dei partecipanti usando le metodologie e gli strumenti degli incubatori e acceleratori d’impresa.

Roma, 17 ottobre 2018 - Dopo la sessione estiva, riparte AgriAcademy,il progetto di alta formazione ideato e sviluppato da ISMEA in collaborazione con il Mipaaft con l’obiettivo di avvicinare gli agricoltori under 40 alle tematiche dell’Agricoltura 4.0, della digital transformation, dell’export managemente del marketing.

Agriacademy toccherà di nuovo le città di Roma, Bologna e Bari, dove nei mesi di giugno e luglio oltre 200 giovani, selezionati tramite bando, hanno partecipato a un week end di alta formazione con docenti ed esperti dell’Università di Brescia, Politecnico di Milano, Università La Sapienza di Roma e Università del Sannio.

Nella sessione autunnale, che prenderà il via il 18 ottobre a Roma, i ragazzi metteranno in pratica le conoscenze e le metodologie acquisite, lavorando allo sviluppo di veri progetti di impresa. La seconda fase di AgriAcademy, infatti, metterà al centro le 42 idee progettualiche i giovani agricoltori hanno preparato, singolarmente o in gruppo, dopo la formazione estiva. Durante le giornate i progetti verranno discussi, selezionati, sviluppati in team e trasformati in prototipi per testarne l'efficacia. Infine verranno presentatidi fronte a una commissione che decreterà i vincitori di ciascuna delle tre tappe, offrendo in premio un servizio di tutoraggio in azienda.

Ad accompagnare i giovani imprenditori coinvolti, accanto ai docenti, ci sarà anche la task force di RuralHack, un team di esperti in innovazione sociale e tecnologica che traduce approcci orientati al service design per le esigenze delle imprese agricole di qualità. La metodologia di lavoro è infatti ispirata ai principi del design thinking, un modello progettuale e di management aziendale di tipo collaborativo, che utilizza le tecniche e gli strumenti del designer per risolvere problemi complessi in modo creativo. Un metodo nato e diffuso in contesti di innovazione digitale e per lo più sconosciuto nel settore dell’agroalimentare.

COS'E' AGRIACADEMY

È il programma di alta formazione su innovazione, internazionalizzazione e marketing promosso in collaborazione con il Ministero delle Politiche agricole alimentari forestali e del turismo e rivolto, in totale, a 200 giovani imprenditori agricoli vincitori del bando "Promuovere lo spirito e la cultura d'impresa". Prevede due sessioni, una estiva e una autunnale, in tre sedi: Roma, Bologna e Bari. La sessione autunnale che parte il 18 ottobre a Roma, segue la prima fase che si è svolta tra giugno e luglio.

L'AgriAcademy di Ismea si avvale della collaborazione con l'Università di Brescia, il Politecnico di Milano, la Sapienza di Roma, l'Università del Sannio, l’Osservatorio Smart Agrifood, il team del programma di ricerca/azione RuralHAck e con gli innovatori sociali di Vazz’ap. Vede tra i docenti: professori universitari, ricercatori, esperti di settore, economisti e direttori di aziende molto note.

Le prossime tappe di AgriAcademy si terranno a Bari, dal 9 all'11 novembre e a Bologna, dal 16 al 18 novembre.

Segui #Agriacademy su Instagram  @Ismeaofficial– Facebook  @agricolturagiovanie YouTube

Vino e territori, dalla vigna urbana ai paesaggi collinari, fino alla viticultura eroica di montagna, alla scoperta delle eccellenze della provincia di Torino

Sono i vini DOC del torinese, quelli che nascono in un territorio dai panorami più diversi: dalla vigna urbana ai paesaggi collinari, fino alla viticultura eroica di montagna, che raggiunge quasi i 1000 metri di altezza e che permette la produzione del celebre “vino del ghiaccio”. 





Erbaluce di Caluso (DOCG) e le DOC Carema, Canavese, Freisa di Chieri, Collina Torinese, Pinerolese e Valsusa. Queste le 7 denominazioni racchiuse nella Torino Doc, la selezione enologica realizzata dalla Commissione di degustazione della Camera di commercio di Torino e dal suo Laboratorio Chimico, in collaborazione con l’Enoteca Regionale dei Vini della Provincia di Torino.

Una selezione di vini che prevede non solo i più noti Barbera, Bonarda, Dolcetto, Freisa e Nebbiolo, ma anche i più particolari e spesso autoctoni: Erbaluce, Avanà, Cari, Doux d’Hernry, e molti altri. Si tratta di bottiglie che nascono in panorami molto diversi, dalla vigna urbana ai paesaggi collinari, fino alla viticultura eroica di montagna, che raggiunge quasi i 1000 metri di altezza e che permette la produzione del celebre “vino del ghiaccio”. Ogni vino porta con sé la storia delle aziende in cui è nato e l’impegno, la cura, la dedizione quotidiana delle persone che stanno dietro ad ogni bottiglia.

Queste eccellenze saranno premiate con una cerimonia prevista venerdì 19 ottobre alle ore 17,30 a Palazzo Birago, e che sarà guidata da Vincenzo Ilotte, Presidente della Camera di commercio di Torino. Dopo la premiazione dei Maestri del Gusto, è già tempo di parlare di vino torinese: sono 45 le aziende e 146 le tipologie selezionate dalla Camera di commercio di Torino attraverso la sua Commissione Degustazione e il Laboratorio Chimico camerale, e premiate, a seconda della qualità, con 1, 2 o 3 “cavatappi”. Risultati da record quest’anno: ben 32 i vini giudicati eccellenti (“top”) con il punteggio massimo di 3 cavatappi.

Al termine della cerimonia di premiazione, a inviti, sarà possibile degustare il vino “top” proposto da ogni cantina. Nel banco assaggi presente nel cortile di Palazzo Birago per tutta la serata sarà infatti possibile conoscere i vini premiati, proposti dall’Enoteca Regionale dei Vini della Provincia di Torino, accompagnati da alcune specialità dei Maestri del Gusto o in originali cocktail realizzati dai migliori barman torinesi con i vermouth di Torino.

Dal 2005 la Selezione enologica Torino DOC permette di impiegare queste funzioni “tecniche” a vantaggio dei produttori, dei consumatori e degli appassionati del vino, abbinando alla certificazione una rigorosa selezione delle eccellenze e, a seguire, un’intensa attività di promozione.

La partecipazione alla selezione è riservata a tutti i produttori della provincia di Torino e a quelli con sede produttiva fuori provincia, ma situata nei territori previsti dai disciplinari delle 7 denominazioni. Di ogni vino, già classificato come DOC e DOCG, viene fatta un’analisi sensoriale (vista, olfatto, gusto) su apposite schede secondo il metodo “Union Internationale des Oenologues”. Il tutto permette, in una decina di sedute di degustazione, di valutare i campioni presentati con riferimento alle numerose tipologie e ai diversi periodi di vendemmia.

I testimoni della viticultura torinese ci raccontano storie molto diverse, ma tutte affascinanti: ci sono gli ex impiegati Olivetti che oggi nel Canavese si dedicano alla vigna, le aziende tradizionali che si riconvertono al biologico, il vigneto ereditato dai nonni, le scuole dove nascono i vini sperimentali, gli amici che, grazie alla coltivazione, recuperano terre abbandonate, le uve dal sapore unico grazie a caratteristiche irripetibili del terreno su cui sono coltivate.

Tutte le informazioni sulle aziende, le cantine e i vini, le storie e i volti dei produttori di Torino DOC 2019-20 sono raccontati sul sito www.torinodoc.com - www.torinodoc.wine. Uno strumento utile anche per andare direttamente a trovare i produttori, conoscendoli di persona, visitando cantine e vigne. Per chi avesse poche occasioni di escursioni nelle aree enologiche torinesi, i vini di Torino DOC sono poi sempre più vicini grazie alla collaborazione delle enoteche - con il progetto Enoteca Diffusa - e dei ristoranti cittadini - con il progetto Torino Restaurant Week: proposte in grado di soddisfare tutti, dagli amanti delle cene nei locali della tradizione a chi frequenta i quartieri della movida.

I vini di Torino DOC, infine, si possono trovare anche all’Enoteca Regionale dei Vini della Provincia di Torino (www.enotecaregionaletorino.wine), istituzione senza fine di lucro che annovera la Camera di commercio di Torino tra i soci fondatori e che promuove la conoscenza e la diffusione dei vini del territorio.

La premiazione Torino DOC apre ufficialmente “Portici Divini”, dieci giorni in cui Torino celebra le etichette del suo territorio con incontri, degustazioni e appuntamenti; il primo fine settimana in sinergia con la kermesse “Vendemmia a Torino”. E mentre Palazzo Birago per due week end ospiterà eventi, presentazioni e degustazioni, in una trentina di locali disseminati per la città i produttori “Torino DOC” si metteranno in gioco per diffondere la conoscenza delle etichette torinesi: i clienti potranno trasformarsi in novelli sommelier a cui saranno proposte degustazioni ‘al buio’ e premi per i vincitori. www.to.camcom.it/portici-divini-seconda-edizione.

DATI PRODUZIONE VINI DOC e DOCG 2017

Nella vendemmia 2017 la produzione di uva per le DOC e DOCG del Torinese ha visto una superficie produttiva dedicata di 501 ettari per un totale di 29.924 quintali di uva, equivalenti a un potenziale produttivo di 20.751 ettolitri, ossia più di 2 milioni e 700mila bottiglie. La produzione complessiva in vino si concentra per il 71% nell’area del Canavese (di cui Erbaluce di Caluso 43%, Carema 2% e Canavese 26%), per il 21% nell’area della Collina Torinese (Freisa di Chieri 17% e Collina Torinese 4%), il restante 8% si divide tra Valsusa (1%) e Pinerolese (7%).

Ricordiamo che tra i compiti della Camera di commercio di Torino c’è quello legato alla loro certificazione a denominazione di origine: dai controlli di filiera dalla vigna alla cantina, al rilascio dell’idoneità per l’immissione in commercio delle partite di vino.

venerdì 12 ottobre 2018

Enoturismo, promozione, internazionalizzazione, svolta del Ministro Centinaio su temi caldi del settore

Parole chiare quelle espresse dal ministro Gian Marco Centinaio su alcuni dei temi più caldi per il comparto vitivinicolo, in un’intervista esclusiva che uscirà sul prossimo numero del Corriere Vinicolo. Ernesto Abbona (Uiv): pronti a collaborare per trasformare parole in azioni.




Enoturismo, promozione, internazionalizzazione, argomenti, questi, da sempre all’attenzione di Unione Italiana Vini e oggetto di confronto serrato con il Mipaaf, con il Mise e con ICE, al fine di consentire al sistema vitivinicolo italiano uno sviluppo virtuoso sia nel mercato interno, sia all’estero.

ENOTURISMO

Primo tema trattato, il Decreto Ministeriale sull’enoturismo, che attende il varo da gennaio 2018 e che potrebbe essere approvato entro fine anno. “Spero di portare a casa il decreto entro fine anno – spiega Gian Marco Centinaio, ministro Politiche Agricole e Turismo. Vogliamo alleggerire la burocrazia e l’obiettivo sul decreto è quello di concludere l’iter legislativo il più velocemente possibile, trovare i fondi per poterlo realizzare e se ci riuscirò sarò un ministro felice”.

“Stiamo perdendo occasioni preziose, e questo impegno del ministro Centinaio è veramente importante – commenta Ernesto Abbona, presidente Unione Italiana Vini. Abbiamo lavorato fattivamente con il Movimento Turismo del Vino per dare agli operatori che svolgono attività di enoturismo disposizioni chiare e semplificate, al riparo dalla “burocrazia”. Le aziende di tutte le dimensioni potranno beneficiarne, promuovendo il vino e contribuendo allo sviluppo socioeconomico dei territori. La legge di bilancio 2018 aveva stanziato risorse per le semplificazioni fiscali legate all’enoturismo per i prossimi tre anni ma, in assenza del DM attuativo, nessuno ha potuto usufruirne. Confidiamo che il Governo proceda celermente in tal senso”.

PROMOZIONE: Campagna straordinaria per i vini italiani negli USA

I fondi per la campagna straordinaria di promozione dei vini italiani degli USA per 20 milioni di euro avviata lo scorso anno, che sta dando buoni risultati, sono in attesa di essere confermati per il biennio 2019-2020. Dal ministro Centinaio arriva una chiara rassicurazione: “Vogliamo lavorare con il Ministro Luigi Di Maio affinché questa campagna da straordinaria diventi permanente. Le sperimentazioni non possono durare solo un anno, il nostro obiettivo, quindi, è quello di sperimentare a medio-lungo termine se le associazioni di categoria ci chiedono di andare in questa direzione”.

“La nuova strategia che abbiamo condiviso con ICE e le Associazioni dei produttori – aggiunge Ernesto Abbona – ha portato risultati positivi che ci stimolano a procedere con determinazione su questa strada. L’impegno del ministro Centinaio a lavorare insieme al ministro Di Maio per trasformare la campagna da straordinaria a ‘permanente’, è un segnale forte che accogliamo con grande soddisfazione. Il nostro export, oggi più che mai, ha necessità di un’azione di sistema come quella avviata con ICE fin dallo scorso anno”.

POLITICA COMMERCIALE – INTERNAZIONALIZZAZIONE: accordi di libero scambio per favorire la lotta contro l’italian sounding e abbattere i dazi sul vino

Per abbattere le barriere doganali (tariffarie e non) che oggi penalizzano l’esportazione dei vini italiani in alcuni Paesi, e per favorire accordi internazionali che ci aiutino a combattere l’italian sounding, sono necessari accordi seri di libero scambio. “Sono contrario a quegli accordi di libero scambio che penalizzano la nostra agricoltura – prosegue Gian Marco Centinaio. Spesso in questo tipo di accordi si favoriscono altri prodotti rispetto all’enogastronomia italiana. Sono, altresì, convinto che dazio chiami dazio e, in relazione a questo, penso a quei Paesi che inseriscono tasse proprio sul vino. Perciò, se dovessero servire accordi con questi Stati, sono disponibile a trattare con i miei colleghi ministri dell’Agricoltura per abbassare queste pesanti tariffe che penalizzano il nostro prodotto così come a stringere accordi con l’obiettivo di perseguire le contraffazioni delle nostre denominazioni d’origine”.

“Sulla politica commerciale si gioca uno dei pilastri dell’internazionalizzazione delle nostre imprese – conclude il presidente Ernesto Abbona. Gli accordi di libero scambio rappresentano una priorità per il nostro export perché portano all’abbattimento delle barriere doganali e favoriscono un’azione di controllo a tutela delle denominazioni di origine, rendendo produttivi gli investimenti promozionali. Apprezziamo, pertanto, questa ‘apertura’ del ministro Centinaio e siamo pronti a lavorare con lui mettendo a fattor comune l’esperienza di Unione Italiana Vini e delle proprie aziende associate, anche rispetto a proposte di miglioramento in fase di implementazione degli accordi stessi”.

Promozione vino italiano, Vinitaly driver di crescita per il settore

Vinitaly giocherà sempre più un ruolo centrale e decisivo per il settore vitivinicolo italiano. Mantovani a Milano con 40 produttori vitivinicoli: necessario cambiare dinamiche promozione per evitare crisi di crescita. Pensiamo a nuovi eventi in Usa e Cina. Italia ferma negli States.




“Siamo sempre più convinti che il vino italiano abbia bisogno di una scossa per incrementare le proprie performance all’estero, specie ora che sul mercato interno si riscontra un nuovo calo dei volumi venduti nella Gdo. Vinitaly farà la sua parte intensificando il proprio ruolo di driver per il settore: pensiamo alla costruzione di eventi solidi negli Stati Uniti e in Cina e a un incremento della promozione e della formazione anche attraverso gli strumenti digitali; ma serve un’azione incisiva e un taglio netto su certe dinamiche sin qui riscontrate. Un upgrade nel modo di fare internazionalizzazione che parta dal governo del settore, e fa piacere constatare la comunanza di pensiero con il ministro Centinaio, che in materia di promozione ha le idee chiare”.

Lo ha detto, ieri a Milano, nel corso di un pranzo con 40 produttori vitivinicoli dedicato alle prossime attività di Vinitaly, wine2wine di fine novembre in primis, il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani.

“Il commercio mondiale del vino vive da tempo stagioni felici – ha proseguito Mantovani - e l’Italia è uno dei player che è cresciuto di più nell’ultimo decennio, ma non basta. Il nostro osservatorio ci segnala nei primi 7 mesi di quest’anno una crescita in valore rallentata se confrontata con gli altri top player mondiali. Allo stesso tempo, secondo le dogane, nei primi 8 mesi di quest’anno c’è stata una brusca frenata nelle importazioni dagli Stati Uniti, dove il nostro mercato è di fatto in recessione mentre la Francia nello stesso periodo cresce bene”.

Secondo l’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, nel secondo quadrimestre si sono accentuate le difficoltà di crescita negli Usa, con il dato a valore (in euro) delle importazioni di vino italiano fermo a +0,7% per un corrispettivo di 1,11 miliardi di euro. Un indicatore che assume maggior rilevanza se accostato al forte rialzo francese (+8,2%, a 1,18 miliardi di euro), in controtendenza rispetto a un valore globale delle importazioni di vino che vira in negativo (-0,6%).

Sul fronte delle tipologie, gli sparkling tengono a galla il vigneto Italia con un ulteriore balzo del 16,3%, con gli champagne transalpini in calo del 5,2%. Discorso inverso invece sul prodotto fermo, che rappresenta oltre i 3/4 delle importazioni statunitensi. Qui il Belpaese perde a valore il 2,9% mentre la Francia vola a +15,1%.

Sul fronte dell’export globale, nei 7 mesi su base Eurostat l’Italia* si conferma 2° player mondiale dopo la Francia e guadagna il 4,1% a valore. Ma sono tutti i top 4 esportatori a crescere, con la Francia a +6,4%, la Spagna a +6,7% e l’Australia a +6,1%. Con il Cile che nonostante una politica dei dazi favorevole perde il 6,6%.

* stima, valore Italia fermo a gennaio-giugno

martedì 9 ottobre 2018

Vino e ricerca, in Friuli al via progetto di studio su vitigno Pinot Nero

Il progetto di studio ha come obiettivo la creazione di nuove selezioni di vitigno Pinot Nero resistenti alle malattie sul territorio fiulano. La ricerca promossa dall'Università di Udine ed in partnership con 9 aziende di Rete di Impresa Pinot nero FVG.




Castello di Spessa, Conte d'Attimis Maniago, Masùt da Rive, Russolo, Zorzettig, Gori, Jermann, Antico Borgo dei Colli e Antonutti, sono le nove aziende vinicole di Rete di Impresa Pinot nero FVG che aderiscono al nuovo progetto promosso dall’Università di Udine e mirato a ottenere nuove selezioni a partire dal Pinot nero, resistenti o altamente tolleranti a malattie fungine.

L'importante progetto illustrato dal professor Enrico Peterlunger – docente di viticoltura presso il Dipartimento di scienze agroalimentari, ambientali e animali presso l’Università di Udine – in occasione di un convegno interamente dedicato al vitigno Pinot nero tenutosi lo scorso 6 ottobre a Ruda (UD), vuole approfondire lo studio del vitigno Pinot Nero nel territorio friulano e per il quale saranno coinvolte le cantine aderenti all'associazione Rete d’Impresa Pinot nero FVG che accoglieranno nelle loro vigne cloni di Pinot nero per permettere le attività di monitoraggio e studio sul vitigno.

Ma non solo, il progetto prevederà inoltre l’erogazione di borse di studio, che verranno finanziate dalle cantine della Rete, a favore di studenti del Corso di Laurea in Viticoltura ed Enologia dell’Università di Udine per tirocini o tesi di laurea da svolgersi in zone dove il Pinot nero ha recentemente conosciuto un crescente interesse e risultati altamente qualitativi, come l’Oregon o la Nuova Zelanda.

“Nonostante si abbiano testimonianze sulla presenza del Pinot nero in Friuli-Venezia Giulia sin dalla fine del 1800, questo vitigno rimane ancora molto particolare e tra i più complessi da coltivare e vinificare – ha commentato il Presidente di Rete di Impresa Pinot nero FVG, Fabrizio Gallo - Per questo siamo veramente orgogliosi di aderire al progetto dell’Università di Udine, per contribuire concretamente allo sviluppo di questo vitigno e invogliare sempre più viticoltori a raccogliere la sfida del Pinot Nero, un vitigno difficile ma in grado di dare vita a vini unici, nordici e mediterranei allo stesso tempo”.

L’annuncio del progetto arriva subito dopo che le cantine della Rete hanno concluso la vendemmia del Pinot Nero, una vendemmia particolarmente positiva, che sembra promettere un’annata straordinaria. L’andamento meteorologico, infatti, è stato ottimo. La primavera è stata fresca ed il germogliamento, in ritardo di due settimane rispetto al 2017, presentava un’ottima uniformità così come il successivo sviluppo della vegetazione. L’estate calda ed alcune precipitazioni sopraggiunte al momento giusto hanno determinato un anticipo della maturazione delle uve che ha creato un ottimo bilanciamento tra l’accumulo zuccherino e l’acidità, generando una produzione generosa. L’elevata sanità delle uve verrà ricordata per lungo tempo e le aspettative per i vini sono entusiasmanti.

Rete di Impresa Pinot Nero FVG è un progetto che riunisce nove cantine che trovano nel Pinot Nero il loro comune denominatore: credono in questo vitigno come simbolo di una produzione d’eccellenza e di un intero territorio. Sono accomunate dalla ferma volontà di accrescere la notorietà del Pinot Nero, esaltando le peculiarità del territorio e promuovendo le diverse sottozone del Friuli che danno vita a questo vino. L’associazione racconta quindi la storia di nove realtà aziendali, con storie e caratteri differenti, nove espressioni diverse e complementari tra loro che rivelano la grande unicità del Pinot Nero in Friuli-Venezia Giulia.

lunedì 8 ottobre 2018

Vino e territori, Sannio Falanghina verso la candidatura a Città Europea del Vino

La candidatura presentata dai comuni di Castelvenere, Guardia Sanframondi, Sant’Agata dei Goti, Solopaca e Torrecuso, a forte vocazione vitivinicola, verrà discussa presso la sede del Parlamento di Bruxelles. 




Sarà discussa a Bruxelles, mercoledì 10 ottobre, la candidatura a Città Europea del Vino 2019 del territorio ‘Sannio Falanghina’ avanzata dalle realtà  di Castelvenere, Guardia Sanframondi, Sant’Agata dei Goti, Solopaca e Torrecuso. Le cinque realtà territoriali hanno presentato lo scorso 25 settembre un articolato dossier per vedersi riconoscere Città Europea del Vino 2019 da parte di Recevin, la rete europea delle Città del Vino, formata dalle associazioni nazionali presenti negli undici Paesi membri (Germania, Austria, Bulgaria, Slovenia, Spagna, Francia, Grecia, Ungheria, Italia, Portogallo e Serbia) per un totale di quasi 800 città di tutta Europa.

La candidatura del territorio sannita sarà l’unica su cui si discuterà nell’ambito della riunione fissata presso la sede del Parlamento Europeo, dalle ore 16.30 alle ore 18.30 (Sala A8F388). All’incontro saranno presenti l’onorevole Nicola Caputo (europarlamentare), Josè Calixto (presidente di Recevin), Floriano Zambon (presidente Associazione nazionale Città del Vino), Pedro Magalhães Ribeiro (AMPV Portugal), Rosa Melchior (Acevin Spagna). Nell’ambito dello stesso incontro sarà discussa anche la candidatura della cittadina francese di Perpignan a ‘Città Europea Dionysos’ e i rappresentanti delle amministrazioni coinvolte nell’iniziativa.

È dal 2012 che Recevin assegna il ruolo di capitale della cultura enologica del vecchio continente ogni anno ad un Paese diverso, ponendolo al centro dell’attenzione dell’Europa e del mondo nel promuovere la cultura, l’identità, i paesaggi e i territori del vino. Per quanto concerne la candidatura relativa al 2019 come detto toccherà all’Italia, con la proposta unitaria di indicare le cinque realtà sannite e le colline della valle del Calore, intensamente disegnate dalla viticoltura.

La candidatura ‘Sannio Falanghina – European Wine City 2019’ ha coinvolto una vasta rete di Comuni sanniti che rientrano nella Valle del Calore, area dove si coltiva circa il 40% dell’intera produzione viticola della Campania, chiedendo il supporto anche della Regione Campania, della Camera di Commercio di Benevento, del Sannio Consorzio Tutela Vini e dell’Università degli Studi del Sannio.

Queste le “capitali” europee del vino che si sono succedute nel corso degli otto anni: Palmela (Portogallo, 2012) – Marsala (Italia, 2013) – Jerez de La Frontera (Spagna, 2014) – Resguengos de Monsaraz (Portogallo, 2015) – Valdobbiadene-Conegliano (Italia, 2016) – Cambados in Galizia (Spagna, 2017) – Torres Vedras/Alenquer e Rethimnos (rispettivamente Portogallo e Grecia, 2018).

Corso di formazione gratuito per giornalisti “Saper leggere le fonti in un mondo che cambia: l’informazione nutrizionale”

Sono aperte le iscrizioni presso la piattaforma Sigef, sezione Enti Terzi, al corso di formazione gratuito per giornalisti “Saper leggere le fonti in un mondo che cambia: l’informazione nutrizionale”  (4 crediti riconosciuti), che si terrà Giovedì 11 ottobre 2018, dalle  9.30 alle 13.30 presso il  CREA, via Po 14, ROMA.


L’informazione scientifica, mai come ora, si trova di fronte a sfide complesse ed ambiziose. Dal cambiamento climatico in atto alle crescenti preoccupazioni per ciò che mettiamo in tavola ogni giorno fino alle statistiche di ogni genere con cui leggiamo la realtà. Un compito delicato per i giornalisti, stretti come sono tra il web - che mette sullo stesso piano bufale e scienza in una overdose inesauribile di notizie - e un pubblico - sempre più confuso e diffidente, ormai avvezzo al sensazionalismo - che non sa più riconoscere il valore di autorevolezza e competenza.

Il CREA, il più importante ente di ricerca agroalimentare italiano, ha tra le sue finalità istituzionali la divulgazione, l’informazione al consumatore e alle imprese nonché la promozione del dibattito scientifico nella società. E proprio dalla consapevolezza del suo ruolo nasce l’idea di organizzare corsi di formazione gratuita per i giornalisti che forniscano loro “i ferri del mestiere”, agevolando inoltre il dialogo non sempre facile con il mondo della scienza. Saper leggere correttamente una ricerca, pesare l’impatto di una pubblicazione scientifica, andare oltre i luoghi comuni, essere in grado di interpretare le statistiche, avere una padronanza di base dei linguaggi specifici e dei glossari di temi scientifici come l’agricoltura, l’ambiente e l’alimentazione, che incidono sulla vita di tutti. Competenze a torto ritenute banali, ma in realtà trascurate.

In questo appuntamento, si approfondiranno gli strumenti base che permettono ai giornalisti di poter leggere, pesare e interpretare correttamente la ricerca sulla nutrizione e i suoi prodotti, un tema di straordinaria attualità e di grande interesse per l’opinione pubblica.

CREA: Corso di formazione gratuito per giornalisti, 4 crediti
Saper leggere le fonti in un mondo che cambia: l’informazione nutrizionale
Giovedì 11 ottobre 2018, dalle 9.30 alle 13.30 presso CREA, via Po 14 ROMA

Programma

9.30 - Saluti istituzionali

Salvatore Parlato, presidente CREA

Elisabetta Lupotto, direttore CREA Alimenti e Nutrizione

9.50 - Stefania Ruggeri, ricercatore CREA Alimenti e Nutrizione, “Comunicare in nutrizione: dall'articolo scientifico alla notizia”

10.30 - domande e discussione

10.45 - Andrea Ghiselli, dirigente di ricerca CREA Alimenti e Nutrizione “Saper leggere le fonti: le Linee guida per una sana alimentazione italiana”

11.25 - domande e discussione

11.40 - Luisa Marletta, ricercatore CREA Alimenti e Nutrizione, “Saper leggere le fonti: le Tabelle di Composizione degli Alimenti”

12.20 - domande e discussione

12.35 - Laura D’Addezio e Lorenza Mistura, ricercatori CREA Alimenti e Nutrizione “Saper leggere le fonti: l’Indagine Nazionale dei Consumi Alimentari”

13.05 - domande e discussione

13.20 – Conclusioni

Modera Cristina Giannetti, giornalista ufficio stampa CREA

Il vino in Italia. C'era una volta... Un viaggio tra tecniche e pratiche in vigna e cantina, gusti, stili, linguaggi e consumi dal secolo scorso ad oggi

Tavola Rotonda "Il vino in Italia. C'era una volta... Un viaggio tra tecniche e pratiche in vigna e cantina, gusti, stili, linguaggi e consumi dal secolo scorso ad oggi" organizzata da Unione Italiana Vini, nell'ambito della Milano Wine Week,  per celebrare il 90° anniversario della nascita de ‘Il Corriere Vinicolo’.





Nell'ambito della Milano Wine Week, appuntamento il 12 ottobre a Milano a Palazzo Bovara con la tavola rotonda e la grande degustazione dedicata ai 90 anni del Corriere Vinicolo. Sarà un vero e proprio viaggio – tra tecniche e pratiche in vigna e cantina, gusti, stili, linguaggi e consumi – dal secolo scorso ad oggi, la tavola rotonda “Il vino in Italia. C’era una volta…”, organizzata per dare il via alle celebrazioni del 90° del Corriere Vinicolo. Tra gli appuntamenti più attesi della Milano Wine Week, l’evento è in programma venerdì 12 ottobre alle ore 17 a Palazzo Bovara, corso Venezia 51, Milano.

Introdotto dal saluto del presidente della Milano Wine Week, Federico Gordini, e da una presentazione della storia del Corriere Vinicolo a cura del direttore del settimanale, Giulio Somma, il talk show moderato da Luciano Ferraro, caporedattore centrale del Corriere della Sera, coinvolgerà il pubblico in un viaggio-racconto su come è cambiato il mondo del vino e il vino stesso attraverso le testimonianze di alcuni suoi illustri protagonisti.

Il presidente di Unione Italiana Vini, Ernesto Abbona, tratteggerà l’evoluzione e i cambiamenti dell’impresa vitivinicola; Attilio Scienza, professore di Viticoltura all’Università di Milano, incentrerà il suo intervento sulla trasformazione del paesaggio viticolo e le modalità di gestione del vigneto, mentre Luigi Moio, professore di Enologia all’Università di Napoli, si focalizzerà sull’innovazione che ha modificato tecniche e tecnologie produttive in vigna e in cantina.

In anteprima, verrà presentato un estratto del volume storico “Si pubblica il sabato. 90 anni di storia del Corriere Vinicolo” realizzato in collaborazione con il Corriere della Sera. A chiusura dell’evento, si svolgerà una grande degustazione con le etichette delle “aziende vinicole del 90°”.

giovedì 4 ottobre 2018

Il Lazio del vino al centro di Slow Wine. Cesanese superstar, ecco i premiati

La guida Slow Wine, giunta alla nona edizione, si connota sempre di più per il rigore nel segnalare e premiare esclusivamente vini e cantine che lavorano la vigna senza cercare scorciatoie con una mappatura del territorio che permette di segnalare agli addetti ai lavori e ai semplici appassionati sempre nuove aziende e realtà enologiche. E' il Lazio, ed in particolare la Ciociaria, al centro dell'edizione 2019.




Il meglio della produzione enologica regionale si concentra fra il Piglio ed Olevano Romano, e per la guida di Slow Food Editore, curata da Giancarlo Gariglio e Fabio Giavedoni, è la Ciociaria a fare la parte del leone.

Ed è proprio il mondo del cesanese, che di fatto, sta dimostrando, come gli stessi curatori evidenziano, "un dinamismo encomiabile, pur con le riserve che per qualche produttore vanno giustamente evidenziate. Ma selezioni attente, affinamenti mirati, sperimentazioni continue, agricoltura e vinificazioni meno invasive hanno fatto sì che in questo territorio, abbia ruotato il meglio del Lazio enoico, soprattutto considerando gli interscambi generazionali, i passaggi del testimone tra giovani e pionieri o ancor meglio (doveroso e gratificante sottolinearlo!) tra uomini e donne".

"Se dovessimo riassumere in uno slogan la filosofia della guida potremmo dire meno marketing e più viticoltura", affermano i curatori. Slow Wine è l’unica guida a visitare ogni anno le quasi 2000 cantine recensite, grazie a un numero di collaboratori che ormai sfiora le 300 persone.

Anche quest’anno la grande degustazione di tutte le aziende premiate si terrà a Montecatini Terme nell’ambito di Food&Book. L'appuntamento è per il 13 ottobre dalle 14,30 alle 19,30 alle Terme Tettuccio per assaggiare le 1000 etichette proposte dagli oltre 500 produttori da tutta Italia.

Le Chiocciole 

Casale della Ioria Acuto  FR

Marco Carpineti Cori  LT

Damiano Ciolli Olevano Romano  RM

De Sanctis Frascati  RM 

Le Bottiglie 

Proietti Olevano Romano  RM 

Le Monete 

Alberto Giacobbe Paliano  FR

Giovanni Terenzi Serrone  FR

Donato Giangirolami Latina  LT

Tenuta La Pazzaglia Castiglione in Teverina  VT

mercoledì 3 ottobre 2018

Innovazione tecnologica in viticoltura ed enologia, al via la prima edizione di Valpolitech

Al debutto Valpolitech, la fiera espositiva organizzata dal Consorzio Valpolicella sull’innovazione tecnologica che guarda alla sostenibilità ambientale, economica e sociale delle aziende vitivinicole. A Sant’Ambrogio di Valpolicella dal 20 al 21 ottobre 2018.




Nell’ambito delle proprie iniziative a favore della vitivinicoltura sostenibile e dell’economia circolare, il Consorzio per la Tutela dei Vini Valpolicella organizza per i giorni 20 e 21 ottobre 2018 la prima edizione di “VALPOLITECH”, un focus sull’innovazione tecnologica in viticoltura ed enologia dedicato a tutte le aziende vitivinicole della Valpolicella ma anche a quelle delle regioni limitrofe, e in generale a tutto il pubblico interessato e ai professionisti del settore.

La manifestazione, che verrà ripetuta annualmente grazie alla preziosa collaborazione del Comune di Sant’Ambrogio di Valpolicella, ospiterà l’esposizione di ditte operanti nel settore delle macchine agricole (con particolare attenzione a quelle volte a pratiche sostenibili come la gestione meccanica dell’erba sulla fila, la raccolta e la rivalorizzazione del legno di potatura e gli atomizzatori a recupero), ma anche prodotti e tecnologie per l’enologia, droni, nuovi sistemi gestionali, energie alternative e tutto ciò che rappresenti innovazione nel settore vitienologico. “È importante organizzare anche dei momenti di incontro e confronto con la nostra filiera, soprattutto quando è possibile vedere dal vivo prodotti e attrezzature innovative e quindi lavorare su formazione e informazione dei soci e del territorio” spiega Olga Bussinello, direttore del Consorzio Tutela Vini Valpolicella.

La rassegna, ad ingresso libero per i visitatori, si svolgerà presso il Padiglione coperto n° 23 dell’ex quartiere fieristico di Sant’Ambrogio di Valpolicella, vicino a Villa Brenzoni Bassani (la nuova sede del Consorzio). Sarà previsto inoltre, per gli amanti dello street food, uno spazio di ristoro, dove diversi food truck arricchiranno con le loro pietanze l’esperienza dei partecipanti.

Il giorno 20 ottobre, dalle ore 10:00 alle ore 11:00, si terrà il convegno inaugurale al quale parteciperà il sottosegretario di Stato al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari, Forestali e del Turismo, Alessandra Pesce.

Il 20 e 21 ottobre sarà inoltre possibile per produttori e consulenti conoscere le novità dalla diretta voce delle aziende espositrici e partecipare a workshop tematici in collaborazione con le principali riviste di settore.

AgroNotizie del network Image Line, l’Enologo di Assoenologi, L’Informatore Agrario e Vite&Vino di Edizioni L’Informatore Agrario, VVQ e Terra e Vita di Edagricole, per l’occasione saranno media partner dell’evento, mentre Veronafiere sarà l’official partner.

Roma-Firenze-Milano: i vini dell’Alto Adige in tour

Il Consorzio dei vini dell’Alto Adige si prepara ad attraversare lo stivale per offrire agli appassionati di tre capoluoghi italiani una panoramica delle cantine e dei vini più rappresentativi dell’Alto Adige.




Il tour in tre tappe partirà dalla capitale sabato 6 ottobre presso SET- Spazio Eventi Tirso, per poi proseguire a Firenze domenica 7 ottobre (Fureria – Fortezza da Basso) e chiudere a Milano lunedì 8 ottobre (W37). Il road show rappresenta un banco di assaggio itinerante, ma anche e soprattutto un percorso emozionale, capace di ricreare il territorio e le sue zone vitivinicole.

Il banco, con 50 vini in degustazione, offrirà al pubblico la possibilità di assaggiare i vini altoatesini nella loro varietà, con un allestimento che farà rivivere le peculiarità di un territorio che si contraddistingue per l’eccellenza e l'eterogeneità della sua produzione. Si rinnova così un evento che ben interpreta lo spirito che anima le cantine associate al Consorzio Vini Alto Adige, ovvero raccontare le grandi caratteristiche racchiuse nei vini dei produttori altoatesini coinvolgendo il pubblico con le tradizioni delle cantine che animano questo territorio, un mix di storie ed esperienze che danno vita ad etichette uniche, originali e di grande carattere. 

L’Alto Adige è un territorio dotato di indiscusso fascino, punto di incontro tra natura, uomo e antiche tradizioni. Un angolo vitato che si snoda tra l’Italia e l’Austria, caratterizzato da condizioni pedoclimatiche e culturali uniche che si riflettono anche nei prodotti della terra. Grazie alla grande varietà dei microclimi presenti e alla ricchezza di cui sono dotati i terreni, i vini dell’Alto Adige hanno a disposizione uve dotate di grande personalità e qualità. Ai produttori, poi, il compito di tirare fuori il meglio da ciò che la natura generosamente gli offre, attraverso una dedizione e un impegno quotidiano che li hanno resi famosi in Italia e a livello internazionale.

Per gli operatori di settore, giornalisti e gli iscritti alle principali associazioni di sommellerie, l'accesso all'evento è gratuito previa registrazione, mentre per il pubblico l'accesso è tramite acquisto di un ticket (disponibile in prevendita online a condizioni agevolate).

6 ottobre | Roma
7 ottobre | Firenze
8 ottobre | Milano

La lista dei cinquanta vini proposti nell'ambito del road show è disponibile cliccando qui

martedì 25 settembre 2018

Vino e clima, con sbalzo termico arrivano i vigneti in alta quota. A Belluno record surriscaldamento in Italia

Il caldo spinge i vigneti sempre più a nord e sempre più in alto. Ne abbiamo parlato qui. Entro la fine di questo secolo la geografia del vino mondiale sarà inevitabilmente mutata con una vera e propria “corsa verso l'alto” dei vigneti. 




Vino d’alta quota sui pendii delle Dolomiti, ma non solo anche ulivi e primizie orticole. Sono alcuni degli effetti provocati dai cambiamenti climatici in questa area geografica, dove Belluno si classifica come la città italiana più colpita dal surriscaldamento con un aumento di 2 gradi delle temperatura nel 21esimo secolo (fino al 31 dicembre 2017) rispetto alla media annuale del ventesimo secolo secondo l’indagine realizzata dall'European Data Journalism Network (EDJNet).

Ad evidenziarlo è la Coldiretti, sottolineando che proprio nel feltrino, territorio che circonda la città di Feltre dove si riconducono i dodici comuni della Provincia di Belluno, si trova dell’ottimo vino, del buon olio e soprattutto molte verdure fresche di stagione come se gli orti verdi siano i nuovi pascoli di montagna cosi come ha fatto la sua prima comparsa il carciofo, tanto da diventare prodotto di punta di alcuni di questi territori.

Ma gli effetti del cambiamento climatico sono evidenti lungo tutta la penisola a partire dal centro nord dove si concentrano tutte le realtà che rientrano nella top ten delle città italiane che hanno avuto il maggior innalzamento delle temperature che oltre a Belluno si annoverano Piombino (+1,7 gradi), Pavia, Piacenza (1,3 gradi), Savona, La Spezia, Modena, Genova, Ancona, Bergamo, Livorno (+1,2 gradi).

Come spiega Coldiretti, la distribuzione delle coltivazioni e le loro caratteristiche come ad esempio l’ulivo, tipicamente mediterraneo, in Italia si è spostato a ridosso delle Alpi mentre in Sicilia ed in Calabria sono arrivate le piante di banane, avocado e di altri frutti esotici, ormai da considerare prodotti Made in Italy, mai visti prima lungo la Penisola.

Per quanto riguarda il vino italiano, con il caldo, è aumentato di un grado negli ultimi 30 anni, e ciò ha spinto i viticoltori, nel tempo, ad anticipare la vendemmia anche di un mese rispetto al tradizionale mese di settembre, smentendo quindi il proverbio “ad agosto riempi la cucina e a settembre la cantina”, insomma quello che veniva scritto in molti testi scolastici, andrebbe ora rivisto.

Il riscaldamento provoca anche il cambiamento delle condizioni ambientali tradizionali per la stagionatura dei salumi, per l’affinamento dei formaggi o l’invecchiamento dei vini. Una situazione che di fatto mette a rischio il patrimonio di prodotti tipici Made in Italy che devono le proprie specifiche caratteristiche essenzialmente o esclusivamente all’ambiente geografico dove vengono prodotte.

L’agricoltura è l’attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici ma è anche il settore più impegnato per contrastarli, afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo, sottolineando che i cambiamenti climatici impongono una nuova sfida per le imprese agricole che devono interpretare le novità segnalate dalla meteorologia e gli effetti sui cicli delle colture, sulla gestione delle acque e sulla sicurezza del territorio.

lunedì 24 settembre 2018

Vino e disciplinari di produzione, il Comitato Vini approva l’imbottigliamento in zona per il Soave

Approvata l’importante modifica del disciplinare di produzione che vede il Soave DOC imbottigliato solo nella provincia di Verona. Sinergia strategica tra Consorzio, Ministero e Regione Veneto.





Il Comitato Nazionale vini DOP e IGP da poco insediatosi presso il MIPAAFT ha lavorato duramente queste settimane per chiudere diverse istanze in sospeso. Uno dei dossier più importanti era quello del Soave, che aveva chiesto l’imbottigliamento in zona, in adeguamento alle altre denominazioni d’origine italiane.

ll Consorzio, in sinergia con la Regione Veneto e gli Uffici ministeriali, ha preparato in questi mesi tutta la documentazione da far pervenire al comitato presieduto da Michele Zanardo per accelerare i tempi di una modifica strategica per il futuro della denominazione scaligera e ieri è arrivata la conferma che la modifica sarà operativa dal 2019.

Come cambiano le regole?   
   
Con questa modifica il Soave e il Soave Classico potranno essere imbottigliati solo nella provincia di Verona e nei comuni di Montebello Vicentino e Gambellara in provincia di Vicenza. Rimangono i diritti acquisiti di chi già confeziona il Soave al di fuori di quest’area, che dovrà comunque chiedere una deroga al Ministero delle Politiche Agricole. Questa misura, accanto a quella già introdotta nel 2015 della fascetta di Stato, è funzionale alla tutela della tracciabilità del prodotto che viene immesso nel mercato.

«Devo ringraziare chi ha operato in questi mesi verso questa modifica – dice Sandro Gini, presidente del Consorzio – gli uffici ministeriali e quelli regionali che con grande disponibilità e attenzione hanno seguito l’iter e guidato il Consorzio verso questo passo di maturità e responsabilità. Attendiamo ora la chiusura dell’altra modifica, quella delle unità geografiche aggiuntive che pone l’accento su questo periodo di importanti cambiamenti per la denominazione finalizzati alla qualità del prodotto.»

Buono... non lo conoscevo, a Roma presentati i vini di territorio da vitigno autoctono. Ecco una mia selezione

L’associazione Go Wine riprende l'attività a Roma, dopo la pausa estiva, con l’ormai tradizionale appuntamento di fine estate dedicato ai vitigni autoctoni italiani. Con il progetto “Buono… non lo conoscevo!” l' associazione mira a favorire la conoscenza e l’acquisto di vini legati a specifici territori, non sempre agevolmente reperibili dal consumatore.



Negli eleganti saloni del Savoy Hotel di Ludovisi di Roma erano presenti i vini di molte regioni d’Italia, alcuni presentati direttamente dai produttori, altri da attenti e competenti sommelier. Una selezione di etichette che si conferma sempre interessante e sfiziosa.

di Francesco Cerini

L'iniziativa ha messo in scena nomi come Barbarossa, Bellone, Bombino Bianco, Bombino Nero, Cannonau, Cococciola, Erbaluce, Malvasia Istriana, Malvasia Puntinata del Lazio, Montepulciano, Nero di Troia, Pallagrello Bianco, Pallagrello rosso, Pelaverga, Pigato, Pignola valtellinese, Pugnitello, Ribolla Gialla,  Ruchè,  Tintilia, Verdea, Verdicchio, Vermentino, Violone, Zibibbo. Un susseguirsi di vitigni decisamente poco noti, ma assolutamente di gran pregio a conferma di quanto le varietà autoctone possano raccontare al meglio l'Italia enoica partendo proprio dal territorio di origine.

Molte le “chicche” della serata: l’anteprima del verdicchio 2017 di Benforti Valori, il Cannonau di Murales, le varie Espressioni di Collio della Tenuta Stella, il Sagrantino Passito di Colle Ciocco, e la grande carrellata dell’Associazione Vite in Riviera, con una selezione di vini di 25 aziende del Ponente Ligure  (anzi 26 che una se n’è aggiunta ad insaputa anche del rappresentante dell’associazione).

Sicuramente il “buono non lo conoscevo” della serata è stato il Pugnitello nella sua versione base e riserva dell’azienda bioagricola Poggiolella.

Il Pugnitello, vitigno autoctono della Maremma Toscana, iscritto nel registro nazionale delle varietà della vite nel 2002 su richiesta della università di Firenze,  anche grazie alla caparbietà e all’amore di una coppia che, “fuggita” dalla città sta riversando tutte le proprie energie per la diffusione di questo vitigno, sta raggiungendo ottimi risultati fornendo un vino denso e corposo, elegante e finemente tannico, che si inserisce bene tra i giganti di questo lembo di territorio.

Insomma un ennesimo bel viaggio a cura di GoWine tra le diverse espressioni del nostro territorio.

giovedì 20 settembre 2018

Cori di Nero Buono. L’Arte e la Musica nel Lazio delle Meraviglie, al via il progetto con protagonista il vitigno autoctono locale

Il progetto che vede protagonista il vitigno autoctono locale è stato presentato dall’ente lepino alla Regione Lazio in risposta al bando per l’ottenimento dei contributi per la realizzazione di eventi, feste, manifestazioni e iniziative turistico – culturali.




In risposta al bando “Lazio delle Meraviglie”, il Comune di Cori (LT) ha presentato alla Regione Lazio il progetto inerente la manifestazione “Cori di Nero Buono”, che ha come protagonista l’antico vitigno autoctono coltivato quasi esclusivamente nel suo territorio, di cui ne rappresenta l’identità vinicola, recuperato e rilanciato dalle tre cantine coresi che lo trasformano in vini rossi di qualità certificata dai marchi DOC e IGT.

Nella proposta redatta dall’Assessorato all’Agricoltura dell’ente lepino insieme allo Sportello Unico per le Attività Agricole, l’iniziativa – sostenibile, perché aderente alla campagna Plastic Free – dovrebbe svolgersi il 6 e 7 Ottobre. Con la partecipazione di altri operatori locali, la kermesse enologica arriverebbe a coinvolgere anche gli altri prodotti tipici e il patrimonio culturale della Città d’Arte.

L’idea è sviluppare percorsi di visita, anche guidata, a partire da tre epicentri di degustazione - piazza del Tempio d’Ercole, sagrato della Chiesa di Santa Maria della Pietà, chiostro del Complesso Monumentale di Sant’Oliva. La due giorni prevede poi un convegno con esperti del settore e un concerto finale. Probabile cornice le esibizioni dell’arte del maneggiar l’insegna, le musiche e i balli rinascimentali, la polifonia sacra e profana.

“L’evento si inserisce in un disegno più ampio dell’attuale Amministrazione comunale, finalizzato a rafforzare, tutelare e valorizzare il processo di apertura e fruizione turistica fidelizzata del paese – spiegano il Sindaco Mauro De Lillis e l’Assessore Simonetta Imperia – tutto ciò a partire dalle nostre risorse agroalimentari, da mettere a sistema e integrare sia con le altre eccellenze nostrane che con le diverse istituzioni e i territori limitrofi.”

Primitivo di Manduria, amato dalla generazione X: cresce il Docg dolce naturale e il Riserva Dop

Il Primitivo di Manduria è la doc pugliese che rientra nella Top five dei vini più esportati ed amata soprattutto dalla generazione X (37 – 57 anni). Secondo i dati effettivi 2017 aumenta anche il Dop. In totale quasi 13 milioni di litri per 17 milioni di bottiglie.


Cresce il Primitivo di Manduria e cresce in tutte le sue varianti: Primitivo di Manduria Dop, Primitivo di Manduria Riserva Dop e Primitivo di Manduria dolce naturale Docg. 



Quasi 13 milioni di litri che equivalgono a poco più di 17 milioni di bottiglie, di cui il 70% prende la via dell’esportazione, per circa 100 milioni di euro di valore stimato (consumo interno di circa 30 milioni di euro ed estero di circa 70 milioni euro). Un aumento del 13.87% rispetto al 2016 che conferma ancora una volta il primato della grande doc nei maggiori mercati del mondo.

Sono questi i numeri effettivi dell’anno 2017 per Primitivo di Manduria. In particolare il Dop rappresenta il 91.2% dell’intero imbottigliato, il Riserva l’8.1% ed il dolce naturale Docg lo 0.7%. 

La novità riguarda l’incremento per il Docg (primo Docg in Puglia) e per il Riserva.

Nel 2017 sono stati imbottigliati circa 95 mila litri di Docg equivalenti a circa 127 mila bottiglie con un incremento del 33.45% rispetto all’anno precedente.

Nel comparto Primitivo di Manduria Riserva Dop si è registrata una crescita settoriale del 24.27% rispetto al 2016 per un totale di poco più di un milione di litri equivalenti a quasi un milione e mezzo di bottiglie. Dati che avvalorano il processo di “premiumizzazione” del Primitivo di Manduria, cioè i consumatori tendono a preferire bottiglie più costose percepite come di maggiore qualità.

Cresce anche il Primitivo di Manduria Dop del 12.90% per un totale di quasi 12 milioni di litri pari a circa  16 milioni di bottiglie. 

“Il Primitivo di Manduria non è più una novità, ma una colonna portante del comparto enoico non solo pugliese ma anche italiano. – afferma soddisfatto Roberto Erario, presidente del Consorzio di tutela del Primitivo di Manduria - E’ un vino che non conosce crisi, soprattutto all’estero con un exploit importante su tutti i mercati”.

“Abbiamo conquistato nuovi soci, – continua Erario - il Consorzio attualmente vanta 46 aziende che vinificano ed imbottigliano e oltre 900 soci viticoltori. Si stanno rivelando fondamentali i progetti di promozione e comunicazione per far conoscere all’estero i nostri vini ed il territorio che li esprime. Tra poco partirà per esempio la macchina del grande progetto Primitivo Taste Experience - Il Primitivo di Manduria nei calici cinesi e americaniideato da noi che consiste in attività di incoming e in partecipazione a fiere estere.  Una bella scommessa sulla nostra identità che oggi rappresenta sempre più un elemento distintivo del brand Puglia. Il nostro è un territorio ricco, florido e in crescita e vorrei ringraziare tutte le aziende, sia le grandi che le piccole, che con sacrificio e passione producono questa meravigliosa doc”. 

Ma chi beve il Primitivo di Manduria?

Il Primitivo di Manduria è la doc pugliese che rientra nella Top five dei vini più esportati con volume d’affari intorno 100 milioni di euro, amata soprattutto dalla generazione X (37 – 57 anni). Presente in tutto il mondo.

Il consumatore finale del Primitivo di Manduria in generale è un uomo in carriera, colto e raffinato che ama consumare il vino pugliese ispirandosi dai comportamenti del “lusso”. Lo beve durante una cena di lavoro importante, per festeggiare un anniversario o durante una proposta di matrimonio. Normalmente lo sceglie per la perfetta armonia tra il corpo e il sapore.

Il 46% dei consumatori è donna. Si stima che quasi la metà del fatturato ottenuto dalla vendita del prodotto in Italia e all’estero sia dato proprio dal mercato femminile. Lo sceglie per il suo bouquet inconfondibile: ricco, complesso, ampio e fruttato, con note di macchia mediterranea.

I sensi sono esacerbati e molto sensibili al minimo effluvio e il palato femminile scopre finezze che quello degli uomini ignora. Le donne bevono poco ma bene, meno quantità ma più qualità quindi scelgono il Primitivo di Manduria. 

Vino&Mercati, fino al 2020 Italia tra i paesi d’origine con maggior tasso di crescita di vendite

Pubblicata indagine internazionale sul mercato vinicolo condotta dal Gruppo Sopexa. L’Italia, secondo lo studio, è tra i paesi d’origine le cui vendite progrediranno di più nei prossimi due anni.




Sopexa, agenzia specializzata nel Food & Drink a livello internazionale, presenta i risultati del Wine Trade Monitor 2018, lo studio internazionale dedicato ai vini che delinea le prospettive future e che quest’anno include per la prima volta i vini frizzanti.

Il metodo Sopexa è esclusivo: interrogare gli operatori locali, veri intermediari tra i brand e i consumatori, per raccogliere le loro percezioni e così comprendere e anticipare i trend che si profilano per i prossimi due anni.

Nel 2018, il Wine Trade Monitor si concentra su sei paesi chiave: Belgio, Stati Uniti, Canada, Cina, Hong Kong e Giappone. Un totale di 781 professionisti (importatori, agenti, grossisti, distributori e pure player dell’E-commerce), di cui il 77% rappresentato da decisori chiave (AD, Sales Managers, Buyers), hanno risposto alla nostra indagine online.

Di seguito le principali conclusioni dello studio:

Referenziamento: quali vini troviamo in quali paesi?

* I vini francesi restano imprescindibili per 9 professionisti interrogati su 10. Seguono i vini italiani (76%) e spagnoli (71%). Parallelamente, acquistano importanza alcuni competitor, indicati dal 45 al 56% degli operatori, guidati da Cile, Australia e Stati Uniti.

Evoluzione delle vendite

I vini italiani guadagnano terreno e l’Italia viene indicata dal 41% degli operatori tra i Paesi d’origine le cui vendite progrediranno maggiormente da oggi al 2020.

Ciononostante, per un operatore su due, nel 2017 e per i prossimi due anni, la Francia mantiene ancora il suo vantaggio in particolare negli Stati Uniti, Hong-Kong e Belgio. L’indagine mostra però anche una relativa fragilità dei vini francesi sui mercati cinesi e canadesi dove saranno sempre più messi in difficoltà dai vini italiani.

È in Canada che questi ultimi ottengono infatti il miglior risultato: il 56% degli operatori gli attribuisce un posto nella top 3 delle origini che incrementeranno maggiormente. I vini italiani, secondo quanto indicato dal 42% degli intervistati, guadagnano in termini di visibilità anche in Cina dove fanno la loro entrata tra i tre migliori aumenti di vendite previste da oggi al 2020.

Immagine & reputazione dei vini in base alla loro origine

* In generale, e per il 64% dei partecipanti all’indagine, è ancora l’origine Francia che riporta la migliore performance, distanziandosi nettamente dai suoi concorrenti.

Si rileva però una perdita di valore dell’immagine francese in Cina e in Canada.

* La Spagna e il Cile si distinguono per quanto riguarda i parametri de «l’attrattività dei prezzi» e de «i vini per tutti i giorni», davanti all’Italia che, invece, sembra riportare buoni risultati nell’ambito «innovazione».

Evoluzione dei formati & packagings

* I paesi asiatici restano particolarmente legati al vino in bottiglia e il 66% degli operatori asiatici prevede la più alta crescita per i formati mezza bottiglia e altri piccoli formati.

* Formati alternativi aumenteranno in Nord America: più del 40% punta sul Bag in Box e sulle lattine.

* Ben accolte nei Paesi asiatici, i packaging e le etichette smart non convincono l’America del Nord

Il 75 % dei professionisti giapponesi intervistati e il 54% dei cinesi indicano che sono una risorsa per rassicurare il consumatore iperconnesso sull’autenticità e la tracciabilità del prodotto.

Le categorie vincitrici

* I vini bio per la prima volta sono nella top 3 delle categorie più promettenti per oltre il 35% degli operatori (escluse Cina e Hong Kong)!

* «La denominazione regionale» fa vendere e resta globalmente il criterio di valorizzazione maggiore previsto da oggi al 2020.

* La categoria Rosé continua a crescere in Nord America per più di un professionista americano su 4 e più di un canadese su 2.

Regioni: la gamma delle performance future

* 4 regioni francesi leader per il vino rosso: Bordeaux, Languedoc, Côtes du Rhône e Borgogna

* I vini bianchi di Marlborough (Nuova Zelanda) si impongono ovunque, eccetto in Belgio, nella top 2 dei più promettenti, ma la Loira ha conquistato gli americani

* Ottimi risultati per i vini rosé della Provenza e della Corsica che il 63% degli operatori indica nella top 3 delle vendite future dei rosé!

* Prosecco e Cava sono i vini frizzanti più attesi su tutti i mercati

Dinamica dei vitigni

Se la classifica dei 4 vitigni classici rimane stabile (Cabernet Sauvignon, Chardonnay, Pinot Nero, Merlot), il successo dello Chenin Blanc negli Stati Uniti potrebbe essere l’elemento di punta di una nuova tendenza da monitorare.

giovedì 13 settembre 2018

Brunello di Montalcino, Col d'Orcia nuovo membro dell'Istituto Grandi Marchi

Col d'Orcia, storica azienda tra le più rappresentative del territorio di produzione del Brunello di Montalcino, entra nell’Istituto del Vino Italiano di Qualità - Grandi Marchi. 


Col d’Orcia entra a far parte dell’Istituto Grandi Marchi a rappresentare una denominazione ed un territorio, il Brunello di Montalcino, tra le più conosciute, apprezzate e rappresentative dell’enologia italiana sui mercati internazionali. 


Col d’Orcia ha iniziato a produrre il Brunello di Montalcino oltre 100 anni fa e, a partire dal 1973, la famiglia Marone Cinzano ha contribuito allo sviluppo e al successo di Montalcino e del suo Brunello in tutto il mondo. La tenuta si estende per oltre 520 ettari di cui 140 sono vitati e 108 destinati alla produzione di Brunello. Dal 1992 Col d’Orcia è presieduta dal Conte Francesco Marone Cinzano il quale, in continuità con la grande attenzione all’ambiente naturale che ha sempre caratterizzato l’azienda, ha guidato e supervisionato una graduale conversione di tutta l’azienda all’agricoltura biodinamica avviando il processo di certificazione organica che costituisce un aspetto molto importante e distintivo del proprio metodo di coltivazione.

Nel corso degli anni, inoltre, Col d’Orcia ha collezionato più di 50.000 bottiglie di vecchie annate di Brunello di Montalcino, attentamente conservate e perfettamente custodite che rappresentano un tesoro unico e inestimabile.

Piero Mastroberardino, Presidente dell’Istituto Grandi Marchi dice " Sono lieto di poter annunciare, a nome di tutti gli amici soci dell'Istituto Grandi Marchi, l'ingresso di un'altra famiglia di grande prestigio nella nostra compagine. Ci unisce all'amico Francesco Marone Cinzano e alla sua azienda l'affinità di vedute sulla viticoltura di pregio e sulla sua espressione in chiave territoriale, sulla rilevanza dei valori familiari in quanto catalizzatori di processi virtuosi di sviluppo dei nostri territori a custodia dei legami con le antiche e possenti radici culturali. Sono certo che tale innesto sarà foriero di ulteriori opportunità di crescita del nostro sodalizio, che si fa da sempre portatore di un messaggio di valore delle produzioni viticole, a beneficio dell'intero movimento del vino italiano di pregio."

Da parte sua il Conte Francesco Marone Cinzano dichiara “siamo felici ed onorati di far parte di questo gruppo prestigioso, con l’intenzione di poter contribuire alla continua crescita e diffusione dei vini italiani nel mondo”.

Col d’Orcia subentra alla Società Agricola Greppo - Biondi Santi che, in seguito ai nuovi assetti societari, ha deciso di lasciare l’Istituto nei mesi scorsi.

Istituto del Vino Italiano di Qualità Grandi Marchi: Alois Lageder, Argiolas, Ca’ del Bosco, Michele Chiarlo, Carpenè Malvolti, Col d’Orcia, Donnafugata, Ambrogio e Giovanni Folonari Tenute, Gaja, Jermann, Lungarotti, Masi, Marchesi Antinori, Mastroberardino, Pio Cesare, Rivera, Tasca D’Almerita, Tenuta San Guido, Umani Ronchi.

Tutela e promozione delle indicazioni geografiche: Federdoc aderisce ad oriGIn

Nuove sfide per le indicazioni geografiche a livello mondiale, Federdoc (Confederazione Nazionale dei Consorzi volontari per la tutela delle denominazioni dei vini italiani) aderisce a oriGIn. 




Federdoc entra a far parte di oriGIn, la coalizione mondiale delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche. oriGIn, che conta tra i suoi soci 600 associazioni da 50 paesi, è un attore di primo livello sulla scena internazionale nel campo della tutela e della promozione delle indicazioni geografiche.

La scelta di Federdoc avviene in una fase cruciale per il settore, sia a livello europeo che internazionale. Da un lato, infatti, l’Unione europea (UE) è impegnata nel negoziato di accordi bilaterali con mercati strategici per i vini italiani a denominazione, come il Mercosur, l’Australia e la Nuova Zelanda, e nella riforma della Politica Agricola Comune (PAC). Dall’altro, a livello mondiale, numerose sfide attendono le denominazioni di origine e le indicazioni geografiche, come il dibattito sullo sviluppo sostenibile, i rischi concreti di un ritorno di politiche protezionistiche e la protezione su Internet.

“Federdoc continua nel suo impegno internazionale a difesa delle Denominazioni d’Origine italiane - ha commentato Riccardo Ricci Curbastro, Presidente di Federdoc - e dopo aver fondato EFOW, European Federation of Origin Wines, con la quale continua la stretta e preziosa collaborazione, allarga ora il proprio orizzonte con l’ambizione di portare la propria esperienza su consorzi dei produttori, i sistemi di certificazione e la sostenibilità a confronto con le esperienze mondiali in continua crescita. Anche in quest’ambito crediamo che Federdoc possa essere un fattore di crescita”.

“Siamo entusiasti di questa nuova adesione - ha aggiunto il Presidente di oriGIn, Claude Vermot-Desroches -. La presenza di un’associazione prestigiosa come Federdoc rafforza la voce di oriGIn presso le istituzioni regionali e internazionali come l’UE, l’Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale (OMPI) e l’ICANN, le cui decisioni hanno un impatto importante sul futuro delle indicazioni geografiche. Arricchisce, inoltre, il dibattito e lo scambio di esperienze all’interno della nostra rete mondiale”.

“Il tema della sostenibilità, declinata nelle componenti economica, sociale e ambientale e dei relativi adeguamenti che questa impone a tutti gli attori economici, rappresenta una sfida cruciale per i prossimi decenni. L’esperienza di Federdoc - ha concluso il Direttore di oriGIn, Massimo Vittori - in questo settore è sicuramente uno stimolo per oriGIn a continuare il percorso intrapreso in questo campo, volto a sensibilizzare gli operatori del settore delle indicazioni geografiche sull’urgenza di non farsi trovare impreparati rispetto alle sfide della sostenibilità”.

martedì 11 settembre 2018

VENDEMMIA 2018: L’ITALIA SI CONFERMA PRIMO PRODUTTORE AL MONDO

L’Osservatorio del Vino ha presentato le previsioni vendemmiali 2018.



“Una buona vendemmia che permetterà al settore vitivinicolo italiano di riprendersi dopo un anno difficile. La produzione è stimata in 49 milioni di ettolitri, con un incremento del 15% rispetto ai 42,5 milioni dello scorso anno, che riavvicina l’Italia alle medie pre-2017. Una crescita produttiva rilevante che delinea un quadro nel complesso positivo seppur con qualche criticità, in particolare al Sud, influenzato da un’estate segnata dalla piovosità consistente che ha messo in difficoltà i produttori di alcune regioni. La viticoltura italiana, in larga parte, ha saputo affrontare questo bizzarro andamento stagionale con attenzione, tempestività e professionalità, consentendo al nostro Paese di confermare anche quest’anno la propria leadership produttiva a livello mondiale”.

Con queste parole Ernesto Abbona, presidente di Unione Italiana Vini, è intervenuto durante la conferenza stampa di presentazione delle previsioni vendemmiali, elaborati da Unione Italiana Vini e Ismea per l’Osservatorio del Vino, organizzata presso il Mipaaft, alla presenza di Gian Marco Centinaio (Ministro delle Politiche Agricole Alimentari Forestali e del Turismo), Raffaele Borriello (direttore generale di ISMEA), Fabio Del Bravo (dirigente ISMEA) e Ignacio Sanchez Recarte (segretario generale del Comité Européen des Entreprises Vins). Ha moderato l’incontro Paolo Castelletti, segretario generale di Unione Italiana Vini.

“L’attuale quadro della vendemmia 2018 presenta una tendenza produttiva che fa ben sperare per l’intero comparto del vino. - ha dichiarato Gian Marco Centinaio, Ministro delle Politiche Agricole Alimentari Forestali e del Turismo - Per poter sfruttare tutte le potenzialità del mercato occorre incentivare la crescita del settore investendo su ricerca, innovazione e puntando sulla semplificazione per rendere le nostre aziende sempre più competitive sui mercati internazionali. Il vino è un prodotto con un forte appeal a livello internazionale, ambasciatore del Made in Italy nel mondo, veicolo e simbolo dell’ideale di qualità e unicità dei prodotti italiani. Proprio per questo, il Mipaaft ha sbloccato il bando per la promozione Ocm Vino e ha costituito il Comitato nazionale vini Dop e Igp. Vogliamo costruire una nuova strategia di settore, perché per andare sui mercati internazionali la promozione è fondamentale. La strada è lunga - ha concluso - e la vera sfida del prossimo futuro sarà quella di creare e far proprio il differenziale positivo di valore legato alla distintività del vino italiano, investendo sulla differenziazione dell'offerta e sulla qualità, due elementi che rendono uniche le nostre realtà vitivinicole”.

“L’incremento produttivo della campagna in corso è un’importante notizia per le cantine italiane e consentirà di recuperare gli effetti negativi derivati dalla forte riduzione registrata nel 2017, soprattutto sul fronte delle esportazioni – ha dichiarato Raffaele Borriello, direttore generale dell’ISMEA. La minore disponibilità di prodotto dell’anno passato, associata ad un aumento consistente dei prezzi, ha determinato infatti nei primi 5 mesi del 2018 una riduzione del 10% dei volumi di vino esportati in tutto il mondo. Di rilievo il calo di prodotto italiano importato dalla Germania e dal Regno Unito e la conferma, a meno di clamorose sorprese, del sorpasso da parte della Francia nel mercato statunitense. Riteniamo comunque che l’incremento di produzione del 2018 avrà un effetto positivo sulla ripresa delle esportazioni italiane nei mercati internazionali, con la prospettiva di superare la soglia dei 6 miliardi di euro a fine anno”.

“A livello europeo – ha aggiunto Ignacio Sanchez Recarte, segretario generale del Comité Européen des Entreprises Vins – prevediamo una buona vendemmia 2018, con livelli di produzione più legati al reale potenziale di produzione dell'UE, che aiuteranno a dimenticare le perdite del 2017”.

Ricerca, alla scoperta dell’uva pugliese che verrà

Per l’uva pugliese, regina indiscussa della produzione italiana, il futuro all’insegna dell’innovazione è già iniziato. Presentato oggi alla Fiera del del Levante l'accordo CREA Nu.Va.U.T.




CREA, il più importante ente italiano di ricerca agroalimentare, e il Consorzio produttori Nu.Va.U.T hanno presentato oggi, alla Fiera del Levante di Bari, l’accordo per mettere a punto varietà interamente italiane di uve da tavola, con l’intento di rendere sempre più competitivo un prodotto - e un territorio di produzione - già leader di mercato, ai primi posti in Europa e nel mondo.

“Si tratta – ha dichiarato il presidente CREA, Salvatore Parlato -  del primo esempio virtuoso di collaborazione tra pubblico e privato per l’uva da tavola, che mette a fattore comune risorse e competenze della ricerca pubblica e dei produttori privati, nell’interesse di un made in Italy “integrale”, dalla ricerca al prodotto finale, sempre più autentico e competitivo, che confidiamo di esportare anche ad altre importanti filiere del settore agroalimentare”.

“I ricercatori del CREA Viticoltura ed Enologia – ha spiegato il direttore del Centro, Riccardo Velasco – stanno studiando da anni nuove varietà, con e senza semi, caratterizzate da spiccata croccantezza, ottima resa e resistenza alle malattie. Ed entro il 2021 i primi grappoli saranno sugli scaffali. Ma – conclude – non è finita qui. Successivamente, sempre attraverso il miglioramento genetico, si potrà intervenire anche su altri aspetti quali forma e dimensione degli acini, aromi e tenore degli zuccheri”.

La posta in gioco è la preferenza del consumatore, da perseguire attraverso l’offerta di un prodotto italiano al 100%, sempre più diversificato e originale, in grado di competere su un mercato agguerrito e globalizzato: una sfida ambiziosa, soprattutto per produttori medi e piccoli.

“Questo accordo – ha affermato Giacomo Suglia, amministratore unico del Consorzio Nu.Va.U.T (Nuove Varietà di Uva da Tavola) che raccoglie gli imprenditori coinvolti nel progetto - favorisce l’innovazione e la rende più accessibile alle imprese. Infatti, le prime 12 nuove varietà messe a punto dal CREA saranno portate nelle aziende del Consorzio per poter meglio studiare le tecniche di produzione, il tutto con la collaborazione tecnica dei ricercatori del CREA e degli agronomi Nu.Va.U.T. ”.

lunedì 10 settembre 2018

Cantine Cooperative d’Italia, secondo Weinwirtschaft la migliore è Cavit

Cavit eletta “Migliore Cantina Cooperativa d’Italia 2018” dalla celebre rivista tedesca Weinwirtschaft.




Si è tenuta a Deidesheim in Germania la Premiazione del prestigioso concorso indetto ogni anno dalla storica testata enologica Weinwirtschaft, che ha riconosciuto a Cavit il 1° posto della Classifica ‘Top 20 Cooperative e Cantine Sociali Italiane’.

La rinomata testata di settore tedesca ha effettuato una comparazione qualitativa su una selezione di vini delle più importanti cooperative e cantine sociali italiane, assegnando a Cavit il punteggio totale massimo: 443.

Con una media di 88,6 punti, i vini premiati sono tre bianchi e due rossi: Pinot Grigio, Chardonnay e Merlot della linea Bottega Vinai, i Trentini Superiori Doc ultimi nati Brusafer Pinot Nero e Rulendis Pinot Grigio e il Vino Santo Arèle 2001 che, in particolare, ha raggiunto il punteggio più alto del concorso (94 punti).

Questo importante riconoscimento, ha commentato Enrico Zanoni Direttore Generale Cavit, testimonia l’elevata qualità della nostra produzione, raggiunta grazie all’impegno e passione dei nostri 4500 viticoltori e alle competenze del nostro Team agronomico ed enologico, confermando la capacità di Cavit di generare qualità nelle diverse fasce di mercato.

A proposito di Cavit

Nome di punta del comparto vitivinicolo italiano, Cavit è una realtà esemplare di consorzio di secondo grado. Situata a Ravina di Trento, Cavit riunisce dieci cantine sociali, collegate ad oltre 4.500 viticoltori distribuiti su tutto il territorio trentino, dalle quali riceve e seleziona le materie prime prodotte, controllando ogni fase – dalla raccolta, fino alla commercializzazione. Con una produzione che rappresenta oltre il 60% di tutto il vino del Trentino, Cavit è un esempio unico in Italia di know-how delle più avanzate tecniche di viticoltura e di ricerca enologica d’avanguardia. Cavit firma un’ampia gamma di vini e spumanti ai quali assicura uno sviluppo commerciale e promozionale nei canali della grande distribuzione e del settore horeca in tutto il mondo. on un fatturato di oltre 182,5 milioni di euro, Cavit si posiziona tra i principali protagonisti del settore in Italia ed eccelle sui mercati internazionali con una quota export che raggiunge l’80% dell’intera produzione.

Vino&Ricerca, selezionate nuove varietà di vite per migliorare caratteristiche qualitative e resistenza alle malattie

Ricercatori dell'Istituto di San Michele all'Adige hanno presentato la sintesi di vent’anni di lavoro. In vetrina nei vigneti sperimentali della Fondazione Edmund Mach, 234 nuove varietà di vite frutto di 20 anni di ricerca: 13 le più promettenti. 



Duecentotrentaquattro le varietà attualmente allo studio, risultato di oltre 25 mila semenzali attentamente studiati e valutati dai ricercatori di San Michele nell’arco di due decenni. All'incontro di CIVIT e FEM sono stati presentati i risultati dell’attività di miglioramento genetico.

Lo scorso 7 settembre, sono state presentate nel dettaglio, 13 di queste nuove selezioni che saranno oggetto nei prossimi anni di richiesta di iscrizione al Registro nazionale delle varietà di vite ed eventualmente, valorizzate e promosse da CIVIT, consorzio creato da FEM e Vivaisti Viticoli Trentini per trasferire innovazione in viticoltura.

L’iniziativa, organizzata da CIVIT e Fondazione Mach, era rivolta a vivaisti e viticoltori che hanno avuto modo di osservare le nuove varietà e anche degustare alcune microvinificazioni ottenute dalle stesse.

Il direttore generale FEM, Sergio Menapace intervenuto con la dirigente del Centro Ricerca e Innovazione, Annapaola Rizzoli, ha spiegato in apertura che quella di oggi è "l'occasione per testimoniare l'impegno della Fondazione Edmund Mach nel breeding classico, un filone in cui l'ente di San Michele si sta appplicando fortemente. Uno strumento che va nella direzione della sostenibilità, e che si affianca sia alle attività volte alla ricerca di molecole alternative, naturali, sia alle nuove tecnologie di breeding".

"L'incontro - ha sottolineato il presidente di CIVIT, Enrico Giovannini, mira a far conoscere il lavoro di San Michele a viticoltori e vivaisti per quanto riguarda il miglioramento della qualità delle uve da vino e la resistenza alla botrite, e migliorare conseguentemente l'offerta dei nostri vivaisti".

Finora l'attività di miglioramento genetico della FEM ha prodotto e registrato quattro varietà Eco Iasma 1, Eco Iasma 2, Eco Iasma 3, Eco Iasma 4. Si tratta di varietà tolleranti alla botrite. Le 13 varietà presentate oggi – ha spiegato il selezionatore Tiziano Tomasi – puntano a migliorare alcune caratteristiche come la resistenza alla botrite, l'intensità del colore, la qualità e qualità dei polifenoli contenuti, i timbri aromatici, la quantità di acidità e il posticipo dell'epoca di raccolta. Queste ultime due caratteristiche sono in risposta ai mutamenti climatici.